La Corte europea riconosce la responsabilità dell’Italia e impone misure urgenti. Ora sbarco immediato e accoglienza


La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha compiuto ieri un primo passo per la tutela delle 47 persone soccorse dalla Sea Watch 3 e ancora a bordo della nave. La Corte ha riconosciuto infatti l’Italia come Stato responsabile, obbligando il governo italiano ad assicurare la tutela legale per i 15 minori e ad adottare misure che garantiscano assistenza e cure mediche. Queste importanti misure interinali sono comunque da considerarsi transitorie, perché poste “fino a nuovo avviso”, e il governo italiano è chiamato a fornire costantemente informazioni sulle condizioni a bordo.
La vicenda è quindi aperta, oltre che sul piano politico, anche su quello legale.
Si tratta di un risultato di estrema importanza, ma le persone salvate restano ancora prigioniere nonostante la grave precarietà delle loro condizioni, a causa dell’ostilità del governo italiano che, illegittimamente, costruisce rapporti di forza sui loro corpi impedendone l’ingresso in Italia.
L’obiettivo rimane lo sbarco e l’accoglienza di tutte le persone a bordo della Sea Watch. È una battaglia giuridica e politica per i diritti, la libertà e la dignità di chi è ancora ostaggio in mare, una battaglia che continueremo a portare avanti con determinazione, a partire dalla stessa decisione della Corte, che non chiude ad ulteriori sviluppi e domande, ma rimane attenta a quanto sta accadendo.
Vigileremo, nei prossimi giorni, sul rispetto delle misure ordinate, il cui inadempimento non potrebbe che comportare una nuova pronuncia della Corte, alla quale torneremo a rivolgerci qualora non si raggiungesse una vera soluzione per le 47 persone a bordo della Sea Watch.

 

Il team legale di Mediterranea