La testimonianza di Lea, capomissione della Louise Michel


Perché siamo finiti in una situazione in cui non siamo più stati in grado di muovere la #LouiseMichel in sicurezza?

Tutto è iniziato con un Mayday ufficiale dell’aereo #Moonbird e dalle autorità che si sono rifiutate di agire di conseguenza.

#Moonbird ha segnalato – in un modo ufficiale, su un canale ufficiale – un gommone sovraffollato, che non si muoveva più e stava imbarcando acqua. 

La posizione riportata era a 25 miglia nautiche dalla #LouiseMichel che era diretta a nord, alla ricerca di un porto sicuro (POS) per 89 persone che avevamo salvato precedentemente.

Anche se la posizione era chiaramente all’interno di una zona SAR europea, nessuno ha risposto al messaggio Mayday.

In quanto marinai, era la nostra responsabilità fornire assistenza a chiunque fosse in pericolo in mare.

Questo non è solo radicato nel diritto marittimo, ma è anche qualcosa che dovrebbe essere un imperativo umano, indipendentemente dal colore della pelle delle persone in difficoltà. Ma ecco il vero problema, ma di questo parleremo più avanti.

Grazie alla velocità della #LouiseMichel, siamo arrivati ​​sul posto solo 2 ore più tardi. Anche se la nostra squadra di soccorso ha incontrato molte barche al confine con l’Europa, siamo rimasti scioccati!  Nel trovare all’incirca 130 persone stipate su una barca piena di una miscela di acqua salata e carburante, miscela che provoca ustioni chimiche.

Le donne e i bambini, seduti al centro della barca, erano quelli che soffrivano di più. L’odore era orribile. Era notte. La gente era spaventata. C’era un corpo senza vita. Successivamente abbiamo scoperto che altre 3 persone erano morte e che non era stato possibile recuperare i loro corpi. 

Probabilmente un giorno i loro corpi verranno portati a riva. O semplicemente affonderanno e diventeranno parte della fossa comune del Mediterraneo Centrale.

Non appena la nostra squadra di soccorso ha valutato e segnalato la situazione, ho inviato un Mayday per conto della barca.

Eravamo consapevoli di aver quasi raggiunto la capacità massima della #LouiseMichel.

Abbiamo ricevuto la prima risposta dalle autorità di Lampedusa, che ci chiedevano maggiori informazioni. In seguito ci hanno risposto che loro non erano responsabili.

Ho perso il conto di quante mail e telefonate io abbia fatto.

Quanto abbia tormentato le autorità della UE e chiesto che facessero il loro lavoro. Che si assumessero le loro responsabilità. Che mandassero una nave in soccorso.

Abbiamo recuperato il corpo. E poi abbiamo deciso di accogliere a bordo della Louise le donne e i bambini. Non c’erano soccorsi in arrivo, eravamo da soli.

Dovevamo fare ciò che era necessario. Dovevamo agire come esseri umani. Dovevamo trattare quelle persone, che erano in mare già da 3 giorni, come esseri umani.

La situazione sulla barca era degenerata. Il vento era aumentato. Il gommone era instabile e ondeggiava terribilmente. 

Temevamo per la vita di quelle persone.

Così abbiamo preso a bordo altre persone, il maggior numero possibile senza mettere a rischio la sicurezza della nostra nave. Per quelli rimasti abbiamo dispiegato le scialuppe di salvataggio. Gli abbiamo offerto riparo, gli abbiamo dato acqua e cibo, abbiamo offerto delle cure mediche – e si spera – un po’ speranza.

Sapevano di essere al sicuro con noi. Sapevano che c’erano delle persone che avevano a cuore le loro vite. Ma ancora una volta – come è già accaduto tante volte negli ultimi anni – era stata la società civile, “persone normali” che non accettano lo status quo, ad agire.

Provate a immaginare che su quel gommone ci fossero delle persone dalla pelle bianca. Riuscite a immaginare centri di soccorso che non rispondono al telefono? Riuscite a immaginare una nave che salva “i bianchi” abbandonata in mare? Riuscite a immaginare le chiamate di soccorso dei bianchi che vengono ignorate per ore e ore?

Io non ci riesco. E per questo lo chiamo con il suo nome: razzismo. Quanto siamo ancora disposti ad accettare tutto ciò? Qual è il limite? Quest’anno più di 500 vite sono già state perse nel Mediterraneo.

Dobbiamo mostrare solidarietà. Dobbiamo essere alleati di coloro che sono in fuga, forzati a intraprendere questo pericoloso viaggio. E tutti noi dobbiamo farlo, dobbiamo combattere il razzismo tutti insieme. Perché: #BlackLivesMatter ovunque!

Lea, Louise Michel Crew