10 domande ai leader di partito: le risposte di Letta, Fratoianni, Magi, De Magistris e Conte. I silenzi di Meloni, Salvini e Calenda.


LE 10 DOMANDE AI LEADER DI PARTITO

1. Se andrete al Governo vi impegnerete, come richiesto dal Consiglio d’Europa con lettera formale al nostro paese del 21 febbraio 2020, ad interrompere immediatamente le attività di collaborazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, tra cui il loro finanziamento e armamento?

2. Considerate il “soccorso civile”, in mare come in terra, come reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”?

3. Siete favorevoli al ripristino immediato e urgente di una missione come Mare Nostrum e alla cooperazione con le organizzazioni della flotta civile in mare?

4. Siete d’accordo ad abrogare la Legge del 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi- Fini) e a garantire percorsi migratori sicuri e legittimi per chiunque migri?

5. L’Italia è in grado di accogliere 142.000 rifugiati ucraini in 6 mesi, ma grida all’invasione per le 60.000 persone sbarcate in Italia nel 2021. Vi impegnerete in tutti gli organismi nazionali ed internazionali per il riconoscimento del sistema di accoglienza europeo, applicato nei mesi scorsi ai cittadini ucraini, per chiunque ne abbia titolo a prescindere dal paese di provenienza del richiedente?

6. Siete d’accordo che Frontex, il cui ruolo dovrebbe essere quello di supportare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti e la loro tutela, secondo quanto previsto dal suo mandato, in realtà̀ sta cooperando con paesi che sottopongono le persone migranti a trattamenti inumani e degradanti e li espongono a pericolo di morte?

7. Nel breve termine, vi impegnate a rispondere alle richieste e assegnare tempestivamente (entro 24 ore) un porto sicuro (POS) di sbarco alle imbarcazioni della flotta civile?

8. Riconoscete la necessità e il dovere di assegnare un Place of Safety (PoS) a conclusione e risoluzione dei casi in distress che riguardano persone soccorse dalle navi della flotta civile, e non un Port of Disembarkation (PoD), concetto che si riferisce a passeggeri e merci piuttosto e che pertanto non rende giustizia allo status effettivo di naufraghi delle persone soccorse?

9. Sempre nel breve termine, vi impegnate ad assicurare un pronto intervento da parte della GC italiana nei casi segnalati dalla società̀ civile di imbarcazioni in distress dentro e fuori la zona SAR italiana, ove ve ne fosse l’urgenza dovuta a grave pericolo per la vita umana in assenza di altri interventi?

10. Vi impegnerete negli organismi nazionali ed internazionali a eliminare la politica europea di esternalizzazione dei confini e respingimento anche in Bosnia, Marocco, Turchia e in tutti gli altri contesti in cui si verificano violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone che tentano di entrare in Europa?

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RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LEADER DI PARTITO

(nell’ordine in cui sono state ricevute)

FRATOIANNI // Alleanza Verdi Sinistra

  1. Senza dubbio! Come peraltro abbiamo sempre fatto in questi anni ad ogni passaggio parlamentare.
  2. No. Consideriamo il soccorso civile come un dovere e una necessità che intendiamo continuare a sostenere e difendere in ogni modo.
  3. Assolutamente sì. Una missione nazionale ed europea di ricerca e soccorso sarebbe necessaria e garantirebbe, in cooperazione con le organizzazioni della flotta civile di migliorare significativamente le capacità di soccorso.
  4. Sì. Lo proponiamo, anche attraverso iniziative legislative da anni. La legge Bossi-Fini rende sostanzialmente impossibile entrare nel nostro paese in condizioni di regolarità contribuendo ad aumentare la condizione di clandestinità dei migranti sul nostro territorio.
  5. Sì. Il giusto salto di qualità nell’accoglienza europea per i profughi Ucraini ha svelato la natura ipocrita e propagandistica del racconto sull’invasione e sulla natura emergenziale del fenomeno migratorio. Cambiare Dublino 2 e istituire un efficace meccanismo di accoglienza Europeo è possibile e necessario.
  6. Sì. In questi anni le politiche migratorie di sono concentrate di fatto sui dispositivi di controllo e di respingimento promuovendo la pratica dell’esternalizzazione delle frontiere. Occorre una decisa inversione di tendenza.
  1. Sì.
  1. Sì.

 

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DE MAGISTRIS // Unione Popolare

  1.  Non solo va interrotto il rapporto e abrogato il Memorandum of Understanding firmato dal ministro Minniti durante il governo Gentiloni, ma un nostro eventuale governo deve imporre che per l’UE non abbia più valore la “zona SAR” (Search and Rescue) con cui si affida a questa sedicente Guardia costiera ogni forma di attività di soccorso.
  1. Il “soccorso civile” in quanto parte di numerose convenzioni internazionali e della più antica e intoccabile “legge del mare” non deve e non può essere soggetto ad alcuna restrizione legislativa e/o normativa se non quella avente come centrale l’interesse delle persone a cui prestare soccorso.
  2. Sì il solo modo per limitare (purtroppo non fermare completamente) il bilancio tragico delle morti in mare, consiste in una scelta politica che riguarda le istituzioni UE. Un intervento gestito dal parlamento stesso, magari attraverso la “Commissione Libe” o di cui sia garante il Commissario europeo ai Diritti Umani, che veda il supporto di grandi organizzazioni umanitarie ma composto da assetti della marina dei singoli stati che abbia facoltà di avvicinarsi alle coste dei paesi da cui si fugge e conduca ognuna/o in POS (Place of Safety) europei.
  1. La “Bossi Fini”, oltre che da abrogare in quanto legge che determina un legame indissolubile fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, oltre ad aver determinato ingiustizie di ogni sorta ed avere carattere palesemente xenofobo, si è rivelata anche legge fallimentare anche negli scopi dichiarati (controllo degli arrivi e incontro fra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Va abrogata radicalmente e sostituita con un testo, adeguato al XXI secolo e che garantisca una libertà di circolazione mettendo al centro la sicurezza di chi sceglie di farlo. Decenni di studi scientifici in materia dimostrano che “non esistono le invasioni” e che i movimenti delle persone, non dovuti a guerre e/o catastrofi climatiche o economiche, hanno un andamento circolare e sono essi stessi, se non fermati da una logica proibizionista, fattori di sviluppo e di crescita economica, sociale e culturale.
  2. Con le cittadine e i cittadini ucraini è stata applicata, per la prima volta dall’UE la direttiva 55/2001 che nel circuito degli addetti ai lavori definivamo la “dormiente” in quanto mai presa in considerazione in oltre 20 anni dalla sua emanazione. Tale direttiva, giustamente applicata nel conflitto in Ucraina, permette di superare i vincoli che garantiscono lo status di rifugiato e immettono in circuiti di protezione umanitaria che l’UE può tranquillamente gestire, erogando solo una parte delle risorse inutilmente spese in politiche repressive e di respingimento. Tale direttiva deve a ns avviso essere attuata alla luce di ogni conflitto in atto e, se resa sistematica, renderebbe meno traumatiche gran parte delle fughe. Si pensi ad esempio a quanti risultati positivi potrebbe determinare se applicata in questi giorni nel Corno d’Africa, in Siria, in alcuni Stati dell’Africa Sub sahariana e del Sahel, fino all’Afghanistan. Non solo diminuirebbero le vittime di viaggi affidati a trafficanti ma ci sarebbero ingressi che le stesse autorità dei “paesi accoglienti” potrebbero gestire senza oscillare fra repressione e approccio emergenziale.
  1. L’Agenzia Frontex, i cui vertici sono stati posti sotto inchiesta sia per l’illegittimità dei respingimenti attuati che per la gestione delle risorse loro affidate, andrebbe a nostro avviso semplicemente abolita. Lo scopo stesso per cui nasce “il controllo delle frontiere per impedire gli ingressi ritenuti illegali” la rende in palese contrasto con qualsiasi politica umanitaria. Un tempo tra l’altro i loro assetti navali nel Mediterraneo Centrale operavano a volte per pratiche di soccorso. Ora le sue stesse missioni, attuate con l’ausilio di droni e aerei, servono solo a segnalare alle autorità libiche o tunisine, i natanti da fermare e da ricondurre a riva. In numerosi casi neanche questo intervento c’è stato con conseguenti naufragi. Le risorse impiegate per Frontex e per le sue missioni (sovente secretate), potrebbero essere impiegate per rispondere alla domanda 3, ovviamente garantendo il controllo degli Stati membri.
  1. Sì garantendo anche ogni supporto sanitario o di garanzia del trasbordo delle persone soccorse
  1. Certamente in quanto il concetto stesso di PoD è deresponsabilizzante per i Paesi che hanno i porti sicuri più vicini e soprattutto perché definire “passeggeri” le persone soccorse, apre la strada a quelle che potrebbero essere le procedure da utilizzare qualora l’UE riuscisse a rendere operativo il New pact on migration and asylum del settembre 2020. Il “piano” prevede infatti di rendere più facilmente esecutivi i rimpatri delle persone soccorse limitando l’accesso all’asilo. Essere considerati “passeggeri” influirebbe sulle decisioni delle commissioni incaricate di concedere o meno lo status di rifugiato o forme di protezione umanitaria.
  1. Rovescerei addirittura la domanda: la mancanza di pronto intervento della GC va considerata come omissione di soccorso e si configura come reato. Le segnalazioni che giungono vanno considerate per quello che sono, richieste di aiuto, a cui le autorità dello Stato, ivi comprese quelle marittime, sono tenute a rispondere in tempo immediato. Del resto molti di coloro che operano in mare sono consapevoli che anche mezz’ora di ritardo può causare conseguenze tragiche per la vita delle persone in difficoltà.
  1. Non solo verso questi Paesi ma anche altri, molti altri, i cui governi non possono essere considerati partner affidabili, dall’Egitto alla Nigeria alla Bielorussia, solo per citarne alcuni. Con tali governi non solo vanno eliminate le politiche di esternalizzazione ma vanno disattesi, dove sono in essere, gli accordi bilaterali di riammissione che hanno prodotto gravi violazioni dei diritti umani sottoponendo gli espulsi a trattamento inumano e degradante o riconducendo i fuggitivi nelle mani delle organizzazioni criminali che ne avevano garantito la fuga in cambio di forti debiti da saldare.

 

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ACERBO // Rifondazione Comunista

  1. È difficile che si vada al governo ma sicuramente Rifondazione Comunista e Unione Popolare continueranno a sostenere in parlamento e nel paese, come abbiamo fatto finora, l’interruzione immediata della collaborazione con la “guardia costiera libica” ed l’abrogazione del MOU (Memorandum Of Understanding) del governo Gentiloni/Minniti che è alla base di tale cooperazione e non va rinnovato entro il 2 novembre prossimo. Mobilitarsi contro il rinnovo è un dovere.
  1. No, consideriamo dei criminali quelle/i che criminalizzano il soccorso e anche dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale, l’omissione di soccorso è un reato da perseguire.
  1. Sì, con ampi margini di manovra, ripartizione, in base alla scelta di chi fugge, nei paesi UE dei profughi, possibilità di manovra di tale missione anche nei pressi dei paesi di fuga, e non riconoscimento della cd “zona SAR (Search And Rescue) libica. Questo perché la Libia non offre “porti sicuri” e non garantisce il soccorso necessario. La gestione di tale missione, da effettuare con le risorse da sottrarre a Frontex, deve avvenire sotto il controllo del Commissario europeo ai diritti umani, della Commissione LIBE del parlamento europeo e va coadiuvata da organizzazioni umanitarie internazionali.
  1. Lo sosteniamo da sempre. È il nostro programma. La legge in questione non solo è causa di precarietà e fragilità dei percorsi migratori ma rende il permesso di soggiorno soggiogato al contratto di lavoro. Una legge xenofoba e fallimentare, rende meno facile l’incontro fra richiesta e domanda nel mercato del lavoro, abbassa i salari anche degli autoctoni, favorisce le condizioni di irregolarità amministrativa su cui tanti lucrano.
  1. È la posizione che abbiamo sostenuto dall’inizio della guerra. Con i profughi dall’Ucraina si è attuata la direttiva europea 55/2001 finora mai applicata e che facilita, togliendo ostacoli burocratici e legislativi all’ingresso in UE. Tale direttiva va resa fruibile ad ogni fuggitiva/o da guerre, dittature o catastrofi ambientali.
  1. Siamo per l’abolizione di Frontex. Le risorse di tale agenzia (alcuni cui dirigenti sono sotto inchiesta per respingimenti illegali e per uso non trasparente dei fondi a disposizione) vanno invece impiegate per il soccorso in mare e la garanzia di ingressi sicuri
  1. Sì, mettendo a disposizione i mezzi della marina italiana per garantire sostegno sanitario ed eventuale trasbordo dei profughi
  1. L’idea stessa dei PoD è ipocrita ed è funzionale a praticare rimpatri coatti a coloro che (considerati come passeggeri) possono essere rimandati nei paesi di fuga o in paesi terzi senza aver vista neanche esaminata la richiesta di asilo o di protezione umanitaria.
  2. Laddove questo non avviene si configura non solo un crimine contro l’umanità ma una violazione di gran parte delle convenzioni internazionali. L’omissione di soccorso non può avere cittadinanza in questo Paese.
  1. È la nostra posizione da sempre ma non riguarda solo questi paesi. Si pensi ad Egitto, paesi del Corno d’Africa, del Sahel, dell’Africa Sub sahariana, Centro America, Bielorussia, Afghanistan… Laddove ancora sono in essere vanno anche interrotti gli accordi bilaterali che in detti paesi permettono i rimpatri.

 

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LETTA // Partito Democratico

  1. Nel 2021 il Pd ha chiesto al Governo Draghi con un emendamento di rivedere radicalmente il rapporto con la Guardia Costiera libica. Ciò non è avvenuto. Per questo, a luglio 2022, non abbiamo votato a favore del rifinanziamento. Crediamo che non si possa prescindere dal rispetto dei diritti umani: per noi ogni politica futura di collaborazione con la Libia deve avere come precondizione ineludibile, appunto, la tutela e il rispetto dei diritti della persona.
  2. Assolutamente no. Pensiamo che la “flotta civile” svolga un lavoro molto prezioso e anche di supplenza rispetto alle gravi mancanze dei Paesi europei. Salvare vite umane non può mai essere considerato un reato.
  3. Mare Nostrum fu voluta dal governo da me presieduto e ne sono orgoglioso. Si tratta della decisione più importante e delicata della mia vita. A distanza di quasi 10 anni – anni di gravi errori politici e di stravolgimenti di scenario – sono fermamente convinto che la cooperazione tra l’Italia e le Ong debba ripartire su basi nuove, cercando di ritornare, appunto, a quel modello positivo che consentì di salvare migliaia e migliaia di vite umane attraverso la collaborazione tra istituzioni e flotta civile.
  4. Il superamento della Bossi-Fini è una delle priorità del nostro programma. Intendiamo sviluppare un piano strutturato per l’attivazione di corridoi umanitari in maniera veloce e organizzata in caso di situazioni di particolare emergenza e approvare una nuova Legge sull’immigrazione, che permetta l’ingresso legale per motivi di lavoro, anche sulla base delle indicazioni che arrivano dal sistema delle imprese e dal terzo settore. Questo modello riduce l’irregolarità, facilita l’integrazione e viene incontro alle necessità del sistema produttivo.
  5. Il lavoro innovativo sviluppato dal nostro Paese durante la crisi ucraina dimostra che si possono gestire flussi anche molto consistenti senza ingenerare allarme. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza per migliorare il nostro sistema di gestione.
  6. L’operato di Frontex in questi anni ha presentato molte ombre, come dimostrato dalle inchieste giornalistiche e dalle indagini stesse istituzioni europee. Le dimissioni del Direttore Fabrice Leggeri possono però aprire una nuova fase, anche grazie al costante monitoraggio del Parlamento europeo e delle ONG.
  7. Sì, un’operazione di salvataggio si conclude con lo sbarco in un porto sicuro. Che deve essere garantito tempestivamente. Il ritardo di giorni nell’assegnazione è stato spesso in questi anni del tutto ingiustificato e strumentale. Ed è una pratica che va superata immediatamente.
  8. Assolutamente sì, le persone soccorse devono essere condotte in luoghi sicuri, dove non siano in pericolo e dove siano rispettati i loro diritti. Non è accettabile un modello che dimentica o mette in secondo piano il rispetto della dignità e dei diritti umani fondamentali.
  9. Di fronte a una vita in pericolo è un dovere intervenire, sempre nel rispetto delle regole e delle leggi internazionali.
  10. Sì, l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e farsi carico di politiche in grado di garantire sempre e comunque i diritti. Il primo passo è sicuramente il passaggio a un’Europa della solidarietà anche per quanto riguarda l’accoglienza, con il superamento del Regolamento di Dublino.

 

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MAGI // +Europa

Gentilissimi,

il tema delle migrazioni è uno di quei dossier sul quale, non solo in Italia ma ovunque in Europa e nel mondo, più facilmente vengono diffuse notizie false ed è utilizzato per lucrare al fine di spostare le percentuali elettorali. Le proposte politiche, poi, molto spesso sono tanto più fantasiose quanto meno applicabili. Durante la mia attività come deputato in questa XVIII legislatura ho sempre cercato di tenere alta l’attenzione su questo tema, impegnandomi per riportare costantemente il dibattito pubblico verso toni più conformi alla realtà. È necessario affrontare questo problema con buon senso, avendo cura di sottolineare la necessità di garantire il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali.

L’altissimo numero di vittime che si sono registrate nel Mediterraneo e le testimonianze degli orrori subiti dai migranti nei centri di detenzione libici, non possono lasciarci indifferenti. Democrazia e rispetto dei diritti umani sono altissimi principi che non possono essere mai sacrificati sull’altare del cinico calcolo politico. Non è più accettabile, nel 2022, che il Mediterraneo Centrale sia ancora un grande cimitero. Sono convinto che ci sia la necessità di intervenire affinché vengano aperti dei nuovi corridoi umanitari, per garantire a quanti scappano da situazioni per noi difficilmente immaginabili di raggiungere in modo sicuro il territorio europeo. È necessario arrivare finalmente allo stralcio degli accordi con la Libia. In questi anni, Più Europa e io personalmente ci siamo sempre opposti al loro rinnovo, nonché al rifinanziamento della così detta Guardia Costiera libica, che al netto delle dichiarate volontà di limitare e governare i flussi migratori, hanno creato una situazione di sfruttamento, violenza e abusi dei quali il nostro Paese si è reso per troppo tempo complice.

Al tempo dei decreti (in-)Sicurezza dell’allora ministro dell’Interno Salvini, ho voluto sottolineare il mio sostegno all’azione di quelle ONG che svolgevano e svolgono un lavoro necessario di salvataggio e ricerca in mare nel Canale di Sicilia. Mi sono recato nel 2019 su una di queste navi, dove ho potuto essere testimone dell’orrore che le persone che fuggono dalla Libia desiderose di raggiungere la “Fortezza Europa” vivono sulla loro pelle. Rimango profondamente convinto che sfruttare persone che hanno vissuto sulla propria pelle dei trattamenti inumani per il proprio tornaconto elettorale, non possa essere considerato una politica degna del nostro Paese.

Il fenomeno migratorio che in questi anni è diventato un evento di immense dimensioni, destinato a ad aumentare nel prossimo futuro, non può più essere gestito a livello di stato nazionale. Noi di Più Europa siamo convinti che sia ora che l’Unione Europea venga investita delle competenze anche in questo settore strategico e fondamentale. È necessario giungere, finalmente, ad una corposa e organica riforma del sistema di asilo europeo, che coinvolga anche il sistema Dublino. È ora di concedere l’autorità alla Commissione Europea e a tutte le istituzioni collegate di intervenire per un vero sistema solidaristico, affinché ci sia una vera ridistribuzione delle persone migranti, per tutelare quanti arrivano sul territorio europeo in cerca di protezione o di una vita migliore. Anche per quanto riguarda l’attività di soccorso in mare dobbiamo arrivare ad un intervento delle istituzioni europee, le uniche in grado di sostenere anche finanziariamente la pressione di questa attività fondamentale. Infine, nell’ottica di un intervento complessivo su questi temi a livello europeo, ritengo che una riforma di Frontex, la cui attività negli ultimi anni è stata pesantemente danneggiata dagli scandali, non sia più rinviabile.

La situazione delle frontiere esterne è un altro tema sul quale mi sono personalmente impegnato. In particolare, ho denunciato in aula la pratica dei respingimenti illegali che il nostro Governo, in accordo con Slovenia e Croazia, ha operato per molto tempo sul nostro confine orientale, lungo quella che viene chiamata la Rotta Balcanica. I racconti di quanti, spesso giovanissimi, affrontano “il Gioco”, “the Game” come viene chiamato dai richiedenti che cercano di raggiungere l’Europa, sono terribili e forse ancor più difficili da sopportare per fatto che tutto ciò avviene a pochissimi passi da noi per di più con l’accordo del governo italiano. Grazie alla mia attività in aula e sul territorio, con la collaborazione di quanti operano in quelle zone, siamo riusciti ad accendere i riflettori su questa macroscopica violazione del diritto di asilo facendo sì che il Viminale abbandonasse queste “riammissioni informali”. Siamo riusciti ad alzare il velo di ipocrisia che stava dietro anche al termine con il quale venivano definiti quelli che nei fatti sono respingimenti illegali.

In quanto Più Europa riteniamo che regolamentare l’immigrazione non significhi solamente gestire gli sbarchi o gli arrivi via terra dal confine orientale, è necessario programmare dei canali legali di arrivo e delle politiche attive di inserimento nella società. Per questo riteniamo sia finalmente arrivato il momento di abrogare la legge Bossi-Fini (n. 189, 30 luglio 2022), il cui unico merito in questi vent’anni è stato di creare delle vaste sacche di irregolarità, tanto da costringere i diversi governi a fare ricorso a sanatorie non risolutive. Anche al fine di ristabilire una normativa più equa in materia di ingressi nel paese, sono stato insieme a tante associazioni tra i promotori della campagna di “Ero Straniero – L’Umanità che fa bene”, che ha condotto al deposito nell’ottobre 2017 di una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da oltre 90.000 cittadini. Su questa proposta di legge, della quale sono stato nominato relatore in Commissione Affari Costituzionali, abbiamo svolto un approfondito ciclo di audizioni che ne hanno dimostrato la bontà, ma questo non è servito ad aprire un dibattito costruttivo e a farla andare avanti. È ormai inevitabile affrontare in Italia il tema dell’immigrazione, con un confronto libero da quel violento scontro ideologico con il quale è stato trattato negli ultimi anni.

La crisi Ucraina, apertasi nel febbraio scorso, ci ha dimostrato che l’Europa, tutta, può essere davvero solidale con quanti fuggono dalla follia della guerra. Dobbiamo estendere questa solidarietà a tutti quelli che vengono alla ricerca di protezione senza scegliere chi aiutare sulla base del colore della pelle o della religione che viene professata. La guerra è tale e gli orrori che porta con sé è identica ovunque nel mondo.

Alle diverse forze politiche che propongono interventi risolutori irrealizzabili sul tema migratorio, noi intendiamo rispondere facendo appello non solo alla concretezza, ma anche al senso di umanità e solidarietà che deve necessariamente richiamarsi ai più alti valori sui quali la Repubblica e l’Unione Europea sono nate. Più Europa è convinta che una politica diversa in materia di immigrazione sia possibile. Io personalmente mi sono adoperato in questi anni, in quanto Deputato della Repubblica affinché ci fosse una maggiore consapevolezza su questi temi e fossero finalmente affrontati con pragmatismo in una prospettiva di lungo periodo, non facendo quindi ricorso ad interventi temporanei.

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GRANATO // Potere Al Popolo

 

  1. Fin da quando siamo nati come Potere al Popolo, cioè successivamente al varo del Memorandum d’intesa tra la Repubblica Italiana e il Governo di Tripoli, abbiamo espresso la nostra netta contrarietà all’iniziativa intrapresa dall’allora Governo Gentiloni.
    Invero, le organizzazioni, i movimenti, le associazioni, gli/le singol° attivist°, che hanno poi deciso di dare vita all’esperienza di Potere al Popolo, già operanti precedentemente sul territorio, hanno promosso una molteplicità di iniziative, di carattere sociale e politico, tese a disarticolarne l’impianto.Tale regime di collaborazione tra i due Governi desta gravi preoccupazioni non solo in ordine all’istituzionalizzazione delle forme di violazione del principio di non refoulement, sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra e recepito dall’Ordinamento Italiano, impone altresì una seria ed attenta riflessione in merito all’allocazione delle risorse e degli armamenti.Difatti, l’accordo promosso dall’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, nel delegare le operazioni di ricerca e soccorso alla Guardia Costiera Libica, si configura come un insormontabile ostacolo all’esercizio effettivo del diritto d’asilo. Tale condizione va analizzata unitamente allo scenario Libico, dove oltre alla perdita di controllo effettivo di considerevoli porzioni di territorio da parte dell’entità statuale costituitasi, insistono fenomeni di sistematica violazione dei diritti umani. Abusi, stupri, torture, traffico degli esseri umani, detenzione arbitraria, non possono essere licenziati come eventi episodici. Ne va quindi riconosciuto il carattere endemico. In questo contesto, si rende necessario evidenziare che, sovente, come emerso da fonti eterogenee e documentabili, gli attori di tali efferate violazioni dei diritti umani sono rintracciabili nelle Autorità Libiche stesse, in particolare per tutto ciò che riguarda la gestione dei Centri di Detenzione ovvero nell’uso non proporzionale della forza applicato negli ammaraggi effettuati dalla Guardia Costiera Libica. Tale dato, se analizzato alla luce dei finanziamenti previsti e stanziati dal Governo Italiano ed indirizzati alle dette Autorità Libiche, risulta più che allarmante.

    In ultima istanza, visto l’incalcolabile costo in termini di vite umane imposto da tali accordi, ne promuoviamo l’immediata risoluzione, in favore di ulteriori iniziative tese a salvaguardare l’incolumità fisica e psicologica di tutti gli esseri umani in transito su suolo libico.

  2. Assolutamente no. Anzi, esprimiamo la nostra piena solidarietà, in termini morali e materiali, nei confronti di chi, in veste di organizzazione informale, movimento di lotta, singolo attivista, associazione od ONG, presta soccorso in mare come in terra. Mai come in questa particolare congiuntura storico-politica, il soccorso civile ha ricoperto un ruolo di tale rilevanza. Il proliferare dei focolai di conflitto nello scenario internazionale, il radicamento e la capillarità raggiunta da talune organizzazioni terroristiche in Medio Oriente come nel continente africano, la rapacità espressa delle potenze occidentali sui mercati, le conseguenze del climate change, hanno provocato indiscutibilmente un progressivo aumento delle emigrazioni su scala globale. Tale fenomeno storico, ad ora, non ha incontrato alcuna iniziativa di carattere strutturale da parte dei Paesi “d’approdo”, che sia tesa a tutelare l’incolumità di quanti intraprendano la migrazione.Non può essere sottovalutata, al contrario, la tendenza degli Stati Membri dell’Unione alla chiusura delle frontiere terrestri e marittime. Il tentativo di costruzione di confini esterni ne costituisce la prova madre. I fattori relativi all’incremento delle emigrazioni e all’assenza di canali sicuri d’ingresso dei cittadini provenienti da Paesi Terzi, contribuiscono in quest’ottica a innalzare sensibilmente il coefficiente di rischio per tutti i soggetti in transito verso il Continente. Mantenendo dunque come punto fermo della nostra agenda politica la necessità di un cambio di passo del Paese e dell’intera Unione nel senso della costruzione di canali d’ingresso sicuri ed in attesa che ciò si realizzi, riconosciamo la centralità, nel contesto attuale, delle operazioni di soccorso civile, dissociandoci da quanti imputino agli attori di tali operazioni il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.O che, anche solo dal punto di vista della costruzione di un discorso securitario e anti-solidale parla di “taxi del mare”.
  3. L’incremento delle vittime in mare, a fronte delle stime riguardanti la diminuzione degli attraversamenti, costituisce un dato più che allarmante. È urgente l’avvio di una nuova missione umanitaria mirata al salvataggio delle vite umane nel Mar Mediterraneo. Inoltre, l’ampia portata degli obbiettivi dell’ormai cessata operazione militare e umanitaria denominata Mare Nostrum, valutati nella loro complessità, impongono, rispetto a quest’ultima, un considerevole ampliamento del dispositivo di monitoraggio marittimo.L’eventuale ripristino e ampliamento della missione deve essere concepito non solo in virtù dell’impiego di maggiori risorse, ma anche nell’ottica di nuove forme di coordinamento e collaborazione con le organizzazioni che compongono la flotta civile. Ciò comporterebbe un’ottimizzazione degli sforzi finalizzata alla massimizzazione delle possibilità di salvataggio.
  4. L’abrogazione della Legge n. 189/2002 è un primo passo verso una seria e strutturale riforma del Diritto dell’Immigrazione. Il legame sancito dalla norma tra la permanenza in stato di libertà sul Territorio Nazionale dei cittadini stranieri e la condizione occupazionale di questi ultimi genera inevitabilmente un regime di grave compressione salariale e dei diritti del lavoro in generale. Il superamento di tale condizione non può prescindere dall’introduzione di un nuovo impianto normativo che non implichi alcuna forma di privazione della libertà personale dovuta a uno status di irregolarità amministrativa, che preveda criteri altri rispetto allo stato occupazionale per il rilascio del permesso di soggiorno e che istituisca canali accessibili e sicuri per l’ingresso dei cittadini dei paesi terzi sul Territorio dello Stato.
  5. Da sempre – e non solo in occasione delle elezioni – ci battiamo affinché tutti coloro che necessitano di soccorso ed accoglienza incontrino, sul Territorio Italiano ed Europeo, servizi di supporto tempestivi, efficienti e trasparenti, senza operare alcuna distinzione fra i paesi d’origine delle persone giunte sul suolo europeo. Tale obbiettivo non può prescindere dal superamento del Trattato Dublino, in virtù di nuovi accordi che finalmente tengano in considerazione le reali necessità dei richiedenti protezione internazionale. Per ciò che concerne le forme dell’accoglienza, va evidenziato che l’attuale sistema in vigore in Italia, disciplinato dal Decreto Legislativo 142/2015, ha rivelato gravi carenze che non possono essere ricondotte alla mera contingenza, ma che chiaramente hanno carattere strutturale. Anche questo settore, dunque, necessita di una riforma che contempli i luoghi e le forme dell’accoglienza come sinapsi funzionali non solo all’assistenza, ma anche al pieno sviluppo delle capacità umane dei beneficiari. L’attuale disciplina in materia di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati, viziata da un’impostazione emergenziale, frutto di gravi pregiudizi di carattere ideologico, vede stipata la larga parte degli aventi diritto in Centri Straordinari, dalle dotazioni esigue, collocati sul Territorio senza alcuna pianificazione, la cui gestione è affidata a una molteplicità di soggetti privati.Le difficoltà nel monitoraggio dell’operato degli attori del settore, la conseguente presenza di fenomeni speculativi e quindi i disservizi, le carenze, i disagi e talvolta gli abusi sofferti e spesso denunciati dalle persone accolte, risultano essere, in estrema sintesi, il prodotto di un sistema di accoglienza strutturalmente inadeguato.In ultimo, è urgente estendere l’applicazione delle procedure di accoglienza immediata a tutti coloro che raggiungono il territorio Nazionale per via terrestre, ad ora sostanzialmente esclusi da qualsivoglia forma di cura ed assistenza.
  6. Dal 2015, anno successivo alla cessazione della missione Mare Nostrum, oltre 19.000 persone hanno perso la vita in mare. A partire dallo stesso anno l’Agenzia Frontex ha impiegato considerevoli risorse nel potenziamento delle proprie dotazioni aeree, disinvestendo sul comparto marittimo. Data la centralità ricoperta dai mezzi navali nel salvataggio delle vite umane, l’orientamento imposto alle operazioni risulta evidente: Frontex è deputata al controllo dei flussi finalizzato alla protezione delle frontiere. Non al salvataggio.Tale affermazione trova riscontro anche nelle operazioni svolte dall’Agenzia presso Paesi Terzi, in attuazione di accordi mirati essenzialmente a relegare i migranti fuori dai confini europei, sulle coste stesse ove i flussi si costituiscono, laddove questi maggiormente corrono il rischio di essere sottoposti a forme di violenza, abusi, detenzione arbitraria o traffico.Per questi motivi, al di là dei fenomeni di corruzione cui Frontex pure ha dato adito, riteniamo che Frontex sia parte del problema e non della soluzione.
  7. Si tratta di una prescrizione già prevista, tra l’altro, dal Diritto Internazionale Marittimo. Se anche così non fosse, il quesito che dovremmo sempre porci è il seguente: quando si scontrano due diritti, quale prevale? Noi su questo non abbiamo dubbi: i vincoli, le regole, l’architettura securitaria, cedono necessariamente il passo al diritto alla tutela della vita, che non può essere secondo a nessuno.E se vogliamo tutelare per davvero la vita, non possiamo che costruire strumenti che permettano di agire in maniera efficace e tempestiva.
  8. A nostro avviso l’approdo dei sopravvissuti deve essere gestito, al pari delle ulteriori fasi delle operazioni di salvataggio, con massima cura ed attenzione. L’ubicazione dei luoghi di vicina o finale destinazione delle persone soccorse, la disponibilità immediata di viveri e cure mediche ricoprono un’importanza capitale per coloro che sono reduci da un’esperienza fisicamente e psicologicamente provante. Per questo motivo crediamo che l’eventuale assegnazione di un Pod a conclusione dei casi di distress, risulti lesiva della dignità umana.
  9. L’intervento tempestivo della Guardia Costiera Italiana, qualora vi sia un’imbarcazione della flotta civile in condizione di emergenza nella propria zona SAR, dev’essere senza ombra di dubbio garantito.Inoltre, come previsto dal Diritto Internazionale Marittimo, ci impegniamo a trasmettere, appresa la presenza di una situazione emergenziale nella zona SAR afferente ad un altro Stato, immediata comunicazione alle Autorità Nazionali competenti. Qualora queste non confermino la disponibilità ad assumere il comando delle operazioni, si impegna ad assumere il coordinamento delle operazioni.

Tutte le iniziative intraprese dal Governo Italiano e dall’Unione Europea, tese all’esternalizzazione del controllo delle frontiere, vanno contrastate segnalandone l’illegittimità agli organi preposti.

Riteniamo inaccettabile, inoltre, la delega conferita allo Stato Turco, protagonista di sistematiche violazioni dei più basilari diritti umani, per gestione dei flussi d’ingresso sul Territorio Europeo. Intendiamo quindi proporre la risoluzione di tali accordi e un diverso impiego dei cospicui stanziamenti previsti. Quest’inversione di rotta permetterebbe di implementare le procedure di relocation all’interno dell’area Schengen e di rafforzare notevolmente i sistemi di accoglienza degli Stati Membri in maggiore difficoltà. Ciò garantirebbe a tutti coloro che hanno intrapreso la migrazione alla volta dell’Europa, la possibilità effettiva di esercitare il diritto d’asilo in condizioni di sicurezza.

Ribadiamo, infine la nostra ferma opposizione alle politiche di respingimento alla frontiera, per le quali l’Italia riporta già una condanna CEDU nel caso Hirsi Jamaa ed altri.

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CONTE // Movimento 5 Stelle

 

  1. È dal 2021 che in Parlamento noi ci schieriamo per lo stop a questa collaborazione e il coinvolgimento dell’Unione europea, ma questo non è accaduto per volere di Draghi e della Farnesina. Lo abbiamo ribadito anche a luglio quando, nuovamente, abbiamo scelto di non votare per il rifinanziamento di questa missione. 
  2. Il soccorso in mare è un obbligo giuridico stabilito dal diritto internazionale. Per questo, appena è stato possibile farlo, abbiamo abrogato i decreti Salvini nelle parti che non ci hanno mai trovato d’accordo perché criminalizzavano e disincentivavano il soccorso in mare.
  3. Le frontiere marittime italiane sono le frontiere marittime dell’Europa e per questo, come diciamo da tempo, l’UE ha il dovere di farsi carico del pattugliamento del Mediterraneo per contrastare il traffico degli esseri umani e coordinare le operazione di soccorso nel pieno rispetto del diritto internazionale e delle leggi nazionali.
  4. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di aprire canali legali di ingresso in Europa per chi fugge dalle guerre – come accade oggi per l’Ucraina – emergenze umanitarie o persecuzioni. Lo stesso dicasi per i cosiddetti migranti economici, che dovrebbero essere accolti in base a quote nazionali stabilite a livello europeo e ad accordi europei presi con i Paesi d’origine che prevedono anche il rimpatrio automatico per chi emigra fuori da questi meccanismi legali. 
  5. Certo: i diritti umani sono universali e non possono esistere due pesi e due misure. Chi ha diritto all’asilo in Europa deve ottenerlo a prescindere dalla sua nazionalità.
  6. L’operato a dir poco problematico di Frontex è un dato di fatto che ha portato alle dimissioni del suo direttore Leggeri. A nostro avviso *sarà fondamentale da un lato assicurare uno stringente monitoraggio del funzionamento di Frontex affinché operi sempre nel pieno rispetto del suo mandato e dei diritti dei migranti, e dall’altro rafforzare ulteriormente gli attuali programmi e fondi europei di* cooperazione allo sviluppo per rimuovere le cause economiche e politiche dell’emigrazione nei Paesi d’origine.
  7. La vita umana viene prima di tutto. In condizioni di emergenza non sono accettabili tempi lunghi per l’assegnazione di un porto sicuro di sbarco: in caso di pericolo la risposta deve essere immediata. E’ però necessario un accordo europeo che imponga anche agli altri Stati mediterranei dell’UE di fare altrettanto e un un meccanismo europeo obbligatorio di redistribuzione per tutti i migranti, non solo per quelli soccorsi. 
  8. Se il porto più vicino non è sicuro per i migranti soccorsi, non possono e non devono essere sbarcati in quel porto. 
  9. In caso di emergenza e di pericolo di vita, l’intervento di soccorso deve essere sempre tempestivo.
  10. La cooperazione con i Paesi di transito dei flussi deve cambiare radicalmente, ponendo il rispetto dei diritti umani alla base di ogni futuro accordo di cooperazione con i Paesi di transito dei flussi.