La memoria è un’eredità sacra: preghiera interreligiosa per i migranti morti in mare


da Redattore Sociale, di Serena Termini


La memoria è un’eredità sacra: preghiera interreligiosa per i migranti morti in mare

Al cimitero dei Rotoli la commemorazione, promossa dal Forum antirazzista di Palermo, a cui hanno partecipato cristiani e musulmani.

PALERMO – C’è chi ha solo un numero e nessuno saprà mai il suo nome, chi solo una scritta che ricorda il giorno dello sbarco della nave con la salma e solo pochissimi hanno un nome perché identificati da un familiare. A loro si aggiungono pure le migliaia di corpi di bambini, donne e uomini, che in questi anni sono rimasti in fondo al mare senza una degna sepoltura. Sono tutti i migranti morti tragicamente nel Mediterraneo che, in occasione della commemorazione dei defunti, sono stati ricordati da un momento di raccoglimento interreligioso.

Alla commemorazione, avvenuta nello spazio dedicato dentro il cimitero dei Rotoli di Palermo, hanno partecipato cristiani, musulmani e cittadini impegnati nel sociale. Per l’occasione sono stati deposti alcuni fiori anche nelle due tombe di Bose e Lovet, vittime della tratta. All’iniziativa, promossa dal Forum antirazzista di Palermo, ha partecipato anche Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans insieme ad altri attivisti.

Il momento di raccoglimento è stato arricchito dalle preghiere musulmane e cristiane e da qualche testimonianza laica. Al termine della commemorazione interreligiosa, è stata ascoltata la canzone “Io sono l’altro” di Niccolò Fabi. Successivamente tutti i partecipanti, come gesto evocativo altamente simbolico di vicinanza ai defunti, hanno deposto dei fiori accanto ad ogni croce.

“E’ la seconda volta che partecipo – dice molto emozionata Karidja della Costa D’Avorio con la sua bambina nel marsupio – ed è sempre un momento molto commovente. Dentro ho tanto dolore per le persone che ho visto morire. Dobbiamo imparare tutti a volerci più bene se vogliamo cambiare le cose”.

“Ringrazio tutti i cristiani che sento molto vicini. Raccogliere la memoria dei morti – ha detto l’imam Mustafà della Federazione Italiana Islamica di Sicilia – significa anche impegnarci da vivi affinché si possa migliorare la società per evitare che si muoia ancora in mare. L’attenzione deve cadere anche su tutti coloro che senza punti di riferimento sono abbandonati e vivono pure in strada “.

“Tutti siamo stati custoditi nel grembo di nostra madre dove abbiamo avuto un posto prima di nascere – ha detto il padre comboniano Antonio Guglielmi -. Nella morte c’è sempre un posto per tutti nell’abbraccio del padre. La sfida nella nostra vita resta però quella di dare un posto e un’accoglienza dignitosa a chi nella società resta fuori perché emarginato. Il nostro impegno è allora quello che, in questa terra, ci possa essere il posto per tutti nell’accoglienza reciproca, creando empatia e mettendoci nei panni degli altri”.

“Sosteniamo in maniera forte tutti i fratelli morti – ha sottolineato Antonino Tripodo dell’ufficio pastorale ecumenico interreligioso – ricordando che la vita è un grandissimo dono che non deve essere spezzato in questo modo. Il Dio unico che ci accomuna deve illuminare il nostro cammino verso il rispetto di tutte le identità culturali, etniche e religiose. La memoria è un’eredità che è sacra che ci deve spingere a riflettere ed agire sempre in una dimensione di fraternità universale”.

“E’ importante che siamo insieme per ricordare uomini e donne il cui sogno è stato spezzato prematuramente cercando di migrare alla ricerca di una vita migliore – ha detto la laica comboniana Dorotea Passantino -. Va ricordata pure l’inumanità delle nostre leggi che trasformano i loro viaggi di speranza in viaggi di morte. Rievocare quindi diventa anche un atto politico per non dimenticare gli orrori della storia. La vita va protetta, curata e salvaguardata, al di là di ogni limite, barriera o confine che ne impedisce il transito. I fiori che oggi poniamo sulle loro croci sono un dono di bellezza che è anche restituzione di dignità a queste persone”.

“Abbiamo un cuore pieno di lacrime. Per noi che in mare – ha aggiunto Luca Casarini – abbiamo salvato parecchie vite questo è un momento molto forte e significativo. Con i fiori ricordiamo chi è morto ma continuiamo, anche se la nostra nave in questo momento è stata sequestrata, a lottare per salvare le vite umane e dare una posto a queste persone. Di fatto purtroppo ancora non è cambiato nulla perché si continua a morire in mare. Per mettere fine  agli orrori di chi rimane nei lager libici, di chi viene respinto nei centri e di chi parte rischiando la vita, chiediamo con forza che gli accordi con la Libia non siano rinnovati”. “L’esserci – aggiunge anche Roberta Lo Bianco attivista di Mediterranea e mamma di un bimbo italo-senegalese – per ricordare tutti i naufraghi morti, molti dei quali sono sconosciuti perché non hanno un nome, è una cosa assolutamente da fare. Naturalmente l’impegno fondamentale deve essere quello di continuare, ognuno con il proprio tempo, a lottare con gli strumenti che abbiamo per i diritti umani di tutti”.

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