95 persone fermate in mare e respinte in Libia. Il caso del 2 maggio 2021


 

95 persone respinte verso torture e abusi.

Come l’Italia ha ordinato ad un’imbarcazione mercantile di assistere ad un respingimento illegale verso la Libia.

Un comunicato congiunto da parte di Alarm Phone e Mediterranea Saving Humans.

Ieri, 2 maggio 2021, alle ore 05:32 CEST, un gruppo di 95 persone in navigazione su un’imbarcazione in legno, ha chiamato Alarm Phone. Nel tentativo di fuggire dalla Libia, si trovavano in una situazione di estremo pericolo, alla deriva in acque internazionali, e più precisamente a poche miglia nautiche a Sud della zona SAR maltese (34°14, E12°11 alle ore 05:32). Il motore dell’imbarcazione non funzionava più ed il meteo era in peggioramento. Le autorità italiane, dopo che la cosiddetta guardia costiera libica ne aveva richiesto l’assistenza, hanno ordinato a due imbarcazioni mercantili, la VOS APHRODITE e la OLYMPIYSKY PROSPECT, di avvicinarsi all’imbarcazione in pericolo e di rimanere in attesa dell’arrivo della cosiddetta guardia costiera libica. Non appena le persone sull’imbarcazione hanno cominciato a rendersi conto che sarebbero state ricondotte in Libia, invece che essere soccorse dall’Italia, la situazione a bordo ha cominciato a degenerare, con la conseguenza che diverse persone sono cadute o si sono gettate in mare nel tentativo di scongiurare la cattura. Alle due imbarcazioni mercantili è stato, pertanto, chiesto di recuperare le persone e di restituirle alla cosiddetta guardia costiera libica, la quale le ha forzatamente ricondotte in Libia.

Sebbene i dettagli di questo violento respingimento siano chiari, rimangono – tuttavia – diverse questioni aperte: Cosa è accaduto nel lasso di tempo tra l’arrivo delle imbarcazioni mercantili e l’arrivo delle autorità libiche? Perché le imbarcazioni mercantili, chiamate dalla guardia costiera italiana sul luogo, si sono rifiutate di soccorrere un’imbarcazione in legno che avrebbe potuto capovolgersi in qualsiasi momento? Cosa è accaduto una volta che la cosiddetta guardia costiera libica è giunta sul luogo? Perché le imbarcazioni mercantili hanno consegnato le persone soccorse alle autorità libiche? Le persone in pericolo sono tutte sopravvissute o ci sono state delle vittime? Le autorità si rifiutano di fornire risposte a queste domande. Cercano di nascondere tutto ciò che accade nel mediterraneo centrale, nascondendo i crimini che accadono in mare.

Il caso di queste 95 persone, fermate in acque internazionali e respinte verso la Libia nonostante continue richieste di aiuto rivolte alle autorità Europee, è un esempio cristallino del complesso meccanismo di violazione dei diritti umani ad opera degli Stati Membri dell’UE (Italia e Malta) e dell’agenzia europea di frontiera, Frontex. Questi attori di fatto cooperano e coordinano le attività delle autorità libiche, che conducono operazioni non dichiarate e illegali di polizia di frontiera piuttosto che attività di ricerca e salvataggio in mare.

Eventi come questo dimostrano la violenza sistematica e coordinata delle infrastrutture e dei regolamenti SAR attualmente esistenti. Dimostrano, inoltre, che gli Stati stanno soltanto proteggendo le frontiere e rifiutando di proteggere la vita delle persone, sottraendosi all’obbligo di eseguire operazioni di soccorso tempestive e respingendo le persone verso luoghi in cui le loro vite sono minacciate.

I tempi sono quindi maturi per la creazione di un centro di coordinamento SAR che si ponga l’obiettivo di prevenire respingimento illegali e la morte in mare, piuttosto che facilitare questi scenari. Tale centro di coordinamento dovrebbe essere organizzato dalla società civile: un Centro Civile di Coordinamento del Soccorso Marittimo (o CCCSM), capace e disposto a raccogliere le chiamate di soccorso, a coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio verso un Porto Sicuro (PoS), e – infine – di lavorare per l’abolizione del regime delle frontiere europeo e la sua violenza razzista.

Il report che segue fornisce una dettagliata cronologia degli eventi del 2 maggio 2021, e di come si sono sviluppati prima di dimostrare come questo caso di emergenzia evidenzi un sistema di violazione dei diritti umani del Mediterraneo centrale. Elementi cruciali di tali sistema violento sono: l’attribuzione di una zona SAR alla Libia, ritardi intenzionali nelle operazioni di soccorso, forme di non-assistenza in mare, e la quotidiana violazione della Convenzione di Ginevra.

 

CRONOLOGIA

Ieri, 2 maggio 2021, alle ore 05:32 CEST, un gruppo di 95 persone, in navigazione su un’imbarcazione in legno, ha chiamato Alarm Phone. Nel tentativo di fuggire dalla Libia, si trovavano in una situazione di estremo pericolo, alla deriva in acque internazionali, e più precisamente a poche miglia nautiche a Sud della zona SAR maltese (34°14, E12°11 alle ore 05:32).

Al telefono, così si esprimevano le persone in pericolo: “Siamo circa 100 persone, moriremo se non ci aiutate. Per favore! Il motore si è fermato. Puoi immaginare avere dei bambini e sentire che stanno per morire in mare? E’ troppo brutto. Ci sono delle onde enormi e l’imbarcazione è troppo piccola. Siamo su un’imbarcazione piccola. Moriremo se non ci aiutate. Per favore mandate qualcosa alla nostra ricerca, c’è tantissima acqua che sta entrando nell’imbarcazione.

Guarda il video su YouTube (a cura di Piazza Pulita): http://https://www.youtube.com/watch?v=Uh56KIbxsPM

 

Alarm Phone ha immediatamente provveduto ad allertare tutte le autorità (ore 06:12). Successivamente, Alarm Phone ha contattato tramite email, la società di navigazione a capo dell’imbarcazione mercantile Olympiski Prospect, informandola dell’obbligo pendente a effettuare un’operazione di soccorso (ore 06:37), giacché la Olympisky Prospect era vicina al luogo dell’imbarcazione in difficoltà. Tuttavia, durante un contatto telefonico successivo, la compagnia esprimeva il suo rifiuto ad accettare l’obbligazione di prestare assistenza. Nel frattempo, diversi amici e parenti delle persone in difficoltà sono riuscite ad entrare in contatto con Alarm Phone attraverso i social media ed hanno chiesto informazioni rispetto alle sorti delle persone a bordo.

Alle ore 09:17, Mediterranea Saving Humans ha chiesto ai membri del Parlamento Italiano di domandare alle autorità italiane la condivisione di informazioni sulla situazione di emergenza e di provvedere ad un soccorso tempestivo.

Alle ore 10:12, le persone sull’imbarcazione in difficoltà comunicavano ad Alarm Phone che un aereo stava sorvolando la zona. Alarm Phone ha potuto confermare che si trattava del Osprey 1 dell’agenzia Frontex, che stava visibilmente sorvolando l’imbarcazione. Secondo le persone in difficoltà, è rimasto sulla scena per circa un’ora prima di allontanarsi.

Immagine: La rotta del velivolo Osprey di Frontex

 

Alle ore 11:30, dal contatto con le autorità italiane, Alarm Phone è stata reindirizzata a contattare le autorità libiche. Durante il contatto con le autorità libiche, però, Alarm Phone è stata informata che queste potevano parlare solo in arabo e che pertanto non era possibile nessuna comunicazione.

Alle ore 13:49, una fonte all’interno del Ministero della Difesa italiano ha risposto alle richieste di alcuni membri del Parlamento spiegando che si stava coordinando un intervento in sinergia con la cosiddetta guardia costiera libica, e che le autorità libiche erano responsabili del caso in questione. Poco dopo, alle ore 14:46, il Ministero della Difesa italiano ha comunicato che due imbarcazioni mercantili erano state allertate.

Stando ad un comunicato stampa rilasciato dalla guardia costiera italiana(1), pubblicato alle ore 15:37, la cosiddetta guardia costiera libica aveva richiesto un supporto operativo dal momento che, a causa del maltempo, erano impossibilitati ad intervenire. La guardia costiera italiana ha dunque allertato due imbarcazioni mercantili nelle immediate vicinanze: sul portale vesselfinder Alarm Phone ha potuto identificare la VOS Aphrodite (imbarcazione mercantile battente bandiera di Gibilterra); e l’Olympisky Prospect (petroliera battente bandiera liberiana). Queste, secondo il resoconto delle persone a bordo dell’imbarcazione in difficoltà, si sono avvicinate alla loro imbarcazione ma non hanno fornito alcun tipo di assistenza.

 

Immagine: la rotta della Vos Aphrodite

Immagine: la rotta dell Olympiysky Prospect

 

Alle ore 14:41, Alarm Phone ha inviato un’email a tutte le autorità e alle navi mercantili sul posto, informandole che le persone in pericolo potevano vedere due navi. Subito dopo, alle 14:55, la cosiddetta guardia costiera libica ha risposto all’email annunciando di essere “responsabile dell’operazione con la collaborazione dell’MRCC Roma“.

Immagine: Email dalla cosiddetta Guardia Costiera libica a Alarm Phone

 

Le persone in pericolo erano in preda al panico al telefono, chiedendo ad Alarm Phone perché erano stati mandati i mercantili e se erano stati mandati solo per vederli morire. L’acqua continuava ad entrare nella barca, e le persone sul ponte inferiore si spostavano sul ponte superiore, destabilizzando ulteriormente la barca. Quando le persone in difficoltà si sono rese conto che le navi mercantili stavano solo aspettando che le autorità libiche arrivassero e li riportassero in Libia, la situazione a bordo è diventata ancora più critica, con persone in preda al panico che minacciavano di buttarsi in mare e di nuotare verso le navi mercantili. Al telefono, hanno detto:

“Preferiamo morire, che essere riportati nell’inferno libico – abbiamo rischiato la vita per scappare, siamo in mare da giorni, ora dobbiamo andare in Italia”.

La situazione a bordo è rapidamente peggiorata, con il risultato che diverse persone sono cadute o si sono buttate in acqua per evitare la cattura. Alle navi mercantili è stato quindi chiesto di salvare le persone ma di consegnarle poi alla cosiddetta guardia costiera libica al loro arrivo.

Alle 17.15 i deputati italiani hanno comunicato alle autorità italiane che la situazione a bordo era estremamente critica, che l’arrivo delle autorità libiche sul luogo del disastro poteva mettere ulteriormente in pericolo le persone e che le persone a bordo dovevano avere il diritto di chiedere asilo in Europa. I deputati hanno sostenuto che non solo le autorità libiche, ma anche tutti coloro che controllano e assistono a questa violazione dei diritti umani senza intervenire avrebbero violato la convenzione di Ginevra.

Alle 20.04 il Ministero dell’Interno italiano ha informato i deputati che la cosiddetta guardia costiera libica era sul posto e che, essendo la cosiddetta guardia costiera libica responsabile dell’operazione, l’Italia non poteva intervenire. La Sea-Watch4 ha poi ascoltato una comunicazione sul VHF che suggeriva che la VOS APHRODITE stava collaborando con le autorità libiche per organizzare un respingimento illegale in Libia.

Ore dopo, il 3 maggio 2021, l’UNHCR ha confermato che 95 persone erano state riportate in Libia dalla cosiddetta guardia costiera libica.

Violazioni sistematiche dei diritti umani al largo della Libia

Il pullback illegale in Libia del 2 maggio dimostra chiaramente come gli Stati membri dell’UE (Italia e Malta) e l’agenzia di frontiera dell’UE Frontex cooperano e di fatto coordinano le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità libiche. Questo sistema di pull-back è basato su diverse violazioni interconnesse:

1) L’attribuzione della zona SAR alla Libia è in aperta violazione della Convenzione di Amburgo del 1979 e delle linee guida dell’IOM sulle zone SAR. Infatti, la Libia non ha né i mezzi né il personale sufficienti per gestire la più grande zona SAR del Mediterraneo. In particolare, non può fornire ai naufraghi un PoS (Place of Safety), caratteristica fondamentale delle operazioni di soccorso in mare. Qualsiasi Stato firmatario della Convenzione di Amburgo cooperi o coordini le attività dei mezzi libici in mare è in aperta violazione della Convenzione di Amburgo, a meno che non garantisca che le persone siano portate in un Porto Sicuro dopo il loro recupero in mare.

2) Le autorità italiane ed europee, insieme a Frontex, ritardano i soccorsi. Nel caso delle 95 persone in difficoltà, l’Italia, pur avendo ricevuto tempestivamente notizia del caso e pur avendo informazioni precise sulla situazione di pericolo per le persone in mare, e alla luce della comunicazione libica sulla “immediata impossibilità di intervenire a causa delle avverse condizioni meteo-marine”, ha deciso di non inviare soccorsi. Invece, il MRCC italiano ha ordinato alle navi mercantili di “aspettare i libici”.

3) Il caso attuale viola anche la Convenzione di Ginevra (art. 33). Mentre coloro che usano la legislazione sul controllo dell’immigrazione in opposizione alle convenzioni internazionali sui diritti umani e l’obbligo di soccorso definirebbero le persone in difficoltà come “migranti in transito”, le 95 persone alla deriva in mare erano persone in fuga dalla Libia, un paese dove sono soggette a gravi violenze. Hanno bisogno di protezione internazionale, indipendentemente dal loro paese d’origine. Impedire loro di chiedere asilo e rimandarli nel luogo da cui fuggono è un crimine contro l’umanità. Coordinare chi li sta inseguendo, fornendo i loro spostamenti mentre cercano di fuggire dai loro rapitori, come l’agenzia europea Frontex anche in questo caso ha dimostrato di fare, è in aperta violazione della Convenzione di Ginevra, firmata dagli stati europei.

Gli stati membri e le agenzie dell’UE agiscono in chiara violazione dei diritti umani. È ora che la società civile coordini le attività di ricerca e salvataggio: un centro di coordinamento del soccorso marittimo civile (o CMRCC) in grado di rispondere adeguatamente ai casi di emergenza e in grado di coordinare le attività di ricerca e salvataggio fino allo sbarco in un Porto Sicuro. Un CMRCC che sia composto da un’ampia rete di diversi attori della società civile e che sia disposto, e capace, di salvare – una cosa che gli stati membri dell’UE non riescono a fare nella loro ricerca di impedire agli esseri umani di raggiungere la sicurezza in Europa, a qualsiasi costo.

 

(1) comunicato stampa rilasciato dalla Guardia Costiera italiana


Migranti: barca davanti a Libia, G.Costiera invia mercantili A bordo 97 persone, Marina libica non e’ riuscita ad intervenire (ANSA)

ROMA, 02 MAG – Due navi mercantili sono state inviate dalla Guardia Costiera italiana in soccorso di una barca di legno con migranti a bordo, segnalata davanti alle coste libiche. E’ quanto rendono noto fonti della Guardia Costiera, in merito alla segnalazione pervenuta da un cittadino libico e da Alarm Phone circa la presenza di un’imbarcazione in legno partita ieri sera da Zuara, con circa 97 persone a bordo. Il barcone, in effetti, e’ stato avvistato da un velivolo Frontex alla deriva in area di responsabilita’ Sar libica. La Guardia costiera libica, che ha assunto il coordinamento dell’evento Sar, ha inviato una propria motovedetta che non e’ riuscita a raggiungere il punto a causa di avverse condizioni meteo marine, spiegano le stesse fonti. La stessa Guardia costiera libica ha chiesto, successivamente, la collaborazione della Guardia Costiera italiana al fine di dirottare i mercantili piu’ vicini, secondo quanto previsto dalle convenzioni internazionali in materia ricerca e soccorso in mare. La Centrale Operativa della Guardia Costiera italiana ha cosi’ individuato, grazie ai sistemi di monitoraggio, le due unita’ piu’ vicine al punto di avvistamento del velivolo Frontex. Le unita’, un supply vessel e una petroliera, coordinate dalle autorita’ libiche, giungeranno nelle prossime ore sull’ultima posizione nota dell’imbarcazione riferita dal velivolo Frontex. (ANSA).