Macerie e odio – Il capezzale dell’Europa


Il 18 marzo del 2016, a breve saranno tre anni, L’Unione europea siglava con la Turchia un piano congiunto d’azione che prevedeva, come primo obiettivo, il respingimento indistinto “di tutti i nuovi migranti irregolari e richiedenti asilo” nel paese di Recep Tayyip Erdoğan, ribattezzato per l’occasione “paese terzo sicuro”. Veniva così sancita nero su bianco la fine del diritto d’asilo e dei suoi principi fondamentali, come il divieto delle espulsioni collettive, tanto più verso luoghi dove i diritti fondamentali delle persone respinte non sono tutelati. Svariati miliardi venivano dati a un governante considerato inadeguato per aderire all’Unione, per la strutturale carenza di democrazia e diritti umani in Turchia sotto il suo potere, ma ritenuto abbastanza fidato da delegargli la vita e la morte di milioni di profughi in fuga dalle peggiori guerre degli ultimi decenni come quelle in Siria, in Iraq, in Afghanistan.  

Quel piano congiunto è poi stato preso a modello, a Sud, per gli accordi con la Libia, ancora e sempre dai politici cosiddetti progressisti degli Stati membri dell’Unione europea, Matteo Renzi, per la precisione, in quel momento in Italia. 

Le conseguenze sono quelle che vediamo oggi, a entrambe le frontiere. 

Donne, bambini, uomini, usati come carne da macello. Stumentalizzati da tutte le parti in gioco mentre su di loro si abbattono, indistintamente, i colpi di armi da fuoco delle polizie di Stato e le violenze dei gruppi neonazisti. 

L’Unione europea intanto farnetica, schizofrenica,  di frontiere chiuse ma di diritti umani da rispettare, come se chiudere le frontiere ai richiedenti asilo non fosse una delle più gravi violazioni dei diritti umani in sé. 

Miliardi di euro continuano a essere investiti nella delega del lavoro sporco a paesi terzi e nella militarizzazione dei confini contro persone innocenti che cercano solo un posto nel mondo, quando molti meno ne basterebbero per aprirle, quelle frontiere, e accogliere in sicurezza i profughi, redistribuendoli tra gli Stati membri e togliendo dalle mani a Erdogan a Est, e alle milizie libiche a Sud, il potere di usarli come armi di ricatto. La destra, blaterando di patrie e sicurezza, in Italia come in Europa, strumentalizza persino il Coronavirus, per legittimare la violenza alle frontiere.

Questa Europa, con le sue politiche, lascia dietro di sé macerie e odio. Che cosa si può mai costruire sulle macerie e sull’odio dunque? 

Questa Europa  non riesce, nemmeno di fronte all’evidenza del massacro di persone inermi da parte della polizia greca, a parlare con una voce chiara di condanna. La Grecia in fondo sta solo mettendo in pratica quello che l’Europa le ha imposto, e cioè ad usare la cosiddetta sovranità statale in un unico modo possibile: contro le persone e a difesa dei confini del continente. Quella sovranità che non e’ servita a nulla quando si trattava di fare valere i diritti dei greci contro l’austerity decisa dalle banche d’affari europee, oggi diventa “scudo d’Europa”. La Grecia, come tutti gli stati europei che affacciano nel Mediterraneo, sono utili solo come controllori della frontiera. Fuori da questo ruolo diventano un peso per i gruppi politico affaristici che tengono in ostaggio l’idea stessa di Europa. E la stessa cosa avviene anche in paesi non europei: la Libia, eletta a frontiera sud dell’Europa, con i  campi di concentramento noti a tutti  dall’altra parte del Mediterraneo.

Ci si è inventati una sovranità libica attribuita ad un governo fantoccio in mano a milizie mafiose e jhiadisti. Consegnando un paese martoriato alla guerra civile per bande, e alla guerra per procura esercitata da altri per il controllo del petrolio. E la cosiddetta sovranità libica ha una sola e unica funzione: esercitare violenza e controllo contro persone inermi che vogliono solo raggiungere un posto dove sia possibile vivere.

Solleviamoci adesso, in ogni modo possibile, per affermare ancora una volta, come possiamo, che le persone vengono prima di ogni calcolo politico ed economico.

Che l’unica soluzione sono canali umanitari europei che aprano a donne, uomini e bambini quei confini vergognosamente chiusi con il filo spinato che tanto ricorda Auschwitz. 

La misura è colma, non c’è più fine alla vergogna e alla crudeltà di cui i capi di stato e le istituzioni degli stati membri dell’Ue si sono macchiati.  Su quelle frontiere, su quei corpi martoriati, si celebra il funerale di ogni futuro possibile per l’idea stessa di Europa. L’esercizio del potere sovrano di un gruppo di stati che agiscono contro i diritti delle persone, non è Europa.  Non saremo complici, non saremo indifferenti, e praticheremo dal basso i diritti umani oggi tenuti in ostaggio in maniera illegittima ed illegale.

Perché vogliamo riprenderci la vita, la bellezza, la solidarietà, la giustizia. In mare come in terra.

#OpenTheBorders