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10 domande ai leader di partito: le risposte di Letta, Fratoianni, Magi, De Magistris e Conte. I silenzi di Meloni, Salvini e Calenda.

LE 10 DOMANDE AI LEADER DI PARTITO

1. Se andrete al Governo vi impegnerete, come richiesto dal Consiglio d’Europa con lettera formale al nostro paese del 21 febbraio 2020, ad interrompere immediatamente le attività di collaborazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, tra cui il loro finanziamento e armamento?

2. Considerate il “soccorso civile”, in mare come in terra, come reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”?

3. Siete favorevoli al ripristino immediato e urgente di una missione come Mare Nostrum e alla cooperazione con le organizzazioni della flotta civile in mare?

4. Siete d’accordo ad abrogare la Legge del 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi- Fini) e a garantire percorsi migratori sicuri e legittimi per chiunque migri?

5. L’Italia è in grado di accogliere 142.000 rifugiati ucraini in 6 mesi, ma grida all’invasione per le 60.000 persone sbarcate in Italia nel 2021. Vi impegnerete in tutti gli organismi nazionali ed internazionali per il riconoscimento del sistema di accoglienza europeo, applicato nei mesi scorsi ai cittadini ucraini, per chiunque ne abbia titolo a prescindere dal paese di provenienza del richiedente?

6. Siete d’accordo che Frontex, il cui ruolo dovrebbe essere quello di supportare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti e la loro tutela, secondo quanto previsto dal suo mandato, in realtà̀ sta cooperando con paesi che sottopongono le persone migranti a trattamenti inumani e degradanti e li espongono a pericolo di morte?

7. Nel breve termine, vi impegnate a rispondere alle richieste e assegnare tempestivamente (entro 24 ore) un porto sicuro (POS) di sbarco alle imbarcazioni della flotta civile?

8. Riconoscete la necessità e il dovere di assegnare un Place of Safety (PoS) a conclusione e risoluzione dei casi in distress che riguardano persone soccorse dalle navi della flotta civile, e non un Port of Disembarkation (PoD), concetto che si riferisce a passeggeri e merci piuttosto e che pertanto non rende giustizia allo status effettivo di naufraghi delle persone soccorse?

9. Sempre nel breve termine, vi impegnate ad assicurare un pronto intervento da parte della GC italiana nei casi segnalati dalla società̀ civile di imbarcazioni in distress dentro e fuori la zona SAR italiana, ove ve ne fosse l’urgenza dovuta a grave pericolo per la vita umana in assenza di altri interventi?

10. Vi impegnerete negli organismi nazionali ed internazionali a eliminare la politica europea di esternalizzazione dei confini e respingimento anche in Bosnia, Marocco, Turchia e in tutti gli altri contesti in cui si verificano violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone che tentano di entrare in Europa?

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RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LEADER DI PARTITO

(nell’ordine in cui sono state ricevute)

FRATOIANNI // Alleanza Verdi Sinistra

  1. Senza dubbio! Come peraltro abbiamo sempre fatto in questi anni ad ogni passaggio parlamentare.
  2. No. Consideriamo il soccorso civile come un dovere e una necessità che intendiamo continuare a sostenere e difendere in ogni modo.
  3. Assolutamente sì. Una missione nazionale ed europea di ricerca e soccorso sarebbe necessaria e garantirebbe, in cooperazione con le organizzazioni della flotta civile di migliorare significativamente le capacità di soccorso.
  4. Sì. Lo proponiamo, anche attraverso iniziative legislative da anni. La legge Bossi-Fini rende sostanzialmente impossibile entrare nel nostro paese in condizioni di regolarità contribuendo ad aumentare la condizione di clandestinità dei migranti sul nostro territorio.
  5. Sì. Il giusto salto di qualità nell’accoglienza europea per i profughi Ucraini ha svelato la natura ipocrita e propagandistica del racconto sull’invasione e sulla natura emergenziale del fenomeno migratorio. Cambiare Dublino 2 e istituire un efficace meccanismo di accoglienza Europeo è possibile e necessario.
  6. Sì. In questi anni le politiche migratorie di sono concentrate di fatto sui dispositivi di controllo e di respingimento promuovendo la pratica dell’esternalizzazione delle frontiere. Occorre una decisa inversione di tendenza.
  1. Sì.
  1. Sì.

 

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DE MAGISTRIS // Unione Popolare

  1.  Non solo va interrotto il rapporto e abrogato il Memorandum of Understanding firmato dal ministro Minniti durante il governo Gentiloni, ma un nostro eventuale governo deve imporre che per l’UE non abbia più valore la “zona SAR” (Search and Rescue) con cui si affida a questa sedicente Guardia costiera ogni forma di attività di soccorso.
  1. Il “soccorso civile” in quanto parte di numerose convenzioni internazionali e della più antica e intoccabile “legge del mare” non deve e non può essere soggetto ad alcuna restrizione legislativa e/o normativa se non quella avente come centrale l’interesse delle persone a cui prestare soccorso.
  2. Sì il solo modo per limitare (purtroppo non fermare completamente) il bilancio tragico delle morti in mare, consiste in una scelta politica che riguarda le istituzioni UE. Un intervento gestito dal parlamento stesso, magari attraverso la “Commissione Libe” o di cui sia garante il Commissario europeo ai Diritti Umani, che veda il supporto di grandi organizzazioni umanitarie ma composto da assetti della marina dei singoli stati che abbia facoltà di avvicinarsi alle coste dei paesi da cui si fugge e conduca ognuna/o in POS (Place of Safety) europei.
  1. La “Bossi Fini”, oltre che da abrogare in quanto legge che determina un legame indissolubile fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, oltre ad aver determinato ingiustizie di ogni sorta ed avere carattere palesemente xenofobo, si è rivelata anche legge fallimentare anche negli scopi dichiarati (controllo degli arrivi e incontro fra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Va abrogata radicalmente e sostituita con un testo, adeguato al XXI secolo e che garantisca una libertà di circolazione mettendo al centro la sicurezza di chi sceglie di farlo. Decenni di studi scientifici in materia dimostrano che “non esistono le invasioni” e che i movimenti delle persone, non dovuti a guerre e/o catastrofi climatiche o economiche, hanno un andamento circolare e sono essi stessi, se non fermati da una logica proibizionista, fattori di sviluppo e di crescita economica, sociale e culturale.
  2. Con le cittadine e i cittadini ucraini è stata applicata, per la prima volta dall’UE la direttiva 55/2001 che nel circuito degli addetti ai lavori definivamo la “dormiente” in quanto mai presa in considerazione in oltre 20 anni dalla sua emanazione. Tale direttiva, giustamente applicata nel conflitto in Ucraina, permette di superare i vincoli che garantiscono lo status di rifugiato e immettono in circuiti di protezione umanitaria che l’UE può tranquillamente gestire, erogando solo una parte delle risorse inutilmente spese in politiche repressive e di respingimento. Tale direttiva deve a ns avviso essere attuata alla luce di ogni conflitto in atto e, se resa sistematica, renderebbe meno traumatiche gran parte delle fughe. Si pensi ad esempio a quanti risultati positivi potrebbe determinare se applicata in questi giorni nel Corno d’Africa, in Siria, in alcuni Stati dell’Africa Sub sahariana e del Sahel, fino all’Afghanistan. Non solo diminuirebbero le vittime di viaggi affidati a trafficanti ma ci sarebbero ingressi che le stesse autorità dei “paesi accoglienti” potrebbero gestire senza oscillare fra repressione e approccio emergenziale.
  1. L’Agenzia Frontex, i cui vertici sono stati posti sotto inchiesta sia per l’illegittimità dei respingimenti attuati che per la gestione delle risorse loro affidate, andrebbe a nostro avviso semplicemente abolita. Lo scopo stesso per cui nasce “il controllo delle frontiere per impedire gli ingressi ritenuti illegali” la rende in palese contrasto con qualsiasi politica umanitaria. Un tempo tra l’altro i loro assetti navali nel Mediterraneo Centrale operavano a volte per pratiche di soccorso. Ora le sue stesse missioni, attuate con l’ausilio di droni e aerei, servono solo a segnalare alle autorità libiche o tunisine, i natanti da fermare e da ricondurre a riva. In numerosi casi neanche questo intervento c’è stato con conseguenti naufragi. Le risorse impiegate per Frontex e per le sue missioni (sovente secretate), potrebbero essere impiegate per rispondere alla domanda 3, ovviamente garantendo il controllo degli Stati membri.
  1. Sì garantendo anche ogni supporto sanitario o di garanzia del trasbordo delle persone soccorse
  1. Certamente in quanto il concetto stesso di PoD è deresponsabilizzante per i Paesi che hanno i porti sicuri più vicini e soprattutto perché definire “passeggeri” le persone soccorse, apre la strada a quelle che potrebbero essere le procedure da utilizzare qualora l’UE riuscisse a rendere operativo il New pact on migration and asylum del settembre 2020. Il “piano” prevede infatti di rendere più facilmente esecutivi i rimpatri delle persone soccorse limitando l’accesso all’asilo. Essere considerati “passeggeri” influirebbe sulle decisioni delle commissioni incaricate di concedere o meno lo status di rifugiato o forme di protezione umanitaria.
  1. Rovescerei addirittura la domanda: la mancanza di pronto intervento della GC va considerata come omissione di soccorso e si configura come reato. Le segnalazioni che giungono vanno considerate per quello che sono, richieste di aiuto, a cui le autorità dello Stato, ivi comprese quelle marittime, sono tenute a rispondere in tempo immediato. Del resto molti di coloro che operano in mare sono consapevoli che anche mezz’ora di ritardo può causare conseguenze tragiche per la vita delle persone in difficoltà.
  1. Non solo verso questi Paesi ma anche altri, molti altri, i cui governi non possono essere considerati partner affidabili, dall’Egitto alla Nigeria alla Bielorussia, solo per citarne alcuni. Con tali governi non solo vanno eliminate le politiche di esternalizzazione ma vanno disattesi, dove sono in essere, gli accordi bilaterali di riammissione che hanno prodotto gravi violazioni dei diritti umani sottoponendo gli espulsi a trattamento inumano e degradante o riconducendo i fuggitivi nelle mani delle organizzazioni criminali che ne avevano garantito la fuga in cambio di forti debiti da saldare.

 

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ACERBO // Rifondazione Comunista

  1. È difficile che si vada al governo ma sicuramente Rifondazione Comunista e Unione Popolare continueranno a sostenere in parlamento e nel paese, come abbiamo fatto finora, l’interruzione immediata della collaborazione con la “guardia costiera libica” ed l’abrogazione del MOU (Memorandum Of Understanding) del governo Gentiloni/Minniti che è alla base di tale cooperazione e non va rinnovato entro il 2 novembre prossimo. Mobilitarsi contro il rinnovo è un dovere.
  1. No, consideriamo dei criminali quelle/i che criminalizzano il soccorso e anche dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale, l’omissione di soccorso è un reato da perseguire.
  1. Sì, con ampi margini di manovra, ripartizione, in base alla scelta di chi fugge, nei paesi UE dei profughi, possibilità di manovra di tale missione anche nei pressi dei paesi di fuga, e non riconoscimento della cd “zona SAR (Search And Rescue) libica. Questo perché la Libia non offre “porti sicuri” e non garantisce il soccorso necessario. La gestione di tale missione, da effettuare con le risorse da sottrarre a Frontex, deve avvenire sotto il controllo del Commissario europeo ai diritti umani, della Commissione LIBE del parlamento europeo e va coadiuvata da organizzazioni umanitarie internazionali.
  1. Lo sosteniamo da sempre. È il nostro programma. La legge in questione non solo è causa di precarietà e fragilità dei percorsi migratori ma rende il permesso di soggiorno soggiogato al contratto di lavoro. Una legge xenofoba e fallimentare, rende meno facile l’incontro fra richiesta e domanda nel mercato del lavoro, abbassa i salari anche degli autoctoni, favorisce le condizioni di irregolarità amministrativa su cui tanti lucrano.
  1. È la posizione che abbiamo sostenuto dall’inizio della guerra. Con i profughi dall’Ucraina si è attuata la direttiva europea 55/2001 finora mai applicata e che facilita, togliendo ostacoli burocratici e legislativi all’ingresso in UE. Tale direttiva va resa fruibile ad ogni fuggitiva/o da guerre, dittature o catastrofi ambientali.
  1. Siamo per l’abolizione di Frontex. Le risorse di tale agenzia (alcuni cui dirigenti sono sotto inchiesta per respingimenti illegali e per uso non trasparente dei fondi a disposizione) vanno invece impiegate per il soccorso in mare e la garanzia di ingressi sicuri
  1. Sì, mettendo a disposizione i mezzi della marina italiana per garantire sostegno sanitario ed eventuale trasbordo dei profughi
  1. L’idea stessa dei PoD è ipocrita ed è funzionale a praticare rimpatri coatti a coloro che (considerati come passeggeri) possono essere rimandati nei paesi di fuga o in paesi terzi senza aver vista neanche esaminata la richiesta di asilo o di protezione umanitaria.
  2. Laddove questo non avviene si configura non solo un crimine contro l’umanità ma una violazione di gran parte delle convenzioni internazionali. L’omissione di soccorso non può avere cittadinanza in questo Paese.
  1. È la nostra posizione da sempre ma non riguarda solo questi paesi. Si pensi ad Egitto, paesi del Corno d’Africa, del Sahel, dell’Africa Sub sahariana, Centro America, Bielorussia, Afghanistan… Laddove ancora sono in essere vanno anche interrotti gli accordi bilaterali che in detti paesi permettono i rimpatri.

 

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LETTA // Partito Democratico

  1. Nel 2021 il Pd ha chiesto al Governo Draghi con un emendamento di rivedere radicalmente il rapporto con la Guardia Costiera libica. Ciò non è avvenuto. Per questo, a luglio 2022, non abbiamo votato a favore del rifinanziamento. Crediamo che non si possa prescindere dal rispetto dei diritti umani: per noi ogni politica futura di collaborazione con la Libia deve avere come precondizione ineludibile, appunto, la tutela e il rispetto dei diritti della persona.
  2. Assolutamente no. Pensiamo che la “flotta civile” svolga un lavoro molto prezioso e anche di supplenza rispetto alle gravi mancanze dei Paesi europei. Salvare vite umane non può mai essere considerato un reato.
  3. Mare Nostrum fu voluta dal governo da me presieduto e ne sono orgoglioso. Si tratta della decisione più importante e delicata della mia vita. A distanza di quasi 10 anni – anni di gravi errori politici e di stravolgimenti di scenario – sono fermamente convinto che la cooperazione tra l’Italia e le Ong debba ripartire su basi nuove, cercando di ritornare, appunto, a quel modello positivo che consentì di salvare migliaia e migliaia di vite umane attraverso la collaborazione tra istituzioni e flotta civile.
  4. Il superamento della Bossi-Fini è una delle priorità del nostro programma. Intendiamo sviluppare un piano strutturato per l’attivazione di corridoi umanitari in maniera veloce e organizzata in caso di situazioni di particolare emergenza e approvare una nuova Legge sull’immigrazione, che permetta l’ingresso legale per motivi di lavoro, anche sulla base delle indicazioni che arrivano dal sistema delle imprese e dal terzo settore. Questo modello riduce l’irregolarità, facilita l’integrazione e viene incontro alle necessità del sistema produttivo.
  5. Il lavoro innovativo sviluppato dal nostro Paese durante la crisi ucraina dimostra che si possono gestire flussi anche molto consistenti senza ingenerare allarme. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza per migliorare il nostro sistema di gestione.
  6. L’operato di Frontex in questi anni ha presentato molte ombre, come dimostrato dalle inchieste giornalistiche e dalle indagini stesse istituzioni europee. Le dimissioni del Direttore Fabrice Leggeri possono però aprire una nuova fase, anche grazie al costante monitoraggio del Parlamento europeo e delle ONG.
  7. Sì, un’operazione di salvataggio si conclude con lo sbarco in un porto sicuro. Che deve essere garantito tempestivamente. Il ritardo di giorni nell’assegnazione è stato spesso in questi anni del tutto ingiustificato e strumentale. Ed è una pratica che va superata immediatamente.
  8. Assolutamente sì, le persone soccorse devono essere condotte in luoghi sicuri, dove non siano in pericolo e dove siano rispettati i loro diritti. Non è accettabile un modello che dimentica o mette in secondo piano il rispetto della dignità e dei diritti umani fondamentali.
  9. Di fronte a una vita in pericolo è un dovere intervenire, sempre nel rispetto delle regole e delle leggi internazionali.
  10. Sì, l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e farsi carico di politiche in grado di garantire sempre e comunque i diritti. Il primo passo è sicuramente il passaggio a un’Europa della solidarietà anche per quanto riguarda l’accoglienza, con il superamento del Regolamento di Dublino.

 

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MAGI // +Europa

Gentilissimi,

il tema delle migrazioni è uno di quei dossier sul quale, non solo in Italia ma ovunque in Europa e nel mondo, più facilmente vengono diffuse notizie false ed è utilizzato per lucrare al fine di spostare le percentuali elettorali. Le proposte politiche, poi, molto spesso sono tanto più fantasiose quanto meno applicabili. Durante la mia attività come deputato in questa XVIII legislatura ho sempre cercato di tenere alta l’attenzione su questo tema, impegnandomi per riportare costantemente il dibattito pubblico verso toni più conformi alla realtà. È necessario affrontare questo problema con buon senso, avendo cura di sottolineare la necessità di garantire il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali.

L’altissimo numero di vittime che si sono registrate nel Mediterraneo e le testimonianze degli orrori subiti dai migranti nei centri di detenzione libici, non possono lasciarci indifferenti. Democrazia e rispetto dei diritti umani sono altissimi principi che non possono essere mai sacrificati sull’altare del cinico calcolo politico. Non è più accettabile, nel 2022, che il Mediterraneo Centrale sia ancora un grande cimitero. Sono convinto che ci sia la necessità di intervenire affinché vengano aperti dei nuovi corridoi umanitari, per garantire a quanti scappano da situazioni per noi difficilmente immaginabili di raggiungere in modo sicuro il territorio europeo. È necessario arrivare finalmente allo stralcio degli accordi con la Libia. In questi anni, Più Europa e io personalmente ci siamo sempre opposti al loro rinnovo, nonché al rifinanziamento della così detta Guardia Costiera libica, che al netto delle dichiarate volontà di limitare e governare i flussi migratori, hanno creato una situazione di sfruttamento, violenza e abusi dei quali il nostro Paese si è reso per troppo tempo complice.

Al tempo dei decreti (in-)Sicurezza dell’allora ministro dell’Interno Salvini, ho voluto sottolineare il mio sostegno all’azione di quelle ONG che svolgevano e svolgono un lavoro necessario di salvataggio e ricerca in mare nel Canale di Sicilia. Mi sono recato nel 2019 su una di queste navi, dove ho potuto essere testimone dell’orrore che le persone che fuggono dalla Libia desiderose di raggiungere la “Fortezza Europa” vivono sulla loro pelle. Rimango profondamente convinto che sfruttare persone che hanno vissuto sulla propria pelle dei trattamenti inumani per il proprio tornaconto elettorale, non possa essere considerato una politica degna del nostro Paese.

Il fenomeno migratorio che in questi anni è diventato un evento di immense dimensioni, destinato a ad aumentare nel prossimo futuro, non può più essere gestito a livello di stato nazionale. Noi di Più Europa siamo convinti che sia ora che l’Unione Europea venga investita delle competenze anche in questo settore strategico e fondamentale. È necessario giungere, finalmente, ad una corposa e organica riforma del sistema di asilo europeo, che coinvolga anche il sistema Dublino. È ora di concedere l’autorità alla Commissione Europea e a tutte le istituzioni collegate di intervenire per un vero sistema solidaristico, affinché ci sia una vera ridistribuzione delle persone migranti, per tutelare quanti arrivano sul territorio europeo in cerca di protezione o di una vita migliore. Anche per quanto riguarda l’attività di soccorso in mare dobbiamo arrivare ad un intervento delle istituzioni europee, le uniche in grado di sostenere anche finanziariamente la pressione di questa attività fondamentale. Infine, nell’ottica di un intervento complessivo su questi temi a livello europeo, ritengo che una riforma di Frontex, la cui attività negli ultimi anni è stata pesantemente danneggiata dagli scandali, non sia più rinviabile.

La situazione delle frontiere esterne è un altro tema sul quale mi sono personalmente impegnato. In particolare, ho denunciato in aula la pratica dei respingimenti illegali che il nostro Governo, in accordo con Slovenia e Croazia, ha operato per molto tempo sul nostro confine orientale, lungo quella che viene chiamata la Rotta Balcanica. I racconti di quanti, spesso giovanissimi, affrontano “il Gioco”, “the Game” come viene chiamato dai richiedenti che cercano di raggiungere l’Europa, sono terribili e forse ancor più difficili da sopportare per fatto che tutto ciò avviene a pochissimi passi da noi per di più con l’accordo del governo italiano. Grazie alla mia attività in aula e sul territorio, con la collaborazione di quanti operano in quelle zone, siamo riusciti ad accendere i riflettori su questa macroscopica violazione del diritto di asilo facendo sì che il Viminale abbandonasse queste “riammissioni informali”. Siamo riusciti ad alzare il velo di ipocrisia che stava dietro anche al termine con il quale venivano definiti quelli che nei fatti sono respingimenti illegali.

In quanto Più Europa riteniamo che regolamentare l’immigrazione non significhi solamente gestire gli sbarchi o gli arrivi via terra dal confine orientale, è necessario programmare dei canali legali di arrivo e delle politiche attive di inserimento nella società. Per questo riteniamo sia finalmente arrivato il momento di abrogare la legge Bossi-Fini (n. 189, 30 luglio 2022), il cui unico merito in questi vent’anni è stato di creare delle vaste sacche di irregolarità, tanto da costringere i diversi governi a fare ricorso a sanatorie non risolutive. Anche al fine di ristabilire una normativa più equa in materia di ingressi nel paese, sono stato insieme a tante associazioni tra i promotori della campagna di “Ero Straniero – L’Umanità che fa bene”, che ha condotto al deposito nell’ottobre 2017 di una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da oltre 90.000 cittadini. Su questa proposta di legge, della quale sono stato nominato relatore in Commissione Affari Costituzionali, abbiamo svolto un approfondito ciclo di audizioni che ne hanno dimostrato la bontà, ma questo non è servito ad aprire un dibattito costruttivo e a farla andare avanti. È ormai inevitabile affrontare in Italia il tema dell’immigrazione, con un confronto libero da quel violento scontro ideologico con il quale è stato trattato negli ultimi anni.

La crisi Ucraina, apertasi nel febbraio scorso, ci ha dimostrato che l’Europa, tutta, può essere davvero solidale con quanti fuggono dalla follia della guerra. Dobbiamo estendere questa solidarietà a tutti quelli che vengono alla ricerca di protezione senza scegliere chi aiutare sulla base del colore della pelle o della religione che viene professata. La guerra è tale e gli orrori che porta con sé è identica ovunque nel mondo.

Alle diverse forze politiche che propongono interventi risolutori irrealizzabili sul tema migratorio, noi intendiamo rispondere facendo appello non solo alla concretezza, ma anche al senso di umanità e solidarietà che deve necessariamente richiamarsi ai più alti valori sui quali la Repubblica e l’Unione Europea sono nate. Più Europa è convinta che una politica diversa in materia di immigrazione sia possibile. Io personalmente mi sono adoperato in questi anni, in quanto Deputato della Repubblica affinché ci fosse una maggiore consapevolezza su questi temi e fossero finalmente affrontati con pragmatismo in una prospettiva di lungo periodo, non facendo quindi ricorso ad interventi temporanei.

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GRANATO // Potere Al Popolo

 

  1. Fin da quando siamo nati come Potere al Popolo, cioè successivamente al varo del Memorandum d’intesa tra la Repubblica Italiana e il Governo di Tripoli, abbiamo espresso la nostra netta contrarietà all’iniziativa intrapresa dall’allora Governo Gentiloni.
    Invero, le organizzazioni, i movimenti, le associazioni, gli/le singol° attivist°, che hanno poi deciso di dare vita all’esperienza di Potere al Popolo, già operanti precedentemente sul territorio, hanno promosso una molteplicità di iniziative, di carattere sociale e politico, tese a disarticolarne l’impianto.Tale regime di collaborazione tra i due Governi desta gravi preoccupazioni non solo in ordine all’istituzionalizzazione delle forme di violazione del principio di non refoulement, sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra e recepito dall’Ordinamento Italiano, impone altresì una seria ed attenta riflessione in merito all’allocazione delle risorse e degli armamenti.Difatti, l’accordo promosso dall’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, nel delegare le operazioni di ricerca e soccorso alla Guardia Costiera Libica, si configura come un insormontabile ostacolo all’esercizio effettivo del diritto d’asilo. Tale condizione va analizzata unitamente allo scenario Libico, dove oltre alla perdita di controllo effettivo di considerevoli porzioni di territorio da parte dell’entità statuale costituitasi, insistono fenomeni di sistematica violazione dei diritti umani. Abusi, stupri, torture, traffico degli esseri umani, detenzione arbitraria, non possono essere licenziati come eventi episodici. Ne va quindi riconosciuto il carattere endemico. In questo contesto, si rende necessario evidenziare che, sovente, come emerso da fonti eterogenee e documentabili, gli attori di tali efferate violazioni dei diritti umani sono rintracciabili nelle Autorità Libiche stesse, in particolare per tutto ciò che riguarda la gestione dei Centri di Detenzione ovvero nell’uso non proporzionale della forza applicato negli ammaraggi effettuati dalla Guardia Costiera Libica. Tale dato, se analizzato alla luce dei finanziamenti previsti e stanziati dal Governo Italiano ed indirizzati alle dette Autorità Libiche, risulta più che allarmante.

    In ultima istanza, visto l’incalcolabile costo in termini di vite umane imposto da tali accordi, ne promuoviamo l’immediata risoluzione, in favore di ulteriori iniziative tese a salvaguardare l’incolumità fisica e psicologica di tutti gli esseri umani in transito su suolo libico.

  2. Assolutamente no. Anzi, esprimiamo la nostra piena solidarietà, in termini morali e materiali, nei confronti di chi, in veste di organizzazione informale, movimento di lotta, singolo attivista, associazione od ONG, presta soccorso in mare come in terra. Mai come in questa particolare congiuntura storico-politica, il soccorso civile ha ricoperto un ruolo di tale rilevanza. Il proliferare dei focolai di conflitto nello scenario internazionale, il radicamento e la capillarità raggiunta da talune organizzazioni terroristiche in Medio Oriente come nel continente africano, la rapacità espressa delle potenze occidentali sui mercati, le conseguenze del climate change, hanno provocato indiscutibilmente un progressivo aumento delle emigrazioni su scala globale. Tale fenomeno storico, ad ora, non ha incontrato alcuna iniziativa di carattere strutturale da parte dei Paesi “d’approdo”, che sia tesa a tutelare l’incolumità di quanti intraprendano la migrazione.Non può essere sottovalutata, al contrario, la tendenza degli Stati Membri dell’Unione alla chiusura delle frontiere terrestri e marittime. Il tentativo di costruzione di confini esterni ne costituisce la prova madre. I fattori relativi all’incremento delle emigrazioni e all’assenza di canali sicuri d’ingresso dei cittadini provenienti da Paesi Terzi, contribuiscono in quest’ottica a innalzare sensibilmente il coefficiente di rischio per tutti i soggetti in transito verso il Continente. Mantenendo dunque come punto fermo della nostra agenda politica la necessità di un cambio di passo del Paese e dell’intera Unione nel senso della costruzione di canali d’ingresso sicuri ed in attesa che ciò si realizzi, riconosciamo la centralità, nel contesto attuale, delle operazioni di soccorso civile, dissociandoci da quanti imputino agli attori di tali operazioni il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.O che, anche solo dal punto di vista della costruzione di un discorso securitario e anti-solidale parla di “taxi del mare”.
  3. L’incremento delle vittime in mare, a fronte delle stime riguardanti la diminuzione degli attraversamenti, costituisce un dato più che allarmante. È urgente l’avvio di una nuova missione umanitaria mirata al salvataggio delle vite umane nel Mar Mediterraneo. Inoltre, l’ampia portata degli obbiettivi dell’ormai cessata operazione militare e umanitaria denominata Mare Nostrum, valutati nella loro complessità, impongono, rispetto a quest’ultima, un considerevole ampliamento del dispositivo di monitoraggio marittimo.L’eventuale ripristino e ampliamento della missione deve essere concepito non solo in virtù dell’impiego di maggiori risorse, ma anche nell’ottica di nuove forme di coordinamento e collaborazione con le organizzazioni che compongono la flotta civile. Ciò comporterebbe un’ottimizzazione degli sforzi finalizzata alla massimizzazione delle possibilità di salvataggio.
  4. L’abrogazione della Legge n. 189/2002 è un primo passo verso una seria e strutturale riforma del Diritto dell’Immigrazione. Il legame sancito dalla norma tra la permanenza in stato di libertà sul Territorio Nazionale dei cittadini stranieri e la condizione occupazionale di questi ultimi genera inevitabilmente un regime di grave compressione salariale e dei diritti del lavoro in generale. Il superamento di tale condizione non può prescindere dall’introduzione di un nuovo impianto normativo che non implichi alcuna forma di privazione della libertà personale dovuta a uno status di irregolarità amministrativa, che preveda criteri altri rispetto allo stato occupazionale per il rilascio del permesso di soggiorno e che istituisca canali accessibili e sicuri per l’ingresso dei cittadini dei paesi terzi sul Territorio dello Stato.
  5. Da sempre – e non solo in occasione delle elezioni – ci battiamo affinché tutti coloro che necessitano di soccorso ed accoglienza incontrino, sul Territorio Italiano ed Europeo, servizi di supporto tempestivi, efficienti e trasparenti, senza operare alcuna distinzione fra i paesi d’origine delle persone giunte sul suolo europeo. Tale obbiettivo non può prescindere dal superamento del Trattato Dublino, in virtù di nuovi accordi che finalmente tengano in considerazione le reali necessità dei richiedenti protezione internazionale. Per ciò che concerne le forme dell’accoglienza, va evidenziato che l’attuale sistema in vigore in Italia, disciplinato dal Decreto Legislativo 142/2015, ha rivelato gravi carenze che non possono essere ricondotte alla mera contingenza, ma che chiaramente hanno carattere strutturale. Anche questo settore, dunque, necessita di una riforma che contempli i luoghi e le forme dell’accoglienza come sinapsi funzionali non solo all’assistenza, ma anche al pieno sviluppo delle capacità umane dei beneficiari. L’attuale disciplina in materia di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati, viziata da un’impostazione emergenziale, frutto di gravi pregiudizi di carattere ideologico, vede stipata la larga parte degli aventi diritto in Centri Straordinari, dalle dotazioni esigue, collocati sul Territorio senza alcuna pianificazione, la cui gestione è affidata a una molteplicità di soggetti privati.Le difficoltà nel monitoraggio dell’operato degli attori del settore, la conseguente presenza di fenomeni speculativi e quindi i disservizi, le carenze, i disagi e talvolta gli abusi sofferti e spesso denunciati dalle persone accolte, risultano essere, in estrema sintesi, il prodotto di un sistema di accoglienza strutturalmente inadeguato.In ultimo, è urgente estendere l’applicazione delle procedure di accoglienza immediata a tutti coloro che raggiungono il territorio Nazionale per via terrestre, ad ora sostanzialmente esclusi da qualsivoglia forma di cura ed assistenza.
  6. Dal 2015, anno successivo alla cessazione della missione Mare Nostrum, oltre 19.000 persone hanno perso la vita in mare. A partire dallo stesso anno l’Agenzia Frontex ha impiegato considerevoli risorse nel potenziamento delle proprie dotazioni aeree, disinvestendo sul comparto marittimo. Data la centralità ricoperta dai mezzi navali nel salvataggio delle vite umane, l’orientamento imposto alle operazioni risulta evidente: Frontex è deputata al controllo dei flussi finalizzato alla protezione delle frontiere. Non al salvataggio.Tale affermazione trova riscontro anche nelle operazioni svolte dall’Agenzia presso Paesi Terzi, in attuazione di accordi mirati essenzialmente a relegare i migranti fuori dai confini europei, sulle coste stesse ove i flussi si costituiscono, laddove questi maggiormente corrono il rischio di essere sottoposti a forme di violenza, abusi, detenzione arbitraria o traffico.Per questi motivi, al di là dei fenomeni di corruzione cui Frontex pure ha dato adito, riteniamo che Frontex sia parte del problema e non della soluzione.
  7. Si tratta di una prescrizione già prevista, tra l’altro, dal Diritto Internazionale Marittimo. Se anche così non fosse, il quesito che dovremmo sempre porci è il seguente: quando si scontrano due diritti, quale prevale? Noi su questo non abbiamo dubbi: i vincoli, le regole, l’architettura securitaria, cedono necessariamente il passo al diritto alla tutela della vita, che non può essere secondo a nessuno.E se vogliamo tutelare per davvero la vita, non possiamo che costruire strumenti che permettano di agire in maniera efficace e tempestiva.
  8. A nostro avviso l’approdo dei sopravvissuti deve essere gestito, al pari delle ulteriori fasi delle operazioni di salvataggio, con massima cura ed attenzione. L’ubicazione dei luoghi di vicina o finale destinazione delle persone soccorse, la disponibilità immediata di viveri e cure mediche ricoprono un’importanza capitale per coloro che sono reduci da un’esperienza fisicamente e psicologicamente provante. Per questo motivo crediamo che l’eventuale assegnazione di un Pod a conclusione dei casi di distress, risulti lesiva della dignità umana.
  9. L’intervento tempestivo della Guardia Costiera Italiana, qualora vi sia un’imbarcazione della flotta civile in condizione di emergenza nella propria zona SAR, dev’essere senza ombra di dubbio garantito.Inoltre, come previsto dal Diritto Internazionale Marittimo, ci impegniamo a trasmettere, appresa la presenza di una situazione emergenziale nella zona SAR afferente ad un altro Stato, immediata comunicazione alle Autorità Nazionali competenti. Qualora queste non confermino la disponibilità ad assumere il comando delle operazioni, si impegna ad assumere il coordinamento delle operazioni.

Tutte le iniziative intraprese dal Governo Italiano e dall’Unione Europea, tese all’esternalizzazione del controllo delle frontiere, vanno contrastate segnalandone l’illegittimità agli organi preposti.

Riteniamo inaccettabile, inoltre, la delega conferita allo Stato Turco, protagonista di sistematiche violazioni dei più basilari diritti umani, per gestione dei flussi d’ingresso sul Territorio Europeo. Intendiamo quindi proporre la risoluzione di tali accordi e un diverso impiego dei cospicui stanziamenti previsti. Quest’inversione di rotta permetterebbe di implementare le procedure di relocation all’interno dell’area Schengen e di rafforzare notevolmente i sistemi di accoglienza degli Stati Membri in maggiore difficoltà. Ciò garantirebbe a tutti coloro che hanno intrapreso la migrazione alla volta dell’Europa, la possibilità effettiva di esercitare il diritto d’asilo in condizioni di sicurezza.

Ribadiamo, infine la nostra ferma opposizione alle politiche di respingimento alla frontiera, per le quali l’Italia riporta già una condanna CEDU nel caso Hirsi Jamaa ed altri.

———

CONTE // Movimento 5 Stelle

 

  1. È dal 2021 che in Parlamento noi ci schieriamo per lo stop a questa collaborazione e il coinvolgimento dell’Unione europea, ma questo non è accaduto per volere di Draghi e della Farnesina. Lo abbiamo ribadito anche a luglio quando, nuovamente, abbiamo scelto di non votare per il rifinanziamento di questa missione. 
  2. Il soccorso in mare è un obbligo giuridico stabilito dal diritto internazionale. Per questo, appena è stato possibile farlo, abbiamo abrogato i decreti Salvini nelle parti che non ci hanno mai trovato d’accordo perché criminalizzavano e disincentivavano il soccorso in mare.
  3. Le frontiere marittime italiane sono le frontiere marittime dell’Europa e per questo, come diciamo da tempo, l’UE ha il dovere di farsi carico del pattugliamento del Mediterraneo per contrastare il traffico degli esseri umani e coordinare le operazione di soccorso nel pieno rispetto del diritto internazionale e delle leggi nazionali.
  4. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di aprire canali legali di ingresso in Europa per chi fugge dalle guerre – come accade oggi per l’Ucraina – emergenze umanitarie o persecuzioni. Lo stesso dicasi per i cosiddetti migranti economici, che dovrebbero essere accolti in base a quote nazionali stabilite a livello europeo e ad accordi europei presi con i Paesi d’origine che prevedono anche il rimpatrio automatico per chi emigra fuori da questi meccanismi legali. 
  5. Certo: i diritti umani sono universali e non possono esistere due pesi e due misure. Chi ha diritto all’asilo in Europa deve ottenerlo a prescindere dalla sua nazionalità.
  6. L’operato a dir poco problematico di Frontex è un dato di fatto che ha portato alle dimissioni del suo direttore Leggeri. A nostro avviso *sarà fondamentale da un lato assicurare uno stringente monitoraggio del funzionamento di Frontex affinché operi sempre nel pieno rispetto del suo mandato e dei diritti dei migranti, e dall’altro rafforzare ulteriormente gli attuali programmi e fondi europei di* cooperazione allo sviluppo per rimuovere le cause economiche e politiche dell’emigrazione nei Paesi d’origine.
  7. La vita umana viene prima di tutto. In condizioni di emergenza non sono accettabili tempi lunghi per l’assegnazione di un porto sicuro di sbarco: in caso di pericolo la risposta deve essere immediata. E’ però necessario un accordo europeo che imponga anche agli altri Stati mediterranei dell’UE di fare altrettanto e un un meccanismo europeo obbligatorio di redistribuzione per tutti i migranti, non solo per quelli soccorsi. 
  8. Se il porto più vicino non è sicuro per i migranti soccorsi, non possono e non devono essere sbarcati in quel porto. 
  9. In caso di emergenza e di pericolo di vita, l’intervento di soccorso deve essere sempre tempestivo.
  10. La cooperazione con i Paesi di transito dei flussi deve cambiare radicalmente, ponendo il rispetto dei diritti umani alla base di ogni futuro accordo di cooperazione con i Paesi di transito dei flussi. 

 

News

Elezioni 25 settembre 2022: 10 domande ai leader di partito

All’attenzione di tutti i leader di partito,

come saprete MEDITERRANEA Saving Humans è un’organizzazione della società civile che gestisce la nave del soccorso civile Mare Jonio – unica battente bandiera italiana all’interno della flotta civile europea – e che si occupa di soccorso in mare e di pratiche di accoglienza e assistenza alle persone migranti in terra.

Operiamo nel nostro paese tra mille difficoltà perché, come saprete, il rispetto dei diritti umani, soprattutto ai confini dell’Unione Europea e dell’Italia, soffre di continue e sistematiche violazioni, ormai di dominio pubblico e oggetto di numerose inchieste nazionali e internazionali. Gli ultimi morti in mare, tra i quali donne e bambini, sono ad esempio da ascrivere all’omissione del soccorso e non a tragica fatalità.

In piena campagna elettorale, nel momento nel quale tutti voi siete impegnati a proporre programmi di intervento e “soluzioni” che riguardano le politiche sulle migrazioni, vorremmo capire se siete interessati a un approccio diverso, sia con chi pratica la solidarietà e l’aiuto umanitario dal basso, ma soprattutto nei confronti delle migliaia di esseri umani che bussano alle nostre porte. L’approccio è fondamentale per orientarsi nella ricerca di una gestione efficace e allo stesso tempo umana: basti pensare al caso dei profughi di guerra ucraini. Un approccio solidale ha consentito di accogliere 100 mila persone nel nostro paese nell’arco di una settimana, senza alcun dramma. Come ha consentito di applicare nel loro caso la deroga al Trattato di Dublino, che tanti danni ha provocato e provoca al principio di condivisione dello sforzo italiano dell’accoglienza, e al diritto di mobilità delle persone.

Vorremmo evitare, nel mezzo di una campagna elettorale come questa, di farvi perdere tempo e di perderlo noi. Siamo solo interessati a capire quali siano le vostre reali intenzioni per quando sarete parte del nuovo parlamento o del nuovo governo del paese.

Per questo abbiamo pensato di sottoporvi 10 domande alle quali vi chiediamo di rispondere: il termine ultimo per rispondere scade alla mezzanotte di martedì 20 settembre. Il giorno dopo, mercoledì 21, verranno pubblicate tutte le risposte così come anche la lista di chi si è rifiutato di rispondere.

DOMANDE

1. Se andrete al Governo vi impegnerete, come richiesto dal Consiglio d’Europa con lettera formale al nostro paese del 21 febbraio 2020, ad interrompere immediatamente le attività di collaborazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, tra cui il loro finanziamento e armamento?

2. Considerate il “soccorso civile”, in mare come in terra, come reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”?

3. Siete favorevoli al ripristino immediato e urgente di una missione come Mare Nostrum e alla cooperazione con le organizzazioni della flotta civile in mare?

4. Siete d’accordo ad abrogare la Legge del 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi- Fini) e a garantire percorsi migratori sicuri e legittimi per chiunque migri?

5. L’Italia è in grado di accogliere 142.000 rifugiati ucraini in 6 mesi, ma grida all’invasione per le 60.000 persone sbarcate in Italia nel 2021. Vi impegnerete in tutti gli organismi nazionali ed internazionali per il riconoscimento del sistema di accoglienza europeo, applicato nei mesi scorsi ai cittadini ucraini, per chiunque ne abbia titolo a prescindere dal paese di provenienza del richiedente?

6. Siete d’accordo che Frontex, il cui ruolo dovrebbe essere quello di supportare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti e la loro tutela, secondo quanto previsto dal suo mandato, in realtà sta cooperando con paesi che sottopongono le persone migranti a trattamenti inumani e degradanti e li espongono a pericolo di morte?

7. Nel breve termine, vi impegnate a rispondere alle richieste e assegnare tempestivamente (entro 24 ore) un porto sicuro (POS) di sbarco alle imbarcazioni della flotta civile?

8. Riconoscete la necessità e il dovere di assegnare un Place of Safety (PoS) a conclusione e risoluzione dei casi in distress che riguardano persone soccorse dalle navi della flotta civile, e non un Port of Disembarkation (PoD), concetto che si riferisce a passeggeri e merci piuttosto e che pertanto non rende giustizia allo status effettivo di naufraghi delle persone soccorse?

9. Sempre nel breve termine, vi impegnate ad assicurare un pronto intervento da parte della GC italiana nei casi segnalati dalla società civile di imbarcazioni in distress dentro e fuori la zona sar italiana, ove ve ne fosse l’urgenza dovuta a grave pericolo per la vita umana in assenza di altri interventi?

10. Vi impegnerete negli organismi nazionali ed internazionali a eliminare la politica europea di esternalizzazione dei confini e respingimento anche in Bosnia, Marocco, Turchia e in tutti gli altri contesti in cui si verificano violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone che tentano di entrare in Europa?

MEDITERRANEA Saving Humans
17 settembre 2022

News

MEDreport Agosto 2022

a cura della redazione del MEDreport

Nel mese di agosto il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riusciti ad arrivare in Italia è pari a 15.998. Tra questi, vi sono 1.705 minori non accompagnati.

La tematica dell’immigrazione è tornata prepotentemente nei salotti Tv e nei comizi di esponenti politici in vista delle elezioni del 25 settembre. Ciononostante, assistiamo a qualcosa già visto in passato: salvataggi affidati quasi esclusivamente agli operatori a bordo delle navi civili, hotspot stracolmi e in condizioni cadenti, una fragilità sempre maggiore per chi necessità un aiuto.

Eppure, tocca ricordare che la narrazione di un’«emergenza migratoria» non è realistica. Una narrazione che, peraltro, non trova riscontri nei documenti diffusi dalle forze politiche, spesso colme di soluzioni confuse, vaghe o, in taluni casi, dove la tematica è addirittura totalmente assente.

Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, continua a ripetere che non c’è «nessuna emergenza numerica».
E ancora, come ha ricordato Francesca Paci sulle pagine della Stampa, «non c’è in Europa, dove e per fortuna all’indomani dell’invasione russa sono stati accolti senza colpo ferire oltre 9 milioni di profughi ucraini, né tantomeno in Italia, dove esiste invece, questa sì concretissima, una grave emergenza umanitaria nell’hotspot di Lampedusa, angusto collo di bottiglia organizzativo (…)».

Per l’ennesima volta: una speranza sempre più debole di politiche che davvero si facciano carico di trovare delle soluzioni.

Qui il report completo del mese di agosto 2022 (link per il download):

MedReport2022-08A2


Questi dati sono elaborati sulla base delle informazioni fornite dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. I dati si riferiscono agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8.00 del giorno di riferimento.
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Dichiarazione congiunta con richiesta di dimissioni dell’inviato speciale dell’UNHCR Vincent Cochetel

Martedì 6 settembre 2022, mentre le famiglie delle persone scomparse e decedute alle frontiere dell’UE si riunivano per un’azione di protesta a Zarzis, in Tunisia, Vincent Cochetel, inviato speciale dell’UNHCR per il Mediterraneo occidentale e centrale, ha inviato un tweet:

“Lutto per la perdita. Ma le stesse madri non avevano problemi a incoraggiare o finanziare i loro figli a intraprendere quei viaggi pericolosi. Come in Senegal, perseguire simbolicamente i genitori per aver messo a rischio i loro figli potrebbe innescare un serio cambiamento di mentalità sui viaggi della morte”.

Incolpare le madri in lutto, alcune delle quali hanno cercato risposte per oltre un decennio, e chiedere addirittura la loro criminalizzazione attraverso un “processo simbolico” è semplicemente scandaloso. In questa dichiarazione congiunta, vogliamo denunciare le parole del signor Cochetel con la massima fermezza. Cochetel ha inviato il suo tweet in risposta a una “CommemorAction”, un grande raduno a Zarzis che ha riunito le famiglie degli scomparsi, i pescatori locali e gli attivisti provenienti dall’Africa e dall’Europa. Mentre le madri, profondamente traumatizzate, chiedevano pubblicamente delle risposte, Cochetel le ha insultate ritenendole responsabili della scomparsa dei loro figli.

(Photo credit: Alarm Phone)

Alcune madri e sorelle degli scomparsi hanno risposto a Cochetel:

Jalila Taamallah (madre): È il sistema dei visti e delle frontiere che ha messo in pericolo i migranti, non le loro madri. È colpa delle politiche migratorie che causano la morte delle persone che attraversano il Mediterraneo. Per questo continueremo a partecipare alle manifestazioni per la libertà di movimento. Non potete uccidere la nostra richiesta di verità e giustizia.

Hajer Ayachi (madre): Dovrebbe essere una vergogna accusare le madri e le sorelle dei migranti dispersi che hanno perso i loro cari di essere responsabili della loro morte. È dal 2011 che lottiamo contro i governi per dimostrare che sono le politiche migratorie a mettere in pericolo la vita dei nostri figli, non noi. Ogni volta che le autorità negano la loro responsabilità, i nostri figli muoiono per la seconda volta.

Gamra Chaieb (madre): Noi, madri dei dispersi, consideriamo una grande vergogna che ci venga attribuita la responsabilità della morte dei nostri figli. I nostri figli sono vittime e lo siamo anche noi, senza alcuna risposta da parte dei governi e del sistema dei visti. Sono loro i criminali, hanno spinto i nostri figli a partire perché erano in miseria e poi ci hanno abbandonato. Mio figlio è partito perché era malato di cancro. Voleva solo guarire e vivere per la sua famiglia e la sua bambina.

Samia Jabloun (madre): Credo che quest’uomo sia malato perché mai una madre spinge il proprio figlio a emigrare. Non è umano, non sente il nostro dolore, la responsabilità è delle politiche dei “Paesi del terzo mondo” e anche dell’Unione Europea che approfitta della ricchezza di questi Paesi e li rende poveri. Per questo i giovani sono disoccupati, è la povertà che li spinge a migrare per migliorare il loro tenore di vita.

Awatef Daoudi (madre): Se i nostri figli prendono la via del mare è per fare del bene alle loro famiglie perché nel loro Paese sono trattati e pagati male, e la segregazione è sempre presente. Chi ha i soldi ha il potere e può fare quello che vuole anche per i visti, sono gli uomini d’affari e i politici, ma la maggior parte dei giovani non ha diritti e per questo si butta in acqua. In entrambi i casi, in mare o nel loro Paese, sono persone morte. Purtroppo è un peccato che il nostro governo non voglia far star bene i nostri giovani.

Nourhene Khenissi (sorella): Prima di attaccare le madri degli scomparsi, sarebbe stato meglio se aveste criticato gli Stati tunisini e italiani, soprattutto l’Unione Europea, perché è la causa prima e ultima di tutte queste tragedie. E sappiate che la libertà di movimento e di viaggio è un diritto di ogni essere umano.

Besbes Sarra (sorella): Non è vero quello che ha scritto sulle madri dei migranti dispersi, non ci sono famiglie che gettano i loro figli in mare, che rappresenta l’inferno e il pericolo. Quindi non avete il diritto di giudicare i sentimenti della famiglia perché il rapporto tra la madre e il figlio non è solo una parola ma è molto di più. Dovete sapere che soprattutto il rapporto tra tutti i membri della famiglia è intimo perché il figlio per la madre sostituisce il padre, per la sorella il fratello rappresenta il secondo padre e tutti i sostegni della vita, per il padre il figlio rappresenta la persona che è il primo responsabile della famiglia durante la sua assenza e per il fratello è l’aiuto e la forza. Infine, è importante sapere che se un membro della famiglia è assente, l’intera famiglia ne sarà devastata.

Rania Abdeltif (sorella): La madre non mette in pericolo il figlio, anzi, vuole che il figlio sia sempre al suo fianco, ma i giovani non avevano una possibilità nel loro Paese, quindi hanno deciso di emigrare per migliorare la vita della loro famiglia. Le madri non abbandoneranno mai i loro figli, ora stanno lottando per i loro figli scomparsi. Il sentimento di una madre o di una sorella che perde il proprio figlio o fratello è un sentimento molto doloroso che nessuno può capire se non lo vive.

Invece di dare la colpa alle frontiere dell’UE e al regime dei visti, invece di denunciare le politiche migratorie mortali dell’Europa, il signor Cochetel ha scelto di incolpare le vittime, trasformandole in carnefici. Questo è insopportabile e ci stupisce: come può una persona del genere rimanere nella posizione di funzionario di alto livello dell’UNHCR?

Riconosciamo che il signor Cochetel si è scusato e apprezziamo anche che l’UNHCR si sia scusata per la dichiarazione del suo inviato speciale. Tuttavia, in considerazione anche degli inaccettabili commenti fatti in passato da Cochetel, riteniamo che questo non sia sufficiente. Chiediamo all’UNHCR di agire e di allontanare il suo inviato speciale o a Cochetel di dimettersi.

Riteniamo inoltre che i problemi dell’agenzia delle Nazioni Unite non si risolvano con la revoca dell’incarico di un singolo individuo. L’UNHCR nel suo complesso ha profonde lacune istituzionali e ha fallito più volte nei confronti di coloro che pretende di proteggere. Il comportamento dell’UNHCR nei confronti di gruppi vulnerabili in luoghi come la Libia e la Tunisia, e la spaventosa risposta del suo personale alle proteste dei rifugiati, evidenziano alcune delle numerose e gravi carenze di questa agenzia delle Nazioni Unite.

09/09/2022

News

A BORDO! Il Festival di Mediterranea // 1-4 Settembre, Napoli

Dal 1 al 4 settembre 2022, si svolgerà a #Napoli, nell’illustre castello del Maschio Angioino, il primo Festival di Mediterranea: dibattiti, workshop, presentazione libri, mostre e concerti!

GIOVEDÌ 1 SETTEMBRE

  • 17:30 // Prima si salva e poi si discute: la nostra rete, le nostre missioni, il nostro impegno.
  • 19:00 // “Curare le vittime, rivendicare i diritti. Una persona alla volta”. L’esperienza di Emergency attraverso le parole di Gino Strada.
  • 21:00 // concerti live.
VENERDÌ 2 SETTEMBRE
  • 10:00 // Underground: Le rotte della speranza e le reti della solidarietà.
  • 10:00 // Frontex: Sorvolare sui diritti (L’Europa blindata).
  • 18:00 // Che razza di accordi: La Libia e la coscienza dell’Europa.
  • 21:00 // concerti live.
SABATO 3 SETTEMBRE
  • 9:30 // Civil Fleet & Civil Mrcc: Cooperation at sea.
  • 12:00 // Presentazione del volume “Lettera alla tribù bianca” di Alex Zanotelli.
  • 16:00 // Manifestazione contro gli Accordi Italia-Libia.
  • 18:30 // Noi e le guerre: l’accoglienza, la pace e le nostre città.
  • 21:00 // concerti live.

Domenica 4 settembre

  • 10:00 // Assemblea sociale
🎤 INFO IMPORTANTI PER L’ACCESSO AI CONCERTI 🎤
🎟 Gli eventi del mattino e i dibattiti serali saranno gratuiti, ma sarà richiesta una donazione minima per partecipare ai concerti.
🚢 Coperti i costi organizzativi, le donazioni supplementari saranno devolute a supporto delle missioni di Terra e di Mare di @mediterranearescue.
Sostenere l’organizzazione di un festival è un impegno importante, ma riteniamo fondamentale che gli eventi divulgativi siano accessibili a tuttə.
Più info su donazioni e prenotazioni qui:

https://donate.mediterranearescue.it/abordo/~mia-donazione

 

Vi aspettiamo!
MEDcare

In Ucraina si rischia catastrofe umanitaria interna, bisogna rilanciare la solidarietà internazionale

Sono rientrati in Italia le attiviste e gli attivisti di Mediterranea Saving Humans che hanno avviato il progetto “Med Care in Ukraina” che ha iniziato le sue attività portando l’assistenza sanitaria di base ai rifugiati di guerra nella città di Leopoli.

Un progetto che andrà avanti per tutto l’autunno che prevede una turnazione di medici, infermieri e psicologi volontari a staffetta, per il funzionamento del nuovo ambulatorio medico mobile, e carichi di aiuti umanitari, in particolar modo farmaci, continui. Mediterranea ha preso in carico il centro di accoglienza per i profughi nel quartiere di Sikhiv, nella periferia di Leopoli, allestito con prefabbricati e gestito dai padri salesiani, in cui al momento sono ospitate 350 persone, di cui 110 bambini. Proprio qui si alterneranno i sanitari della nostra organizzazione, come anche alla stazione ferroviaria di Leopoli. La missione ha visto anche una serie di incontri con realtà della società civile ucraina, tra cui le responsabili del progetto “Woman in march” che garantisce aiuti umanitari e medici alle donne vulnerabili ed alla comunità LGBTQIA+ nel paese in guerra grazie a 12 community dislocate in tutta l’Ucraina.

Abbiamo avviato il progetto Med Care e portato aiuti umanitari nelle regioni di Leopoli e Ternopil, e quello che abbiamo visto ci preoccupa molto, il flusso di rifugiati interni all’Ucraina resta imponente, i profughi delle città dell’Est bombardate o evacuate si riversa nell’ovest del paese dove non ci sono sufficienti strutture per accogliere le persone che scappano dall’orrore della guerra. Nel solo campo di Sikhiv, uno dei tre campi container presenti a Leopoli, c’è una lista di attesa per entrare nei container di almeno 2000 persone che in questo momento vivono per strada a Leopoli. L’arrivo del freddo e della neve porterà ad una crisi umanitaria interna pericolosissima. A Leopoli chi è fortunato oggi è in un container di lamiera e chi lo è meno non ha un tetto, con l’abbassamento delle temperature e il proseguire del conflitto si rischiano centinaia di morti di freddo, fame e stenti. L’Ucraina non può reggere da sola l’assistenza ai profughi di guerra: c’è bisogno di dare nuovo impulso alla solidarietà internazionale per non trovarci tra poche settimane davanti ad una catastrofe umanitaria.
Il sistema sanitario ucraino è in crisi, soprattutto sull’assistenza ai profughi che arrivano dall’est e che sono stanziali nella parte ovest del paese. Abbiamo fatto visite e somministrato farmaci a persone che non vedevano un medico da diverso tempo, molte di queste svolgevano terapie per malattie croniche che sono state interrotte. Le nostre prossime staffette porteranno supporto alla sanità ucraina in crisi dovuta alla guerra, provando a fornire tutta l’assistenza integrativa possibile.
La missione di Mediterranea ha portato aiuti anche al centro Don Bosco di Leopoli, tra i principali motori della solidarietà interna al paese, alla stazione centrale della città dove c’è il coordinamento degli aiuti medici, al centro per disagio psichiatrico “Internat” di Ternopil ed alle famiglie di rifugiati con bambini sempre a Ternopil.

 

 

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Mediterranea Saving Humans

News

MEDreport Luglio 2022

a cura della redazione del MEDreport

Nel mese di luglio il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riusciti ad arrivare in Italia è pari a 13.746. Tra questi, vi sono 1.341 minori non accompagnati. In una Lampedusa affollata di turisti, la struttura hotspot presente nel territorio è ancor una volta in ginocchio: oltre duemila uomini, donne, bimbi ammassati in attesa dei trasferimenti. Qualcosa già accaduto nei precedenti mesi, nei precedenti anni ma che, anche questa volta, continua ad assumere le vesti di novità.

Come riportato dalle cronache dei giornalisti che permettono di dar voce all’orrore presente, non vi è più divisione tra uomini e donne, migliaia di persone costrette a riposare su vecchi materassi sudici, tra polvere e rifiuti che invadono l’intero centro. Ad aggravare la situazione, in modo abbastanza prevedibile, l’inizio della campagna elettorale in Italia – mai terminata in realtà – coglie la possibilità di far tornare al centro del dibattito l’importante quanto fragile tema delle migrazioni.

Ne diventa tragico esempio il caso della Gamar, l’imbarcazione che il 3 ottobre del 2013 permise di salvare 47 persone. Oggi, invece, diventa spazio per far salire a bordo chi proclama la necessità di rafforzare i legami – ancor più – con la feroce Guardia costiera libica che, come si evince nelle pagine che seguono, continua quotidianamente i suoi respingimenti.

Qui il report completo del mese di luglio 2022 (link per il download):

Questi dati sono elaborati sulla base delle informazioni fornite dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. I dati si riferiscono agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8.00 del giorno di riferimento.
MEDcare

“A Leopoli migliaia di profughi dormono in strada, con il freddo diventerà un dramma”

La Missione Med Care di Mediterranea Saving Humans sta continuando a portare assistenza sanitaria alla popolazione civile ucraina in fuga dalla guerra. Ieri sono iniziate le visite del team medico di Mediterranea nel campo profughi di Sikhiv, alla periferia di Leopoli. “Si tratta di un campo container che ospita oltre 300 persone di cui 110 bambini -spiega Laura Marmorale di Mediterranea Saving Humans – provengono da Lugansk e Donetsk, hanno bisogno di assistenza e sono presi in carico dai padri salesiani.

A Leopoli ci sono 3 campi container per profughi ed una lista di migliaia di persone che attende di essere accolta nei campi, solo per il campo di Sikhiv ci sono in attesa 2000 persone”. Si tratta di profughi che arrivano da tutta l’Ucraina e che per ora dormono in strada, sono senza fissa dimora. Il freddo sta già iniziando ad arrivare, tra poco più di un mese arriverà il gelo e poi la neve, ed è terribile solo immaginare quali saranno le condizioni di vita di chi vive per strada e nei container. “Nei prossimi giorni continueremo a portare assistenza medica sul territorio ed a somministrare farmaci” spiega Marmorale.

Gli attivisti di Mediterranea hanno incontrato le responsabili di “Woman’s march” il progetto dell’associazione Insight che si occupa dell’assistenza sanitaria alle donne vulnerabili e alla comunità LGBTQI+. Insieme le due associazioni hanno stabilito una collaborazione sulla fornitura di farmaci specifici. Mentre nel paese cresce la preoccupazione, soprattutto per la situazione alla centrale nucleare di Zaporizhzhya, si susseguono gli allarmi antiaerei in città che costringono le persone nei rifugi antiaerei.

Mediterranea Saving Humans

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MEDcare

La Missione MEDcare arriva in Ucraina: “Si rischia di aver già dimenticato la guerra”

La missione Med Care in Ukraina di Mediterranea Saving Humans è arrivata a Leopoli con un carico di medicinali ed aiuti umanitari e con il nuovo ambulatorio medico mobile che grazie al team medico della missione offrirà assistenza sanitaria di base. La missione è arrivata al centro Don Bosco di Leopoli, dove sono stati scaricati gli aiuti umanitari. “Il nostro team medico si è incontrato con i responsabili dell’assistenza medica alla stazione di Leopoli dove transitano migliaia di profughi in fuga dall’est del paese – spiega Laura Marmorale di Mediterranea- inizieremo le visite mediche e la somministrazione di terapie nei centri profughi. Sono ancora migliaia le persone che scappano dalle città bombardate”.

Già oggi l’ambulatorio medico di Mediterranea inizierà a visitare i profughi nel centro allestito dai padri Salesiani e che ospita 350 persone.
La missione di Med Care durerà per diversi mesi grazie all’alternarsi di medici e volontari che faranno funzionare l’ambulatorio medico mobile. “Veniamo in Ucraina dall’inizio della guerra e quello che registriamo è una preoccupante flessione degli aiuti internazionali alla popolazione – sottolinea Marmorale- alla stazione di Leopoli come in altri luoghi, la presenza delle organizzazioni internazionali è sensibilmente diminuita, si rischia seriamente di aver già dimenticato la guerra da parte dell’Europa”. Solo nella giornata di oggi ci sono stati diversi allarmi aerei che hanno costretto la popolazione nei rifugi. “Qui ogni giorno si muore o si perde la casa o si viene evacuati – dice Marmorale – le evacuazioni forzate di Zaporizhzhya, Kherson e Kharkiv produrranno un nuovo flusso di persone dall’est all’ovest del paese, che hanno bisogno di aiuto ed assistenza, l’Europa e l’Italia non possono derubricare il dramma di questa guerra ad una normale notizia di cronaca”.

Mediterranea nei prossimi giorni continuerà il lavoro di assistenza medica e di aiuto alla popolazione su altri territori del paese.

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MEDcare

MEDcare x UKRAINE: in partenza la prima missione

Siamo pronti a ritornare in Ucraina, a sei mesi dall’inizio dell’invasione russa e del conflitto che sta mettendo in ginocchio milioni di persone.

Mentre l’onda emotiva e la presenza dei volontari internazionali nel paese in guerra sembra essere svanita, noi ritorniamo lì dove c’è bisogno di aiuto. Le missioni “Safe Passage” hanno fornito un passaggio sicuro a circa 300 persone, portate da Mediterranea fuori dalle zone di guerra. Ed hanno visto l’arrivo in Ucraina di decine di tonnellate di aiuti umanitari, raccolti in tutti Italia, grazie alle reti messe in piedi dai nostri equipaggi di terra, che ci hanno permesso ad oggi di essere l’associazione italiana con maggiore presenza in Ucraina in termini di continuità. Dal confine a Leopoli, da Odessa a Kiev, siamo stati testimoni della barbarie e portatori di umanità, attraverso le nostre missioni che hanno coinvolto decine di attivitsti da tutta Italia. Ora proviamo a fare di più.

La prossima missione sarà la prima del progetto Med Care in Ukraina. Grazie ad un ambulatorio medico mobile, un team medico, l’aiuto dei volontari e le raccolte di medicinali e materiale sanitario messa in campo dai nostri nodi locali, porteremo un’assistenza sanitaria di base alla popolazione civile. Andremo in uno scenario profondamente mutato rispetto a qualche mese fa, dove manca tutto e la solidarietà internazionale sembra aver esaurito la sua spinta. Un paese dove il mercato nero dei farmaci priva del diritto alla salute i cittadini che non possono permettersi il lusso di acquistare medicine a prezzi ormai irraggiungibili. Lo faremo grazie al contributo di tanti, dalle parrocchie ai sindacati, dalle associazioni ai centri sociali, fino ai singoli cittadini che hanno contribuito al progetto.

La nostra intenzione è quella di sviluppare una attività di lungo periodo che ci consenta di portare in zona di guerra un’assistenza continuativa. Per farlo avremo ancora bisogno del supporto e del contributo di tuttə. Per questo vi invitiamo a continuare a donare per permetterci di portare l’assistenza sanitaria su tutto il territorio ucraino.

 

DONA ORA

 

Dai confini di mare a quelli di terra, Mediterranea continua le sue attività salvando vite umane. Per farlo meglio, per incontrarci, per discutere, per confrontarci, ci ritroveremo dall’1 al 4 settembre a Napoli, al Maschio Angioino, per il festival “A Bordo!”, il primo festival nazionale di Mediterranea Saving Humans, e sarà quello il luogo in cui restituiremo a tutti le esperienze delle nostre missioni e la portata dei nostri progetti.

 

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