Sea-Eye 4 ha salvato oltre 400 persone nella sua prima missione di salvataggio


La nave Sea-Eye 4 dell’omonima organizzazione non governativa, acquistata ed equipaggiata grazie al supporto di “United for Rescue”, ampia coalizione della società civile tedesca che comprende associazioni, gruppi e Chiese di diverso orientamento, sta chiedendo in queste ore alle Autorità italiane – come previsto dal diritto marittimo e umanitario internazionale – l’assegnazione di un “Place of Safety” cioè di un porto sicuro di sbarco per le oltre 400 persone soccorse che si trovano a bordo.

MEDITERRANEA Saving Humans sostiene con tutte le sue forze questa richiesta.

Pubblichiamo qui volentieri, in traduzione italiana, il comunicato di Sea Eye che ricostruisce le circostanze e il contesto delle operazioni di salvataggio realizzate nei giorni scorsi e le responsabilità comprovate di Autorità europee nell’omissione o nella collaborazione con milizie libiche in azioni illegali di cattura e deportazione:

 

L’equipaggio della nuova nave SEA-EYE 4 ha salvato più di 400 persone da barche non adatte all’alto mare in sei missioni di salvataggio domenica 16 e lunedì 17 maggio 2021. Tutte le persone sono state portate a bordo della SEA-EYE 4 e sono state esaminate dal team medico sanitario. Tra i salvati ci sono molti bambini, un neonato di 8 mesi e diverse donne incinte.

“Gli stati dell’UE hanno intensificato la crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo centrale. Fuggire diventa sempre più pericoloso perché la gente non osa più nemmeno chiamare aiuto, perché i centri di coordinamento dei soccorsi europei mandano solo la cosiddetta guardia costiera libica”, dice Gorden Isler, presidente di Sea-Eye e. V.

“La SEA-EYE 4 ha salvato delle vite per la prima volta – che bella notizia! Siamo molto felici e orgogliosi che la nostra seconda nave sia riuscita a portare in salvo più di 400 persone. Il dovere di soccorrere in mare è stabilito da una legge internazionale – anche se questo dovere è attualmente svolto solo dal soccorso marittimo civile e non dagli stati membri dell’UE”, dice Thies Gundlach, presidente di United4Rescue.

Per la prima volta German Doctors supporta operativamente una missione di salvataggio di Sea-Eye. Il medico della missione, Stefan Mees, ha visitato a bordo le persone salvate: “25 persone hanno necessitato cure più a lungo nell’ospedale di bordo. Tra loro tre donne incinte – una all’ottavo mese. Anche 3 bambini piccoli erano in cattive condizioni, ma nel frattempo siamo riusciti a stabilizzarli. A un uomo è stata diagnosticata una polmonite. Per essere sicuri, gli abbiamo fatto un test corona, che fortunatamente è risultato negativo. I problemi principali sono: ipotermia, disidratazione, malnutrizione, mal di mare e svenimenti”.

Nelle ultime 48 ore, la cosiddetta guardia costiera libica ha riportato centinaia di persone indietro in un paese dove c’e una guerra civile. In questo momento sono minacciati di internamento e di gravi violazioni dei diritti umani. Come hanno mostrato i media, Frontex sta collaborando con la cosiddetta guardia costiera libica. Anche l’equipaggio della SEA-EYE 4 ha potuto osservare questo. Per esempio, venerdì, l’equipaggio ha ricevuto una chiamata di soccorso da circa 50 persone su una piccola barca di legno inoltrata da Alarm Phone. Quando l’equipaggio ha trovato la barca, non c’era traccia delle persone. Durante l’operazione, la SEA-EYE 4 ha avvistato un aereo di Frontex.

“Poiché Frontex comunica direttamente o indirettamente alla cosiddetta guardia costiera libica le coordinate delle barche che trasportano persone in cerca di protezione, dobbiamo supporre che queste persone siano state vittime di un altro respingimento illegale su istruzione degli stati dell’UE e che le persone sono state riportate nei campi di detenzione della Libia”, ha detto Isler.

Durante il terzo salvataggio di ieri, l’equipaggio si è accorto di un’imbarcazione perché un aereo di Frontex stava girando non lontano da SEA-EYE 4, ma senza informare direttamente Sea-Eye dell’emergenza marittima. Sulla barca c’erano altre 50 persone.

“Gli stati dell’UE stanno usando la guardia costiera libica per trascinare le persone in una guerra civile che dura da più di un decennio. Tutti sanno cosa sta succedendo. Gli stati dell’UE preferirebbero vedere queste persone morte o in Libia piuttosto che assumersi la responsabilità per loro“, ha detto Isler.