Sea-Watch senza porto: lezioni di umanità dalle città e dalle ONG. I governi europei dovrebbero imparare.


Da giorni la nave Sea-Watch 3 della Ong Sea-Watch, che fa parte dell’alleanza United4Med insieme a Open Arms e a Mediterranea, è in attesa di un porto sicuro dove potere sbarcare i 32 naufraghi, tra cui tanti bambini, soccorsi nel Mediterraneo centrale lo scorso 22 dicembre. Nessun governo europeo ha risposto positivamente: la politica dei porti chiusi, in violazione del diritto internazionale e del diritto del mare, non si ferma neppure in questo periodo natalizio.
Italia e Malta, i porti più vicini, non ipotizzano l’approdo, non si assumono alcuna responsabilità sulla sorte di questa nave, e continuano a puntare tutto sulla retorica del traffico degli esseri umani che sarebbe alimentato dalle azioni di ricerca e salvataggio. Peccato che i trafficanti ringrazino tutti i giorni questi paesi per la chiusura delle frontiere e per avere ridotto la Libia a terra di compravendita di esseri umani. L’Italia, in particolare, continua a rivolgersi alle navi che operano Search and Rescue nel Mediterraneo attraverso il suo centro di coordinamento marittimo a nome e per conto della cosiddetta guardiacostiera libica (come è avvenuto nell’ultimo caso di segnalamento di un gommone in difficoltà con almeno 70 persone a bordo), per poi dichiarare che ogni compito decisionale è affidato ai libici. L’Unione europea, nel frattempo, anche in questo frangente non ha perso occasione per dimostrare la sua incapacità di assumere una qualsivoglia responsabilità.
Ma un’Europa diversa è in movimento, dal mare alla terra, e offre tutti i giorni lezioni di umanità e obbedienza civile ai valori fondativi di un’Unione che è in crisi proprio perché ha deciso di rinunciare alla promessa dei diritti umani, dell’eguaglianza, della giustizia sociale.
Una rete di città tedesche, intessuta grazie alle azioni del movimento internazionale Seebrücke, capace di riempire le piazze della Germania di persone solidali, ha già dato la propria disponibilità ad accogliere chi è stato soccorso.
E il Mediterraneo, finché non ci saranno canali di ingresso legale e l’ultima donna, l’ultimo bambino, l’ultimo uomo non saranno liberi dall’inferno libico, continuerà a riempirsi di navi.
Adesso il governo centrale di Berlino deve prendere in mano la situazione, il governo maltese, o quello italiano devono concedere immediatamente un porto sicuro: 32 persone sono attese da chi non vede l’ora di accoglierle a braccia aperte.
Sea-Watch ha trascorso il Natale in mare aperto, con il suo carico prezioso di sorrisi grati, di coraggio e libertà. Noi la stiamo aspettando, pronti a mobilitarci perché possa ricevere tutto il sostegno necessario, pronti a ripartire insieme.


Nella foto di copertina:

La notte di Natale, uno dei naufraghi con il suo bambino, a bordo di Sea-Watch.

Photo credit:

Chris Grodotzki/Sea-Watch