L’economia di Francesco


Documento dei Movimenti Popolari

 

Noi, movimenti, organizzazioni e militanti popolari, vogliamo far giungere il presente documento a Papa Francesco e a tutti i partecipanti all’incontro di Assisi. Crediamo che la crisi socio-ambientale non si possa superare nel quadro del sistema capitalista egemonico a livello mondiale. Vogliamo pertanto apportare degli elementi per immaginare un sistema alternativo determinante, sradicando l’idolatria generale del denaro che struttura l’economia globale e le nostre vite, rimettendo al centro la natura, le donne e gli uomini. Molti di noi hanno partecipato ad alcune delle tre edizioni dell’Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari convocati da Francesco. Con il motto “terra, tetto e lavoro”, abbiamo denunciato insieme la vergognosa situazione di esclusione che soffriamo come contadini, indigeni, migranti, lavoratori, donne, vittime di violenze, di guerre e disastri ambientali causati dal cambiamento climatico, vicini dei quartieri popolari e delle periferie urbane. In questo dialogo che non ha precedenti abbiamo potuto ascoltare e sentire la predicazione rivoluzionaria di un pastore che chiama i più poveri ad essere protagonisti del proprio destino e li invita a guidare il processo di cambiamento di cui ha bisogno l’umanità intera.
Constatiamo che taluni settori cercano di addomesticare il loro pensiero e confinarlo all’interno dei ristretti margini dell’amministrazione dell’esistente. Piccole riforme, piccoli progetti, piccole utopie nell’orizzonte del possibile. Tra questi, gli autori dei più atroci crimini ambientali e sociali vogliono salvarsi la faccia finanziando alcuni eventi a proprio nome. Senza mancare di riconoscere l’ampiezza del pensiero di Francesco e senza arrogarci la pretesa di conoscerne la corretta interpretazione, vogliamo proporre una visione che riteniamo essere in sintonia con la radicalità dei suoi insegnamenti e con la natura rivoluzionaria della fede cristiana.

Vogliamo altresì contribuire a costruire e a dare visibilità ad esperienze alternative di esistenza e di lavoro, e di sfruttamento dei beni della natura, che non rispondono alla razionalità del dio denaro bensì al bisogno della nostra gente di un buon vivere .

In questo senso, raggruppiamo le nostre proposte secondo cinque grandi assi.

1.- Ecologia integrale e beni comuni
2.- Democrazia economica
3.- Terra, tetto e lavoro
4.- Educazione, salute, comunicazione e tecnologia
5.- Sovranità, mobilità umana e pace

 

Le nostre proposte si basano sui documenti elaborati nel corso dei tre incontri mondiali dei movimenti popolari, dei vari incontri nazionali e regionali tenuti dalle organizzazioni comunitarie e sugli interventi e le riflessioni di Papa Francesco, che sono fonte di ispirazione. Sappiamo che niente di tutto questo è possibile nell’attuale equilibrio di potere che governa le relazioni tra le nazioni e all’interno degli stati. Conosciamo il potere del denaro per subordinare i governi, sostenere lo status quo , allargare i privilegi delle élite e ridurre i diritti della maggioranza. Confidiamo altresì nella capacità dei popoli di resistere all’ingiustizia e trasformare la realtà. Per questo ci assumiamo il compito di costruire il potere popolare affinché lavoratori e poveri siano protagonisti del cambiamento di cui il mondo ha bisogno perché, come ha affermato Francesco, “nelle loro mani, nelle nostre mani, sta il futuro dell’umanità”.

 

1- Ecologia integrale e beni comuni

 

  • Utilizzare prioritariamente i beni della natura come l’acqua, la biodiversità, le foreste, la terra, i minerali e il petrolio in funzione del bene comune e dello sviluppo, e non dello sfruttamento predatorio o del profitto dei capitalisti.
  • Accedere all’acqua potabile è un diritto delle persone. L’acqua non può essere una merce e i governi devono garantire che tutta la popolazione vi abbia accesso.
  • Applicare una politica mondiale per la decontaminazione degli alimenti, del suolo, delle fonti d’acqua, delle acque sotterranee e del corpo umano.
  • Sviluppare una campagna seria contro le emissioni di carbonio e altre forme di aggressione all’ambiente che alterano il clima, esigendo che i paesi, le aziende e i prodotti, cominciando dalle società più opulente, riducano la loro impronta di carbonio.
  • Pianificare, su scala internazionale, l’approvvigionamento e il consumo umano in funzione di ciò che effettivamente rientra nelle necessità fisiche, biologiche e spirituali, lungi dalla commercializzazione dei bisogni umani, il tutto sulla base di un nuovo modello etico di vita, di benessere e di comfort, capace di riadattare l’intero modello di estrazione e di ripristino delle risorse della natura.
  • Mettere in atto una Riforma Agraria Popolare, con l’obiettivo di garantire la distribuzione della terra a tutti coloro che la vogliono lavorare, imponendo un’estensione massima della proprietà agricola, privilegiando la produzione di alimenti salutari e adottando l’agroecologia come metodo principale di produzione in sostituzione del modello dell’agribusiness a base transgenica.
  • Garantire la sovranità alimentare di tutti i popoli, ovvero adottare politiche che creino le condizioni affinché ogni nazione produca tutti gli alimenti necessari per l’approvvigionamento locale.
  • Promuovere, da parte degli Stati e delle istituzioni, una nuova matrice energetica stimolando politiche che favoriscano il ricorso a fonti energetiche alternative e rinnovabili, come il vento, il mare e l’acqua.
  • Attuare in tutto il mondo un programma di piantumazione di alberi autoctoni e da frutto, per ricostituire la copertura vegetale del nostro pianeta.
  • Mettere in atto nel mondo programmi di raccolta differenziata e di riciclo sostenuti da cooperative di recupero e riciclo dei rifiuti urbani.
  • Ridurre drasticamente la produzione di imballaggi non necessari, tassando pesantemente tutte le tipologie di imballaggio inutili.
  • Cambiare radicalmente il modello di trasporto basato sull’uso eccessivo di automobili, favorendo mezzi di trasporto collettivi, dignitosi e a zero emissioni, a basso costo o gratuiti.
  • Sostituire i sistemi di combustione di biomassa garantendo l’accesso a fonti energetiche sicure per cucinare e per il riscaldamento dei due miliardi di persone che non vi hanno accesso.
  • Rispettare le forme di organizzazione sociale e di produzione, i diritti sui territori e il diritto alla cultura e alle credenze dei popoli nativi, degli indigeni, dei quilombola, degli afro-discendenti, dei Rom e di altri.

 

 

2- Democrazia economica

 

  • Implementare un reddito minimo a livello internazionale, che garantisca l’alimentazione e il benessere di tutti gli esseri umani.
  • Adottare una nuova valuta internazionale emessa dalle Nazioni Unite che non sia sotto il controllo di uno Stato, ma di tutti i paesi. Il dollaro e l’euro non potranno più essere utilizzati nelle transazioni internazionali o come fonte di speculazione, poiché creano disuguaglianze internazionali e favoriscono attacchi speculativi contro le valute nazionali.
  • Condonare il debito estero ai paesi più poveri e ristrutturare il debito dei paesi di sviluppo intermedio affinché il loro peso non ostacoli lo sviluppo umano integrale dei paesi indebitati.
  • Eliminare le istituzioni di Bretton Woods, come il FMI e la Banca Mondiale, sostituendole con altri organismi che siano effettivamente al servizio della comunità internazionale e non degli interessi coloniali dei paesi potenti.
  • Regolamentare a livello pubblico, nazionale e internazionale, il mercato finanziario, che vada oltre le banche propriamente dette, commerciali e di investimento, affinché la società possa controllare i capitali finanziari e le loro risorse siano utilizzate per incentivare la produzione e non la speculazione.
  • Eliminare immediatamente i paradisi fiscali e altri meccanismi di evasione fiscale che consentono all’1% più ricco della popolazione di sottrarsi ai propri obblighi nei confronti dell’insieme della società.
  • Creare un’imposta universale sul commercio internazionale di merci, che andrà ad alimentare un fondo internazionale per combattere la disuguaglianza e la povertà in tutti i paesi. Il ricavato di questa tassazione dovrà sostenere una politica di correzione delle disuguaglianze create nella sfera del mercato. Gli Stati, così, devono costruire modelli tributari in cui coloro che hanno di più paghino di più per garantire che coloro che hanno meno paghino di meno. Il patrimonio, le grosse eredità e le grandi fortune devono essere tassate più pesantemente, così che i consumi e i redditi bassi siano meno tassati, favorendo in questo modo la riduzione delle disuguaglianze, invece di aggravarle.
  • Esercitare meccanismi di controllo globale dei prezzi: alcuni beni che costituiscono il paniere di base locale dovranno essere sovvenzionati o essere esenti da imposte per la popolazione più povera, garantendo che gli alimenti principali – salutari e con piene garanzie nutrizionali – siano ampiamente accessibili, per porre fine alla fame e garantire i nutrienti necessari per il pieno sviluppo umano.
  • Garantire un nuovo sistema monetario internazionale che ponga un limite ai tassi di interesse di base delle economie, scoraggiando le pratiche speculative e i grandi redditieri e privilegiando investimenti produttivi, stabilendo tassi di interesse ancora più bassi per quelle attività più avanzate nell’ambito dello sviluppo tecnologico, per stimolare la creazione di impieghi più creativi con un potenziale di realizzazione professionale.
  • Adottare politiche di controllo del commercio internazionale che scoraggino condizioni di scambio disuguali, assicurando che il trasferimento delle risorse dalle economie sottosviluppate e ad alta intensità di lavoro verso le economie industrializzate non si cristallizzi attraverso i prezzi delle materie prime.
  • Attuare una politica fiscale riguardante soprattutto le industrie di armi, gioco d’azzardo, bevande zuccherate, fast food, alcolici, sigarette e tutto quanto comporta danni alla salute fisica o mentale della popolazione, e la cui riscossione sia destinata a un fondo nazionale per l’assistenza e l’accesso alla salute gratuiti a tutti i livelli.

 

 

3- Terra, tetto e lavoro

 

  • Assicurare alla popolazione l’esercizio del pieno diritto ad un lavoro dignitoso, accompagnato
    da politiche messe in atto dai governi e dagli stati.
  • Sviluppare politiche volte a promuovere e rafforzare l’economia popolare che comporta tutte le
    attività di manodopera estensiva, rurale e urbana, svolte sotto forma di autogestione da parte di
    individui, gruppi familiari, comunità o cooperative di lavoro.
  • Stabilire canali di dialogo e scambio per costruire un’economia del bene comune, ove siano
    presenti tutti gli agenti e i lavoratori organizzati nei movimenti sociali e sindacali, nelle imprese,
    nelle cooperative, ecc.
  • Promuovere forme alternative alla proprietà privata come la proprietà statale, la proprietà
    cooperativa o la proprietà comunitaria.
  • Ridurre la giornata lavorativa retribuita a sei ore al giorno, quattro giorni alla settimana,
    affinché la stragrande maggioranza della forza lavoro abbia accesso all’occupazione e possa
    dedicare del tempo ad altre attività.
  • Creare posti di lavoro sociali e ambientali, che dovrebbero e potrebbero essere orientati verso
    le dimensioni dell’assistenza collettiva come la cura delle persone, il recupero e il mantenimento
    delle sorgenti idriche, pendii fluviali, paludi, piantamento di alberi su strade pubbliche, spazi
    urbani e pubblici.
  • Realizzare l’integrazione urbana e sociale dei quartieri popolari e degli insediamenti precari in
    cui vive attualmente un quarto dell’umanità, garantendo l’accesso ai servizi di base ed alloggi
    dignitosi per tutte le famiglie che vi abitano.
  • Creare una politica di deconcentrazione urbana, soprattutto nei paesi periferici dove lo
    sviluppo economico è estremamente diseguale e concentrato nelle grandi aree urbane.
  • Pianificare l’occupazione dei territori, creando città piccole e medie all’interno dei paesi, con
    nuove infrastrutture. Oltre all’alloggio, diversi tipi di approvvigionamento collettivo, trasporti,
    servizi igienico-sanitari, educativi, culturali e per il tempo libero, in conformità con lo schema
    tecnologico della Riforma Agraria Popolare.
  • Pianificare l’occupazione dei territori in termini abitativi, ma anche legati agli aspetti produttivi
    delle regioni o secondo l’introduzione di nuovi poli tecnologici al servizio della produzione
    sostenibile del benessere della vita umana.

 

 

4- Educazione, salute, comunicazione e tecnologia

 

  • Garantire il diritto di tutti all’accesso all’istruzione e allo studio a tutti i livelli di insegnamento.
  • Proibire, in ogni parte del mondo, il lavoro di ragazze, ragazzi e adolescenti fino a 16 anni. Gli Stati e i Governi devono garantire loro l’accesso all’istruzione, allo sport e alla cultura.
  • Sviluppare programmi educativi che tengano conto dei valori e delle particolarità di ciascun popolo, senza pregiudicare i valori umanistici universali come la solidarietà e la giustizia sociale.
  • Adottare un percorso educativo dall’infanzia alla scuola di perfezionamento, con la prospettiva di sviluppare un’altra dinamica economica, volta a sostenere e a sviluppare un modello tecnologico di integrazione dell’essere umano con la natura.
  • Incentivare la ricerca e l’industria (tanto di medicinali, quanto di strumenti e attrezzature, che già esistono ma non prosperano perché non sono redditizi), orientate verso un modello sanitario integrale e non commerciale.
  • Rispettare il diritto di accesso alla salute per tutti gli esseri umani. I servizi di assistenza e i medicinali non possono essere intesi come merci o oggetti di lucro. I governi hanno la responsabilità di controllare i servizi e garantirne l’accesso gratuito e universale a tutta la popolazione, sviluppando altresì politiche di prevenzione per tutti.
  • Stimolare il trasferimento solidale di tecnologia e conoscenza tra le nazioni, consentendo di ridurre le disuguaglianze a livello internazionale. Dobbiamo superare la divisione internazionale e la specializzazione legate ai vantaggi comparati. L’industria, i servizi di alta intensità tecnologica e di alto valore aggiunto non devono essere patrimonio dei paesi sviluppati, mentre quelli sottosviluppati rimangono con economie agrarie a basso valore aggiunto, e soffrono indici persistenti di occupazione precaria e deficit strutturali nelle transazioni correnti [tipo joint-ventures, o come il modello cinese].
  • Promuovere un ampio dibattito sui principi di una matrice tecnologica al servizio della vita umana e della salvaguardia del pianeta. Sulla base di questo processo, sviluppare una Nuova Rivoluzione Industriale che permetta un’ampia partecipazione alla produzione e alla gestione dei lavoratori.
  • Garantire una comunicazione democratica in cui tutte le voci siano ascoltate, eliminando i monopoli della comunicazione.
  • Promuovere il software libero in tutto il mondo, a partire da governi, istituzioni educative e organismi internazionali.
  • Dare priorità all’investimento di risorse pubbliche amministrate dallo Stato nei settori dell’istruzione, della salute, della cultura e della costruzione di alloggi per il popolo.
  • Dichiarare la conoscenza scientifica come patrimonio dell’umanità, eliminando ogni tipo di royalty ad essa collegata.

 

 

5- Sovranità, mobilità umana e pace

 

  • Rispettare la sovranità e l’autodeterminazione di tutti i popoli del mondo, eliminando ogni forma di interferenza imperialista e neocoloniale.
  • Creare un passaporto universale, affinché tutte le persone del mondo, che non abbiano commesso crimini nei loro paesi, possano circolare liberamente.
  • Integrare gli organismi internazionali quali ONU, OMC, FAO, UNCTAD, Unesco, ecc. con la partecipazione paritaria di tutti i governi con i rappresentanti della società di ciascun paese.
  • Eliminare le basi militari straniere dai paesi in quanto servono come forma di predominio politico ed economico.
  • Eliminare le azioni di invasione militare o forme di intervento nell’autonomia economica e politica di ogni Paese.
  • Mantenere sotto il controllo degli Stati nazionali tutti i servizi e i beni considerati “essenziali” per la vita collettiva e le condizioni di sviluppo economico nazionale, come: acqua, minerali, petrolio, energia elettrica, terra, produzione e approvvigionamento alimentare, servizi igienico-sanitari, trasporti.

www.movpop.org