MANIFESTO DI PALERMO SULLE MIGRAZIONI


Manifesto _di_Palermo_sulle_migrazioni

La tragedia avvenuta lo scorso 22 aprile 2021, l’ennesima nel Mediterraneo, è costata la vita a circa 130 persone e poteva essere evitata. L’Europa e gli Stati costieri (Italia, Malta e Libia), pur essendo informati sin dalla mattina del 21 aprile della situazione di pericolo in cui si trovava il gommone, hanno scelto – consapevolmente – di non intervenire in maniera tempestiva. Questo è uno dei tanti, troppi eventi, che contribuiscono a fare del Mediterraneo centrale la rotta migratoria più letale al mondo.

Purtroppo, non si tratta di una casualità ma di un effetto e immediata conseguenza delle politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Europa. Quelle stesse politiche che creano situazioni disumane alle quali noi scegliamo di non abituarci.

Quelle politiche che permettono l’esistenza dei campi di reclusione infinita e inumana come quello di Moria; i sistematici respingimenti illegali e violenti lungo la rotta balcanica e nell’Egeo; gli accordi con la Turchia (che violano il diritto di fuga – art.13.2. Dichiarazione Universale Diritti dell’Uomo – e il principio di non-refoulement); il memorandum Italia-Libia, la legittimazione del paravento della SAR libica, nonché l’equipaggiamento, addestramento e finanziamento della c.d. Guardia costiera libica alla quale viene affidato il respingimento collettivo (illegale) verso “orrori indicibili”.

Vengono stipulati degli accordi di “contenimento dei flussi migratori” con tanti Paesi del Maghreb e dell’Africa sub-sahariana, il ridimensionamento drastico dei circuiti di accoglienza, la pressoché totale assenza di vie legali verso l’Europa e l’assenza straordinariamente grave di corridoi umanitari strutturati e capillari.

Quelle stesse politiche che vengono implementate attraverso la (costosissima) militarizzazione dei confini, la sospensione delle missioni statali o europee di ricerca e soccorso in mare, la campagna mediatica e politica di criminalizzazione (feroce) delle ONG che operano in mare, i fermi amministrativi continui che bloccano le navi nei porti anziché consentire loro di salvare vite (le stesse che gli Stati scelgono di abbandonare in mare).

Da parte dei governi di Italia e Malta arrivano soltanto dichiarazioni di riconoscimento per le attività della c.d. Guardia costiera libica. Questa sta riuscendo a intercettare un numero crescente di persone a bordo di barconi in acque internazionali – e sempre più spesso nella zona SAR di Malta – per l’elevato grado di coesione con gli assetti aerei europei di vigilanza delle frontiere e per il coordinamento che si è creato tra le principali agenzie della sicurezza europea operanti in quell’area sotto l’egida di EUROSUR (Frontex, la missione IRINI di Eunavfor MED, EMSA, EUBAM), le autorità marittime statali (gli MRCC) e le unità della Marina militare impiegate nel Mediterraneo centrale (con la missione Mare Sicuro e con l’operazione Nauras, missione italiana che prevede ancora oggi una nave della Marina militare nel porto di Tripoli, con funzioni di assistenza e manutenzione delle motovedette “libiche” donate dall’Italia).

Pratiche che dovrebbero più correttamente essere chiamate “respingimenti” e che non scongiurano affatto naufragi e morti nel Mediterraneo. “Come ONG siamo in mare a colmare un vuoto, ma saremmo pronte a farci da parte se l’Europa istituisse un efficace meccanismo istituzionale e coordinato di ricerca e soccorso che abbia come scopo primario quello di soccorrere persone in mare”, questo scrivono le ONG della flotta civile di solidarietà presenti nel Mediterraneo centrale (da sempre, non solo nella recente richiesta di incontro al Presidente del Consiglio dei ministri italiano).

Noi vogliamo mostrare assoluta solidarietà a tutte le ONG che, da sole, in questi anni hanno colmato un vuoto e la mancanza di dispositivi per il pattugliamento e il soccorso –contro la propaganda d’odio– per salvare persone in pericolo nel Mediterraneo, come la legge del mare, il senso di umanità, le norme e convenzioni internazionali impongono.

Lo hanno fatto supplendo ad assenze gravissime delle Istituzioni. Noi ci schieriamo al loro fianco e rilanciamo la loro richiesta:

Chiediamo un sistema europeo e/o nazionale, coordinato ed efficace, di pattugliamento del mediterraneo finalizzato esplicitamente alla ricerca e soccorso di persone in difficoltà, alla loro cura e al loro accompagnamento nel place of safety più vicino (che ovviamente non può essere né la Libia, né la Tunisia).

MA VOGLIAMO CHE QUESTO SIA SOLO UNO DEI TASSELLI DI UNA PIÙ GRANDE, COMPLESSIVA E RADICALE REVISIONE DELLE POLITICHE MIGRATORIE E DEL REGIME CONFINARIO DELL’UNIONE EUROPEA. PERCHÉ COMPIERE L’AZIONE (NECESSARIA E INDISPENSABILE) DI SALVARE VITE IN MARE SIGNIFICA CHE, IN QUEL MARE, CI SONO ANCORA (E NON DOVREBBERO STARCI) PERSONE CHE RISCHIANO LA VITA ALLA RICERCA DI PACE, SICUREZZA, DIGNITÀ.

Chiediamo quindi, alle Istituzioni europee e a quelle degli Stati membri, in particolare al Governo e al Parlamento italiani:

  • l’eliminazione delle fortissime asimmetrie attualmente esistenti nel diritto alla libertà di movimento delle persone, attraverso la predisposizione di vie di accesso legali all’Europa;
  • l’istituzione di corridoi umanitari sicuri, strutturati, capillari e stabili per tutte le persone che abbiano intenzione di richiedere asilo e protezione;
  • la cessazione immediata della campagna di criminalizzazione della solidarietà, dell’attacco strumentale – giudiziario, politico e di una certa narrazione che fomenta odio, razzismo e xenofobia – nei confronti delle ONG che operano in mare, nonché dell’utilizzo di attività sistematiche di Port State Control con lo scopo di tenere la società civile lontana dal mare;
  • l’interruzione immediata delle violenze e violazioni/crimini di Stato che hanno luogo lungo i confini d’Europa, dalla rotta balcanica, al Mar Egeo, al Mediterraneo Centrale, fino alle enclaves di Ceuta e Melilla e alle rotte via mare verso la Spagna nei confronti di persone in movimento (in ossequio all’obbligo giuridico e morale delle autorità statali di adottare tutte le misure necessarie atte a prevenire situazioni degradanti e di monitorare la corretta applicazione delle stesse);
  • lo smantellamento degli accordi di collaborazione con Paesi terzi (ad esempio la Libia, la Tunisia, la Turchia o il Marocco) evidentemente finalizzati a favorire il rimpatrio forzato (respingimento) e a esternalizzare sia la gestione dei confini che la responsabilità – umana e giuridica – di violazioni del framework internazionale sui diritti umani, il diritto di asilo e il diritto del mare l’adozione di strumenti di politica internazionale che consentano di controllare che accordi con Paesi terzi non comportino, direttamente o indirettamente, una violazione dei diritti umani delle persone;
  • una radicale riscrittura del Patto europeo su migrazioni e asilo che così come strutturato continua a rappresentare una politica di esclusione, di esternalizzazione delle frontiere con i paesi di origine e di transito, di restrizione della libertà di movimento, che causano violazioni sistematiche dei diritti umani delle persone con meccanismi di selezione e rimpatrio – mascherato da “solidarietà” e pratiche di redistribuzione” – che servono in realtà a impedire alle persone di mettere piede in Europa la garanzia che i centri destinati alla prima accoglienza delle persone migranti siano adeguati a norme, trattati e convenzioni nazionali e internazionali sui diritti umani e chiusura degli attuali spazi concentrazionari (siano essi campi, come Moria, hotspot o navi quarantena) in cui le persone migranti sono ora costrette a stare per un tempo elevato e spesso indeterminato, senza supporto medico/psicologico, senza informazioni, senza supporto legale, abbandonati in uno stato di incertezza e di disorientamento.

Una politica alternativa in materia di migrazione e asilo è possibile, ma richiede coraggio morale e una politica genuinamente democratica basata sui diritti dei popoli, che deve essere accompagnata da una nuova economia e visione che anteponga il benessere delle persone e del pianeta al profitto.

ALZARE MURI (DI FILO SPINATO O D’ACQUA) E RESPINGERE, NON IMPEDISCE ALLE PERSONE DI METTERSI IN VIAGGIO, NON FERMA I C.D. “FLUSSI MIGRATORI”, NON INTERVIENE SULLE CAUSE DEL MOVIMENTO, NON CONTRASTA (ANZI ALIMENTA) IL TRAFFICO DI ESSERI UMANI, RENDE SOLO PIÙ LUNGO, DISUMANO, PERICOLOSO, COSTOSO E MORTALE IL VIAGGIO.

È QUESTO CHE VOGLIAMO? NOI ASSOLUTAMENTE NO.

LISTA ADESIONI:

ADIF
Amnesty International – Sicilia
ARCI Palermo, ARCI Porco Rosso
Arcigay Palermo
Arte Migrante Palermo
Associazione antimafie Rita Atria
Banca Etica – GIT Sicilia Ovest
Basta Violenza alle Frontiere
Bocs Aps
booq
Borderline Sicilia
borderline-europe
CEIPES
Centro Diaconale “La Noce” Istituto Valdese
Centro Impastato – No mafia Memorial
Centro Salesiano Santa Chiara – Palermo
CESIE
CGIL – Palermo
CISS
Cobas Scuola Palermo
Comitato Antirazzista Cobas
Comitato di base No MUOS – Palermo
Diaria
Ecomuseo Mare Memoria Viva
Emmaus Palermo odv
Forum Antirazzista Palermo
Forum Lampedusa Solidale
Gambian Association – Palermo
Giocherenda, Green Italia
Grupo de Estudios en de (In) Movilidades y Territorios – del Intituto de Investigaciones Históricas y Sociales de la Universidad nacional de la Patagonia (Argentina)
Ikenga
INTERSOS Organizzazione Umanitaria Onlus
Islamic Human Rights Commission
Josi & Loni Project
Laboratorio Andrea Ballarò
Laici Comboniani Palermo La Zattera
Legambiente Palermo
Legambiente Sicilia
Linea d’Ombra
Medici Senza Frontiere
MEDITERRANEA Saving Humans
Missionari Comboniani Palermo
Moltivolti
Nio Far – Associazione giovani senegalesi
Open Arms – Italia
Palermo Pride
Per il Pane e le Rose
Presidio Libera di Lucca
PRISM Impresa sociale
Qui APS
Razzismo brutta storia
Refugees Welcome Italia – Palermo
ResQ – People Saving People
Rete Anticoloniale Siciliana
Rete Antirazzista Catanese
Salvamento Maritimo Humanitario
Sea Eye
Sea Watch
TrinArt
Watch the Med – Alarm Phone