Comunicato – 6 marzo 2021


La Procura della Repubblica di Ragusa sta indagando la società armatoriale di Mediterranea Saving Humans, Idra Social Shipping, per l’intervento effettuato l’11 settembre 2020: quando la Mare Jonio ha soccorso i 27 naufraghi della petroliera Maersk Etienne che da 38 giorni erano abbandonati in mezzo al mare tra Malta e Lampedusa, a bordo della portacontainer che li aveva tratti in salvo. Le accuse avanzate sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato e violazione alle norme del Codice della Navigazione. La pena prevista per questi reati può arrivare a 30 anni di carcere.

Idra social shipping è la compagnia armatoriale che abbiamo creato per gestire la Mare Jonio e i servizi di bordo. È una impresa social oriented riconosciuta dal Fondo Sociale Europeo. Significa che non vi sono “dividendi” tra soci, ma ogni singolo centesimo deve essere reinvestito nella mission di impresa: offrire ad associazioni della società civile navi di ricerca e soccorso. È la prima compagnia armatoriale social oriented per la ricerca e il soccorso in mare in Europa.

Per la Procura di Ragusa Idra Social Shipping si è accordata preventivamente con la compagnia Maersk Etienne per ospitare i 27 naufraghi sulla Mare Jonio in cambio di un compenso economico. Sia Idra sia la stessa Maersk Etienne hanno smentito le accuse. Entrambe in due diversi comunicati hanno sottolineato che a distanza di mesi dall’operazione di salvataggio, nel contesto di riunioni con le Organizzazioni di rappresentanza degli Armatori danesi ed europei e sulla base della Convenzione di Londra del 1989 che prevede forme di riconoscimento anche economico tra armatori per l’assistenza tra navi in acque internazionali, la Maersk Etienne si è offerta volontariamente di aiutare Idra nella e di coprire parte dei costi sostenuti a seguito del soccorso. Dopo quell’operazione infatti, nonostante i riconoscimenti e la gratitudine espressi da ogni parte d’Europa e anche dalle Nazioni Unite, Mare Jonio è stata bloccata dalle autorità italiane, come spesso accade purtroppo a chi pratica il soccorso in mare.

Volendo rimanere nella più assoluta formalità e trasparenza, la compagnia Maersk ha stabilito una cifra e ha deciso di riconoscerla attraverso la Convenzione di Londra. Idra social shipping, come prevede la legge, ha emesso regolare fattura certificata per “servizi di assistenza in acque internazionali”.

Non c’è stato quindi nessun accordo preventivo, nessuna trattativa, ma invece un importante esempio di solidarietà e riconoscimento tra chi opera in mare, dell’importanza di creare e sostenere, anche tra privati, il soccorso civile in mare, in assenza di dispositivi istituzionali che rendono così drammatica e pericolosa per migliaia di persone la situazione del Mediterraneo.

La stessa Procura di Ragusa, scritto nero su bianco sugli atti che motivano questa vasta operazione di polizia giudiziaria, ammette di non avere alcuna prova, ma solo ipotesi.

Quello della Mare Jonio è stato un intervento di soccorso doveroso nei confronti di 27 persone vittime di terribili abusi, violenze e torture subite nei campi di detenzione della Libia; 27 persone che sono state abbandonate in mare dagli Stati europei per 37 giorni, in piena emergenza sanitaria.

Le accuse rivolte Idra Social Shipping puntano solo a colpire il soccorso civile in mare. Come confermano le operazioni analoghe partite nello stesso momento contro altre ONG da altre due Procure siciliane, Trapani e Catania.

Un soccorso che al momento risulta necessario visti i numeri di naufragi nel Mar Mediterraneo Centrale. Idra social shipping non ha mai fatto nulla di illegale e lo dimostrerà presto nelle sedi competenti. Anzi.

Sarà di grande interesse pubblico accertare se qualcuno stia indagando sul perché quei profughi e naufraghi, fossero lasciati da 37 giorni sul ponte di una petroliera, all’aperto, senza che nessuna autorità si sia nemmeno ptteoccupata di inviare un medico. Gli avvocati del nostro Collegio di difesa, depositaranno nei prossimi giorni un’istanza di riesame del provvedimento cautelare adottato dalla Procura di Ragusa, “perché l’ingresso sul territorio nazionale non è stato illegale ma è avvenuto nel rispetto delle procedure di legge”.

Le 27 persone soccorse l’11 settembre del 2020 erano in uno stato di difficoltà e necessità. L’intervento della Mare Jonio ha permesso loro di accedere a un porto sicuro, come le normi internazionali prevedono: la Convenzione di Amburgo e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che l’Italia ha sottoscritto, e che Mare Jonio ha fatto rispettare.