Lettera di Mediterranea: chiediamo chiarimenti sui respingimenti in Libia alle autorità maltesi, italiane ed europee


Al Presidente della Repubblica di Malta
Dr. George Vella;

al Primo Ministro di Malta
Dr. Robert Abela;

al Presidente del Parlamento di Malta
Dr. Ray Scicluna;

Al Comandante in capo delle Forze Armate di Malta
Gen. di Brig. Jeffrey Curmi

all’Ambasciatore Maltese a Roma
S.E. Joseph Cuschieri;

al Direttore esecutivo di Frontex
Mr Fabrice Leggeri;

Per conoscenza:

al Presidente del Parlamento europeo
On. David Sassoli;

al Presidente della Repubblica italiana
On. Sergio Mattarella;

al Procuratore Capo della Repubblica di Roma
Dott. Michele Prestipino

 

Egregie Autorità,

Con il migliorare delle condizioni meteomarine sono riprese le partenze via mare di chi fugge dalla Libia: donne, uomini e soprattutto bambini che come ben sapete non hanno altra alternativa, pena la morte e le torture. L’ organizzazione della società civile Watch the Med – Alarm Phone dà notizie in questi giorni di natanti in difficoltà e, come purtroppo spesso accade, di episodi di ingiustificabili ritardi nei soccorsi che sarebbero doverosi secondo la Convenzione di Amburgo, ad opera dei mezzi preposti alla sicurezza e al salvataggio nella zona Sar di competenza maltese.

Ma l’aspetto che più ci preoccupa, e sul quale vi chiediamo di fornire dei chiarimenti, e nel caso di prendere le dovute contromisure, riguarda quanto è avvenuto tra sabato 14 marzo e domenica 15 marzo c.a, quando la cosiddetta Guardia Costiera Libica ha catturato in zona SAR maltese 49 profughi di guerra (tali infatti sono le persone che fuggono in questo momento da quel Paese). A questa cattura ha fatto seguito un respingimento di queste stesse persone in Libia, in aperta violazione della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951 che vieta ogni forma di refoulement, ovvero di respingimento verso luoghi ove si rischia la morte o trattamenti inumani e degradanti. La Convenzione di Amburgo, da Voi sottoscritta, impone anche in questo senso di assicurare un Place of safety alle persone soccorse in mare. Dopo ore di angoscia in una imbarcazione in avaria, quelle 49 persone sono state invece riportate nella zona di guerra libica, dalla quale avevano tentato di fuggire. Al loro arrivo in Libia, secondo le testimonianze dirette raccolte e registrate da Alarm Phone, le stesse sono state vittime di metodi brutali, di violenze e abusi, che si erano verificati anche durante la cattura in mare.

Vi chiediamo pertanto urgenti chiarimenti su questi fatti che configurerebbero, se confermati, gravissime violazioni del diritto internazionale dei diritti umani nei suoi principi fondamentali.

 
Il dramma collettivo che viviamo in questi giorni, ancora di più dovrebbe ricordarci che non si può disprezzare la vita umana e i diritti che ad essa sono legati. I drammi “altrui”, in questo caso, sono quelli di uomini, donne e bambini che fuggono dalle detenzioni e dalle torture in Libia, che muoiono a migliaia in mare, che chiedono solo di poter sopravvivere.

 

Restando in attesa di un Vostro cortese riscontro,

Distinti saluti

La Presidente di Mediterranea Saving Humans

Alessandra Sciurba