L’umanità attraversa il Mediterraneo, porti sicuri per #United4Med


Questi giorni prima di Natale sono stati riempiti dall’umanità che attraversa il Mediterraneo.
Sarebbe potuta essere l’ennesima strage, con un insolito mare calmo di dicembre che ha rimesso in acqua i gommoni in partenza dalla Libia. Chissà se ne sarebbe giunta notizia, o se ancora una volta centinaia di persone avrebbero perso la vita a poche miglia dalle nostre case addobbate a festa, nel silenzio.
Invece, le navi di United for Med – Open Arms e Sea Watch 3, con a bordo anche membri di Mediterranea – insieme a quella di Sea Eye e ai due arei Colobrì e Moonbird, erano appena tornati a pattugliare il Mare di mezzo, piccola e straordinaria flotta di speranza.

Open Arms è riuscita a portare a termine tre azioni di salvataggio per tre diversi gommoni che si trovavano in difficoltà in piena SAR libica: 313 persone di tantissime nazionalità, dal Mali alla Siria, dalla Palestina al Sudan. Tra loro tanti minori di cui uno di appena due giorni, novello Gesù bambino tra le braccia di una giovane Madonna che come Maria lo aveva dato alla luce in condizioni di fuga e persecuzione, confidando nell’aiuto degli angeli. Pensando a lui, a loro, dovrebbe essere l’istinto umano più ancestrale quello che porta a riempire il mare di navi e di braccia aperte, di mani tese a salvare queste vite preziose. Stavolta quelle navi, quelle braccia, quelle mani erano lì, nonostante il rinvio a giudizio di Open Arms per violenza privata contro il ministero dell’interno italiano appena ricevuto dalla procura di Ragusa proprio per avere salvato, a marzo scorso, altre centinaia di persone e avere rifiutato di riportarle in Libia.
Mamma e bimbo sono ora a Malta, evacuati d’urgenza. Solo loro però. Per tutti gli altri l’unico porto sicuro offerto è stato concesso dal centro di coordinamento marittimo di Madrid in Spagna, facendo prevalere il principio dei “porti chiusi”, affermato fuori dal diritto e con azioni di mera forza dall’Italia e da Malta, anche quando quei porti sarebbero il luogo di approdo sicuro più vicino dove i naufraghi andrebbero ricondotti, come prevede la legge del mare.
Open Arms, con più di 300 persone a bordo, sta quindi affrontando una navigazione di giorni per portarle in salvo. La sua nave d’appoggio, l’Astral, la raggiungerà in mare aperto per portare i rifornimenti necessari a sostenere questo lungo viaggio.
Nel Mediterraneo centrale resta ora Sea Watch 3 (oltre alla nave di Sea Eye che sta raggiungendo l’area SAR libica) che ha già a bordo altre 33 persone, tra cui 6 minori, per le quali la Spagna ha negato il trasbordo su Open Arms. Intanto, la nave battente bandiera olandese resta in area in questi giorni di bel tempo a servizio di altre vite da soccorrere. Per lei, però, secondo la prassi illegale che si sta consolidando, non ci sarebbe alcun porto sicuro raggiungibile, visto che la sua bandiera è, per l’appunto, quella dell’Olanda. Nessuno stato tra Malta, Italia e Spagna ha concesso fino ad ora un porto, e si prefigura una situazione di stallo pericolosa, anche in vista del peggioramento delle condizioni meteomarine nel corso della settimana.
Ma queste navi non sono da sole. In questi mesi un ponte tra terra e mare è stato costruito su fondamenta nuove, ad esempio in Italia, nelle centinaia di iniziative a sostegno di Mediterranea che hanno portato decine di migliaia di persone a prendere parola e a schierarsi apertamente come indisponibili all’indifferenza e alla rassegnazione, all’ipocrisia e alla propaganda dell’odio. Nel frattempo, una rete di città accoglienti lavora da anni per consolidare una politica diversa: una flotta civile in mare è diventata così il simbolo e la concretezza di un’azione a terra che parla linguaggi differenti ma è unita dall’obiettivo unico di lasciare ai posteri una storia diversa da raccontare: quella della resistenza e del rilancio di un’umanità che non si piega e si tiene stretta.

E questo è il nostro augurio di Natale, sapendo che questi giorni di festa lo saranno davvero solo dentro la nostra battaglia comune per portare in salvo chi è ora in mezzo al mare, aprendo i nostri porti e le nostre braccia.