Appello internazionale alla solidarietà per Mediterranea Saving Humans


Riceviamo e volentieri pubblichiamo da CriticalLegalThinking.com:

Mediterranea Saving Humans è sotto attacco in Italia. Diversi membri di Mediterranea sono accusati dalla Procura di Ragusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Non è certo la prima volta che un’accusa del genere viene usata per criminalizzare le operazioni civili di salvataggio dei migranti in mare. Uno dei pubblici ministeri di Ragusa aveva avviato nel 2004 il procedimento contro la Cap Anamur, conclusosi con la piena assoluzione di tutti gli imputati da ogni accusa. Negli ultimi giorni altre ONG sono state prese di mira con accuse simili in Sicilia.  Anche la solidarietà con i migranti e i rifugiati che raggiungono l’Italia attraverso la “rotta balcanica” è al centro di indagini giudiziarie e operazioni di polizia. E gli stessi migranti vengono criminalizzati, come nel caso dei 3 della El Hiblu a Malta e a Moria in Grecia. Ancora una volta, ci troviamo di fronte a tentativi di affermare il primato della chiusura delle frontiere rispetto al dovere di salvare le persone in pericolo. Mentre i legali continueranno a lottare in tribunale contro queste violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, c’è la necessità di prendere politicamente posizione e di affermare il ruolo cruciale del salvataggio in mare dei migranti e delle pratiche di solidarietà nella lotta per un’Europa più aperta e democratica.

La criminalizzazione di Mediterranea è emblematica dell’attuale congiuntura. L’accusa è costruita intorno a un’operazione condotta in mare dalla nave Mare Jonio (gestita da Mediterranea) l’11 settembre 2020. All’inizio di agosto, la petroliera Maersk Etienne aveva salvato 27 migranti nella zona SAR maltese. Anche se le autorità maltesi avevano coordinato l’operazione di soccorso, non hanno mai assegnato un “porto sicuro” di sbarco e i 27 migranti erano stati costretti a trascorrere 37 giorni su una nave bloccata in acque internazionali senza strutture mediche né alloggi adeguati. È stata probabilmente la più lunga situazione di stallo nella storia del Mediterraneo, e dobbiamo sottolineare che i 27 migranti erano in condizioni critiche a causa del duro viaggio che avevano affrontata, a partire dalla prolungata detenzione in Libia. La Mare Jonio ha risposto a una richiesta di assistenza del comandante della Maersk Etienne e il personale medico di Mediterranea è salito a bordo, rendendosi subito conto delle condizioni insostenibili dei migranti. Così è stato organizzato il loro trasferimento sulla Mare Jonio che si è poi diretta verso la Sicilia, dove i migranti sono stati finalmente autorizzati a sbarcare.

Il pubblico ministero sostiene che c’era un “accordo finanziario” tra gli armatori della Mare Jonio e la Maersk Tankers. Questa accusa è già stata dimostrata falsa da una dichiarazione dettagliata della compagnia danese e non è necessario soffermarci qui ancora su questo punto. Più importante è il fatto che il caso Maersk Etienne è parte integrante di una relativamente lunga storia di misure e politiche europee che mirano a scoraggiare le navi commerciali dall’impegnarsi in operazioni di salvataggio in mare. Da questo punto di vista, la collaborazione tra la petroliera di proprietà di un leader mondiale dell’industria marittima e il piccolo rimorchiatore Mare Jonio non è davvero sorprendente. Indica le potenzialità di un’alleanza tra un’ampia varietà di attori civili che operano in mare intorno alla questione del soccorso dei migranti. È importante riconoscere che molte compagnie di navigazione sono molto preoccupate per questo problema, spesso combinando motivazioni umanitarie e interessi commerciali. Il fatto che i membri di Mediterranea abbiano partecipato a riunioni con le associazioni europee di armatori e compagnie di navigazione negli ultimi mesi deve essere stato percepito come una potenziale apertura della lotta per il soccorso in mare su una nuova scala. Ed è facile immaginare che questo percorso sia apparso come una minaccia per i procuratori (e i politici) che sostengono ossessivamente come gli Stati debbano essere gli attori esclusivi del soccorso in mare, anche se in vaste aree del Mediterraneo l’intervento degli Stati europei è oggi completamente assente.

Soprattutto in considerazione del fatto che il Mar Mediterraneo continua ad essere la frontiera più letale del mondo, vogliamo esprimere la nostra incondizionata solidarietà a Mediterranea così come a tutte le altre ONG sotto attacco. Sosteniamo la vasta coalizione di attori della società civile europea, impegnati come “civil fleet – flotta civile” nella solidarietà con i migranti e i rifugiati, in mare e a terra. Siamo convinti che questa coalizione, che continua a crescere e a creare alleanze inaspettate, già prefigura una nuova Europa e nuove relazioni con i suoi vicini, a Sud come ad Est. Siamo particolarmente preoccupati per Mediterranea, che attualmente è bloccata nelle operazioni di salvataggio in mare. E sappiamo quanto siano costose le spese legali necessarie per difendersi da attacchi giudiziari come quello lanciato dalla Procura di Ragusa. Per tutte queste ragioni lanciamo una campagna internazionale di raccolta fondi a sostegno di Mediterranea. E invitiamo caldamente tutte le cittadine e i cittadini e le organizzazioni, convinti che la salvaguardia della vita umana debba avere la priorità su tutto il resto, a contribuire alla raccolta fondi.

 

Donazioni possono essere effettuate:

Online:

https://donate.mediterranearescue.it/solidarity/

Via bonifico bancario:

Istituto: Banca Etica

Nome del beneficiario: Mediterranea Saving Humans APS;

IBAN: IT37V0501802400000016878019;

BIC: CCRTIT2T84A;

Causale: “Solidarity with Mediterranea”

Indirizzo di posta elettronica per adesioni alla campagna e richiesta informazioni:

[email protected]

 

Prime firme:

Carola Rackete (Capitana)

Pia Klemp (Capitana)

Achille Mbembe (University of the Witwatersrand, Johannesburg)

Naomi Klein (Autrice e giornalista)

Cornel West (Harvard University)

Sabine Hess (Direttrice del Center for Global Migration Studies, University of Göttingen)

Michael Hardt (Duke University)

Erik Marquardt (Europarlamentare)

Sandro Mezzadra (Università di Bologna)

Manuela Bojadzijev (Humboldt Universität, Berlino)

Charles Heller (Graduate Institute, Geneva, e Co-direttore di Forensic Oceanography)

Sara Prestianni (attivista per i diritti umani, Bruxelles)

Lorenzo Pezzani (Goldsmiths, University of London)

Isabelle Saint-Sens (MigrEurop, Parigi)

Hagen Kopp (no one is illegal)

Maurice Stierl (University of Warwick)

Si aggiungono:

Marta Perez (Universidad Complutense de Madrid)

Federico Alagna (Department of Political and Social Sciences, University of Bologna & Nijmegen Centre for Border Research, Radboud University)

Alfonso Di Stefano (Rete Antirazzista Catanese)

Aurora Frigerio (Tavolo per la Pace di Carugate Milano)

Tazreena Sajjad (Global Governance, Politics and Security Program, GGPS; School of International Service (SIS) – American University Massachusetts)

Clara Mogno (Università degli Studi di Padova)

Marlène Micheloni

Dr Lucy Mayblin (Department of Sociological Studies University of Sheffield)

Chiara Denaro (University of Trento)

Francesco Sticchi (Oxford Brookes University. School of Arts)

Girolamo De Michele

Alessandro Cortesi

Aurora Iuorio

Raffaella Daino

Antón Gómez-Reino Varela (Unidas Podemos)

Jasmine Iozzelli

Leonardo Grassi

Lorenzo Gabrielli (Universitat Pompeu Fabra, Department of Political and Social Sciences)

Lisa Guerini

Ionne Guerrini (Donne in Nero Ravenna)

Anita Sonego

Stefania Rizzardo

Ludovica Fales (University College London)

Orazio Irrera (Université Paris 8)

Vincenzo Carbone (Dipartimento di Scienze della Formazione Università Roma Tre)

Giuseppe Cuttitta

Sergio Falcone

Alessandra Algostino (Dipartimento di Giurisprudenza Università di Torino Campus Luigi Einaudi)

Pietro Deandrea (Università di Torino)

Silvana Di Geronimo (Roma)

Eva Nossem (Saarland University, UniGR-Center for Border Studies)

Judith Gleitze (Borderline-Europe, Borderline Sicilia Onlus)

Eva Raffa (Milano)

Paola Agnello Modica (Roma)

Annamaria Odello

Rete femminista No muri No recinti

Floriana Lipparini

Annamaria Rivera (Università di Bari)

Claudia Preto

Liana Borghi

Gruppo Melitea

Reto Plattner

Oliver Kulikowski

Libera Università delle Donne

Thomas Nuding (Sarah Seenotrettung)

Silvana Palma (Università “L’Orientale” – Napoli)

Miriam Edding (Stiftung Foundation)

Giangiacomo Pianetti (Università di Verona)

Valentina Moro (ZeLIG – School for Documentary, Television and New Media – Bolzano/Bozen)

Severina Gangere

Kathrin Thiele (Utrecht University)

Gianmaria Colpani (Utrecht University)

Milica Trakilovic (Utrecht University)

Claudia Cangemi

Alessandro Simoncini

Marco Jacquemet (University of San Francisco)

Margherita Granero