Salviamo i profughi della Nivin. Testimonianza da bordo.


Pubblichiamo un video, per cui ringraziamo Francesca Mannocchi, inviato da bordo del cargo Nivin ancorato al porto di Misurata, in Libia, sul quale più di 70 persone provenienti principalmente dall’Eritrea e dal Sudan continuano a resistere rifiutando di essere riportate nei campi di concentramento libici.
Torniamo a chiedere: cosa farebbe ciascuno di noi al posto loro?
L’Italia, che è responsabile della vita di queste persone per avere scelto di delegare a un paese in cui la tortura è pratica quotidiana il recupero in mare delle persone in fuga, deve immediatamente agire per proteggerle.
Mediterranea ha già documentato, in questo come in altri casi, il ruolo del coordinamento italiano nelle operazioni effettuate dalla cosiddetta guardia costiera libica nel catturare e riportare indietro migliaia di donne, uomini e bambini verso un paese che non è un porto sicuro e dove le persone vivono sofferenze e violenze inaudite. Il caso della Nivin dimostra ancora una volta la disumanità e l’illegittimità delle scelte politiche degli ultimi governi.
Siamo anche noi su quel cargo, su ogni gommone che rischia di affondare, in ogni centro di detenzione dove si consumano stupri e abusi, tutti i giorni.
Chiediamo all’Italia e all’Europa di aprire subito un canale umanitario per portare queste persone al sicuro. In Libia rischiano adesso di essere trattate come pirati o terroristi per avere cercato di difendere disperatamente la propria dignità e tenere aperta la speranza di salvarsi.
Salviamo i profughi della Nivin, prima che sia troppo tardi. Salviamo noi stessi.