Un porto sicuro subito per Sea-Eye


Mentre in Libia, che qualcuno si ostina contro ogni evidenza a definire un “porto sicuro”, sta esplodendo una vera e propria guerra civile, chi è fuggito da quegli orrori è tenuto in ostaggio al largo di Lampedusa. La Alan Kurdi di sea-eye, come già successo in passato, trova la porta della fortezza europea sbarrata dal governo italiano in spregio ad ogni norma del diritto internazionale e nazionale.

L’assurda guerra dei governi europei contro l’umanità continua, giorno dopo giorno. I più di sessanta naufraghi a bordo della Alan Kurdi devono subito sbarcare nel più vicino porto sicuro. Solo dopo lo sbarco si può discutere della loro destinazione finale. Qual è l’alternativa alla loro accoglienza? Dove dovrebbero andare? Cosa si aspetta a consentire l’approdo dei naufraghi?

 

Sul caso Alan Kurdi il Viminale continua a mentire per coprire abusi e violazioni. Andiamo per ordine.

Il Viminale dice che le persone sono state salvate a ridosso della Libia. Falso. Il salvataggio è avvenuto in acque internazionali, dunque fuori dalle acque territoriali libiche.

Il Viminale dice che la Alan Kurdi avrebbe dovuto riportare le persone in Libia. Falso. Avrebbe violato l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra oltre alla Convenzione di Amburgo del 1979. La Libia non è un porto sicuro (forse dovremmo avvisarlo che a Tripoli è in corso una guerra tra milizie armate).

Il Viminale dice che le donne e i bambini hanno rifiutato di scendere. Falso. Hanno rifiutato di essere separati dai loro familiari. Aver provato a farlo da parte delle autorità è un grave reato, oltre che una cosa indegna.

Il Viminale dice che dovrebbe occuparsene la Germania. Falso. La legge parla chiaro: va assegnato il porto sicuro più vicino e in tempi più rapidi possibili. Non si possono fare trattative con le persone trattenute in mare.

Perché tutte queste bugie, intrise di odio e propaganda?

 


Foto da Sea-Eye