La Mare Jonio costretta a Lampedusa mentre dalla Libia si continua a salpare


Il ponte della Mare Jonio, ormeggiata sotto “sequestro probatorio” al molo Commerciale del porto di Lampedusa, resta un punto di osservazione privilegiato su quanto accade nel Mediterraneo Centrale.
Qui sabato sera alle 19:52 abbiamo ricevuto il messaggio NavTex di Malta Radio che, per conto del Centro di coordinamento dei soccorsi italiano (MRCC di Roma), segnalava a tutte le navi presenti in zona che un gommone con 41 persone a bordo era partito quel giorno da Sabratha. E invitava a tenere gli occhi aperti e a comunicare eventuali avvistamenti alla cosiddetta Guardia Costiera libica. Da allora abbiamo chiesto alle Autorità di Malta e Italia di intervenire. Ma nessuna notizia è finora arrivata.
Nel frattempo, sotto i nostri occhi ieri sono passati due barchini a motore in vetroresina arrivati autonomamente fino alle coste dell’isola: alle 17:30 con sedici persone a bordo, fra cui tre donne e un bambino piccolo. Poi al buio, intorno alle 23, un secondo con ventitre persone, di cui sette donne e tre bambini. Ma la propaganda politica non ha alcun interesse a raccontarlo.
E in questi giorni di mare calmo e brezza leggera, quante altre imbarcazioni di fortuna saranno salpate dalle coste libiche e tunisine? Quante vite a rischio in mare senza che vi sia a soccorrerli nessuna nave della società civile? Queste non entreranno di certo nelle statistiche del Ministero dell’Interno.
Questa resta la nostra principale preoccupazione, nei giorni di attesa che stiamo vivendo, il mare vuoto di soccorsi e testimoni, mentre ci dedichiamo alla manutenzione della nave aspettando che sia nuovamente libera di salpare, di essere in missione là dove c’è così bisogno di tornare a monitorare, denunciare, senza sottrarsi mai all’obbligo etico e giuridico di salvare chi rischia la vita.