Appello alla mobilitazione – Mediterranea in strada, a fianco dei naufraghi della Sea-Watch 3, a fianco della sua comandante e del suo equipaggio


Dopo 14 giorni passati ad aspettare che una qualche autorità, italiana, europea, concedesse come prevedono leggi e trattati internazionali, un porto sicuro ai naufraghi salvati da Sea Watch 3 nel Mediterraneo Centrale, la comandante della nave Carola Rackete ha deciso di entrare in acque italiane e di dirigersi verso il porto di Lampedusa. Non c’era altro da fare. E noi sosteniamo in pieno questa decisione.

Certo, vi sono divieti del ministero degli interni, ma i diritti fondamentali delle persone, e un minimo senso di umanità, sono superiori a leggi ed ordini ingiusti, che provocano ulteriori sofferenze a persone innocenti. Non si può continuare ad assistere a questo spettacolo di cattiveria messo in scena sulla pelle di donne, uomini e bambini, mentre tutti i giorni arrivano a Lampedusa e sulle nostre coste persone che fuggono dalla Libia via mare e con imbarcazioni di fortuna.

Che cosa hanno fatto di male i naufraghi salvati da SW3 per dover sopportare questa tortura?

Dall’inizio di questa assurda vicenda, il sagrato della chiesa di Lampedusa, per volontà del suo parroco, è diventato il luogo simbolo di protesta contro il divieto di approdo imposto dal governo italiano alla SW3 e alle persone salvate. Protesta ma anche condivisione e testimonianza pubblica di quanto si possa essere a fianco delle persone rifiutate, di quanto si possa considerarli innanzitutto esseri umani e non pacchi, merci da accantonare da qualche parte. Di quanto, insomma, siano i diritti fondamentali di tutte e tutti noi ad essere negati quando si accettano i soprusi commessi contro i naufraghi della SW3. Le coperte termiche, quelle che si usano per coprire i corpi martoriati dei soccorsi in mare, sono diventate le coperte di tutti quelli che stanno sul sagrato, di notte, finché le persone non saranno fatte sbarcare.

E allora come Mediterranea, con la nostra nave Mare Jonio ancora sotto sequestro perché abbiamo “osato” salvare persone, tra cui una bimba di due anni, e abbiamo “osato” disobbedire a un ministro che ci ordinava di riportarle in Libia, proponiamo a tutti e tutte, agli equipaggi di terra e di mare, di andare stasera su un sagrato di una chiesa della propria città, di portare le coperte termiche e di dire che siamo al fianco di SW, del suo carico di umanità e speranza così violentato in questi 14 giorni. Che abbracciamo la comandante Carola che ha deciso, nonostante leggi e divieti ingiusti, di rispettare i diritti umani. Che non ci arrendiamo né alle morti in mare né a quelle nei lager libici, che non ci arrendiamo al sequestro della Mare Jonio e di tutte le navi che salvano le persone in mare.

 

#fateliscendere

#iostoconCarola

#FreeMareJonio

#FreeTheShips