MEDReport 8 – 14 febbraio 2021 – Soccorsi, respingimenti e naufragi.


di Eleana Elefante

L’ultima settimana nel mediterraneo centrale.

Resta parecchio tesa la situazione nel Mediterraneo centrale. Dall’inizio dell’anno, 2274 persone sono state intercettate e respinte nei centri di detenzione in Libia dalla sedicente “Guardia Costiera” libica. Anche durante il corso di questa ultima gelida settimana, sono stati diversi i respingimenti, i naufragi, gli arrivi autonomi e, purtroppo, anche i dispersi registrati.

È infatti di ieri la triste conferma che, una imbarcazione con a bordo 48 persone,  partita nella notte di venerdì 12 febbraio dal porto di Sfax, si è capovolta. Ad intervenire in soccorso, è stata la Marina Militare tunisina che, è riuscita a mettere in salvo 25 persone, fra cui 6 donne, in condizioni meteo-marine talmente proibitive da aver dovuto interrompere le operazioni di soccorso più volte. E’ stato anche recuperato il corpo senza vita di un uomo, mentre non si hanno più tracce degli altri 22 migranti, scomparsi fra le onde e le forti correnti.

Una buona notizia di queste ore è che è stato finalmente assegnato un Porto sicuro (POS) alle 146 persone salvate, in due distinte operazioni dalla Astral di Open Arms (40 il 12 febbraio e 106 il 13 febbraio). Fra loro molte donne e bambini. I naufraghi verranno fatti sbarcare a Porto Empedocle per espletare le procedure di quarantena previste dal protocollo Covid-19.

Una breve nota va qui spesa per riportare un’ episodio che attesta quanto ostile e grevemente minatorio sia l’atteggiamento della cosiddetta Guardia Costiera libica che, il 12 febbraio, ha tentato di impedire l’ intervento della ONG spagnola, nel mentre tentava di rintracciare l’imbarcazione con a bordo i 40 naufraghi, fra cui una donna con un bambino di soli 3 mesi e 3 minori non accompagnati.

La Astral, seguendo la geo-localizzazione indicata dal velivolo Seabird di Sea Watch International che, aveva segnalato il natante a 7 miglia nautiche da Zuwara, è stata fatta arretrare dalla motovedetta “Fezzan P658” della cosiddetta Guardia Costiera libica con l’accusa di aver “violato intenzionalmente le acque nazionali libiche e di svolgere attività di sorveglianza clandestina delle imbarcazioni migranti”.  Coraggiosamente, l’equipaggio della Open Arms è riuscita, nonostante tutto, a mettere in salvo i naufraghi che stavano copiosamente imbarcando acqua.

La stessa motovedetta, durante un’operazione nella notte del 12 febbraio, ha intercettato e respinto a Tripoli altri 90 migranti. L’11 febbraio ne ha intercettato e respinto altri 209 fra cui 25 donne e 13 minori. Nel mentre sulla costa di Garabulli un corpo senza vita veniva restituito dal mare.

È facile dunque sospettare che sono molte le imbarcazioni presenti e non ancora segnalate nel Mediterraneo centrale. Il meteo avverso, in queste ore, ha spinto sulla riva di Zuwara un altro gommone con a bordo un gruppo di migranti non ancora identificati.

I flussi migratori proseguono anche sulle nostre coste. Il 12 febbraio si sono contati due sbarchi autonomi a Lampedusa provenienti dalla Tunisia. In totale 99 migranti. Il primo di una imbarcazione con a bordo 53 persone (tra loro 5 donne e 4 minori); il secondo di una imbarcazione con a bordo 46 persone (tra loro 15 donne e 4 minori).

Anche questa ultima settimana si conclude con un considerevole numero di respingimenti per procura, di omissioni di soccorso da parte delle Autorità e dei  Governi europei e di sbarchi autonomi. L’Europa, l’Italia, ma anche gran parte della pubblica informazione nazionale, tace sul tema anziché intervenire per denunciare, per tutelare vite e diritti e per  assicurare soccorso e cure in ottemperanza di quanto previsto dal diritto internazionale e dalla nostra stessa Costituzione.