Pace, ovvero resistenza contro la guerra globale e senza fine


La guerra alle frontiere d’Europa è un fatto epocale, ma non per questo eccezionale.
La abbiamo vista nei Balcani negli anni ’90, la abbiamo vista in Libia e in Siria, forse perché è costitutiva di un mondo che non riesce a fare a meno dell’esercizio di potenza, dell’industria militare e dei confini armati “a difesa” delle Nazioni.
D’altra parte non sono meno ingiuste e terribili le guerre lontane da noi, spesso alimentate da interessi in cui si sente tutto il peso della storia del colonialismo.

Tutto questo è quello che chiamano realpolitik. La realpolitik del disumano.
Serve un po’ di realismo, una cinica valutazione dei rapporti di forza e la consapevolezza che solo una retorica astratta e dal sapore vintage o naif può considerare seriamente l’idea che nell’umanità ci siano fratelli e sorelle.

Ci accusano di vivere in un mondo di sogni ed utopie, perché non assumiamo le posizioni degli Stati e dei quartier generali.
Ma è proprio questo disumano, presunto “realismo politico”, ad averci portato fino a questo punto.

Se la guerra contro i civili è la forma di tutte le guerre contemporanee, noi siamo e saremo con ambulanze nelle città rifugio, dove si accalcano i profughi che scappano dal fronte.

Se la guerra è una strage senza fine, fino al rischio dell’olocausto nucleare, noi siamo e saremo nemici di coloro che soffiano sul fuoco del riarmo in tutta Europa, mentre il popolo ucraino è carne da macello e la “fine del mondo” diventa argomento di conversazione quotidiano, “da talk show”.

Se la guerra è un accalcarsi atroce di crimini contro l’umanità noi siamo e saremo occhi per denunciarli e corpi per contrastarli, attraverso il diritto di fuga, le cure medico-sanitarie, il sostegno alla resistenza di donne e uomini. Così come facciamo oggi, mentre ci prepariamo a tornare nel Mediterraneo centrale con la Mare Jonio e garantiamo con continuità la missione dell’Ambulatorio Mobile #MedCare4Ukraine a Lviv.

Se la guerra è una invasione, noi siamo e saremo per il ritiro immediato dell’esercito invasore; se è un lager siamo e saremo per l’abbattimento delle mura; se è un “Mare Nostrum armato” siamo e saremo una flotta civile di soccorso; se è un confine inaccessibile o differenziale noi siamo e saremo attivi nel garantire un passaggio sicuro per tutte e tutti.

Che la pace sia allora l’impegno contro questa guerra globale e infinita, di scala e intensità crescente, incapace di fermarsi come un ingranaggio infernale, che assomiglia in questo alla corsa verso l’estinzione dell’economia fossile.
Resistere, disertare e disobbedire alla guerra e alle sue logiche è oggi la battaglia più difficile, ma anche l’unica che può rappresentare una speranza di futuro.
Preferiamo praticare concretamente quelle che sembrano utopie, piuttosto che coltivare incubi e non saper ascoltare nessuna profezia.

Per questo Mediterranea Saving Humans aderisce alla manifestazione nazionale del 5 novembre prossimo convocata dalla Rete Pace e Disarmo. Lo faremo anche per dare voce alle 985 persone in fuga dalla Libia che attendono di sbarcare al più presto in un porto sicuro.

Perché, in ogni caso, prima si salva poi si discute!