Catture e deportazioni in Libia, con la connivenza degli aerei europei a Nord-Est di Tripoli


La nave Mare Jonio sta pattugliando il Mediterraneo centrale ormai da tre giorni, mentre quella immensa distesa d’acqua è teatro, in particolare nella zona SAR a Est di Tripoli, di ripetute catture di profughi di guerra da parte della cosiddetta guardia costiera libica, coadiuvata negli interventi di intercettazione da quegli stessi assetti aerei militari di Paesi dell’Unione europea che continuano a sorvolarci.

Ormai i Comandi militari e i Centri di coordinamento europei non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, attraverso i canali di comunicazione radio e messaggistica previsti dal diritto marittimo e dai protocolli SAR internazionali, come sarebbe loro dovere fare, ma pare interloquiscano unicamente con le “Autorità libiche.”

Intanto, a causa di una intensa (e non meglio identificata) attività militare di “jamming” cioè di deliberata interferenza sui segnali GNSS e GPS, le nostre apparecchiature di bordo non ricevono alcun messaggio e gli stessi nostri strumenti di navigazione sono mandati in tilt.

In un clima di silenzio e di connivenza da parte degli Stati dell’UE sembra sia diventata prassi ordinaria un crimine gravissimo: respingere centinaia di persone verso un porto non sicuro in un Paese dove sono a rischio di vita e trattamenti inumani e degradanti.

Continuiamo perciò a navigare avendo solo i nostri occhi per osservare e denunciare quanto sta accadendo e cercare di difendere la vita e i diritti di chi è costretto a mettersi in mare.