Il 12 ottobre scorso è nato un progetto a sostegno delle persone che attraversano la Manica


Partito il progetto di monitoraggio e documentazione per garantire i diritti umani delle persone che attraversano il canale della Manica

 

Channel Rescue è un gruppo della società civile di monitoraggio dei diritti umani nato per rispondere ad un aumento nel numero di attraversamenti del canale. Channel Rescue raccoglie dati, documenta gli arrivi, opera come osservatore legale e offre sostegno le persone appena sbarcate. L’obiettivo è quello di garantire che le persone che attraversano la Manica ottengano l’aiuto che dovrebbe essere garantito dalle leggi internazionali, ed assicurare che non vengano commesse violazioni dei diritti umani. 

“Abbiamo istituito Channel Rescue perché siamo preoccupati dalla narrazione ostile creata sia dal governo che da alcuni media, che cerca di demonizzare coloro che migrano attraverso la Manica. Nelle scorse settimane abbiamo visto delle scene scioccanti di membri di organizzazioni di estrema destra che attaccavano le persone sulle spiagge, e la settimana scorsa la polizia di frontiera ha effettuato dei respingimenti. C’è una crisi umanitaria crescente che rischia di trasformare il Canale della Manica in un cimitero. Donne, uomini e bambini che scappano dalle guerre e persecuzioni e sono alla ricerca di salvezza rischiano le loro vite per arrivare alle nostre coste” ha detto Max Williams di Channel Rescue. 

L’attraversamento del canale da parte di persone in cerca di asilo è aumentato negli ultimi mesi, con un aumento nelle persone che tentano questo pericoloso viaggio in barca. Molte delle persone che arrivano nel Regno Unito scappano da conflitti e persecuzioni nei loro Paesi e arrivano qui per cercare sicurezza. Il progetto Channel Rescue organizzerà pattuglie volontarie lungo la costa e sulle spiagge del Kent. 

“Al momento inizieremo con pattuglie regolari lungo le coste per identificare le barche in arrivo, lavorando come occhi sul mare. Se durante il pattugliamento dovessimo incontrare persone in pericolo, contatteremo le autorità competenti come la guardia costiera e RNLI (Istituto Nazionale Reale delle Scialuppe di Salvataggio). Riconosciamo e aderiamo ai requisiti legali e morali del salvare le vite in mare come istituiti nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1982”.

Nonostante sia il sesto Paese più ricco del mondo, il Regno Unito garantisce un numero relativamente basso di richieste di asilo, protezione umanitaria o altre forme alternative di reinsediamento. Secondo i dati Eurostat, nell’anno fino a marzo 2020, solo 20.339 persone hanno visto riconosciuto la loro richiesta di protezione, paragonato a 165.615 domande di asilo in Germania, 151.070 in Francia, 117.800 in Spagna e 77.275 in Grecia nello stesso periodo.

da Press Release Channel Rescue