Fratelli Tutti. La destinazione Universale dei Beni


di Luca Casarini

L’Enciclica Fratelli Tutti è un testo straordinario.

L’Enciclica Fratelli Tutti è un testo straordinario. La sua lettura mi affascina, pensando a quel mix tra antichissimo e nuovo che la compone. La parola che affonda le sue radici nei tempi dei tempi, ma che non rinuncia a protendere i suoi rami, i suoi germogli più giovani nel nostro presente e nel futuro. Prendiamo ad esempio il principio che si snoda in tutto lo scritto, di “destinazione universale dei beni”. Non è nuovo alla dottrina sociale, direi che è antichissimo, fino al Vangelo.

Ma articolando il ragionamento sull’appartenenza “comune” dei beni del Pianeta e prodotti attraverso l’azione umana sulle risorse del Pianeta (limitate, come dice un’altra Enciclica, quella precedente, la “Laudato Si”), la parola di Francesco arriva fino alla proprietà privata. Essa non può mai essere la giustificazione a una negazione della destinazione universale dei beni, che è, e rimane, la bussola. È una proprietà privata dunque sempre provvisoria e sotto “verifica”, perché deve essere subordinata comunque a qualcosa che privato non è, e cioè la dimensione collettiva del vivere sociale. Descrive questo ragionamento, il rapporto possibile tra sfera individuale e collettiva, e non solo per l’economia che risulta il riferimento più prossimo. La proprietà privata e la verifica della sua “compatibilità” con la destinazione universale dei beni, limitano la sua possibilità di espellere l’essere umano, il vivente, il “creato”, dalla missione di ogni azione trasformativa che si collochi nella società. La proprietà privata è una concessione temporanea, da verificare continuamente, provvisoria e limitata. Non è un diritto universale. Non può essere contrapposta al benessere collettivo, meno che meno può essere derivante dal malessere della stragrande maggioranza del genere umano, e dalla devastazione del Pianeta e delle sue forme di vita.

La proprietà privata, al contrario, deve “chiedere permesso” prima di entrare a far parte del consentito: deve cioè essere autorizzata previa verifica, confermando il suo essere una possibile e non scontata “applicazione” delle regole nei sistemi sociali, e non una loro “naturale” conseguenza. L’esatto contrario di ciò che il sistema turbocapitalistico neoliberista contemporaneo ci impone. La proprietà privata deve anche, sempre, “chiedere scusa” e dire “grazie”. Le scuse sono d’obbligo per chi, usando la ricchezza generale prodotta, e i beni e le risorse universalmente destinati, non restituisce alla collettività i frutti derivanti da questa appropriazione: la rendita, il fare soldi attraverso i soldi, la speculazione finanziaria, avrebbero un mare di scuse da chiedere al mondo.

Ma le “scuse”, come l’antica parola insegna, non possono essere mai solo verbali: per chiedere scusa si “offre” a colui al quale si rivolge pentimento e sottomissione un pegno concreto. Parte di ciò che si possiede, a dirgli “una parte di quello che ho, è tuo. Te lo restituisco”.  Lungi dall’essere la “restituzione” una soluzione per eventuali danni arrecati al bene comune: le risorse, limitate e finite, insostituibili, viventi, non sono mai a disposizione esclusiva dello sfruttamento, se questo ne determina la distruzione. La destinazione universale dei beni non ha come riferimento una sola generazione di viventi, né una sola epoca.

E dunque, opporsi alla sua negazione operata attraverso sistemi che mettono sopra essa, illegittimamente, l’interesse individuale e privato, significa farlo anche a tutela di coloro che verranno dopo. In questo il concetto di “universale” assume le dimensioni del tempo e dello spazio, e si fa progetto in movimento. È una costruzione, una conquista, la destinazione universale dei beni, e non solo perché deve avere a che fare con il sistema dominante che la nega, che la osteggia, che vuole distruggere la potenza della parola antica e nuova, ma anche perché essa deve prevedere il mondo che verrà, dove saranno altri dopo di noi. Essa dunque, è Utopia e Progetto del Mondo Nuovo. La proprietà privata è gravata da una ipoteca sociale molto seria.

Un altro aspetto che mi colpisce è che la destinazione universale dei beni non si riferisce solo agli individui e ai popoli, ma anche alle nazioni.  Ad esempio estendendo la sua influenza sui confini, sulle frontiere. Anche la limitazione dei movimenti umani, delle migrazioni, è una negazione della destinazione universale dei beni. Ogni stato, ogni nazione, dentro i suoi confini, “ha anche qualcosa del forestiero”. Che appartiene a colui che arriva da fuori. E se ci pensiamo è proprio così: le risorse naturali, a partire dal petrolio e dai minerali, rapinate al sud del mondo per il benessere del nord, non sarebbero motivo sufficiente per riconoscere che “dentro casa mia c’è anche roba tua”? Le frontiere sono il prodotto di decisioni umane, discutibilissime talvolta, forse sempre. Non possono venire prima del vivente, non possono imporre morte e distruzione, non possono affermare il primato delle leggi di Cesare sul principio della destinazione universale dei beni. Attraverso l’utilizzo delle frontiere come dispositivo differenziale tra i diritti di chi sta dentro e chi sta fuori si nega la parola antica e contemporanea. La negazione del principio della destinazione universale dei beni operata dal sistema capitalistico attraverso le frontiere erette contro i poveri e migranti contrasta con l’assoluta libertà di movimento del denaro e delle merci. Il potere delle multinazionali di operare scelte capaci di determinare il destino di miliardi di persone, di nazioni, di intere popolazioni, è sotto gli occhi di tutti. Dentro i confini vengono rinchiusi, e negati a grande parte del Pianeta, anche aria, acqua, terra. Gli oceani e i mari diventano ad uso esclusivo di chi “detiene il potere di attraversarli”, o per la guerra, o per i soldi.

Come non pensare al Mare Mediterraneo, trasformato illegalmente in una frontiera spesso invalicabile e mortale per migliaia di donne, uomini e bambini, che viaggiano per andare lì dove c’è qualcosa che anche loro, e i loro avi, hanno contribuito a creare?

 

La Lettera Enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco è disponibile al link: http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html