Dignità e giustizia sociale in mare come in terra. Il 17 Ottobre Mediterranea è a Roma con la Rete dei Numeri Pari.


Il 17 ottobre, nella giornata mondiale per l’eliminazione della povertà, saremo a Roma all’assemblea indetta dalla Rete dei numeri pari.

Saremo lì perché Mediterranea ha sempre navigato tra mare e terra, e le ingiustizie e le violazioni dei diritti si ripercuotono, alimentandosi, da uno spazio all’altro. Anni di politiche che hanno impoverito la popolazione italiana, accresciuto le diseguaglianze, dismesso servizi essenziali alla dignità delle persone, spezzato i legami di solidarietà, hanno trovato terreno fertile e rilanciato razzismi e xenofobie usando le migrazioni come arma di distrazione di massa dai veri problemi di questo paese.

Profughi in fuga da guerre e torture, donne bambini e uomini costretti ad abbandonare le loro case a causa dei cambiamenti climatici e della depredazione delle risorse della loro terra, sono diventati il capro espiatorio dei mali del mondo, convincendo cittadini e cittadine dell’Europa a concentrare le loro energie nel costruire muri e chiusure identitarie, invece che nell’opporsi alle prepotenze dei poteri e nel lottare per la giustizia sociale.

Tutto si tiene insieme, i diritti non sono un gioco a somma zero, per cui toglierli a qualcuno serve a garantirli a qualcun altro. Al contrario: la distruzione dello stato di diritto nel Mediterraneo e la violazione dei diritti fondamentali delle persone migranti sul territorio italiano sono usati quotidianamente come banco di prova per sperimentare fino a che punto è possibile abituare la popolazione alle violazioni e ai soprusi che poi colpiranno, e già colpiscono, tutte e tutti. Crisi economica, disoccupazione, inflazione, instabilità geopolitica, sono gli elementi che tra le due guerre mondiali hanno aperto la strada al nazifascismo.

A quel tempo, l’orizzonte dei diritti umani naufragò perché gli Stati europei scacciarono come schiuma della terra, scriveva Hannah Arendt, i profughi in fuga dal crollo dei grandi imperi e dall’ascesa delle nuove dittature. Quella scelta spalancò le porte all’orrore, perché la società civile europea accettò che la vita umana potesse non valere nulla. Oggi corriamo un rischio simile, e dipende da noi che ne abbiamo coscienza opporci reinventando percorsi di resistenza che rimettano al centro la priorità della dignità delle vite, di tutte le vite.

Lo abbiamo fatto andando in mare e resistendo a un anno di attacchi e violenza, indagini e multe che ancora gravano sulle nostre spalle per avere salvato 237 persone e averle portate in un porto sicuro come il diritto prevede. La nostra nave Mare Jonio e la nostra barca a vela Alex sono ancora bloccate in porto per un sequestro amministrativo che è una scelta politica, e non giudiziaria, che questo governo sta scegliendo di non revocare mentre nel Mediterraneo bambini donne e uomini continuano a morire.

In mare torneremo comunque presto, fino a quando ci sarà bisogno di noi, ma anche in terra non smettiamo di navigare.
Tutto si tiene insieme, a cominciare dalle nostre battaglie.

Ci vediamo il 17 ottobre a Roma!