‘UNFAIR – the UN Refusal Agency’: Report dei due giorni di protesta a Ginevra


‘UNFAIR – the UN Refusal Agency’: Report dei due giorni di protesta a Ginevra

Questo fine settimana, in occasione della 75a Giornata Internazionale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’alleanza solidale formata da ‘Refugees in Libya’ e ‘Solidarity with Refugees in Libya’ si è riunita a Ginevra per chiedere giustizia e trattamento equo.

Le manifestazioni sono avvenute davanti ai palazzi dell’UNHCR, dove ogni giorno funzionari della cosiddetta Agenzia per i Rifugiati prendono decisioni sulla vita di milioni di persone vulnerabili in tutto il mondo.

Il primo articolo della Dichiarazione dei Diritti Umani dell’ONU parla chiaro:
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Eppure l’UNHCR Libia, per oltre 100 giorni, ha ignorato le richieste del presidio formato da migliaia di rifugiati e richiedenti asilo che chiedevano di essere riconosciuti come esseri umani ed essere evacuati verso Paesi sicuri. L’Agenzia ONU, inoltre, aveva chiuso i propri uffici due giorni prima dell’arrivo di Al Khoja, il direttore di tutti i centri di detenzione libici che ha ordinato alle sue milizie di dare fuoco alle tende dei manifestanti.

A poco più di un anno di distanza dall’inizio delle proteste, i pochi rifugiati e richiedenti asilo che sono riusciti a mettere piede in Europa si sono mobilitati e hanno portato la protesta da Tripoli a Ginevra. Questa volta non potevano rimanere inascoltati.

Le mobilitazioni sono iniziate il 9 dicembre con una conferenza stampa tenutasi sotto un cielo innevato e la tenda tappezzata di manifesti e striscioni che hanno denunciato tutte le ingiustizie commesse dall’UNHCR.

La prima voce al microfono è quella di David Yambio, portavoce di Refugees in Libya“Oggi sono qui in rappresentanza delle migliaia di persone ancora rinchiuse nei campi di concentramento in Libia. Parliamo di persone regolarmente registrate come rifugiati presso l’UNHCR a cui è stato impedito un equo accesso al processo d’asilo. L’Agenzia non è mai stata trasparente nemmeno rispetto al proprio mandato. I procedimenti durano 10, 20 anni. Ci sono bambini nati in Libia diventati adulti nell’attesa. Negli ultimi 10 anni in Libia, almeno 45 mila persone si sono registrate come rifugiati. Eppure a Tripoli c’e’ una sola sede dell’UNHCR. Come pensano di poterci aiutare? E oggi ancora devo ascoltare le voci stupite di chi ci domanda perché abbiamo costruito la campagna UNFAIR?”.


Subito dopo, la parola passa al suo compagno di lotta Lam Magok, intrappolato in Libia per 5 anni: “Sono lì da 5 anni. In Libia i migranti vivono sempre nella paura. Vivono nella paura di essere rapiti, uccisi, torturati. Siamo esseri umani come tutti gli altri. Siamo come gli Ucraini. Non esistono migranti di serie A e serie B“.

Azeb Ambessa, di United4Eritrea e Solidarity with Refugees in Libya, aggiunge: “Questo movimento transnazionale è nato poco dopo l’inizio della protesta a Tripoli per amplificare la voce e le richieste di Refugees in Libya anche all’interno di quell’Unione Europea complice e finanziatore delle torture, delle uccisioni e degli stupri che avvengono ogni giorno nei centri di detenzione, che sono parte integrante del regime di frontiera dell’Unione”.

Infine chiude Muhammad al-Kashef, attivista di Alarm Phone e co-fondatore di Refugees’ Solidarity Movement che ha ricordato come “a più di 70 anni dalla firma della Convenzione di Ginevra sullo Status dei Rifugiati, l’UNHCR ha fallito la sua missione. Non solo in Libia, ma anche in Sudan, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Turchia e addirittura nelle isole greche, l’UNHCR non fa nulla”.

La voce dalle casse degli altoparlanti è arrivata forte e chiara questa volta. Nel pomeriggio, infatti, Alex Tayler – Senior Liaison Officer per il Medioriente e il Nord Africa dell’ONU – ha invitato una delegazione del presidio composta da David Yambio e Muhammad al-Kashef che hanno portato sul tavolo del funzionario tutte le richieste della campagna UNFAIR – disponibili qua: https://unfairagency.org/unhcr/.

Tayler si è mostrato sensibile alle nostre richieste ed entrambe le parti hanno manifestato la volontà di intraprendere un percorso di dialogo. Noi, però, non possiamo rimanere fermi in attesa di reali segni di discontinuità da parte dell’UNHCR. Mentre siamo qui al sicuro in Europa, migliaia di migranti rischiano la propria pelle a causa del tradimento dell’Agenzia dell’ONU rispetto al proprio mandato. Le nostre proteste non si placheranno finché le nostre richieste all’UNHCR non verranno messe in pratica.


Nonostante le temperature gelide, al ritorno della delegazione il presidio è proseguito fino a tarda sera con interventi spontanei da parte dei rappresentanti delle comunità afgana, eritrea e sudanese tra cui Gandhi, torturato per ben 8 mesi nelle carceri libiche: “Prima di sbarcare in Italia ero un oppositore politico della dittatura di Al-Bashir, un attivista per i diritti umani in Libia e testimone di numerosi crimini commessi dalle milizie libiche. Dal momento in cui ho messo piede in Europa sono diventato solo un rifugiato. Noi abbiamo tante storie da raccontarvi a proposito della Libia e dell’UNHCR, ma voi europei siete disposti a sopportare queste verità?”.

La serata si è chiusa con la proiezione di materiale video girato durante i 100 giorni di lotta a Tripoli e con il cortometraggio “ABBAS” del regista e attivista sudanese Mustafa Zeyo.

Il giorno dopo, 10 dicembre (Giornata Internazionale per i Diritti Umani), ci siamo ritrovati in Place des Nations, di fronte alla sede centrale dell’ONU. Da qui è partito il corteo che al ritmo di musica ha attraversato la città gridando slogan come “We are here and we will fight – Seeking asylum is everybody’s right!” e “UN Agencies – Stop ghosting refugees”. La marcia è stata accompagnata da interventi spontanei tra i quali quello di Snit Tesfamaryam dell’Eritreischer Medienbund Schweiz di Zurigo: “Ogni persona della diaspora eritrea ha almeno un parente o amico colpito dalle milizie libiche. UNHCR, ferma questa violenza! Il nostro popolo soffre già abbastanza a causa del dittatore Isaias Afewerki! Yiakl! (basta!)” e “Down, down Isaias!”.

La marcia ha terminato il suo percorso a Place de la Navigation, nel mezzo del quartiere Paquis, abitato all’80% da persone straniere. Qui la manifestazione si è conclusa con diverse performance artistiche e musicali. lasciandoci con la promessa di rivederci al più presto.

La nostra lotta, infatti, non finisce qui. Continueremo a raccontare le violazioni dell’UNHCR, dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri. Continueremo a denunciare il sistema razzista e criminale delle frontiere che ha causato migliaia di morti ai confini interni ed esterni dell’Europa.

La vita non è una lotteria della fortuna: nessuno di noi avrà mai il potere di decidere se, quando e dove nascere.
La libertà di movimento è un diritto universale!

 

L’articolo originale è stato pubblicato in inglese sul sito di UNFAIR AGENCY:
https://unfairagency.org/call-to-geneva/