Lampedusa isola di pace


Sicurezza e soccorso, sì! Hot-spot e militarizzazione, no!

Accogliamo con favore l’iniziativa del Comune di Lampedusa e Linosa, che vuole portare le isole in un “percorso per la Pace” – un processo visionario per l’umanità, invitando e coinvolgendo anche tutti gli attori civili del soccorso in mare.

Noi riconosciamo Lampedusa come “isola che salva”, come approdo naturale per migliaia di donne, uomini e bambini che attraversano il mare, mentre migrano o fuggono da condizioni disumane. Ma dobbiamo distinguere e separare due questioni importanti: salvare le persone non significa tenere gli esseri umani in campi o “hot-spot”. Come possiamo vedere di fronte all’arrivo dei profughi dall’Ucraina, consentire che le persone si muovano liberamente in tutta Europa, dove hanno parenti e amici o altri contatti che permettono loro di essere accolti e di vivere nel modo migliore, è una decisione politica possibile. Vediamo invece come possa essere terribile la situazione opposta, nelle isole greche come Lesbo o Samos, dove le persone in movimento sono bloccate o addirittura detenute in enormi campi per mesi o anni, e dove viene creata, politicamente e artificiosamente, una situazione di crisi permanente. Il sistema degli “hot-spot” – con la trasformazione delle isole di confine in zone militarizzate di emergenza – non potrà mai essere accettabile. E a Lampedusa dovrebbe essere superato dalla proposta del “percorso per la Pace”.

Come passo concreto in questa direzione, sosteniamo la richiesta del Sindaco di sostituire le “navi quarantena” con un sistema rapido e permanente per trasferire le persone arrivate a Lampedusa verso la terraferma. Il Governo italiano ha prorogato l’uso delle “navi quarantena” fino al prossimo 30 aprile. Queste navi non hanno mai avuto alcuna motivazione sanitaria valida per contrastare la pandemia. Piuttosto, sono state usate come “hot-spot galleggianti”. Incentivano la discriminazione di trattamento, anche in relazione al Covid, per i migranti soccorsi in mare o arrivati sulle coste italiane dopo lunghe e pericolose traversate. La proposta del Sindaco di sostituirle con traghetti per facilitare il rapido trasferimento delle persone in Sicilia, ed evitare il riprodursi di situazioni di emergenza permanente sull’isola, è fondamentale per coniugare il diritto al soccorso con il diritto a una rapida ricollocazione e a un’accoglienza dignitosa, anche in presenza di grandi numeri.

Abbiamo bisogno di una Lampedusa accogliente e non di un’isola militarizzata con campi chiusi. Abbiamo bisogno e chiediamo un punto di approdo e di collegamento pacifico in mezzo al Mediterraneo centrale. Chiamiamo quindi tutte le organizzazioni per i diritti umani e tutte le associazioni per i diritti dei migranti a sostenere la manifestazione del 28 aprile e ad amplificare con sirene reali e digitali l’inizio del “percorso per la Pace” da parte del Comune di Lampedusa e Linosa e del suo Sindaco.

 

Firmatari:

Alarm Phone

MEDITERRANEA Saving Humans

Borderline Europe

EMERGENCY ong onlus

IUVENTA Crew

Louise Michel

Medici Senza Frontiere

Mission LIFELINE

R24sailtraining

RESQSHIP

Salvamento Maritimo Humanitario

SARAH Seenotrettung

SEA EYE e.V.

SEEBRÜCKE

SOS Humanity

United4Rescue

Le Veglie Contro le Morti in Mare