Lettera aperta allə candidatə sindachə per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021


Lettera aperta allə candidatə sindachə per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021

Carə Candidatə Sindacə,

a partire dal 1º novembre 2014, ultimo giorno dell’operazione Mare nostrum, l’Europa ha dato il via alla stagione della chiusura delle frontiere, arroccandosi sempre di più nella propria fortezza. Da un lato ha reso impossibile per donne, uomini e bambini l’accesso tramite vie legali e sicure, dall’altro ha esternalizzato le proprie frontiere, delegando a Turchia e Libia il ruolo di poliziotti di confine in cambio di miliardi di euro. Il budget dell’agenzia Ue indipendente Frontex è gonfiato a dismisura, ma si tace sulle sistematiche violazioni dei diritti umani e delle convenzioni di Ginevra e Amburgo. L’Europa innalza muri di filo spinato e cemento armato.

I confini di mare e di terra si sono via via trasformati nel cimitero di decine di migliaia di persone. Persone in cerca di una seconda opportunità nella vita che speravano di potersela conquistare attraversando il Mediterraneo centrale, il Mar Egeo, la rotta Atlantica e quella Balcanica. 

Se le terribili immagini del naufragio di Lampedusa del 2013 e del corpo senza vita del piccolo Alan Kurdi avevano suscitato la reazione dell’opinione pubblica e l’intervento dei Governi Letta e Merkel, le file di persone scalze nell’innevata Bihac né la folla accalcata all’aeroporto di Kabul hanno questa volta smosso di una virgola la linea di ministri e primi ministri d’Europa.

Al contrario, i governi chiudono gli occhi sulla sistematica letale violenza e sui respingimenti illegali operati dalle forze dell’ordine di Grecia, Croazia, Italia, Francia, Malta, Libia e discutono di come sostenere economicamente i paesi limitrofi all’Afghanistan per confinare i rifugiati, purché non arrivino in casa nostra.

Tutto questo può e deve terminare. D’altronde la società civile europea ha già dimostrato che è possibile agire in un’altra direzione. 

È successo in mare, quando il Mediterraneo ha assistito al fiorire delle ONG e associazioni con le loro navi civili di soccorso che nella loro pratica quotidiana di coordinamento e collaborazione hanno creato la Civil fleet: l’Europa dal basso che nasce per sopperire alle mancanze e alle scelte inaccettabili dell’Europa dall’alto. 

È successo in terra con l’esempio del movimento tedesco Seebrücke, mobilitatosi negli anni della crisi della relocation dei rifugiati per raccogliere le adesioni delle città e dei sindaci disposti ad accogliere, che ha portato a “From the Sea to the City”, la conferenza che unisce sindaci e città solidali: da Palermo a Potsdam, da Marsiglia a Reggio Calabria, da Monaco di Baviera a Pozzallo, da Tirana a Siracusa, da Bergamo a Lampedusa. 

Le città sono i luoghi prossimi alla complessa realtà sociale e sono sempre più destinate a ricoprire un ruolo fondamentale nel sistema istituzionale dell’accoglienza. Le uniche in grado di sbloccare l’inefficace quanto superata Convenzione di Dublino.  

Politiche attive concrete di accoglienza nelle città, come?

Per queste ragioni, se condividi il contenuto di questo documento e hai intenzione di inserire questi punti NON NEGOZIABILI nel programma della tua campagna elettorale, ti invitiamo a sottoscriverli e a divulgarli: 

– agire pubblicamente e politicamente per fermare qualsiasi futuro rinnovo del Memorandum tra Italia e Libia che preveda il rifinanziamento della cosiddetta Guardia costiera libica e battersi invece per l’apertura di canali umanitari sicuri, legali e diffusi

– aderire alla rete “From the Sea to the Cities” (LINK) dichiarando la propria disponibilità all’accoglienza di persone migranti e rifugiati

– adesione al “Manifesto di Palermo” (LINK

 

Grazie
Mediterranea Saving Humans