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Appello ai governi riuniti al vertice di Parigi: urge evacuazione sicura per migranti a Tripoli

Ai rappresentanti di Governo riuniti a Parigi per la conferenza sulla situazone in Libia.

 

Ci rivolgiamo ai rappresentanti di governo riuniti oggi 12 novembre 2021 a Parigi, nel vertice che ha come tema la situazione in Libia.

Nessun processo di stabilizzazione e democratizzazione di un paese martoriato dalle divisioni e dalle contrapposizioni tra milizie interne ed estere, potrà mai realizzarsi senza la piena assunzione di responsabilità degli stati dell’Unione e delle Nazioni Unite sul rispetto dei diritti umani.

Da quasi 50 giorni alcune migliaia di rifugiati migranti sono accampati davanti agli uffici dell’Unhcr a Tripoli, e chiedono a gran voce di essere evacuati verso paesi sicuri, per salvarsi da torture, stupri, violenze di ogni genere alle quali sono sottoposti nei campi di detenzione libici.

Questo appello, già sottoscritto da molte organizzazioni europee della società civile, e al quale molti ancora aderiranno, lo consegniamo a voi che avete il potere di salvare, o quello di condannare a morte degli innocenti.

Prendete le vostre decisioni e rispondetene davanti alla Storia.

 

Appello urgente per sostenere le proteste dei rifugiati a Tripoli

 

Migliaia di rifugiati bloccati in Libia stanno manifestando davanti alla sede dell’UNHCR a Tripoli dall’inizio di ottobre 2021. La protesta è nata in seguito ai rastrellamenti di massa e alle catture di rifugiati nei quartieri e nelle case di Tripoli. I manifestanti sono sopravvissuti a violazioni dei diritti umani, torture, detenzioni arbitrarie, persecuzioni ed estorsioni, che avvengono regolarmente in Libia. Molti sono anche i sopravvissuti alle deportazioni verso la Libia.

L’opinione pubblica mondiale, così come gli Stati membri e le Istituzioni dell’Unione Europea, sono tutti ben consapevoli di queste atrocità. Di fronte a questa situazione, che dura ormai da troppi anni, i rifugiati di Tripoli hanno deciso di auto-organizzarsi e far sentire la loro voce: chiedono la fine di queste violenze e l’immediata evacuazione in un luogo sicuro. Sfidano la paura e il rischio di una repressione violenta e fanno sentire la loro lotta per la libertà in tutto il mondo.

I rifugiati in lotta a Tripoli affermano:

“Chiediamo alle Autorità e al mondo intero di riconoscerci come esseri umani, di rispettare e proteggere i nostri diritti. E le Autorità libiche dovrebbero rispettare e applicare il diritto internazionale per i richiedenti asilo in Africa. Siamo vittime di guerre civili, siamo in fuga da persecuzioni religiose e politiche, tra di noi ci sono coloro che cercano una vita decente, l’istruzione e la libertà di vivere umanamente. Ma le Autorità italiane e gli Stati membri dell’UE non hanno fatto altro che aggravare le nostre anime dolenti, pagando pubblicamente e di nascosto le autorità libiche e i suoi gruppi di miliziani per ucciderci nel deserto, sul mare e in orribili campi di concentramento. Tutto ciò è una violazione dei diritti umani e un crimine contro l’umanità. La Libia oggi è un cimitero per migliaia di rifugiati innocenti, richiedenti asilo e immigrati in fuga da situazioni insopportabili nei loro paesi d’origine. E l’idea o la volontà politica era ed è pienamente accettata e finanziata dalle Autorità italiane e dagli Stati membri dell’UE. Chiediamo alle Autorità italiane e agli Stati membri dell’UE che versano fondi alla Libia di assicurarsi che le loro azioni e volontà politiche non ci danneggino e violino i nostri diritti. E di assicurarsi che la deportazione forzata nei centri di detenzione libici inumani e poi nei paesi d’origine sia fermata. Li invitiamo anche a collaborare con le Autorità libiche per chiudere tutti i centri di detenzione in Libia e liberare i nostri fratelli e sorelle che sono attualmente detenuti in condizioni disumane, perseguitati, violentati, torturati e uccisi”.

Siamo solidali con i rifugiati in lotta! Con estrema urgenza – insieme a loro – chiediamo l’evacuazione immediata dei rifugiati bloccati in Libia verso Paesi sicuri, in Europa. Molti comuni e città in tutta Europa hanno dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i nuovi arrivati e ad offrire loro prospettive di vita dignitosa. Le Istituzioni dell’UE e gli Stati membri, in collaborazione con le organizzazioni internazionali, hanno la responsabilità di porre fine a queste atrocità ora, e hanno abbastanza risorse e capacità per assicurare evacuazioni immediate.

ORA è il momento che la comunità internazionale agisca. Riconoscere i rifugiati che vivono e lottano in Libia come esseri umani. Rispettare i loro diritti e ascoltare le loro richieste.

 

Alarm Phone e MEDITERRANEA Saving Humans

 

>>> Sostieni questa dichiarazione di solidarietà e firmala inviando un’email a solidarityreflibya(att)gmail.com

Adesioni:

Afrique-Europe-Interact
Alarmephone Sahara
All Included Amsterdam
Borderline-Europe Human Rights without Borders
Flüchtlingsrat Hamburg e.V.
Forschungsgesellschaft Flucht und Migration
Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.
Kritnet (Network for Critical Border and Migration Regime Research)
Medico International
Migration-Control
Salvamento Marítimo Humanitario – SMH
Sea-Eye e.V.
Sea-Watch e.V.
Seebrücke – Schafft sichere Häfen

 

Andy Anisere
Aldo Ciani
Alessandra Corrado, Università della Calabria
Paolo Cuttitta, IDPS – Université Sorbonne Paris Nord
Paula Edling
Stefanie Mürbe, Flüchtlingsrat Sachsen-Anhalt e.V.
Timothy Perkins
Matthew Stadler, The Polity of Literature
Annika Stich
Miguel Urbán Crespo (Member of the European Parliament, The Left)
Paula Wunsch

 

 

Civil Fleet

800 PERSONE SALVATE DA NAVI CIVILI SEA-EYE-4 E RISE ABOVE: AUTORITÀ ITALIANE ASSISTANO SUBITO I SUPERSTITI!

Nella notte scorsa, tra mercoledì e giovedì, le navi della flotta civile SEA-EYE-4 e RISE ABOVE hanno salvato oltre 400 persone che si trovavano in pericolo di vita a bordo di un’imbarcazione in legno a doppio ponte.

Quando l’unità civile veloce RISE ABOVE è arrivata sul posto il barcone presentava una falla nello scavo e stava imbarcando acqua, diverse persone erano in mare senza salvagente e sono state recuperate prima che affogassero. L’evacuazione dell’imbarcazione è stata completata solo dopo la mezzanotte. Una persona, che aveva perso conoscenza, è stata rianimata nel corso delle operazioni.

Nonostante il barcone in pericolo si trovasse in acque internazionali in zona SAR di competenza maltese, e ALARM PHONE avesse segnalato il caso fin dalla mattina di ieri, mercoledì, aggiornando continuamente sulla posizione e le condizioni della barca, le Autorità di Malta hanno ignorato le richieste di intervento d’emergenza. E solo la presenza e l’attivazione delle navi della società civile europea hanno evitato un naufragio con centinaia di potenziali vittime.

Dopo sette diversi interventi di soccorso realizzati nelle ultime 48 ore, ci sono ora più di 800 (ottocento) persone salvate a bordo della SEA-EYE-4 che si sta dirigendo verso l’isola di Lampedusa.

Chiediamo che le Autorità Italiane si attivino immediatamente per prestare la massima assistenza possibile alle persone soccorse a bordo della SEA-EYE-4, garantendo il loro tempestivo sbarco in un porto sicuro.

Chiediamo che il Governo Italiano, insieme agli altri Stati membri e alle Istituzioni Europee, di fronte alle persone in fuga dall’inferno libico e all’attuale situazione in mare, considerino l’urgente ripristino di una missione SAR nel Mediterraneo centrale con l’impiego delle navi disponibili della Guardia Costiera e della Marina Militare.

MEDITERRANEA Saving Humans

4 Novembre 2021, h 9.30

 

Photo Credit: Sea-Eye Twitter feed
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EVACUAZIONE SICURA ORA!

Appello urgente per sostenere le proteste dei rifugiati a Tripoli

 

Migliaia di rifugiati bloccati in Libia stanno manifestando davanti alla sede dell’UNHCR a Tripoli dall’inizio di ottobre 2021. La protesta è nata in seguito ai rastrellamenti di massa e alle catture di rifugiati nei quartieri e nelle case di Tripoli. I manifestanti sono sopravvissuti a violazioni dei diritti umani, torture, detenzioni arbitrarie, persecuzioni ed estorsioni, che avvengono regolarmente in Libia. Molti sono anche i sopravvissuti alle deportazioni verso la Libia.

L’opinione pubblica mondiale, così come gli Stati membri e le Istituzioni dell’Unione Europea, sono tutti ben consapevoli di queste atrocità. Di fronte a questa situazione, che dura ormai da troppi anni, i rifugiati di Tripoli hanno deciso di auto-organizzarsi e far sentire la loro voce: chiedono la fine di queste violenze e l’immediata evacuazione in un luogo sicuro. Sfidano la paura e il rischio di una repressione violenta e fanno sentire la loro lotta per la libertà in tutto il mondo.

I rifugiati in lotta a Tripoli affermano:

“Chiediamo alle Autorità e al mondo intero di riconoscerci come esseri umani, di rispettare e proteggere i nostri diritti. E le Autorità libiche dovrebbero rispettare e applicare il diritto internazionale per i richiedenti asilo in Africa. Siamo vittime di guerre civili, siamo in fuga da persecuzioni religiose e politiche, tra di noi ci sono coloro che cercano una vita decente, l’istruzione e la libertà di vivere umanamente. Ma le Autorità italiane e gli Stati membri dell’UE non hanno fatto altro che aggravare le nostre anime dolenti, pagando pubblicamente e di nascosto le autorità libiche e i suoi gruppi di miliziani per ucciderci nel deserto, sul mare e in orribili campi di concentramento. Tutto ciò è una violazione dei diritti umani e un crimine contro l’umanità. La Libia oggi è un cimitero per migliaia di rifugiati innocenti, richiedenti asilo e immigrati in fuga da situazioni insopportabili nei loro paesi d’origine. E l’idea o la volontà politica era ed è pienamente accettata e finanziata dalle Autorità italiane e dagli Stati membri dell’UE. Chiediamo alle Autorità italiane e agli Stati membri dell’UE che versano fondi alla Libia di assicurarsi che le loro azioni e volontà politiche non ci danneggino e violino i nostri diritti. E di assicurarsi che la deportazione forzata nei centri di detenzione libici inumani e poi nei paesi d’origine sia fermata. Li invitiamo anche a collaborare con le Autorità libiche per chiudere tutti i centri di detenzione in Libia e liberare i nostri fratelli e sorelle che sono attualmente detenuti in condizioni disumane, perseguitati, violentati, torturati e uccisi”.

Siamo solidali con i rifugiati in lotta! Con estrema urgenza – insieme a loro – chiediamo l’evacuazione immediata dei rifugiati bloccati in Libia verso Paesi sicuri, in Europa. Molti comuni e città in tutta Europa hanno dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i nuovi arrivati e ad offrire loro prospettive di vita dignitosa. Le Istituzioni dell’UE e gli Stati membri, in collaborazione con le organizzazioni internazionali, hanno la responsabilità di porre fine a queste atrocità ora, e hanno abbastanza risorse e capacità per assicurare evacuazioni immediate.

ORA è il momento che la comunità internazionale agisca. Riconoscere i rifugiati che vivono e lottano in Libia come esseri umani. Rispettare i loro diritti e ascoltare le loro richieste.

 

Alarm Phone and MEDITERRANEA Saving Humans

 

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MEDreport

MEDReport ottobre 2021

a cura di Silvia Decina, Gabriele Suriano e Sara Tosoni

Nel mese di ottobre il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riusciti ad arrivare in Italia è pari a 7.108.

Dall’inizio di quest’anno il numero di persone arrivate in Italia è pari a 53.399. Oltre mille persone sono state tratte in salvo grazie al soccorso delle navi civili. Oltre milleottocento persone, invece, sono riuscite a raggiungere l’isola di Lampedusa in autonomia. In questo mese sono continuati anche i respingimenti illegali ad opera della cosiddetta Guardia costiera libica: oltre millesettecento persone intercettate e respinte in Libia.

Questo mese, inoltre, la Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto al competente G.I.P. il completo proscioglimento da ogni accusa del Comandante della nave Mare Jonio e del Capomissione di Mediterranea Saving Humans per il soccorso effettuato il 9 maggio 2019. Ancora una volta viene chiesta l’archiviazione per l’assurda accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma c’è di più: per la Procura di Agrigento la cosiddetta Guardia costiera libica, finanziata dal Governo italiano, non può soccorrere nessuno, perché in realtà cattura e deporta.

 

Qui il report completo del mese di Ottobre 2021 (link per il download):
Questi dati sono elaborati sulla base delle informazioni fornite dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. I dati si riferiscono agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8.00 del 31 ottobre 2021.
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Refugees in Libya – Conferenza stampa, 28.10.2021

Dopo il barbaro rastrellamento operato dalla polizia libica contro richiedenti asilo e rifugiati nel quartiere di #Gargaresh, alcune migliaia di persone hanno dato vita a “Refugees in Libya”, un’esperienza di auto-organizzazione e lotta senza precedenti.
 
Il loro presidio permanente davanti alla sede dell’UNHCR di Tripoli prosegue e cresce ininterrottamente da quasi un mese: chiedono l’immediata evacuazione da Tripoli di tutte i migranti, rifugiati e richiedenti asilo, e rivendicano diritti e dignità!
 
Mediterranea Saving Humans e Amnesty International Italia  hanno organizzato una conferenza stampa virtuale per dare voce a “Refugees in Libya”.
 
David (24, Sud Sudan) e Magit (25, Senegal) hanno raccontato e mostrato al mondo intero le inaccettabili condizioni di vita di migliaia di donne, uomini e bambinə: le scarse condizioni igieniche, le difficoltà nella raccolta viveri, i timori per le possibili aggressioni delle forze di polizia, le tensioni e il dolore per la scomparsa di un ragazzo investito da una macchina pirata.
 
Serve un’immediata evacuazione sicura per tutte le persone in pericolo!
Italia, Unione Europea e il mondo intero ascoltino questo grido di aiuto!
 
Non c’è tempo da perdere!
 

#evacuaterefugeesfromlibya

 

Comunicato Stampa

Conferenza stampa in collegamento da tripoli con i rifugiati in lotta per evacuazione

Dopo la brutale azione repressiva avvenuta un mese fa, un rastrellamento contro persone migranti, richiedenti asilo e rifugiati, a Gargaresh, uno dei quartieri poveri della capitale libica Tripoli, alcune migliaia di essi hanno dato vita ad un presidio permanente che da 25 giorni rivendica diritti e dignità e chiede a gran voce la fine delle violenze. Si sono costituiti in “Assemblea dei rifugiati RefugeesinLibya”, un’esperienza di auto-organizzazione e lotta senza precedenti che vuole mostrare al mondo intero quale sia la inaccettabile condizione di donne, uomini e bambini costretti nei campi di detenzione e catturati e deportati se tentano di fuggire attraverso il mare. Chiedono di essere evacuati e lottano per i diritti umani di ogni persona.

MEDITERRANEA Saving Humans e Amnesty International Italia ritengono importante dare la parola al presidio di Tripoli, ospitando la loro assemblea di giovedì 28 ottobre in una conferenza stampa virtuale, che si svolgerà mediante un collegamento Zoom e nella quale saranno loro a prendere parola.

Alla conferenza stampa, che si svolgerà alle ore 11, interverranno: Luca Casarini (Head of Mission, MEDITERRANEA Saving Humans) e Ilaria Masinara (Direttrice delle campagne, Amnesty International Italia).

Per accreditarsi alla conferenza stampa e ricevere il link per il collegamento, si prega di inviare una mail a [email protected]

 

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UNA LETTERA ALLE AUTORITÀ ITALIANE, AGLI STATI MEMBRI DELL’UNIONE EUROPEA E ALLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI A TUTELA DEI DIRITTI UMANI

24-10-2021

Alle autorità competenti,

Siamo i rifugiati e i migranti dimenticati che vivono in Libia e che in questo momento sono davanti alla sede dell’UNHCR dopo i raid nelle nostre case e dopo che la maggior parte di noi è stata portata nei centri di detenzione. Siamo i sopravvissuti e le vittime di tutte le atrocità, torture, detenzioni arbitrarie, false persecuzioni, estorsioni e violazioni dei diritti umani.

È con il cuore infranto e con immenso dolore che scriviamo questa lettera per portare alla vostra attenzione cosa significa essere dimenticati, non essere considerati come esseri umani e cosa significa vivere la violazione dei propri diritti. Ogni giorno che passa dal 1° ottobre, sprofondiamo sempre di più nella disperazione, esposti al caldo e al freddo, abbandonati e costretti a dormire per strada senza riparo, senza cibo e senza accesso ai servizi igienici.

Siamo rifugiati e non conosciamo né ci occupiamo di politica. La nostra volontà e il nostro desiderio è di vivere in un ambiente pacifico e libero dalla distruzione, in una società che accolga le nostre idee e investa su di noi per rendere il mondo un posto migliore per tutti. 

Negli ultimi 23 giorni della nostra manifestazione pacifica davanti all’ufficio dell’UNHCR in Libia molte cose sono accadute e stanno accadendo, persone con ferite fisiche che non hanno avuto accesso alle cure necessarie, altre che stanno sviluppando problemi psicologici critici, bambini e donne incinte che dormono all’aperto senza riparo, senza cibo, senza docce e prodotti igienici per le donne. Pertanto, chiediamo alle autorità e al mondo intero di riconoscerci come esseri umani, di rispettare e proteggere i nostri diritti. E le autorità libiche dovrebbero rispettare e applicare il diritto internazionale sulle richieste di asilo applicabile in Africa.

Riconosciamo e ammettiamo anche che negli ultimi anni gli attivisti per i diritti umani e le organizzazioni umanitarie internazionali hanno chiesto che i nostri diritti fossero protetti e rispettati a livello internazionale, ma molte cose non sono cambiate e oggi siamo qui per richiederlo noi stessi.

Siamo vittime di guerre civili, siamo vittime in fuga da persecuzioni religiose e politiche, tra di noi ci sono coloro che cercano una vita decente, l’istruzione e la libertà di vivere umanamente. Ma le autorità italiane e gli stati membri dell’UE non hanno fatto altro che aggravare la nostra condizione disperata, pagando pubblicamente e di nascosto le autorità libiche e le milizie per ucciderci nel deserto, in mare e in orribili campi di concentramento.

Tutto questo è stato una violazione dei diritti umani e un crimine contro l’umanità. La Libia oggi è un cimitero per migliaia di rifugiati innocenti, richiedenti asilo e immigrati in fuga da situazioni insopportabili nei loro paesi d’origine. E l’idea o la volontà politica era ed è pienamente accettata e finanziata dalle autorità italiane e dagli stati membri dell’UE.

Chiediamo alle autorità italiane e agli stati membri dell’UE che versano fondi alla Libia di assicurarsi che le loro azioni e volontà politiche non ci danneggino e non violino i nostri diritti.

E di assicurarsi che la deportazione forzata nei centri di detenzione libici inumani e poi nei paesi d’origine sia fermata.  

Li invitiamo anche a cooperare con le autorità libiche per chiudere tutti i centri di detenzione in Libia e liberare i nostri fratelli e sorelle che sono attualmente detenuti in condizioni disumane, sottoposti a estorsioni, stupri, torture e uccisioni.

Chiediamo alle autorità italiane, agli stati membri dell’UE, ai membri della Chiesa, ai gruppi religiosi e alle organizzazioni umanitarie internazionali di trovare soluzioni durature per noi nei nostri paesi d’origine, dove regna la guerra e la povertà, di offrirci più opportunità educative, di investire in noi e nei nostri paesi con i milioni regalati ai libici per uccidere e impedirci di accedere ai confini dell’UE. L’UE e gli stati membri sono obbligati a rispettare e proteggere i nostri diritti e coloro che hanno violato i nostri diritti dovrebbero risponderne davanti alla legge. 

Chiediamo a tutte le organizzazioni umanitarie internazionali e ai capi di stato, ai paesi ospiti, come il Canada, gli Stati Uniti e gli stati europei, di offrirci più luoghi di accoglienza e opportunità di reinsediamento.

Continuiamo a ribadire le nostre richieste per una rapida evacuazione verso paesi sicuri dei rifugiati che stanno vivendo davanti alla sede dell’UNHCR da più di tre settimane. Perché sappiamo bene che l’UE e gli stati membri hanno abbastanza risorse e capacità per porre fine alle atrocità e alle miserie che stiamo vivendo.

 

® Refugees and Migrants in Libya 2021.

 

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ElHiblu3 Freedom Commission: La Commissione chiede a Malta di archiviare il processo per ElHiblu3

Oggi viene lanciata la Commissione per la Libertà dei ElHiblu3 (ElHiblu3 Freedom Commission)!

La commissione chiede a Malta di archiviare immediatamente il processo contro tre giovani uomini – gli ElHiblu3. Due anni e mezzo dopo che la nave mercantile El Hiblu 1 è arrivata a Malta con 108 persone salvate a bordo, la procura non ha formulato un’accusa ufficiale. All’arrivo, i tre adolescenti africani sono stati arrestati e accusati di una molteplicità di crimini, tra cui atti di terrorismo e il dirottamento della nave. Fino ad oggi, Malta ha negato loro un processo equo e ha violato i loro diritti umani fondamentali.

Nel marzo 2019, un centinaio di migranti aveva lasciato la Libia su un gommone, cercando di fuggire in Europa. 108 persone sono state salvate dal pericolo dalla nave mercantile El Hiblu 1, il cui capitano è stato incaricato di farlo da un aereo dell’operazione EUNAVFOR Med. Alcuni dei migranti sono rimasti sul gommone, temendo di essere respinti in Libia – sono scomparsi e si presume che siano morti.

Anche se salvati dalla El Hiblu 1, le 108 persone non erano al sicuro. Quando hanno capito che la nave mercantile tornava verso la Libia, il gruppo ha protestato e alla fine ha convinto l’equipaggio a dirigersi verso nord. Tre di loro (che all’epoca avevano 15, 16 e 19 anni) – che da allora sono conosciuti collettivamente come ElHiblu3 – hanno agito come traduttori e mediatori tra il capitano e i superstiti. Anche se nessuno è rimasto ferito, all’arrivo a Malta i tre sono stati immediatamente arrestati e accusati di aver commesso molteplici crimini, compresi atti di terrorismo.

Gli ElHiblu3 sono stati arrestati per sette mesi prima di essere rilasciati su cauzione nel novembre 2019. Da allora, devono registrarsi ogni giorno alla stazione di polizia e partecipare alle udienze mensili durante le quali l’accusa cerca di stabilire le potenziali accuse da portare avanti. Se trovati colpevoli da una giuria a Malta, i tre potrebbero affrontare l’ergastolo.

Mentre i membri della polizia maltese e i membri dell’equipaggio del mercantile sono stati ascoltati subito dopo lo sbarco della El Hiblu 1, la procura maltese ha impiegato due anni per chiedere ai sopravvissuti di testimoniare. Finora, sei sopravvissuti hanno testimoniato, di questi solo uno ha potuto farlo nella sua lingua madre. Per loro è chiaro che gli ElHiblu3 sono innocenti. Anzi, sono descritti come eroi che hanno impedito che più di 100 persone fossero costrette a tornare in Libia, un luogo dove i diritti umani sono sistematicamente violati e le persone in movimento sono abitualmente sottoposte a tortura, stupro, incarcerazione ed estorsione.

La Libia non è un luogo sicuro dove sbarcare le persone salvate in mare. Riportare i 108 sopravvissuti in Libia sarebbe stato illegale.

L’inaccettabile ingiustizia che gli ElHiblu3 continuano ad affrontare a Malta ha spinto molte persone e enti impegnati nella difesa dei diritti umani a condannare il processo ai tre ragazzi. La neonata ElHiblu3 Freedom Commission, un’alleanza indipendente e diversificata di sostenitori dei diritti umani, studiosi, leader religiosi e politici, esorta il governo e l’ufficio del procuratore generale ad abbandonare il caso contro gli ElHiblu3 e ad archiviare immediatamente il loro processo.

La criminalizzazione di ElHiblu3 a Malta è un altro pezzo del puzzle di un tentativo sistematico di opprimere gli atti di solidarietà e di dissenso ai confini dell’Europa. Mentre siamo testimoni di come gli stati membri dell’UE e le istituzioni continuano a violare il diritto internazionale attraverso violenti respingimenti e forme di non assistenza e abbandono, i migranti che cercano di fuggire da condizioni disumane vengono criminalizzati.

Invece di essere perseguiti, gli ElHiblu3 dovrebbero essere celebrati per le loro azioni nel prevenire il ritorno in Libia di 108 vite precarie. La loro incarcerazione e la loro persecuzione costituiscono una profonda ingiustizia.

Resistere ai respingimenti illegali verso la Libia non è un crimine. Annullate immediatamente il processo a Malta! Liberate gli ElHiblu3!

ElHiblu3 Freedom Commission: [email protected] | www.elhiblu3.info

= = =

Fondata nell'ottobre 2021, la Commissione per la Libertà di ElHiblu3 è un'alleanza di recente formazione e indipendente di sostenitori dei diritti umani che chiedono la libertà per gli ElHiblu3.

Membri:

Achille Mbembe, Professore all’Università di Witwatersrand, Sudafrica

Aminata Dramane Traoré, Coordinatore del Forum per l’altro Mali

Anton D’Amato, Delegato arcivescovile per i migranti a Malta

Berenice Böhlo, Presidente degli avvocati democratici europei

Carola Rackete, Attivista ambientale e di salvataggio in mare

Charles Heller / Lorenzo Pezzani, Co-direttori di Border Forensics

Enrica Rigo, Professore all’Università di Roma Tre, Italia

Francesca Cancellaro, Avvocato presso Gamberini Ass. Prof., avvocato partner dell’ECCHR, Italia

Jean Ziegler, ex vicepresidente del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unit

Judith Sunderland, Direttrice associata per l’Europa e l’Asia centrale di Human Rights Watch

Karl Kopp, Direttore degli affari europei presso Pro Asyl

Maria Pisani, Fondatrice di Integra Foundation Malta, accademica presso l’Università di Malta

Mussie Zerai, Sacerdote Cattolico eritreo, Roma, Presidente dell’Agenzia Habeshia

Nils Muižnieks, Direttore dell’ufficio regionale di Amnesty International Europa

Ramona Lenz, Portavoce di Medico Internazionale

Regine Psaila, Direttore di African Media Association Malta

Sarah Mardini, Nuotatrice di ricerca e salvataggio, attivista dei diritti umani

Sandro Mezzadra, Professore all’Università di Bologna, Italia

Torsten Moritz, Segretario generale della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa

Wolfgang Kaleck, Segretario generale del Centro europeo per i diritti costituzionali e umani

Comunicato Stampa

Una nuova archiviazione in arrivo per la Mare Jonio

“Il salvataggio non può essere criminalizzato, è un obbligo”

Ancora una volta viene chiesta l’archiviazione per l’assurda accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma c’è di più: per la Procura di Agrigento la cosiddetta Guardia costiera libica, finanziata dal nostro Governo, non può soccorrere nessuno, perché in realtà cattura e deporta. E vengono spazzati via i vergognosi tentativi di bloccare le navi del soccorso civile con pretesti amministrativi, sulla base di norme che “nella legislazione italiana non esistono.”

La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto al competente G.I.P. il completo proscioglimento da ogni accusa del Comandante della nave Mare Jonio e del Capomissione di MEDITERRANEA Saving Humans per il soccorso effettuato il 9 maggio 2019. Si procede perciò verso l’archiviazione per il capitano Massimiliano Napolitano e il coordinatore ed armatore Beppe Caccia, che erano da due anni e mezzo indagati per reati quali il “favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina” e due violazioni del Codice della Navigazione.

Il 9 maggio del 2019 la nave Mare Jonio, impegnata in missione di osservazione e monitoraggio nel Mediterraneo centrale, aveva individuato in acque internazionali in zona SAR di competenza attribuita alla Libia, a circa 35 miglia a nord di Zuara, un piccolo gommone sovraccarico di trenta persone, tra cui due donne incinte, una bambina di 2 anni – la piccola Alima – e diversi minori non accompagnati, che stava imbarcando acqua e aveva il motore in avaria. Poche ore e sarebbe sicuramente affondato: le persone a bordo, provenienti da Ciad, Bangladesh, Sudan, Camerun, Mali, Costa d’Avorio, Nigeria e Burkina Faso, prive di qualsiasi dispositivo di sicurezza, hanno infatti raccontato agli inquirenti che, certe ormai della morte, avevano iniziato a pregare. Una volta soccorsi a bordo della nostra nave, la Mare Jonio aveva rifiutato qualsiasi contatto con le Autorità libiche e aveva disobbedito agli ordini provenienti dal Ministero dell’Interno italiano che voleva imporci di consegnare questi naufraghi alla cosiddetta Guardia costiera di Tripoli. La Mare Jonio aveva invece fatto rotta verso nord, sbarcando la mattina successiva tutte le 30 persone salvate nel porto sicuro di Lampedusa. Qui era scattata un’operazione di polizia della Guardia di Finanza, agli ordini del Viminale, con il sequestro della nave, durato fino all’agosto successivo, e l’apertura delle indagini a carico di Comandante e Capomissione.

Grazie al lavoro eccellente dei nostri legali Serena Romano e Fabio Lanfranca, e dopo due anni e mezzo di approfondite indagini, la Procura della Repubblica di Agrigento conclude che il nostro comportamento e le nostre scelte sono state assolutamente legittime, per aver “adempiuto al dovere di salvataggio di persone in pericolo di vita in mare” e al loro successivo sbarco in un porto sicuro. Ma la richiesta di proscioglimento, firmata dai Pubblici Ministeri Salvatore Vella e Cecilia Baravelli, afferma inoltre tre cose di decisiva importanza.

La prima: per la situazione in Libia e i comportamenti criminali tenuti dalla cosiddetta Guardia costiera libica, è stato giusto e corretto non comunicare e tantomeno sottoporsi al coordinamento delle autorità di Tripoli. La seconda: altrettanto giusta e legittima è stata la scelta di richiedere il porto sicuro di sbarco (“Place of Safety”) alle sole Autorità italiane e dirigersi senza esitazione a Lampedusa. La terza, riferita alle supposte violazioni del Codice della Navigazione per il mancato rispetto della Diffida della Direzione Marittima di Palermo ad “effettuare in modo stabile e organizzato operazioni di salvataggio in mare” senza aver ottenuto “le necessarie autorizzazioni e certificazioni.” Una contestazione che, da allora, aveva aperto la strada a numerosi casi di ispezioni e “fermi amministrativi” delle navi della flotta civile impegnate nelle attività di soccorso nel Mediterraneo. Ebbene, la Procura di Agrigento afferma con chiarezza che “la Mare Jonio non era tenuta a dotarsi di alcuna certificazione SAR (…) poiché non esiste nell’ordinamento italiano alcuna preventiva certificazione diretta alle imbarcazioni civili per lo svolgimento di tale attività”, così come non è ammissibile l’idea di stabilire “un numero massimo di naufraghi imbarcabili” durante un’operazione di soccorso, che rimane materia di esclusiva valutazione del Comandante della nave impegnata.

Si tratta di punti di straordinario rilievo che, nel loro insieme, confermano la piena legittimità dell’operato delle organizzazioni e delle navi della flotta civile impegnata nel Mediterraneo centrale. Ancora una volta un’inchiesta sul nostro operato si avvia a conclusione, sancendo che non vi è stato nulla di “antigiuridico” o “penalmente rilevante” nelle nostre scelte. Anzi, esse sono state e continuano ad essere giuste e corrette di fronte alle continue violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale e nazionale, ai veri e propri comportamenti illegali e criminali tenuti dagli Stati. Per dirla con le testuali parole dei Pubblici Ministeri di Agrigento: “certamente non può essere criminalizzata in sé lo svolgimento dell’attività di salvataggio di vite umane in mare, che anzi costituisce un obbligo giuridico per ciascun uomo di mare.”

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“Sogniamo insieme”: i migranti Iotta a Tripoli al meeting con Papa Francesco

“Sogniamo insieme”. Questo l’appello che Papa Francesco ha rivolto a tutti noi, dei movimenti di tutto il mondo, al quarto incontro mondiale dei movimenti popolari.

Eravamo presenti con movimenti di lavoratori dell’economia informale, cartoneros, indigeni, contadini, lavoratori sfruttati: gli scartati e gli oppressi di tutto il mondo che si organizzano per costruire dal basso un altro mondo possibile e per lottare insieme. Oggi insieme abbiamo condiviso le reciproche esperienze, le abbiamo raccontate al Papa e insieme abbiamo contestato il sistema disumano capitalista estrattivista che attanaglia il mondo opprimendo i poveri e la terra. Per noi di MEDITERRANEA Saving Humans questa è la “cospirazione del bene”: organizzarsi per resistere alla violenza e alla disumanità che i sistemi di potere, anche quando si fanno chiamare “democrazie”, scaricano su donne, uomini e bambini. Come alle frontiere, come in Libia.

Con noi oggi erano presenti i nostri fratelli e sorelle di Refugees in Libya, che da due settimane stanno manifestando davanti alla sede dell’UNHCR a Tripoli, rivendicando per sé e per tutte le altre persone migranti libertà dai campi di concentramento libici e denunciando le deportazioni compiute in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica. Un sistema, quello della “frontiera libica” che i nostri civilissimi e democratici governi finanziano e che è costato la vita a decine di migliaia di innocenti.

Abbiamo ribadito ai nostri fratelli e sorelle in lotta a Tripoli, che siamo con loro, siamo insieme, e continueremo a sognare e a lottare insieme a loro e a tutti i movimenti popolari, per costruire dal basso, con le nostre mani, un altro mondo possibile, dove la giustizia, la libertà e la fraternità universale siano realtà. Ci prepariamo a tornare in mare con la nave di soccorso civile italiana Mare Jonio ancora più convinti di prima. Grazie Papa Francesco.

Link: https://youtu.be/m1RaNhdRzq8