Aquarius costretta a chiudere le operazioni nel Mediterraneo dopo aver soccorso 30000 persone.


Il 6 dicembre la nave Aquarius su cui operavano Msf e SoS Mediterranée ha dovuto dichiarare ufficialmente conclusa la sua attività di ricerca e soccorso nelle acque del Mediterraneo, dopo avere salvato, negli ultimi anni, decine di migliaia di donne, uomini e bambini. Nessuno Stato le ha concesso una bandiera, e la nave è ora sequestrata al porto di Marsiglia a causa dell’inchiesta aperta dalla solita Procura di Catania ormai nota per avere ingaggiato una vera e propria battaglia giudiziaria contro le Ong che operano attività SAR. L’ultima delle accuse mosse a Msf, particolarmente creativa, riguarda l’ipotesi di traffico di rifiuti pericolosi.

Qualcuno ha esultato di fronte a questa notizia, rispolverando la retorica del “meno salvatori meno morti in mare”, come se davvero la presenza delle Ong fosse la causa degli attraversamenti del Mediterraneo e della strage degli innocenti che si perpetra ogni giorno nelle sue acque.
Il numero percentualmente altissimo di morti dall’inizio del 2018 ad oggi, più di 2000, in un mare trasformato in deserto oltre che in cimitero, dopo l’allontanamento di tutte le navi umanitarie, sarebbe un dato più che sufficiente per dimostrare il contrario. E da quando siamo in mare con la nostra nave Mare Jonio, abbiamo la certezza di come questa sia purtroppo una stima di molto al ribasso: abbiamo denunciato di come le segnalazioni di distress ormai non vengano neppure più diramate o vengano lanciate consapevolmente solo con enorme ritardo dai governi; di come le barche rischino di colare a picco mentre i centri di coordinamento marittimo di Malta e Italia discutono su chi debba intervenire rimandandosi le responsabilità; di come le persone preferiscano gettarsi in mare piuttosto che farsi catturare e riportare indietro dalla cosiddetta guardia costiera libica; di quale odissea le navi commerciali e i pescherecci che obbediscono al diritto del mare salvando la vita dei naufraghi siano poi costretti a subire, con il rischio di spingere tanti di loro lontani da alcune rotte.
Solo l’apertura di canali di ingresso legali eviterebbe che chi migra sia costretto ad attraversare la Libia e poi il Mediterraneo arricchendo le reti dei trafficanti con una possibilità su sei di morire in mare. Non possiamo stancarci di ripeterlo: se si potesse entrare con dei visti, sui propri piedi, pagando un biglietto aereo (che costerebbe enormemente meno dell’attraversamento illegale di tutte le frontiere), sottoponendosi a tutti i controlli necessari, nessuno diventerebbe naufrago da salvare, e allora sì non ci sarebbe più bisogno di salvatori. La Libia, nel frattempo, andrebbe certamente evacuata attraverso l’apertura di canali umanitari che avrebbero anch’essi, come hanno dimostrato quelli attivati da Mediterranean Hope, costi di gran lunga inferiori rispetto alle politiche di repressione e delega agli stati terzi della vita e della morte di chi è lì intrappolato.
Le migrazioni sarebbero allora un fenomeno controllato, normalizzato, che, oltre che restituire un po’ di dignità a un’Italia e a un’Europa macchiate di sangue, necessiterebbe anche di molte meno risorse da investire nell’accoglienza di persone che sarebbero messe nelle condizioni di attuare un progetto autonomo, invece che essere ridotte a vittime di tratta e a figure estremamente vulnerabili. Non ci sarebbe più spazio per decreti che in nome di una “necessità e urgenza” inesistente, costruiscono le basi per l’insicurezza di tutti e tutte, condannando migliaia di persone sopravvissute ai viaggi terribili, alla Libia e al mare, a diventare presenze irregolari in Italia anche dopo anni di processi di inclusione già avviati.
E si potrebbe tornare a parlare, in Italia e in Europa, dei veri problemi che affliggono la vita delle popolazioni, delle cause reali della loro insicurezza: le diseguaglianze, la precarietà lavorativa, la mancanza di welfare, la crisi climatica.
Ma questo non sembra più essere il tempo per i dati di realtà e i ragionamenti razionali: c’è disabitudine all’ascolto e alla comprensione, mentre sembra che solo gli slogan che professano odio facciano presa.
Eppure, questi primi due mesi di Mediterranea ci hanno insegnato che c’è ancora un’Italia diversa: quella che ha costruito centinaia di iniziative di sostegno da Palermo a Trieste, quella che ha trascorso le notti con chi era in mare a tenere il fiato sospeso per portare in salvo persone che rischiavano la vita, quella che è diventata Mediterranea anche se prima non aveva mai pensato di potersi attivare in azioni sociali, quella che ogni giorno pensa che la situazione stia diventando sempre più insopportabile e pericolosa, e che ognuno è adesso chiamato a fare la sua parte, dalla propria posizione, per come può, senza mai rinunciare alla gentilezza, alla capacità di tendere una mano, al coraggio dell’intelligenza e del prendersi cura.
Mediterranea ha chiesto di raccogliere un messaggio semplice, – che la vita umana si salva sempre; che la vita umana importa più di ogni altra cosa, sempre – chiedendo a chi lo condivide di attraversare la linea invisibile che può ancora separare l’odio, la paura cattiva e l’indifferenza dal coraggio, dalla solidarietà, dalla lungimiranza. È un grado zero di umanità necessario da ricostruire per potere guardare oltre e salvarci.

E mentre Aquarius è costretta a ritirarsi, provocando in tutti e tutte noi dolore e indignazione, altre Ong sono tornate in mare, insieme alla nostra azione non governativa, costruendo una piattaforma aperta e attraversabile, stavolta a livello europeo: United4Med.

Mediterranea resta se stessa, ma diventa più forte, all’interno di una rete che è pronta ad accogliere Msf, SoS Mediterranee e in generale tutte le energie, le realtà, le persone, che ancora rendono questa Europa un luogo di civiltà e di solidarietà.

Anche in queste settimane durante le quali Mare Jonio sarà in porto per aggiustamenti tecnici, noi potremo quindi essere comunque in mare, come a terra, perché questa straordinaria avventura è appena cominciata e abbiamo ancora tante e tante miglia davanti, tanti compagni di viaggio da incontrare, ponti da costruire, sogni da realizzare.