Un altro naufragio e altre vite scomparse: le Autorità e i Movimenti per la Giustizia Sociale devono agire


All’attenzione di:
The International Organisation for Migration (IOM)

The Gambia Government, Ministry of Foreign Affairs
National Human Rights Commission (NHRC)
Civil Society Organisations and Social Justice Movements

7 gennaio 2023, Banjul / Gambia e Italia


A soli due giorni dall’inizio del nuovo anno un altro naufragio al largo delle coste libiche nel Mar Mediterraneo miete le vite di altre persone migranti. Secondo i rapporti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), circa 48 persone migranti di origine gambiana sono state recuperate dopo l’affondamento dell’imbarcazione e riportate a Tripoli, ma ci sarebbero anche molti dispersi.

Secondo una lettera scritta dall’Associazione gambiana di Tripoli indirizzata al Ministero degli Affari Esteri (MoFA), una delle persone scomparse è Abubacarr Leigh, morto presumibilmente dopo essere stato catturato insieme ad altri migranti da uomini della Guardia costiera libica tra “le ore 04:00 e le ore 09:12 al porto di Tripoli, prima di essere trasferiti al centro di detenzione”.

La lettera rivela inoltre che il corpo di Abubacarr Leigh è stato portato all’obitorio dell’ospedale da un’ambulanza, mentre le altre persone migranti sono state trasferite al centro di detenzione. Tutti sanno che secondo i rapporti internazionali – anche delle stesse Nazioni Unite – le persone nei centri di detenzione libici subiscono “orrori inimmaginabili”.

Trattandosi di una crisi umanitaria di rilevanza internazionale, chiediamo alle autorità competenti e alle organizzazioni della società civile di agire con la tempestività  necessaria ad arginare la continua perdita di vite umane nelle acque del Mediterraneo. Inoltre, è fondamentale che l’attenzione ricada anche sul portare in salvo le persone ancora in vita a bordo delle imbarcazioni in pericolo.

Dato che le Nazioni Unite (ONU) sono già coinvolte e consapevoli della situazione tramite l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), le organizzazioni firmatarie ricordano all’ONU che la crisi migratoria è una crisi di giustizia globale. Le persone devono avere la libertà di migrare in modo sicuro, ma per molte  di loro, provenienti da destinazioni come il Gambia, ciò è quasi impossibile.

Le organizzazioni firmatarie chiedono:

  1. All’ONU di fare pressione sull’Unione Europea, l’Unione Africana e le Guardie Costiere libiche per garantire la sicurezza di tutte le persone migranti in Libia. Inoltre, di continuare i suoi sforzi per fornire un’immagine più chiara del numero di persone attualmente detenute, il numero di persone che sono annegate o morte durante i naufragi.
  2. Al governo del Gambia di compiere maggiori sforzi per garantire la sicurezza dei propri cittadini attualmente detenuti in Libia. Collaborare con le Nazioni Unite, tramite l’IOM, per avere accesso ai centri di detenzione e accertarsi delle condizioni in cui versano i migranti gambiani nelle mani delle autorità libiche. Va inoltre sottolineato che il numero di detenuti Gambiani in Libia non riguarda solo gli ultimi arresti, ma è ben più grande.
  3. Alle Organizzazioni della società civile, alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani (NHRC), agli attivisti e ai Movimenti per la Giustizia Sociale in tutto il mondo di incrementare i loro sforzi nel  richiedere  sicurezza  per i migranti, in particolare quelli attualmente detenuti. Sta a noi fare pressioni sulle autorità affinché utilizzino tutti i mezzi necessari per rendere giustizia alle vittime di violazioni dei diritti umani.

Organizzazioni firmatarie
Team Gom Sa Bopa
Refugees in Libya
Mediterranea Saving Humans