Free Open Arms


Open Arms non partirà da Barcellona in questi giorni, come aveva previsto. Lo ha decretato il governo spagnolo. Una preziosa nave in meno in quella distesa d’acqua lastricata di cadaveri, più di 2000 persone annegate nel 2018 mentre in Italia veniva lanciato l’hashtag porti chiusi.
La motivazione addotta da Madrid va letta in due tempi. La prima parte suona come una denuncia: Malta e Italia non rispettano la legge quando impediscono alle navi che salvano le vite in mare di portare in un porto sicuro, prima possibile, i loro naufraghi. Non era ancora accaduto che uno Stato europeo muovesse direttamente ad altri Stati Ue l’accusa di violare il diritto del mare. È ciò che segue a questa affermazione, però, a suonare paradossale: siccome questi Stati agiscono come dei fuorilegge, Open Arms non deve più lasciare il porto spagnolo perché si troverebbe anch’essa, inevitabilmente a dovere fare lo stesso.
Ancora una volta il mondo, pur imperfetto, che avevamo conosciuto, si conferma dissolto. Un’autorità denuncia pubblicamente una violazione e invece di chiedersi come porvi rimedio le oppone una violazione ancora maggiore: siccome gli Stati violano il diritto, meglio lasciare direttamente che le persone muoiano. Perché solo questo significa tenere le navi della società civile ancorate alle banchine.
Forse quando questi ragionamenti saranno traslati in maniera ancora più evidente alla vita quotidiana di ciascuno di noi ne capiremo fino in fondo la gravità. Lo ha detto Sea Watch nei giorni scorsi: come dire che siccome gli ospedali sono chiusi, invece di fare di tutto per riaprirli eliminiamo le ambulanze.
Nel frattempo, non è prevedibile quello che accadrà al prossimo salvataggio: altri ricatti sulla pelle dei sopravvissuti, altri giochi di potere e propaganda per fare a gara tra chi in Europa è più cattivo.
Mentre la Libia esplode di conflitti quotidiani e l’Onu denuncia l’esistenza di campi di concentramento in quel paese distrutto cui regaliamo soldi e mezzi per catturare persone e tenerle nell’inferno.
Ma le settimane della Sea Watch in mare ce lo hanno raccontato, come ce lo racconterà la grande manifestazione di sabato prossimo a Barcellona, in cui anche Mediterranea sarà presente: esiste una società civile diversa e migliore dei suoi rappresentanti politici. Si sta risvegliando, ha già spalancato le braccia.
E sarà pronta ad accogliere nelle città e nei porti le prossime navi, tra cui Mare Jonio, che sta per tornare a navigare.