Ong, una direttiva basata sull’ipocrisia


da il Manifesto, di Mario Morcone*


 

L’ultima direttiva del ministro degli Interni Salvini viene emanata in un momento in cui in Libia imperversa una guerra civile, senza che questo elemento metta in alcun modo in discussione l’impianto della stessa. La direttiva, infatti, non tiene neppure in considerazione il fatto che la Guardia Costiera Libica non sia in grado di salvare i migranti in mare o che la Libia – oggi a maggior ragione – non è considerato porto sicuro. Ancora una volta le disposizioni di Salvini prendono le mosse dal considerare la Libia alla stregua di Francia, Spagna o Danimarca. Una evidente ipocrisia.

Le argomentazioni poste alla base della direttiva e volte a fermare le attività della Mare Jonio appaiono pretestuose o false:

1) Contrasto non al traffico di esseri umani ma all’aiuto umanitario
Si insinua, per l’ennesima volta, che l’attività di ricerca e soccorso in mare svolta dalle Ong sia in qualche modo di supporto all’attività dei trafficanti contribuendo alla ormai tristemente nota «operazione di svilimento dell’aiuto umanitario».

2) Obbligo di salvataggio, nessuna violazione
Ci si chiede su quali basi si possa affermare che le navi che operano salvataggi in mare non siano legittimate a farlo o non ne abbiano titolo. Si tratta di un obbligo internazionale cui le navi private – siano esse mercantili o di Ong – sono tenute a rispondere. Le Convenzioni internazionali sul diritto del mare sanciscono l’obbligo imperativo per gli Stati di tutelare la vita umana in mare attraverso operazioni di soccorso (Sar) e prevalgono sulla normativa interna ed europea, sugli accordi bilaterali, sui Memorandum d’intesa e su qualsiasi scelta politica per il contrasto dell’immigrazione irregolare.

3) Numero morti in mare e attività di soccorso
L’attività delle Ong in mare non accrescono il rischio di morte anzi, dai dati si evince come il graduale ritiro di navi di Ong dal Mediterraneo abbia invece prodotto un preoccupante incremento del tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale. Da gennaio ad aprile di quest’anno sono arrivate nel Mediterraneo centrale 933 persone. Nello stesso periodo sulla stessa rotta hanno perso la vita 256 persone. Le persone morte nel tentativo di arrivare in Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale corrispondono al 27% degli arrivi (dati Oim).

4) Competenza del Ministero dei Trasporti
Ancora una volta il ministro degli Interni eccede l’ambito di sua competenza. Si ricorda inoltre che è il ministro dei Trasporti l’autorità competente a interdire con ordinanza il passaggio o la sosta di un’imbarcazione nel mare territoriale per motivi di ordine pubblico.

 

5) Salvataggio non è violazione delle norme
È chiaro dalla normativa sia interna che internazionale che il salvataggio di persone in difficoltà in mare non può rappresentare una violazione delle norme in materia di sorveglianza delle frontiere né sull’immigrazione irregolare, ancorché si tratti di richiedenti asilo. Si tratta di persone, quelle soccorse nel Mediterraneo, alle quali nessuna norma vieta di accedere irregolarmente nel territorio nazionale per chiedere protezione.

In conclusione credo che la direttiva non abbia alcun contenuto concreto se non quello di costruire un’occasione di polemica su un tema che non c’è, distraendoci da problemi più difficili e spinosi che in questo periodo minacciano il futuro del nostro Paese.

 

* Direttore del Consiglio italiano per i rifugiati