Torturati in Libia o morti in mare? Un dilemma inaccettabile


Mediterranea riceve e pubblica volentieri il comunicato diffuso ieri, giovedì 8 novembre, da Watch the Med – Alarm Phone, preziosa esperienza attiva negli ultimi anni nella segnalazione e denuncia di quanto sta avvenendo lungo le frontiere, di terra e soprattutto di mare, tra Africa, Asia ed Europa. Nella notte tra il 7 e l’8 novembre siamo stati in continuo contatto con loro dal porto di Lampedusa e abbiamo, a nostra volta, contattato più volte le Autorità italiane per metterci a disposizione di un eventuale intervento di soccorso sul caso riportato.

+++ Torture in Libia o morte in mare- queste le uniche opzioni rimaste per le 100 persone che hanno contattato Alarm Phone +++

7 novembre 2018. Intorno alle ore 18 (18.18 CET) Alarm Phone riceve una chiamata da una persona a bordo di un’imbarcazione di fronte alle coste libiche. Al telefono spiega di trovarsi su un barcone assieme ad altre 100 persone, comprese donne e bambini, bisognosi urgentemente di aiuto. Erano salpati la notte precedente e stavano affrontando un viaggio di ormai 19 ore, quando hanno deciso di contattarci. Abbiamo rintracciato l’esatta posizione e stabilito un contatto fino alle prime luci dell’alba (4:06 CET).

Abbiamo più volte informato le autorità europee, quella italiana e maltese, riguardo la loro precaria situazione. Il servizio MRCC di Roma ha declinato qualsiasi responsabilità in materia, spiegando che solo la Guardia Costiere libica è autorizzata ad iniziare un’azione di “salvataggio”. Tradotto per questi 100 migranti, significa che saranno riportati ad affrontare condizioni disumane di detenzione, tortura, ricatto e abuso, condizioni da cui stavano fuggendo. Abbiamo poi contattato una ONG di salvataggio, che si trovava troppo lontana dal punto indicato.

Qualche ora più tardi, alle 7:46 CET, il MRCC di Roma ci informa che l’imbarcazione è stata trovata e soccorsa dalla Guardia Costiera libica. Al riguardo non abbiamo altre fonti a conferma del salvataggio. Il velivolo Moonbird sta scrutando la zona in cerca di tracce del barcone o altre imbarcazioni. Ma che cosa può fare un velivolo civile a parte documentare che un’imbarcazione si è capovolta o è stata riportata in Libia?

Chiediamo urgentemente alle autorità europea di riassumersi le responsabilità e coordinare di nuovo le operazioni di salvataggio.

Ci sono sufficienti mezzi di soccorso a disposizione, quello che manca è la volontà politica nell’attuale clima razzista e anti-migranti.

L´Europa ha autorizzato le autorità libiche a sequestrare persone in difficoltà in alto mare.

Non troviamo le parole per descrivere l’atrocità della situazione, in cui le due uniche opzioni per chi cerca di protezione in Europa sembrano essere le torture o la morte in mare.

8 novembre 2018