Don Mattia Ferrari sulla Mare Jonio: “vado a salvare i migranti per dovere di umanità”


Da il Manifesto, di Alessandro Santagata 


 

Mattia Ferrari, 25 anni, è il giovanissimo sacerdote di Nonantola (Modena) che ha deciso di imbarcarsi sulla nave da soccorso Mare Jonio, attiva nell’ambito della piattaforma Mediterranea. Un gesto che non poteva non catturare l’attenzione dei media e probabilmente anche qualche mal di pancia in quella destra che si definisce cattolica ma non ama il papa. Basti pensare che lo stesso arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nella messa del 2 maggio ha ricordato don Mattia, «il giovane prete e animatore» che, seguendo la parola di Gesù, si sta facendo «pescatore di uomini».

La collaborazione del sacerdote con i militanti dell’associazione Ya Basta è iniziata qualche anno fa a Bologna nel contesto di un’inedita sinergia con la diocesi di mons. Zuppi. E proprio don Mattia, all’epoca ancora seminarista, è stato decisivo nell’organizzare l’incontro che si è svolto un anno fa al centro sociale Tpo di Bologna con il vescovo e Luciana Castellina, chiamati a discutere, insieme ai militanti del posto, del libro «Terra, casa, lavoro», contenente i discorsi di papa Francesco ai movimenti popolari e diffuso da il manifesto. Lo abbiamo intervistato il 1° maggio mentre, con la Mare Jonio, sta solcando i mari libici.

Cosa l’ha spinta a imbarcati con la Mare Jonio come “cappellano di bordo” e come si inserisce questa scelta nel tuo percorso, spirituale e politico?
Questa scelta nasce da alcuni fattori concomitanti. Innanzitutto, Luca Casarini, nell’incontro con l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, aveva espresso il desiderio di avere un prete a bordo. Dal momento che sono amico da due anni dei centri sociali bolognesi Tpo e Labas che, tramite l’associazione Ya Basta, fanno parte di Mediterranea e che siamo amici proprio grazie alla comune fraternità con i migranti, hanno chiesto a me di essere il «prete a bordo». Non potevo certo rifiutare. La mia decisione si inserisce quindi nel mio percorso di discepolo di Gesù che mi ha portato a essere amico e fratello di questi ragazzi che hanno scelto di mettere a rischio la loro vita per salvare quella del prossimo, e dei migranti che bussano alle nostre porte.

Come è andato il duplice confronto con il suo vescovo, mons. Castellucci, e con mons. Lorefice?
Molto bene. Corrado Lorefice aveva già appoggiato convintamente Mediterranea, incontrando Luca Casarini e regalandogli un libro con la dedica «Sono con voi». È lui che ha autorizzato che ci fosse un prete a bordo. Castellucci ha accolto felicemente la richiesta di imbarcarmi e mi ha sostenuto con affetto.

C’è stato anche lo «zampino» di Zuppi?
Se ci sia stato direttamente non lo so. Di sicuro è molto soddisfatto. Zuppi è un punto di riferimento per tutti noi. Qui con me ci sono i ragazzi del centro sociale bolognese Labas, che hanno un rapporto di stima e di affetto con lui.

Come interpreta la sua missione di cappellano di bordo? Ha avuto direttive su questo?
Non ho direttive particolari, la mia missione è quella di portare la vicinanza della Chiesa di Gesù a questi ragazzi. Oltre a pregare, parlo a lungo con loro e facciamo discorsi molto belli, dai quali io per primo sto venendo molto arricchito. Qui siamo come una grande famiglia: tutti facciamo tutto. Cuciniamo, sistemiamo e ci prepariamo a eventuali salvataggi.

Cosa ne pensa del modo in cui Salvini, e non solo, hanno attaccato l’esperienza di Mediterranea?
Sono attacchi ingiusti. Mediterranea fa paura perché sono ragazzi che non solo parlano, ma fanno! Mettono in gioco la loro vita per salvare quella degli altri. Mediterranea non salva solo i migranti: salva noi tutti dalla disumanizzazione dilagante. Lo slogan “porti chiusi” è irricevibile per una questione di umanità, perché non si lascia morire nessuno in mare. E per una questione di giustizia, perché siamo noi occidentali che sfruttiamo da sempre il suolo africano e costringiamo questa gente a partire.

E le polemiche contro la Chiesa di papa Francesco?
Anche questi sono attacchi ingiusti. La Chiesa è stata collocata dal Signore accanto ai poveri e ai derelitti della storia. Papa Francesco è fedele a questo principio, per questo viene attaccato dai potenti.

 

Video intervista a Mattia Ferrari: