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Intercettazioni e morte in mare: La risposta dell’Europa alle lotte dei migranti per la libertà

DI SEGUITO IL REPORT PUBBLICATO DA ALARM PHONE il 28 Agosto 2021

Tradotto dall’inglese nostro team di traduzione (Link al testo originale)

L’analisi di Alarm Phone del Mediterraneo centrale, dal 1 gennaio al 30 giugno 2021

CommemorAzione a Berlino. Fonte: : A. Janda

 

Introduzione

Nella prima metà del 2021, il periodo coperto da questa analisi, Alarm Phone ha assistito 193 imbarcazioni di migranti in difficoltà nel Mediterraneo centrale. Queste imbarcazioni trasportavano circa 13.750 persone. Mentre molti di loro hanno raggiunto la sicurezza in Europa anche grazie al coraggioso intervento dei soccorritori civili, migliaia sono stati intercettati in mare e rimpatriati con la forza in Libia o Tunisia. Nel complesso, come rilevato dall’UNHCR, 20.532 persone in movimento hanno raggiunto l’Italia via mare – un aumento sostanziale rispetto alle 6.949 persone dello stesso periodo del 2020. Solo 244 persone hanno raggiunto Malta via mare, in calo rispetto ai 1.699 arrivi via mare nello stesso periodo dell’anno precedente. Allo stesso tempo, oltre 15.000 persone sono state intercettate in mare e rimpatriate in Libia, un aumento drammatico visto che meno di 12.000 persone sono state rimpatriate in questo modo in tutto il 2020. Nello stesso periodo di tempo, circa 8.000 persone sono state rimpatriate in Tunisia.

Non è chiaro al momento, e rimarrà per sempre così, quante persone siano morte nel Mediterraneo centrale nei primi sei mesi di quest’anno. Mentre i conti ufficiali parlano di circa 760 morti, Alarm Phone ha registrato 24 naufragi, con centinaia di vittime. Molti di questi naufragi non sono stati confermati ufficialmente e quindi le morti sono rimaste fuori dalle statistiche formali.

In questa analisi redatta da Alarm Phone, forniamo prima una cronologia degli eventi mese per mese al fine di archiviare gli sviluppi e gli eventi che non sono accuratamente documentati altrove. Poi passiamo al ruolo delle navi mercantili nel condurre le operazioni di salvataggio ma anche i respingimenti illegali in Libia. Infine, offriamo testimonianze che abbiamo ricevuto da persone in Libia, che vivono gli effetti violenti delle politiche di frontiera dell’UE e delle loro pratiche di applicazione.

Cronologia da gennaio a giugno 2021

Gennaio

Nel gennaio 2021, Alarm Phone è stato chiamato da persone su 13 barche con a bordo un totale di più di 900 persone. Una di queste barche è stata salvata dalla Open Arms, tre dalla Ocean Viking. Una barca ha raggiunto Lampedusa. Abbiamo la conferma che cinque barche sono state intercettate e costrette a tornare in Libia. In un caso, 17 persone sono morte in un naufragio al largo della Libia. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Il 2 gennaio, l’anno è iniziato con il salvataggio di oltre 90 persone da parte della Open Arms. Sono sbarcate a Porto Empedocle. Come al solito, Malta si era rifiutata di rispondere alle chiamate di soccorso e di fornire un porto sicuro (PoS). All’inizio di gennaio, diverse barche che hanno chiamato Alarm Phone sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica e una barca dalle autorità algerine.

Il 9 gennaio, abbiamo saputo di un naufragio al largo di Sfax, in Tunisia. 50 migranti sono stati salvati dalla marina tunisina, ma un bambino è stato trovato morto. Un altro naufragio vicino a Zuara il 19 gennaio è costato la vita ad almeno 43 migranti. La Ocean Viking è tornata nel Mediterraneo centrale il 17 gennaio e  il 21 gennaio ha salvato 120 persone, e altre tre imbarcazioni che avevano allertato Alarm Phone il 21/22 gennaio. Il 25 gennaio, la Ocean Viking ha potuto sbarcare 373 persone ad Augusta. Il 23 gennaio, Alarm Phone è stato allertato da una barca in difficoltà con circa 95  persone a bordo al largo di Garabulli (al principio si credeva fossero 145). Di fronte a più di 250 persone in pericolo in mare, la cosiddetta guardia costiera libica ha dichiarato di non avere la capacità di lanciare operazioni di salvataggio. Invece di lanciare un’operazione di salvataggio, le autorità europee hanno solo inviato un Navtex. Secondo i parenti, le 95 persone sono state poi in grado di tornare da sole su suolo libico. Il 24 gennaio, una barca si è rovesciata e 17 persone hanno perso la vita in mare, mentre 82 sopravvissuti sono stati respinti dalla cosiddetta guardia costiera libica. Lo stesso giorno la nave italiana Asso Trenta ha salvato 70 persone al largo della costa libica. Coordinata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma (IMRCC), la Asso Trenta, battente bandiera italiana, è stata autorizzata a navigare direttamente verso la costa italiana per sbarcare i naufraghi.

Febbraio

Febbraio è stato un mese molto intenso per Alarm Phone, con 47 barche nel Mediterraneo centrale che trasportavano quasi 3.000 persone. Tre di queste barche sono state salvate da Ocean Viking, una da Open Arms, una da Aita Mari e due da SeaWatch3. Cinque hanno raggiunto Lampedusa. Quattro barche sono naufragate con almeno 20 morti e molti dispersi. 13 di queste barche e molte altre sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Il 4/5 febbraio, più di 1.000 migranti sono partiti dalla Libia. Più di 800 di loro sono stati intercettati e riportati a riva, tra loro anche cinque cadaveri. Spesso, le risorse aeree di Frontex guidavano la cosiddetta guardia costiera libica verso le imbarcazioni che si muovevano ancora verso nord e cercavano di fuggire. Tra il 3 e il 5 febbraio, Alarm Phone è stato chiamato da 13 barche. Ocean Viking ha salvato tre di queste barche, raggiungendo un totale di 237 persone a bordo. Il 7 febbraio, hanno potuto sbarcare le persone soccorse ad Augusta. All’inizio di febbraio, ci sono stati anche molti arrivi indipendenti a Lampedusa, tra cui un peschereccio tunisino con 142 giovani a bordo. Un gruppo di 20 persone, scomparso dopo essere partito dall’Algeria il 4 febbraio, è stato poi ritrovato da una nave mercantile e portato in salvo in Sardegna. I parenti avevano chiamato e ci avevano avvisato di questa barca, dichiarando che le persone erano in mare da circa cinque giorni. Il 5 febbraio, Open Arms ha trovato una barca nella zona SAR maltese, che trasportava 45 persone che sono state salvate, trasferite su un mezzo della guardia costiera italiana e portate a Lampedusa.  Un’altra barca con 45 persone è stata avvistata dall’aereo civile SeaBird e successivamente trovata da Open Arms che ha subito molestie da parte degli ufficiali di una motovedetta libica e gli è stato detto di lasciare la zona SAR libica.  Il 13 febbraio, Open Arms ha salvato una barca con circa 100 persone che avevano chiamato Alarm Phone.

Fonte: Alarm Phone

Sempre il 13 febbraio, un naufragio ha avuto luogo al largo della Tunisia: una barca con 48 persone si è rovesciata. 25 persone sono sopravvissute, ma 22 sono scomparse e è stato trovato un corpo. Il 19 febbraio, dopo essere tornata nel Mediterraneo centrale, Aita Mari ha soccorso una barca con 102 persone a bordo che avevano contattato Alarm Phone. Il 20 febbraio, un altro naufragio ha avuto luogo al largo di Lampedusa, quando una barca che aveva allertato Alarm Phone si è rovesciata durante un’operazione di salvataggio. I sopravvissuti hanno confermato che 7 persone sono scomparse mentre 45 persone sono state soccorse. Sempre il 20 febbraio, i media maltesi hanno riferito che otto persone sono state catturate dalla polizia dopo aver raggiunto Malta in barca. Un giorno dopo, ci sono state notizie di 55 migranti che hanno raggiunto Malta su un gommone. Alarm Phone era stato allertato da diverse barche che si avvicinavano a Malta, ma aveva perso il contatto, e i ripetuti tentativi di contattare le forze armate maltesi erano stati ignorati. Rimane quindi poco chiaro il destino di alcune di queste barche. A febbraio, ci sono stati anche diversi casi in cui i migranti hanno resistito il respingimento in Libia o l’incarcerazione dopo il ritorno forzato in Libia. Il 20 febbraio, 153 migranti sono riusciti a fuggire dal porto di Tripoli dopo lo sbarco.  Il 21 febbraio, i migranti che erano stati soccorsi dalla nave mercantile Vos Triton dopo aver allertato Alarm Phone, hanno lanciato una protesta a bordo, resistendo con successo il loro respingimento illegale in Libia. Alla fine sono sbarcati in Italia, ma è anche emerso che 41 persone sono morte in mare, sia prima dell’arrivo della Vos Triton che durante la stessa operazione di salvataggio. 77 persone sono sopravvissute. Il 26 febbraio, Sea Watch 3 ha soccorso 45 persone che avevano chiamato Alarm Phone e successivamente altre tre barche in difficoltà.  Purtroppo, il mese si è concluso con una brutta notizia: 125 persone su un gommone che ci aveva allertato sono state trovate dalla cosiddetta guardia costiera libica dopo un lungo ritardo nel lancio di un’operazione. Almeno 15 migranti sono annegati, mentre altri 95 sono stati catturati e riportati alle condizioni disumane della Libia.

Marzo

Nel mese di marzo, Alarm Phone è stato allertato da 22 imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo centrale, che trasportavano circa 1.350 persone. Due di esse sono state soccorse dalla Ocean Viking, tre da Open Arms. Otto di queste barche sono riuscite ad arrivare a Lampedusa. Sette barche sono state intercettate e costrette a tornare in Libia. Tre barche in partenza dalla Libia si sono capovolte, così come una barca in partenza dalla Tunisia. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Il 1 marzo abbiamo saputo di un’indagine penale contro MEDITERRANEA Saving Humans, altri gruppi di solidarietà in Italia e più tardi anche giornalisti e avvocati che sostengono i migranti. Il 2 marzo sono arrivate notizie migliori: Dopo essere stata bloccata arbitrariamente per mezzo anno, un tribunale di Palermo ha sospeso la detenzione della Sea-Watch 4. Il 4 marzo, la Sea-Watch 3 ha raggiunto il porto di Augusta con 363 persone soccorse in mare. L’8 marzo, circa 125 curdi e siriani sono arrivati a Leuca in Puglia su una barca a vela partita dalla Turchia. Il 9 marzo, un naufragio è avvenuto al largo delle isole tunisine di Kerkenna. 14 corpi sono stati recuperati e 140 migranti sono stati soccorsi dalla guardia costiera tunisina a Sfax. Nell’incidente, almeno 39 persone sono annegate. Il 18 marzo, a circa 36 miglia nautiche al largo della Libia, e su richiesta della cosiddetta guardia costiera libica, l’Ocean Viking ha soccorso 10 persone in difficoltà su una barca in vetroresina. Durante l’operazione di salvataggio, una persona a bordo della barca in vetroresina ha espresso la volontà di non essere portata sull’Ocean Viking e di tornare in Libia. La persona è stata evacuata dalla guardia costiera libica a bordo della loro motovedetta. La sua motivazione non era chiara, ma sembra che avesse legami con le autorità libiche. Sempre il 18 marzo, Alarm Phone è stato avvisato durante la notte di una barca con più di 100 persone vicino alla costa libica al largo di Zuara. Erano nel panico perché la loro barca aveva preso fuoco. La barca è stata trovata e i sopravvissuti sono tornati in Libia. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, fino a 60 persone sono morte in questo incidente.

Screenshot della rotta di Osprey alle 08.50 CET. Alarm Phone ha chiesto ulteriori informazioni su quella missione di ricerca a Frontex – nessuna risposta finora.
Fonte: Alarm Phone

Tra il 27 e il 29 marzo, oltre 1000 migranti hanno cercato di fuggire dalla Libia. Tuttavia, la maggior parte è stata illegalmente respinta. Anche dalla zona SAR maltese, una barca è stata riportata con la forza in Libia, coordinata da Malta. Il 27 marzo, la Open Arms ha soccorso 37 persone che avevano allertato Alarm Phone. Come al solito, Malta e l’Italia non hanno reagito alle nostre richieste di intervento. Il 29 marzo, Open Arms ha soccorso altre tre barche, e ha portato a bordo 219 persone. Il 30 marzo, Alarm Phone è stato allertato da circa 85 persone a bordo di un gommone in grave difficoltà a poche miglia nautiche dalla costa libica. Le persone ci hanno detto che una parte del gommone era sgonfia, e che due donne e tre bambini erano caduti in mare e annegati. La gente urlava al telefono “stiamo morendo!”. Dieci ore dopo aver avvertito la cosiddetta guardia costiera libica di questa barca, non c’era ancora nessun aiuto in vista. Il giorno dopo ci è stato detto che la barca era stata trovata nella notte. Ancora una volta, abbiamo dovuto assistere a una mancanza di intervento della cosiddetta guardia costiera libica nel salvare delle vite. Non sappiamo quante persone hanno perso la vita durante le molte ore di deliberata mancata assistenza.

Posizione del naufragio in corso. Fonte: Alarm Phone.

 

Aprile

In aprile, 29 barche in difficoltà, con più di 2.200 persone a bordo, hanno allertato Alarm Phone dal Mediterraneo centrale. Due di esse sono state salvate dall’Ocean Viking, una da Sea Watch 4. Quattro di queste barche sono arrivate a Lampedusa. Una barca è arrivata in Sicilia. Otto barche sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica. Due barche sono tornate in Tunisia. Uno dei nostri casi è stato un drammatico naufragio al largo della costa libica. Un altro naufragio è avvenuto al largo della Tunisia. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Gli ultimi giorni di marzo e l’inizio di aprile sono stati incredibilmente intensi nel Mediterraneo centrale. Durante questi giorni, siamo stati informati di più di 30 barche in acqua con circa 1.850 persone a bordo. Di queste, 21 erano casi di Alarm Phone. Solo il 2 aprile, c’erano tre barche con 270 vite a rischio nella SAR maltese. Il 3 aprile, due di queste barche sono state salvate a Lampedusa dopo tre giorni di mancata assistenza. Secondo i media, è arrivata anche la terza barca. La cosiddetta guardia costiera maltese ha finalmente rilasciato una dichiarazione sulle barche nella loro zona SAR, sostenendo che le persone non erano mai state in pericolo. Il 9 aprile, una barca a vela proveniente dalla Turchia con 30 migranti a bordo è stata soccorsa a 62 miglia dalla costa siciliana. L’imbarcazione è stata infine raccolta da una nave della Guardia Costiera italiana quando ha rischiato di affondare a causa del maltempo. Una buona notizia è arrivata l’11 aprile: dopo sei mesi, Sea-Eye ha potuto liberare la nave Alan Kurdi dalla detenzione a Olbia. In Libia, sempre l’11 aprile, il trafficante di esseri umani e di armi Bija è stato rilasciato dal carcere per mancanza di prove. Il 16 aprile, un naufragio è avvenuto al largo di Sfax, in Tunisia, quando una barca si è rovesciata. 21 corpi sono stati recuperati, ma probabilmente sono morte più persone. L’ex ministro dell’Interno italiano Salvini ha dovuto subire un processo il 16 aprile per aver rifiutato di far attraccare la nave di salvataggio spagnola Open Arms in un porto italiano nel 2019, tenendo le persone a bordo in mare per giorni. Il 18 aprile la Open Arms è stata bloccata a Pozzallo (Sicilia) dopo una quarantena ingiustificata di 14 giorni e 17 ore di ispezione a bordo. Il 21 aprile, Alarm Phone è stata allertata da tre barche al largo della costa libica a rischio di capovolgimento a causa del maltempo. Ocean Viking ha cercato invano una di queste barche che era partita dalla costa occidentale della Libia. Più tardi abbiamo saputo che aveva raggiunto la Tunisia. Una delle altre due barche, che era partita da Khoms più a est, con circa 100 persone ciascuna, è stata riportata in Libia – una donna e un bambino sono morti. Per quanto riguarda la terza barca in grave difficoltà, la cosiddetta guardia costiera libica ha detto che non sarebbero usciti in mare a causa delle condizioni meteorologiche. La mattina presto del 22 aprile, tre navi mercantili e l’Ocean Viking stavano cercando l’imbarcazione scomparsa, di cui avevamo avvisato le autorità 27 ore prima, ma non sono riusciti a coordinare un’operazione di salvataggio. Alcune ore dopo, l’equipaggio dell’Ocean Viking ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone in cui sono morte circa 130 persone. Alarm Phone ha pubblicato un rapporto dettagliato e ha fornito una cronologia dell’evento, mostrando come si è svolto questo massacro al largo della Libia. Molti media hanno parlato di questo naufragio mortale e persino il papa e l’ONU hanno denunciato la tragedia, che avrebbe potuto essere evitata.

Ultima posizione conosciuta delle circa 130 persone in una tempesta al largo della Libia. Fonte: Alarm Phone

Il 27 aprile, l’Ocean Viking ha soccorso più di 230 persone al largo della Libia che ci avevano allertato da due gommoni. Ma un giorno dopo, quando abbiamo informato le autorità e l’Ocean Viking di altre due barche in difficoltà in acque internazionali, la cosiddetta guardia costiera libica è apparsa, ha chiesto alla nave di soccorso civile di cambiare rotta e ha respinto le persone in fuga verso la Libia. Il 29 aprile, dopo meno di 24 ore di ritorno nella zona di ricerca e salvataggio, l’equipaggio della Sea Watch 4 ha salvato 44 persone da una barca in difficoltà, e il 30 aprile altre 77 persone, 93 persone e 94 persone. La Sea Watch 4 ha anche assistito a diverse intercettazioni da parte della cosiddetta guardia costiera libica e a pestaggi di persone su un gommone.

Maggio

Nel mese di maggio, Alarm Phone è stato allertato per 41 imbarcazioni in difficoltà, che trasportavano circa 3.000 persone. Almeno 14 di queste barche sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica, due dai tunisini. Sei barche sono state salvate da ONG, otto hanno raggiunto Lampedusa, una è stata salvata a Malta. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Il 1 maggio, oltre 350 persone sono state intercettate dalla nave Fezzan della guardia costiera libica e riportate in Libia. Non è chiaro se le 125 persone che avevano chiamato Alarm Phone fossero tra loro, dopo che il nostro contatto con la barca in difficoltà si è interrotto. Fortunatamente, una barca che ha chiamato Alarm Phone con 97 persone è stata trovata da Sea-Watch 4 e salvata. Sea-Watch 4 ha condotto un altro salvataggio quel giorno, soccorrendo 51 persone in difficoltà. Un giorno dopo, il 2 maggio, una barca con 95 persone allertate da Alarm Phone è stata lasciata in difficoltà per ore, anche se le navi mercantili, compresa la Vos Aphodite erano sulla scena e avrebbero potuto intervenire. Alla fine, le 95 persone sono state riportate con la forza in Libia. Lo stesso giorno, una barca si è rovesciata al largo della costa di Zawya – 11 corpi sono stati portati a riva e 12 persone sono sopravvissute. Il 9 maggio, Alarm Phone è stato allertato di imbarcazioni con circa 80 persone, 55 persone e 96 persone in pericolo nella zona SAR maltese. Entro sera, altre tre barche si sarebbero trovate in difficoltà nella zona SAR di Malta. Ancora una volta, le autorità maltesi non rispondevano agli avvisi di distress. Anche se crediamo che molte di queste barche abbiano raggiunto Lampedusa, non possiamo fornire una conferma per ogni barca, anche in considerazione del numero di arrivi durante il fine settimana del 9-11 maggio, con oltre 2.000 persone che hanno raggiunto Lampedusa, mentre circa 700 migranti non sono riusciti nella traversata e sono stati respinti in Libia. In un episodio, cinque persone sono morte mentre i sopravvissuti sono stati salvati da pescatori. Un giorno dopo, il 10 maggio, altre persone sono morte mentre cercavano di fuggire dalla Libia. Alarm Phone è stato avvisato di una barca con circa 66 persone, 42 delle quali sono sopravvissute al successivo naufragio. Una persona è stata trovata morta e 23 persone sono scomparse. Un’altra barca, con circa 75 persone a bordo, è stata presumibilmente soccorsa e portata a Malta, dopo un altro ritardo nei soccorsi. Il 13 maggio, circa 100 persone in difficoltà hanno chiamato Alarm Phone e sono state poi riportate in Libia. Almeno 17 persone sono annegate al largo della costa tunisina dopo aver lasciato la costa libica. Il 14 maggio, circa 50 persone hanno chiamato Alarm Phone e sono state poi intercettate dalle autorità libiche, così come altre 150 persone circa. Il 16 e 17 maggio, Alarm Phone è stato allertato da un’imbarcazione con circa 100 persone che riferivano che la loro barca si stava sgonfiando. Tutti gli attori statali non sono intervenuti in loro soccorso, mentre i pescatori hanno soccorso 62 persone. Decine sono finite in mare e sono disperse, presumibilmente morte. Lo stesso giorno, una barca con circa 85 persone ha chiamato Alarm Phone, alla fine ha raggiunto il SAR italiano, ed è stata presumibilmente stata soccorsa a Lampedusa. Tra il 16 e il 17 maggio, Sea-Eye si è impegnata in sei salvataggi, salvando oltre 400 persone, mentre circa 650 persone sono state riportate in Libia solo il 17 maggio. Il 18 maggio, Alarm Phone era in contatto con una barca che trasportava circa 88 persone in difficoltà. Sono stati poi respinti in Libia, dal SAR di Malta. Una seconda barca con circa 25 persone, che sono state poi riportate in Libia, ha chiamato Alarm Phone. Alarm Phone era in contatto con una terza barca, con circa 95 persone a bordo. L’imbarcazione era alla deriva nella zona SAR di Malta e non sappiamo cosa sia successo alle persone dopo che il nostro contatto con loro si è interrotto. Lo stesso giorno, un naufragio si è verificato al largo di Sfax in Tunisia, con almeno 50 persone annegate. Il 22 maggio, diversi corpi sono stati trovati spiaggiati in Libia. Il 23 maggio, Alarm Phone è stato allertato di una barca con circa 95 persone a bordo. Dopo essere state monitorate per circa 20 ore da due navi mercantili battenti bandiera maltese, le persone sono state intercettate dalla guardia costiera tunisina. Nel periodo 16-22 maggio, circa 1.500 persone sono state rimpatriate con la forza in Libia. Tra il 23 e il 29 maggio, altre 495 persone sono state rimpatriate in Libia, mentre il 28 maggio, più di 260 persone in Tunisia. Il 31 maggio, 274 persone sono state catturate in mare e costrette a tornare in Libia. Il 31 maggio, un pescatore ha informato Alarm Phone di una barca che era partita da Zliten, con 87 persone a bordo. Secondo lui, 6 persone erano già cadute in mare e sono morte. Un pescatore è intervenuto in loro aiuto, ma in totale 16 persone sarebbero morte.

Giugno

Nel mese di giugno, Alarm Phone è stato allertato di 41 imbarcazioni in difficoltà, che trasportavano un totale di circa 3.300 persone. Di queste, almeno 16 sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica, mentre 14 barche hanno raggiunto Lampedusa. Tre barche sono state salvate da ONG. Sappiamo di cinque naufragi nel mese di giugno, che hanno causato almeno 43 morti e 87 dispersi. Non si hanno conferme sulla sorte di diverse barche.

Il 1 giugno, un’imbarcazione con circa 70 persone a bordo al largo di Zuara ha allertato Alarm Phone prima di rientrare in Libia perché aveva finito il carburante. Secondo un parente, due persone sono morte durante il viaggio. Sempre il 1 giugno, la Mezzaluna Rossa tunisina ha dichiarato che almeno 23 migranti sono annegati al largo delle coste tunisine dopo essere partiti dalla costa libica su una barca. Il 10 giugno, una barca con 43 persone a bordo ha contattato Alarm Phone quando era alla deriva al largo della costa libica. Non è chiaro cosa sia successo, dopo che il nostro contatto con la barca si è interrotto. Lo stesso giorno, circa 450 persone sono state respinte con la forza in Libia, e un giorno dopo altre 200 persone. Tra il 10 e l’11 giugno, la Geo Barents, un assetto di una ONG, ha condotto tre operazioni di salvataggio, e ha salvato un totale di 144 persone.

Il 12 giugno, Alarm Phone era in contatto con circa 300 persone su quattro barche in difficoltà nella zona SAR maltese. Una di queste barche è stata salvata dalla Geo Barents, il cui equipaggio ha soccorso anche altre tre barche. Sea Bird ha avvistato anche diverse barche nella zona SAR di Malta, una delle quali è stata respinta dalla cosiddetta guardia costiera libica. Il 12 giugno, oltre 900 persone hanno raggiunto Lampedusa, e quindi speriamo che le barche di cui Alarm Phone è stato avvisato siano tra queste, e non tra le oltre 1.000 persone che sono state riportate in Libia il 13 giugno. Il 13 giugno, circa 100 persone hanno contattato Alarm Phone dalla zona SAR di Malta. Mentre l’esito non è chiaro, ci sono alcune indicazioni che le persone siano state portate a Malta. Il 14 giugno, Alarm Phone è stato allertato di cinque barche in pericolo nel Mediterraneo centrale, mentre Sea-Bird ha individuato dieci barche in totale. Circa 170 persone su una grande barca di legno hanno raggiunto Alarm Phone e sono state poi individuate da Seabird e soccorse dalla nave mercantile Vos Triton. Le persone sono state poi consegnate alle autorità libiche e riportate a forza in Libia. Un’altra barca in difficoltà con circa 90 persone a bordo nella zona SAR di Malta è stata poi salvata dalla guardia costiera italiana. Una barca con 29 persone è stata respinta in Libia. Una barca con circa 65 persone a bordo era alla deriva nella zona SAR di Malta. Non sappiamo dove siano finite alcune di queste barche. Centinaia di persone hanno raggiunto Lampedusa mentre altre centinaia sono state riportate in Libia tra il 14 e il 16 giugno. Il 16 giugno, una barca con oltre 80 persone nella zona SAR maltese ha allertato Alarm Phone e è stata poi soccorsa dal veliero in missione di monitoraggio Nadir. Il 20 giugno, si è temuto un naufragio al largo della Libia, anche se in seguito non sono emerse ulteriori informazioni su questo caso particolare.

Il 23 e 24 giugno, Moonbird ha osservato diverse barche che venivano respinte verso la Libia. Il 25 giugno, Alarm Phone è stato avvisato di una barca con 17 persone a bordo che ha poi raggiunto Lampedusa, dopo l’ennesimo rifiuto di soccorso da parte delle autorità maltesi. Il 26 giugno, siamo stati in contatto con più di 100 persone in difficoltà – sono state poi trovate in un’operazione congiunta delle autorità tunisine e libiche, alcune sono state portate in Tunisia, altre in Libia. Un’altra barca con circa 100 persone ha contattato Alarm Phone e le  persone a bordo sono poi state respinte in Tunisia – due persone sono morte. Il 27 giugno, Alarm Phone era in contatto con una barca che trasportava circa 100 persone nella zona SAR di Malta. Queste persone sono state avvistate da Moonbird e successivamente sono state soccorse e portate a Lampedusa. Circa 270 persone sono state riportate in Libia quel giorno. Il 29 giugno, siamo stati allertati da un’imbarcazione con circa 110 persone a bordo nella zona SAR di Malta che sono state poi soccorse e portate a Lampedusa.  Il 30 giugno si è verificato un naufragio al largo di Lampedusa, con un totale di 16 persone che hanno perso la vita. Un naufragio si è verificato anche al largo della Tunisia, con almeno nove persone morte. Lo stesso giorno, Seabird ha documentato un pericoloso tentativo di intercettazione da parte della cosiddetta guardia costiera libica, che stava inseguendo e sparando a una barca di migranti in fuga.

Le persone su questa barca avevano allertato Alarm Phone, e riferito che erano minacciati dalla cosiddetta guardia costiera libica all’interno della zona SAR maltese. Alla fine sono stati salvati dall’Ocean Viking il 1 luglio 2021. Durante l’operazione di salvataggio è stata trovata una sedia a rotelle a bordo.
Fonte: Flavio Gasperini / SOS Mediterranee.

Navi mercantili: Usate per assistere nei respingimenti illegali

Durante gli ultimi mesi e anni, le navi mercantili sono diventate attori significativi nelle operazioni di salvataggio in mare nel Mediterraneo centrale, sia perché le guardie costiere europee scelgono regolarmente di evitare i salvataggi che perché le navi delle ONG sono spesso bloccate dalle autorità per uscire in soccorso. Purtroppo, le navi mercantili sono state anche coinvolte in operazioni illegali di respingimento verso la Libia, attraverso le quali hanno riportato migliaia di persone nei luoghi da cui avevano cercato di fuggire. In questo modo, si sono integrate nella strategia europea di prevenzione degli arrivi di migranti via mare.

Le compagnie di navigazione, le loro associazioni, i sindacati dei marittimi e gli equipaggi delle navi mercantili devono essere richiamati al loro dovere di salvataggio e, almeno quelli che battono bandiera europea, devono evitare di rimandare le persone in Libia perché non è un porto sicuro (POS). Qui, la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo del febbraio 2012 nel caso di Hirsi Jamaa e altri contro l’Italia rimane rilevante per queste situazioni, in quanto vieta le espulsioni collettive. Più recentemente, il 16 febbraio 2021, cinque eritrei hanno intentato una causa contro le autorità italiane e la compagnia di navigazione Augusta Offshore per un respingimento in Libia che avevano subito nel 2018.

Nel 2021, Alarm Phone ha allertato le navi mercantili in diversi casi di pericolo in mare. Abbiamo osservato come le guardie costiere europee non hanno dato loro l’ordine di effettuare salvataggi, ma piuttosto di stare semplicemente in attesa e monitorare il caso fino all’arrivo di una motovedetta (spesso libica). A volte, i migranti sono stati consegnati direttamente dalle navi mercantili alle navi della cosiddetta guardia costiera libica.

Il 1 aprile, una barca con circa 80 persone ci ha avvisato dalla zona SAR maltese. Hanno detto che avevano finito il carburante. Abbiamo informato la nave portoghese SIDER RODI. Tuttavia, la nave mercantile non ha ricevuto l’ordine di soccorso. Le autorità maltesi hanno negato che li avessimo mai informati di questo caso di emergenza, anche se li avevamo informati durante la notte. Fortunatamente, la barca dei migranti ha potuto raggiungere Lampedusa autonomamente, dopo che la nave mercantile aveva dato loro del carburante.

Il 2 maggio, due navi mercantili hanno ricevuto l’ordine di aiutare in una operazione di respingimento illegale verso la Libia. Il giorno prima, un gruppo di 95 persone su una barca di legno alla deriva a poche miglia nautiche a sud della zona SAR maltese aveva chiamato Alarm Phone. Il loro motore non funzionava più e le condizioni meteo stavano peggiorando. Le autorità italiane, dopo che le autorità libiche avevano richiesto la loro assistenza, hanno ordinato a due navi mercantili, la Vos Aphrodite e la Olympiysky Prospect, di avvicinarsi all’imbarcazione in difficoltà e di rimanere in standby, in attesa dell’arrivo delle forze libiche. Quando le persone in difficoltà hanno capito che sarebbero state riportate in Libia, la situazione a bordo è degenerata. Diverse persone sono cadute o si sono buttate in acqua per evitare la cattura. Alle navi mercantili è stato chiesto di salvare le persone e di consegnarle alla cosiddetta guardia costiera libica, che le ha catturate e deportate con la forza in Libia.

L’11 maggio, una nave portoghese, la Amanda F, si trovava nelle vicinanze di una barca con 75 persone a bordo che aveva allertato Alarm Phone quando era in pericolo nella zona SAR maltese. Abbiamo informato RCC Malta e MRCC Lisbona. La Amanda F era pronta al salvataggio, ma l’RCC Malta ha ordinato di aspettare fino a quando una motovedetta sarebbe arrivata. Fortunatamente queste persone non sono state respinte, ma alla fine sono state portate a Malta.

Il 14 giugno, la compagnia di navigazione Vroon è stata complice di un respingimento illegale per procura: Dopo essere state salvate dal mercantile Vos Triton in acque internazionali, circa 170 persone sono state consegnate alla cosiddetta guardia costiera libica e riportate in Libia. La Vos Triton è di proprietà della società olandese Vroon, il cui ufficio italiano è responsabile della nave, e batte bandiera di Gibilterra. Le circa 170 persone a bordo della barca di legno sovraffollata hanno chiamato Alarm Phone quando erano in difficoltà in acque internazionali. Erano alla deriva con un motore rotto a 6 miglia nautiche dalla zona SAR maltese. Nonostante le ripetute e-mail e chiamate di Alarm Phone a tutte le autorità, dieci ore dopo il primo allarme, nessun mezzo di salvataggio statale era ancora intervenuto. Invece, la nave mercantile Vos Triton è stata inviata alla barca in difficoltà. L’aereo da ricognizione civile Seabird della Sea-Watch è arrivato sul posto più o meno alla stessa ora e ha potuto osservare diverse persone della barca sovraffollata che saltavano in acqua per raggiungere la Vos Triton a nuoto. Alla fine, dopo circa un’ora, il mercantile è riuscito a prendere a bordo tutte le persone della barca di legno e si è diretto verso sud. Nonostante diversi tentativi di raggiungere la Vos Triton via radio e nonostante le numerose e-mail e telefonate alla compagnia, il passaggio di consegne è avvenuto, come confermato e condannato anche dall’OIM e dall’UNHCR.

Il 25/26 giugno, Alarm Phone ha informato una nave mercantile portoghese e una olandese di una barca con circa 20 persone in difficoltà nel SAR maltese, non lontano da queste due navi. Abbiamo saputo da MRCC Lisbona che RCC Malta li aveva informati che si stavano occupando di questo caso e che la nave portoghese Manisa Greta era stata deviata per soccorrere un’altra barca. Entrambi questi suggerimenti erano falsi. La RCC Malta non ha lanciato o coordinato un’operazione SAR. Fortunatamente, le 17 persone su questa barca in difficoltà sono state portate a Lampedusa dalla guardia costiera italiana.

Testimonianze dalla Libia

Una testimonianza di una persona che ha attraversato il Mediterraneo

Durante il mio soggiorno in Libia, sono stato testimone di tutte le forme di atrocità commesse nei confronti dei migranti; non è un posto dove tenere nemmeno il tuo peggior nemico. La situazione in Libia è molto difficile per i migranti e i rifugiati senza via di ritorno e senza via di uscita. All’interno del paese i migranti/rifugiati sono passibili di imprigionamento, tortura, stupro o morte senza alcuna ragione. Soffrono durante gli spostamenti da una città all’altra o all’interno dell’area in cui si trovano. Sul lavoro, sono esposti ad essere maltrattati, sfruttati, minacciati, non pagati, minacciati con la forza o uccisi. In un paese di milizie, di grande diffusione di armi e di assenza dello stato di diritto, le persone soffrono quotidianamente, vivono nella paura permanente, nelle preoccupazioni e nell’ansia perché sono prese di mira dalle bande criminali e dalle milizie.

Sono presi di mira dai trafficanti che torturano, stuprano e uccidono, chiedono riscatti enormi che gli individui o le famiglie non possono permettersi. [I trafficanti] uccidono coloro che non possono pagare e li gettano via senza una degna sepoltura. O addirittura vendono quelli che hanno pagato ad un altro trafficante. Non sono trattati allo stesso modo [degli altri pazienti] negli ospedali quando sono malati, feriti o quando partoriscono un bambino, non ricevono il trattamento che ogni essere umano merita.

L’ufficio dell’UNHCR non sta facendo abbastanza per aiutarli e sostenerli. Le procedure sono lente e c’è solo un ufficio situato a Tripoli in un paese di 1,8 milioni km quadrati. Gli impiegati dell’OIM che vengono nei porti durante lo sbarco sono più interessati a scattare foto mentre fingono di aiutare o parlare con donne e minori invece di fornire un aiuto reale.

Quando i migranti e i rifugiati cercano di sfuggire alle sofferenze in piccole barche, si scontrano con gli aerei di sorveglianza europei e le navi della guardia costiera libica li spingono indietro con l’assistenza europea. Poi vengono imprigionati in condizioni e trattamenti inumani, stipati come fiammiferi in una scatola di fiammiferi senza accesso ai servizi igienici, picchiati, violentati, o addirittura uccisi, poi vengono ricattati per pagare molti soldi per la loro libertà dalle piccole detenzioni alla più grande prigione della Libia.

È un peccato che i soldi e la tecnologia acquistata dai contribuenti europei siano usati per finanziare milizie e criminali e per scoraggiare e aumentare la sofferenza dei migranti.

La testimonianza di L.

Sapevate che nella prigione di Abu Salim ci uccidono tutto il giorno e ci trattano male. Il mese scorso hanno sparato a 11 persone e 6 sono morte. È terribile come ci trattano qui, ci trattano come animali. Ci trattano male. Non so come dirvelo. Ti ho detto che ci danno un pane da mangiare, mezzo pane. Come può un uomo mangiare mezzo pane dalle 10 del mattino alle 3.

Quando hanno sparato alla gente, è iniziato perché non ci danno da mangiare. Alle 10 si mangia mezzo pane, poi si aspetta fino alle 3. Poi mangi 2 cucchiai di riso, poi aspetti fino alle 11 e poi mangi due cucchiai di maccheroni. Come si può sopravvivere con questo? Dopo che ti portano il cibo, mangi e ti addormenti. Mettono qualcosa nel cibo. Non puoi nemmeno alzarti dopo aver mangiato. E l’acqua che beviamo è come acqua con sale. La gente va a bere l’acqua dal bagno, dalla toilette.

Mi chiedevo se è così che il primo ministro italiano finanzia la Libia, è così che ci trattano. Questo è il modo in cui ci trattano con i soldi dell’Italia. Me lo chiedo continuamente. Ma non ricevo risposta da nessuno perché ero in prigione. Mi chiedevo. Come? È così che il popolo italiano lascia che trattino i migranti in questo modo. Non so cosa dire.

E sapete, sapete cosa ha causato la rissa? La mattina ci hanno portato il pane piccolo che ci danno. Ci sono più di 1000 persone quindi il cibo è piccolo. Devono dividere il cibo, quindi il cibo è piccolo perchè lo ricevano tutti. Anche nei momenti migliori, inizierai a piangere, come se non fossi umano. Ci sono più di 1000 persone nella stessa sala. Condividiamo un materasso. Due persone condividono un materasso.

Non puoi nemmeno trovare un posto per riposare. E devi fare la fila per il bagno e la toilette.

Lì non c’è né aria né aria condizionata. Controlla il sole in Libia. A volte il sole può arrivare a quasi 55 gradi. Eravamo al caldo, e a volte hanno aperto un tubo, il tubo per l’acqua usata per lavare le macchine. Come una pompa per l’acqua. Hanno usato quello per entrare nel cortile della prigione, l’hanno sparato sopra di noi. Perché il caldo è troppo. Ogni giorno la gente muore. La gente crolla di continuo. Ma cosa si può dire? Non c’è un medico, nessuno si prenderà cura di voi. Non c’è acqua pulita, non c’è acqua pulita. Non c’è un buon trattamento per voi. Siamo come animali. Ci sono capre che sono trattate anche meglio di me.

Non ci sono medici dentro. Non ci sono medici lì. Il giorno che sono entrato ho visto MSF, Médicins sans Frontères. Lì vedo solo MSF. Ma ho passato un mese lì e non ho più visto nessuno fino a quando sono andato via. Quando ci sono stati gli spari, eravamo in tanti dentro la stanza. Continuavano a portare nuove persone da fuori. Quindi come potevano nutrirci? Questo ci ha fatto iniziare una rissa. Abbiamo rotto il muro. C’è un grande cancello tra il cortile della prigione e il posto dove dormiamo. Un grande cancello, come un cancello di metallo. Così noi africani e migranti abbiamo spostato il cancello e abbiamo colpito il muro con il cancello.

Non c’è aria fresca, non c’è nemmeno l’aria condizionata, non c’è nemmeno un ventilatore. Siamo trattati come animali. Quindi se portano altre persone, non puoi nemmeno avere un posto per dormire o qualcosa da mangiare. Questo è ciò che ci ha fatto iniziare la rissa. Il modo in cui ci hanno trattato è ciò che ci ha fatto combattere con loro. Abbiamo iniziato una rissa con i libici e i neri. Ci sono anche alcune persone di colore che si prendono cura di noi in prigione. Gente della Nigeria, del Sudan e dell’Eritrea che sono guardie di Abu Salim. Sette persone dall’Eritrea, tre nigeriani e cinque sudanesi. Lavorano con i libici per rapire le persone. Prendono soldi da loro. Queste persone stanno bene con i libici, mangiano bene, bevono acqua pulita. Sono trattati bene. Ma noi… ci trattano male. Così è iniziata la rissa con queste persone. Gli eritrei, i nigeriani e i sudanesi, noi combattiamo con loro. Capite? Sono le persone che si prendono cura di noi. Comunicano con le guardie.

Quindi, questo ha causato la rissa. A causa di come ci trattano. Se parli con le guardie iniziano a picchiarti con il tubo dell’acqua. Ti picchiavano come un animale. Ti picchiano con quel tubo. Così abbiamo iniziato a combattere con loro. Loro scappano e noi rompiamo il posto. Usciamo anche noi, perché ci uccidano. Dopo che siamo usciti cominciano a spararci.

Uccidono quasi quattro persone. Se li uccidono li mettono dentro la loro macchina. Hanno sparato contro di noi. Sparano al muro. Quando sparano al muro, il proiettile entra nel posto in cui stiamo dormendo. La gente cercava di scappare. Quando la gente cercava di scappare, la picchiavano.

Il sangue di tutti viene da quella prigione. Ti colpiscono con il ferro. Ti feriscono le gambe con il metallo. Ti picchiano le gambe così che non puoi nemmeno stare in piedi. Ti picchiano come animali. Ecco come ci trattano dentro la prigione. Così non hai niente da dire, non hai nessuna opzione. Non hai un posto dove calmarti.

Hanno ucciso quattro persone che erano sulla mia barca. Quattro persone [morte] e una ferita. Gli hanno sparato alla gamba. Ora è con le stampelle. Due stampelle. Hanno ucciso quattro persone e una è rimasta ferita, tutte respinte indietro sulla mia stessa barca.

Il tizio a cui hanno sparato alla gamba, l’hanno rilasciato. Altre quattro persone sono state ferite. Dopo quello che è successo, ci hanno sparato, hanno ucciso alcune persone. Alcune persone che conosco. Dopo questo, vengono, ci prendono tutti, ci mettono uno dopo l’altro, in modo che possano vedere la tua faccia e possano indicarti, per vedere se eri tra quelli che combattevano.

Ti picchiano come animali. Finché il sangue non esce dal tuo corpo, o non puoi muoverti o non puoi nemmeno respirare. Allora smetteranno di picchiarti. Ti porteranno nella prigione di sicurezza. Perché tu rimanga solo per una settimana. Nella prigione di sicurezza ti porteranno da mangiare una volta al giorno. Una volta al giorno. Ti portano acqua una volta al giorno, cibo una volta al giorno.

Hanno una stanza segreta nel cortile della prigione. Nel cortile della prigione di Abu Salim. C’è una prigione segreta e mi hanno portato lì per una settimana. Perché stavo facendo un video e delle foto. Così, quando mi hanno visto, mi hanno chiesto chi mi avesse mandato a farlo. Ho messo un lucchetto al telefono. Ho detto che il telefono non è mio. Mi hanno picchiato, mi hanno messo nella prigione segreta per una settimana, con sette persone. Non c’è posto per dormire. Non si può nemmeno camminare per cinque metri. Ma ci sono sette persone in quella stanza. Come ti sentirai? Ditemelo.

Mi chiedevo: così, con i soldi mandati in Libia, è così che ci trattano i libici. Come ci trattano gli italiani che mandano soldi a loro. Mandano soldi a loro e ci trattano male. Quindi l’Italia è tra quelli che stanno cercando di ucciderci lentamente. O non ci uccidono, ci maltrattano lentamente. Come mai?

Ecco come i libici trattano i migranti nella prigione, nella prigione di Abu Salim. Trattano i maiali anche meglio di noi. Ci trattano come maiali. Siamo i peggiori nemici. Ma non abbiamo mai fatto niente, non abbiamo mai ucciso. Siamo solo andati in mare e ci hanno catturato. Non siamo assassini.

Siamo partiti da Abu Kammash. Su un gommone. Hanno spinto due barche.  La nostra barca era rossa. E c’era una seconda barca, era gialla. Eravamo 50 persone, con donne e bambini. Avevamo un bambino di 7 mesi. E una ragazza di 13 anni e suo fratello. Eravamo in viaggio e abbiamo quasi trovato il pozzo petrolifero libico. Siamo passati davanti a quel posto. Poi abbiamo visto un aereo, senza nessuno dentro. Un drone, nero e grigio. Il drone ci ha visto, è passato attraverso di noi ed è tornato indietro. Poi è tornato di nuovo indietro. E quando è tornato era con i libici. Poi il drone è tornato con la guardia costiera libica. Il drone ha visto la nostra posizione e ha guidato la guardia costiera libica alla nostra posizione. Sono venuti e ci hanno preso. Dopo averci catturato. Poi hanno preso la barca gialla. Era il 31 maggio.

Poi ci hanno riportato a Madina. Dopo che ci hanno preso. Ma abbiamo visto la Geo Barents. La Geo Barents era vicino a noi. Quasi un’ora. Era blu e bianca. Dopo che ci hanno preso, dopo un’ora abbiamo visto la Geo Barents con la barca veloce – stavano salvando alcune persone da una barca di legno. Avevano un motoscafo nero. Hanno cercato di comunicare con la guardia costiera libica, ma la guardia costiera libica non ha dato loro la possibilità di farlo. Così abbiamo superato la Geo Barents. Ci hanno portato a Madina. Ci hanno portato lì per portarci al centro di detenzione.

Quel giorno hanno preso solo le nostre due barche, la rossa e la gialla. Dopo averci catturato in mare, hanno ritirato i nostri telefoni. Sì, era il Fezzan, esattamente. Hanno cominciato a derubarci. Hanno preso tutto, il mio telefono, il telefono. Anche per le donne, sapete… le donne hanno un tesoro. Gli uomini mettono le mani dove non dovrebbero, nelle parti femminili. Come può un uomo mettere le mani nei posti segreti delle donne. Perché stanno cercando soldi, i libici. Questo è quello che stanno facendo in nostra presenza. Usano le mani per entrare nei posti segreti delle donne, per controllare se le donne nascondono soldi o altro. Mettono le mani lì, nei loro posti segreti, per controllare. Lo fanno in nostra presenza. Non in un luogo privato. In nostra presenza. Se proprio devi farlo, fallo in privato, ma in nostra presenza… Molti uomini erano lì, nella prigione, ti fanno spogliare e mettono le mani dentro. Controllano ovunque, anche se non hai soldi. Non si preoccupano di nulla. Ecco come ci trattano i libici.

La barca gialla era ancora in movimento. Per noi, quando ci hanno visto, ci siamo fermati. Se continui ti sparano. Quando sono arrivati dalla nostra parte, ci siamo arresi, non potevamo più continuare. Ci siamo arresi e ci hanno costretto ad entrare nella loro barca. E siamo entrati. Dopo, ci costringevano. Hanno sparato un colpo. Hanno sparato un colpo come avvertimento prima di entrare nella loro barca. Poi hanno inseguito la barca gialla. La barca gialla stava ancora continuando e i libici non sapevano come fermare la barca gialla e hanno sparato. Sparano alla barca gialla.

Usano anche le pistole in mare. Se non fermi il motore, iniziano a sparare. Ti sparano. Se dicono ‘dovresti fermarti’ ti sparano. Ti dicono ‘fermati, fermati, fermati’, se non vuoi fermarti iniziano a spararti. Sparano alla barca gialla in nostra presenza. In mia presenza. Questo non è qualcosa che qualcuno ha detto, tutto quello che vi sto dicendo è quello che è successo in mia presenza.

Una testimonianza di S. H., ricevuta durante un turno di Alarm Phone il 20 agosto

Sono S. H. dalla Siria. Lavoravo come consulente psicologico nelle scuole siriane.

Fuga dalla guerra all’inferno

La storia inizia quando abbiamo pensato di lasciare la Siria verso la Libia e da lì verso l’Europa. La storia è iniziata con un rapimento da parte di una banda che praticava la rapina ed è diventata una mafia infiltrata nel corpo siriano. Una storia di un rapimento che ho avuto io e mio figlio piccolo. Ho pagato per questo tutto quello che avevo e di più per fuggire dalle loro mani. Sono fuggito in Libia e da lì ci siamo imbarcati per l’Italia. Dove la speranza inizia a crescere mentre avanziamo nella barca nelle profondità del mare. E la nostra gioia è aumentata quando siamo entrati nelle acque territoriali italiane 18 ore dopo aver lasciato la Libia, e abbiamo visto l’aereo italiano bianco, credo, e la nostra gioia è aumentata mentre si librava intorno a noi, e ci rimanevano due ore per raggiungere le coste di Lampedusa. Meno di mezz’ora dopo abbiamo seguito una barca che pensavamo fosse dell’Italia. È venuta in nostro soccorso e il conducente non si è fermato, quindi i proiettili passavano sopra le nostre teste mentre eravamo in acque territoriali italiane, da questo abbiamo confermato che era la guardia costiera libica. L’autista ha aumentato la velocità del motore tra il grande panico dei bambini e delle donne che sono saliti sulla barca tra l’odore della benzina. Meglio essere soffocati e arrivare in Italia che rimanere vivi e tornare in Libia. Mentre una piccola barca veloce si avvicinava a noi e quasi ci faceva cadere in acqua se non fosse stato per la cura di Dio e la resa del conducente della barca che ha cominciato a chiederci di non dire che lui è il conducente. In mezzo a questa delusione, che si mescolava al turpiloquio della guardia costiera libica e al suo duro colpo sulla testa del primo che raggiungeva la sua mano, ci siamo tutti arresi dopo aver visto il sangue sulla terra della barca. E ci hanno riportato in Libia tra sentimenti di paura del destino che ci aspetta sulle coste della Libia

Ho pensato molto al fatto di buttarmi in mare, di essere solo senza famiglia e di aspettare di avvicinarmi alla riva. E preghiamo Dio che il viaggio di ritorno in Libia sia lungo. E il nostro shock è stato grande quando l’autista del cruiser libico ci ha detto che l’aereo italiano ha fotografato la barca e ha dato loro la nostra posizione mentre eravamo dentro le acque territoriali italiane. E lo shock è stato grande quando siamo scesi dalla barca nel porto di Al-Zawiya, dove il numero era molto grande, grandi aree di immigrati illegali tra maledizioni e insulti, ma il più insultante e dannoso è stato contro gli africani, che hanno avuto la parte del leone di pestaggi e maledizioni con bastoni e attrezzi da costruzione in Libia..

Per quanto riguarda le famiglie siriane, la situazione era meno grave, perché le guardie le guardavano dicendo: “Ajat Al-Rizqa”, e le mettevano all’ombra. Per quanto riguarda tutti i giovani, eravamo sotto il sole cocente. In mezzo a molti casi di svenimenti e nausee, vere o finte. E ricorrendo alla preghiera individuale e collettiva come tentativi di supplicare gli dei o di simpatizzare con la guardia costiera. Cominciano i tentativi di contrattazione per pagare il riscatto, mentre il soldato o l’ufficiale passa e ci dice: “Salva la tua anima”. Pagare il riscatto in libico. E sparare in aria per terrorizzarci tutti. I casi di fuga iniziano con tutti i mezzi ai pagatori di riscatto di tutte le nazionalità, siriani, egiziani, bengalesi e africani. Per quanto riguarda me e alcuni di quelli con me, non abbiamo potere. La presenza delle nazioni o dei loro rappresentanti era 4 giovani uomini che indossavano il vestito dell’Agenzia di soccorso per i rifugiati e il logo IMO su giacche rosse. Hanno distribuito biscotti e succhi di frutta E fatto le foto ricordo con noi mentre mangiavamo quello che ci hanno dato. Una persona si è avvicinata e mi ha detto: Salvati, Sheibani. È una parola che si dice al vecchio dai capelli bianchi. Gli ho chiesto il riscatto e ha detto 100 dollari a persona. Mi sono consultato con alcuni giovani e abbiamo raccolto 395 dollari, che era tutto quello che avevamo e glieli abbiamo consegnati. Lui disse: “Aspettatemi per un quarto d’ora”. Nel frattempo, l’ansia ha cominciato a farci dubitare che ci avrebbe tradito. E questo accadde davvero. E di fatto, fu lì che ci radunarono e ci portarono tutti in vagoni cargo alla prigione di Zawia, e lì la nostra paura di essere fucilati è aumentata lungo la strada.

Siamo entrati nel cortile della prigione e nell’ingresso c’erano dei disegni che indicavano la costruzione di un asilo nido, così abbiamo sperato nel bene, ma la speranza si è dissipata rapidamente dopo le loro grida contro di noi, e siamo entrati in un dormitorio buio dopo che abbiamo cercato tra tutti gli insulti, con colpi con tubi e legno, e per mia fortuna, non mi ha incluso perché sono un vecchio (Sheibani). Siamo entrati nel dormitorio rallegrandoci perché la paura e gli insulti sono finiti e preoccupati per quello che ci aspettava nei prossimi giorni, e alcuni preoccupati per le loro famiglie, che non avremmo più  visto o che non sapevamo dove fossero andati. Il dormitorio era di circa 32 metri quadrati con un bagno all’interno ed eravamo circa 39 persone Sentivamo gridare fuori e bussare alle porte. Abbiamo iniziato a guardarci in faccia, siriani, bengalesi, africani, tunisini ed egiziani.

Alcuni di noi hanno cominciato ad accendere sigarette e a scambiarsele e a fare domande e risposte a persone esperte della migrazione e detenzione, e così sono passate quattro ore finché non erano le 12 di notte, quando ci hanno aperto le porte e ci hanno servito la cena con ciotole di cui non conoscevamo il colore e contenenti riso bollito che conoscevamo dal sapore caratteristico e cominciammo a scherzare sulla qualità del riso cucinato. E abbiamo passato la notte, non sapevamo accanto a chi dormivamo se non dalle voci. E al mattino hanno aperto le porte facendo suoni terrificanti (uscite, uscite) e spari all’esterno, e hanno riunito nella sala esterna due giovani che non avevamo visto ieri con la frase che ci accompagnava dal porto e da tutti i luoghi (Qa’maz Lotta) seduti per terra in lingua libica.

E ci hanno chiesto di tirare fuori quello che avevamo di soldi e telefoni. Altrimenti, guai a noi, ci hanno offerto di metterlo in un barile pieno di telefoni, il che indica che hanno perquisito i dormitori prima di noi, che contenevano più di 15 borse, caricabatterie e denaro. Poi hanno cominciato a selezionare le persone da perquisire in modi umilianti, anche dentro la biancheria intima. L’ispezione ha rivelato i trucchi di nascondere le cose di valore, e qui ringrazio Dio che ho lasciato il cellulare e il passaporto con una donna libica sposata con un siriano. Come vorrei avere una telecamera per filmare quello che è successo a noi. La cosa importante è che sono stato fortunato, che non mi hanno perquisito come il resto, perché io sono (Sheibani), tra gli sguardi invidiosi di alcuni per questa caratteristica. Sollecitato dai giovani ho chiesto loro delle famiglie, e ci hanno assicurato che erano in un dormitorio nelle vicinanze, che è l’edificio di un ex asilo nido. Hanno promesso che i parenti sarebbe venuti a vederli nel pomeriggio.

Siamo tornati al dormitorio tra lo strazio e il dolore per la loro rapina, accompagnati dall’implorazione di Dio, chiedendo sollievo e pregando per coloro che avevano rubato le loro cose. E a mezzogiorno, hanno invitato quelli che avevano famiglie all’estero a controllare, ed ecco il sollievo e le persone destinate ad uscire. Anche qui sono stato fortunato, perché mi hanno portato fuori con le famiglie per la stessa funzione (Sheibani), e l’incontro delle famiglie è stato molto impressionante, soprattutto per alcuni bambini che sono stati esposti a questa strana situazione, dove hanno passato la loro ultima notte tra la paura della gente che li vedeva per la prima volta. Intendo qui dormire con donne di culture diverse, e intendo qui donne africane, dove ognuna di noi ha la sua cultura, i suoi costumi e la sua lingua che non hanno conosciuto prima. Che non avevano mai visto prima li ha impedito di dormire tutta la notte. I sentimenti dei bambini non sono razzisti, ma una reazione normale per loro.

Ho visto anche casi di famiglie composte da un uomo che è sposato con due di loro e ha 13 figli. Un giovane siriano che lavora come cuoco in prigione è un mashi egiziano. E anche (gli elementi) la notte precedente hanno derubato le donne erranti, a cominciare dalle donne africane, per intimidire le altre e dare loro quello che avevano per non essere sottoposte a perquisizioni, e la maggior parte di loro sono di famiglie conservatrici. E abbiamo dimenticato in fretta quello che è successo ieri, perché ogni momento portava con sé qualcosa di nuovo, visto che i contrabbandieri hanno cominciato ad entrare nella prigione per far uscire i loro clienti e hanno cominciato a passare davanti alle famiglie e a presentarsi e a fare offerte per farli uscire e a mostrare la loro capacità di non lasciare i loro clienti detenuti, naturalmente, e tutto questo per una somma di denaro. Come riscatto, l’hanno effettivamente dimostrato e hanno fatto uscire molti di loro. Come per le famiglie

Gli hanno promesso di uscire gratis con le loro famiglie, ma quando gli chiedi quando le famiglie partiranno, la risposta arriva oggi o domani. E i mediatori passano da tutti, offrendo di fornire servizi portando via i loro parenti. Qui, ho osato chiedere a uno degli ufficiali la possibilità di farci uscire per un riscatto di 4000 dinari a persona. E qui è iniziato il viaggio di ricerca e di pagamento dei soldi, e qui è iniziata la procrastinazione del contrabbandiere e degli agenti di contrabbando e la procrastinazione nel pagare i soldi. Passarono quattro giorni in prigione, noi e le famiglie eravamo in una brutta situazione, e arrivò il sollievo. Ci informarono della decisione di liberare le famiglie senza pagare il riscatto. Qui, la fortuna ha voluto che anch’io uscissi con loro, perché io (Sheibani) sono tornato dove eravamo con il contrabbandiere e ho iniziato a lavorare per far uscire il resto dei giovani dalla prigione, e per quella volta non siamo riusciti a farli uscire. Prigione per le milizie, e ho molte testimonianze di quello che è successo a noi, alle famiglie, e i nomi dei broker, in prigione e fuori.

 

Clicca qui per leggere la traduzione di “«Tangeri è aperta»? – Calcoli politici lungo le rotte verso la Spagna“, il report di Alarm Phone sulla rotta atlantica.

News

MEDReport agosto 2021

a cura di Silvia Decina e Gabriele Suriano

Nel mese di agosto il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riuscite ad arrivare in Italia è pari a 9.945. Dall’inizio di quest’anno il numero di persone arrivate in Italia è pari a 39.082.

Anche in queste settimane, sono tantissime le persone che hanno trovato la morte nel Mediterraneo centrale, nell’indifferenza dell’Europa. Nonostante la pandemia e la situazione estremamente critica presente in Libia, non sono aumentati drasticamente – come in tanti avevano previsto – gli sbarchi. Non si può ignorare, però, il lavoro sporco messo in atto quotidianamente dalla cosiddetta Guardia costiera libica, alla quale Roma e Bruxelles continuano ad affidare il controllo delle frontiere meridionali dell’Europa. Una conferma dell’attività di intercettazione da parte dei miliziani libici è individuabile analizzando i dati dello scorso mese e, in particolare, i giorni dal 15 al 19 luglio: nessuno sbarco in Italia nonostante le numerose partenze dalle coste libiche.

Qui il report completo del mese di Luglio 2021 (link per il download):

MedReport%202021-08%20(1)
News

«Tangeri è aperta»? – Calcoli politici lungo le rotte verso la Spagna

DI SEGUITO IL REPORT PUBBLICATO DA ALARM PHONE il 27 Luglio 2021
Tradotto dall’inglese nostro team di volontarie (Link al testo originale)

Scarica la tua copia qui: https://mediterranearescue.org/wp-content/uploads/2021/08/AP_REPORT_Rotta_Atlantica.pdf

oppure sfoglia il report completo:

AP_REPORT_Rotta_Atlantica

 

Clicca qui per leggere la traduzione di “Interccettazioni e morti in mare: la risposta dell’Europa alle lotte dei migranti per la libertà“, il report di Alarm Phone sul Mediterraneo Centrale nei primi sei mesi di quest’anno.

News

Glielo dobbiamo.

Poco prima di cadere, l’ormai in fuga Governo Ashraf Ghani aveva temporaneamente sospeso i rimpatri non volontari in Afghanistan. Solo 6 giorni fa Germania, Austria, Danimarca, Belgio, Grecia e Paesi Bassi avevano inviato una lettera all’UE chiedendo di intensificare i colloqui con il governo di Kabul per riattivarli. Per poter deportare persone in fuga da quel paese trasformato in un inferno. Oggi dinanzi ai nostri occhi le immagini indelebili di uomini e ragazzi che invadono l’aeroporto della capitale con la sola speranza di potersi aggrappare a un mezzo in fuga, alle ruote degli aerei.

Sta tutta qui la disastrosa inconsistenza dell’Europa e dell’Occidente tutto, la sua totale mancanza di visione e di responsabilità collettiva globale.

Non riuscire neanche a prevedere le conseguenze di un ritiro il cui esito era stato ampiamente preannunciato nei dettagliati briefing forniti dall’intelligence americana al Presidente Trump, prima, e Biden, oggi. Non volersi neanche assumere le conseguenze di una guerra permanente terribile per i civili e fallimentare, fatta in nome della “democrazia”, della “libertà”, da esportare con le bombe e l’occupazione militare, mettendo al potere questo o quel fantoccio corrotto utile ad ubbidire al padrone di turno.

Gino Strada denunciava da 20 anni la totale mancanza di senso e obiettivi delle amministrazioni occidentali che si sono susseguite: “gli Stati Uniti hanno speso complessivamente oltre 2 mila miliardi di dollari, l’Italia 8,5 miliardi di Euro. […] Se quel fiume di denaro fosse andato davvero all’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una grande Svizzera”.

Se quei soldi serviti a ingrassare i padroni delle armi, fossero stati utilizzati per creare strutture sanitarie, scuole, per combattere la miseria dilagante, allora si sarebbe davvero combattuto il fondamentalismo oscurantista.
E, invece, no. Del popolo afghano ai civilissimi governanti occidentali non è mai importato nulla. Il conto finale è di almeno 50 mila civili afghani morti e oltre 3000 militari americani e NATO deceduti.

Afp

Oggi nelle strade di Kabul vige una calma sinistra. Anche se la leadership talebana non ha esposto le sue nuove regole per i residenti, i combattenti hanno usato gli altoparlanti di una moschea nella parte occidentale della città per annunciare che le donne devono indossare il burqa o l’hijab completo.

Molte donne non hanno un burqa, alcune non lo hanno mai dovuto indossare. Per questo è subito partita la caccia al vestiario che oggi significa poter rimanere vivi. Per lo stesso motivo la maggior parte delle donne è rimasta a casa: evitare di essere picchiate per non essersi coperte o evitare uscite senza un tutore maschile. E in diverse parti dell’Afghanistan sono ricominciati matrimoni forzati con i combattenti talebani.

Chi ha avuto modo di attraversare la rotta balcanica, avrà di certo visto il numero di cittadini afghani in fuga crescere fino ad arrivare negli ultimi mesi, in alcuni casi, ad essere oltre il 90% rispetto a tutti i migranti: jungle bosniache intere occupate e vissute da famiglie sfuggite alla persecuzione e all’idea di società dei talebani.

Il minimo che possiamo fare ora come Occidente tutto, è garantire un sistema organizzato e diffuso di #pontiaerei e concedere asilo a tutti coloro che sono a rischio di persecuzione. Riconquistiamo almeno quel minimo di dignità e costringiamo i nostri governanti a riconoscere lo stato di necessità a un popolo in fuga da anni di catastrofica gestione euroatlantica e dalla prevedibile riconquista del regime talebano.

Glielo dobbiamo.

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UN ANNO FA INIZIAVA IL CASO MAERSK ETIENNE. MEDITERRANEA Saving Humans: “A FIANCO DELLA GENTE DEL MARE, PER LA SALVAGUARDIA DELLA VITA UMANA E IL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE.”

Un anno fa, il 5 agosto del 2020, nel Mediterraneo Centrale la petroliera MAERSK ETIENNE, battente bandiera Danese e di proprietà della compagnia Maersk Tankers, raccoglieva la segnalazione di Alarm Phone e, sotto il coordinamento delle Autorità maltesi, andava in soccorso di 27 persone (tra cui una donna e diversi minori) in pericolo a bordo di una piccola imbarcazione in legno. Una volta imbarcate le persone sul mercantile, iniziava, per le persone soccorse e per l’equipaggio della nave, una vera e propria odissea costellata da una lunga serie di aperte violazioni del diritto marittimo internazionale, gravi omissioni e colpevoli inazioni da parte delle Istituzioni e degli Stati europei coinvolti nel caso: Malta come prima responsabile, la Danimarca come Paese di bandiera, la Commissione di Bruxelles e paesi costieri come l’Italia.

Nonostante gli appelli delle associazioni europee e mondiali di rappresentanza degli armatori, della società civile e di Organizzazioni delle Nazioni Unite, le Autorità maltesi rifiutavano di assegnare un porto sicuro per lo sbarco dei naufraghi soccorsi dalla MAERSK ETIENNE, dando luogo al più lungo  stand-off  in alto mare che la storia del Mediterraneo ricordi. Il mercantile danese era del tutto inadeguato a ospitare per settimane 27 persone che avevano già subito per anni gli inenarrabili orrori della detenzione in Libia e avevano appena vissuto la terribile esperienza della deriva in mare e del naufragio. Mentre gli Stati e le Istituzioni europee restavano a guardare, dopo 38 giorni di inutili sofferenze a bordo per i sopravvissuti e forte disagio per l’equipaggio della petroliera, quando ormai la situazione era diventata del tutto insostenibile, solo l’intervento d’emergenza della nostra nave MARE JONIO, salpata il 10 settembre 2020 dal porto di Licata per la missione #09 di MEDITERRANEA Saving Humans, poneva fine a questa vergogna.

I 27 naufraghi venivano trasbordati sulla MARE JONIO, dove potevano ricevere le prime cure mediche e contare su un’adeguata accoglienza. Poi, di fronte ai reiterati rifiuti delle Autorità di Malta a farsi carico delle proprie responsabiltà, la sera del 12 settembre la nostra nave sbarcava, con l’autorizzazione del Ministero dell’Interno e del Centro di coordinamento marittimo dei soccorsi di Roma (IT MRCC) e il plauso della comunità internazionale, tutte le persone nel porto di Pozzallo. Per questo caso – nonostante tutti gli attori coinvolti, noi per primi, abbiano fornito ampia documentazione a prova di aver agito nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e nazionale – otto tra armatori, marittimi, attiviste e attivisti di MEDITERRANEA sono indagati da 11 mesi, con accuse pesantissime, dalla Procura della Repubblica di Ragusa. Siamo certi che, alla fine e speriamo sia presto, la verità emergerà in tutta la sua chiarezza.

Ma, ora, il punto è un altro: a un anno di distanza da quel soccorso, nulla in mare è sostanzialmente cambiato. Anzi! Gli Stati europei continuano a scoraggiare e a ostacolare apertamente gli interventi di soccorso da parte delle navi mercantili. I Comandanti e gli Armatori che compiono il loro dovere a salvaguardia della vita umana in mare si trovano, nella maggior parte dei casi, a dover affrontare problemi e difficoltà da parte di quelle stesse Autorità che dovrebbero coordinare e facilitare l’attività di ricerca e soccorso. Sono gli Stati europei a chiedere o, ancora peggio, a imporre a Comandanti e Armatori di navi commerciali di violare apertamente il diritto internazionale, non intervenendo oppure consegnando le persone in pericolo nelle mani della cosiddetta Guardia costiera libica, favorendo in questo modo la deportazione di donne, uomini e bambini nell’inferno della Libia.

A un anno dall’inizio del caso MAERSK ETIENNE, MEDITERRANEA Saving Humans riafferma, con convinzione e forza, che non resteremo mai a guardare; che siamo e saremo a fianco delle persone in fuga e in pericolo, a fianco degli equipaggi delle navi mercantili, dei sindacati dei lavoratori marittimi e delle organizzazioni degli armatori, per l’assoluta difesa e salvaguardia della vita umana in mare, e per imporre agli Stati il rispetto del diritto internazionale. Tra poche settimane, la nostra nave MARE JONIO tornerà in missione in mare e possiamo fin d’ora assicurare che continueremo a operare secondo questi inderogabili principi.

 MEDITERRANEA Saving Humans

5 agosto 2021

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MEDReport luglio 2021

a cura di Silvia Decina e Gabriele Suriano

Nel mese di luglio il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riusciti ad arrivare in Italia è pari a 8.156. In particolare, 883 minori non accompagnati. Dall’inizio di quest’anno il numero di persone arrivate in Italia è pari a 28.515.

Abbiamo assistito a tentativi di speronamento, spari, persino lanci di bastoni, ad opera di forze armate il cui compito primario dovrebbe essere il soccorso di vite umane. Abbiamo assistito a naufragi e al rinvenimento sulle spiagge di corpi come relitti. Abbiamo assistito ai ritardi nei soccorsi e alla mancata comunicazione di informazioni preziose per i salvataggi.

I dati di queste settimane confermano anche che l’avere impedito di poter operare per il soccorso di persone in difficoltà in quello specchio di mare ha determinato un incremento degli incidenti e delle vittime. Un caso emblematico è avvenuto l’ultimo giorno del mese, il 31 luglio. A fronte della segnalazione di un’imbarcazione alla deriva con circa 400 persone e di un rischio elevatissimo di naufragio, la cosiddetta Guardia costiera libica e la Guardia costiera tunisina hanno rifiutato di operare il soccorso. In aggiunta, una totale assenza europea, in particolare italiana e maltese, a fronte della necessità di una Mass Rescue Operation di cui esclusivamente la flotta civile si è fatta carico in modo coordinato.

Qui il report completo del mese di Luglio 2021 (link per il download):

MedReport_2021_07_31

 


  
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Intervista a Iasonas Apostolopoulos, capo soccorritore Mediterranea e MSF

L’intervista di Argiris Panagopoulos è stata pubblicata sul quotidiano di SYRIZA “Avgi”

Iasonas Apostolopoulos, capo soccorritore Mediterranea e MSF:

L’EUROPA FINANZIA I CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

È inaccettabile annullare la decorazione ad una persona per aver criticato il governo. Infatti, quando questo accade nel giorno dell’anniversario della caduta della giunta militare, con pressioni dietro le quinte e con tutta l’estrema destra in festa prima ancora che venga annunciata la decisione di annullare la decorazione, è evidente che l’estrema destra si è rafforzata al centro della scena influenzando anche due esponenti di centrodestra, come il ministro degli Esteri e fatto ancora più grave la presidente della repubblica, che si sono completamente sottomessi alla logica dell’esclusione dell’ estrema destra”, ha sottolineato Iasonas Apostolopoulos dalla nave dei Medici Senza Frontiere nel porto di Augusta, in Sicilia, nella quale è capo squadra dei soccorritori.
“Nell’Egeo, dopo il marzo 2002, è stata avviata per la prima volta al mondo una grande innovazione: la Guardia Costiera non solo non salva, ma crea anche dei naufragi. Le persone infatti arrivano sulle isole greche da sole e scompaiono”, ha aggiunto Iasonas Apostolopoulos, che si è distinto fuori dalla Grecia, lavorando sulla nave che partecipa ai soccorsi e che ha ricevuto anche gli elogi di Papa Francesco.

D: Abbiamo appreso nei giorni scorsi che sei un “critico aggressivo” ed è per questo che non dovresti prendere la medaglia dalla presidente della repubblica, ma visto che ti trovi nel porto di Augusta in Sicilia, mi hai fatto ricordare che i reati d’opinione esistevano solo durante il fascismo e che poi tutti sono diventati liberi cittadini.
Penso che non dovrebbero sottovalutare la gente. Molte persone si sono indignate, perché in pratica chiedevano un certificato di condotta sociale, la mia opinione doveva essere uguale alla loro o essere dichiarata come tale. Chi non è in linea con la politica statale deve essere eliminato. Questo è quello che ci hanno detto. Tra inclusione democratica ed esclusione di estrema destra, l’esclusione di estrema destra ha vinto ai più alti livelli dello Stato, ma fortunatamente non nella società. Sono rimasto sorpreso dalla solidarietà e dal sostegno che ho ricevuto in Grecia e non solo…
In definitiva, il paradosso sarebbe invece premiarmi, non non premiarmi, perché quello che facciamo ha un carattere politico molto forte, purtroppo, perché siamo arrivati al punto in cui salvare vite in mare è diventato un atto politico. Portiamo le persone fuori dall’acqua perché gli Stati “ufficiali” si rifiutano di farlo. Presidiamo un obbligo costituzionale degli Stati, ma le vite dei rifugiati e degli immigrati non contano come quelle degli europei. Vorrei che non dovessimo esistere e che le autorità facessero ciò che devono fare.

D: Oggi sei sulla nave dei Medici Senza Frontiere, perché la nave in cui stavi prima prima, la Mare Jonio, è stata sequestrata…
La persecuzione e la criminalizzazione dei salvataggi sono un altro importante problema nelle politiche anti-immigrazione dei governi europei. Ostacolare i soccorsi che effettuiamo aumenta il bilancio delle vittime nel Mediterraneo. Quando aumentano i morti in mare, pensano che funzioni da deterrente per l’arrivo di altri.
La criminalizzazione del salvataggio è iniziata nel marzo 2017 dal ministro del Pd Marco Minniti e dall’accordo da lui firmato con la Libia, ed è culminata con Matteo Salvini, che ha chiuso i porti e arrestava i comandanti delle navi, considerandoli complici dei trafficanti.
Cosa si può dire di fronte a queste miserie? Anche lo stesso Papa Francesco ha scritto una lettera a Luca Casarini, rivolgendosi a tutti noi che salviamo vite e non solo alla Mediterranea, dove eravamo al Mare Jonio, dicendoci che era accanto a noi. Il leader di una comunità religiosa così numerosa è anche lui un trafficante di immigrati?

D: Minniti vi chiamava “tassisti degli immigrati” e poi è arrivato Salvini…
Esattamente, è arrivata l’espressione più selvaggia delle stesse politiche. La politica è la stessa, ma assume forme diverse. Con il governo Draghi hanno trovato un modo più astuto per fermare le navi di soccorso, più tecnocratico, che ha a che fare con una funzione più burocratica della repressione statale.
Con le ispezioni dell’Autorità Portuale possono fermarci per una minima violazione, per qualsiasi irregolarità tecnica, relativa alla sicurezza dei profughi. Questo è il loro nuovo trucco. I porti non si chiudono con i deliri razzisti di Salvini. Ora ci viene detto che non hanno problemi con i salvataggi, ma controllano le navi in modo tale da impedire loro di navigare. È qualcosa di simile a quello che dice la Polizia Greca – ELAS, che butta i profughi in strada perché non vivono in condizioni adeguate negli edifici in cui vivevano. Stiamo parlando di situazioni orwelliane.

D: Tuttavia, vi accusano di collaborare con i trafficanti…
Se c’è qualcuno che collabora con trafficanti e le loro bande, sono gli stati europei ufficiali che finanziano apertamente e pubblicamente alcuni banditi con i Kalashnikov dalla Libia, persone che con innumerevoli prove sono coinvolte in rapimenti, torture, stupri, stupri di massa. In Libia abbiamo regolari mercati di schiavi, milizie che rapiscono le persone e le tengono in prigioni private e le vendono per ogni tipo di duro lavoro. Un immigrato africano si vende per circa 400 dollari.
Non ho salvato un solo africano subsahariano che non mi abbia detto che preferisce buttarsi in mare anzichè tornare in Libia. Quando ero sulla Mare Jonio, la maggior parte delle donne appena salite a bordo ci chiedevano un test di gravidanza per vedere se erano incinta per gli stupri subiti da molti diversi stupratori. Sfortunatamente, tutte e in massa le donne sono state violentate. Molte volte una donna viene violentata davanti al marito come tortura.
Quasi una volta al mese si fanno esecuzioni nelle carceri per “fare spazio”, giustiziando coloro che non vengono venduti. Stiamo parlando della stessa schiavitù del XVIII secolo. Queste bande sono finanziate dai governi e dalle autorità europee. L’Europa pensa che i centri di detenzione in Libia siano una leva per arginare il flusso di migranti a causa della paura e della reputazione “barbara” che hanno acquisito. L’Europa finanzia i crimini contro l’umanità.

D: Ora sei sulla nave di Medici Senza Frontiere, che, come dici tu, è appena stata liberata. Cosa significa questo?
La nave è nuova e ha appena salvato 410 rifugiati. La nave è un mostro nuovo di 78 metri con un eliporto, ed è la nave della società civile più moderna e navigabile che il Mediterraneo abbia mai visto. Tuttavia, hanno trovato delle irregolarità. Si tratta di controlli politici più che tecnici, da parte di un gruppo specializzato per le navi delle Ong, proveniente da Genova, in violazione delle disposizioni le leggi che prevedano che il controllo delle navi sia di competenza dei servizi portuali del porto in cui si trovano.

D: Che si parli del Canale di Sicilia o dell’Egeo, sembra che il Mediterraneo sia un cimitero aperto per l’Europa…
Questo è esattamente ciò che sta accadendo. La politica dell’Unione europea è comune alle sue frontiere e si basa sulla prevenzione, di trasformare i profughi e gli immigrati in illegali, di escluderli, vuole la non inclusione delle persone e il loro sfruttamento come manodopera a basso costo. Nulla a che vedere con la tutela dei diritti umani.
Lo si legge sui giornali e sui siti web di tutto il mondo sulla Grecia: “Arrivano le barche, la gente scompare”. Le autorità greche li catturano e li mettono in luoghi nascosti e magazzini e in breve tempo saranno nel bel mezzo dell’Egeo, in barche gonfiabili di salvataggio. Usano uno strumento di salvataggio per torturare le persone e rimetterle in pericolo. Parliamo di comportamenti mafiosi. Nell’ottobre 2020, dei rifugiati hanno chiamato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Lesbo e gli è stato detto dove si trovavano. L’UNHCR ha informato le autorità greche e i profughi sono scomparsi. L’UNHCR è stata infine costretta a pubblicare annunci sulle sparizioni di migranti che erano entrati in contatto con l’Alto Commissariato dal territorio greco, con descrizioni dettagliate dei paesaggi e dei luoghi in cui si trovavano.

D: Hai detto molte volte sai quello che cosa sta succedendo in Grecia dai media stranieri che scrivono sulla situazione dei rifugiati.
In Grecia mi sembra che ci sia un’omertà. Un velo di silenzio, questa non è censura. Quello che sta succedendo sono crimini e anche gravi, come i rapimenti, e gli autori dovrebbero essere perseguiti.

D: Nessuna autorità giudiziaria sembra essere interessata alle denunce…
Sembra che non vogliono vedere o sentire. A parlare sono solo le Ong e soprattutto le piccole Ong, come Alarm Phone, Sea Watch e altre. Tutte queste ONG sono nel mirino dello Stato. Nel giro di un anno sono state effettuate tre operazioni di polizia contro le ONG a Lesbo, mentre non ci sono rifugiati. La gente solidale di Lesbo ha reso pubblici i respingimenti illegali. Solo Mare Liberum ne ha resi pubblici 300. Sono stati attaccati dalla Guardia Costiera Greca, la loro nave l’hanno fatta a pezzi e i loro laptop sono stati confiscati.
Apprendiamo che 35 persone solidali corrono il rischio di vedere le loro lotte criminalizzate e penalizzate, ma non abbiamo ancora visto alcun pubblico ministero procedere con azioni penali e incriminazioni. Vogliono solo intimidire e terrorizzare i solidali e le persone che gli stanno vicine. Stanno cercando di preservare la narrativa negazionista delle cattive ONG che stanno prendendo soldi da Soros e di distogliere l’attenzione dai rimpatri illegali portandola alle accuse contro le persone solidali.

Negli ultimi cinque mesi non sono mancate le buone notizie. Frontex è deferita a una causa storica davanti al tribunale dell’Unione europea per respingimenti in acque greche. La Grecia non osa parlare, ma il processo contro la Frontex è iniziato. Abbiamo cinque casi contro la Grecia presso la Corte di Strasburgo e uno presso il Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità commessi dalla Grecia. La questione è aperta e ci sono molte voci in Europa che chiedono alla Grecia di fermare gli respingimenti illegali. L’unica speranza per un po’ di umanità in Europa non può che fondarsi su movimenti e solidarietà dal basso. A Palermo abbiamo cercato di unire e mettere ponti tra i movimenti del mare con quelli della terra. Le possibilità di accoglienza in Europa sono enormi. Ad esempio più di 100 città tedesche vogliono accogliere i rifugiati, ma il governo tedesco lo nega.

 

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I molti volti di un naufragio. Presentato esposto per accertare le responsabilità

Il 22 aprile 130 persone hanno perso la vita a largo della Libia. Per accertare l’eventuale rilevanza penale delle condotte che hanno configurato il naufragio, i rappresentanti di alcune organizzazioni ed alcuni avvocati [il Comitato Nuovi Desaparecidos, la Fondazione Open Arms, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione Asgi, Alarm Phone, Mediterranea Saving Humans, l’Arci, Progetto Diritti e, in proprio, il senatore Gregorio De Falco, gli avvocati Alessandra Ballerini, Emiliano Benzi, Michele Calantropo, Stefano Greco, Serena Romano, Arturo Salerni] hanno presentato un esposto indirizzato alla Procura di Roma.

Border Forensics ha di recente ricostruito la vicenda in un documento appena pubblicato [link al documento in inglese].

È indispensabile mettere a fuoco qual è il ruolo specifico degli attori, pubblici e privati, nazionali ed Europei, che operano nel Mediterraneo centrale che, con il loro comportamento attivo o omissivo, contribuiscono in maniera determinante a causare i naufragi. Ripercorrere brevemente alcuni degli eventi salienti andati in scena tra il 21 e il 22 aprile è necessario per dare un senso politico all’ennesima morte collettiva in mare e riflettere sulle responsabilità delle istituzioni coinvolte.

Grazie ad Alarm Phone abbiamo puntuale notizia delle difficilissime condizioni in cui, fin dal 21 aprile, navigava il gommone con a bordo le 130 persone. A partire dal primo contatto telefonico tra l’imbarcazione e gli attivisti, si susseguono, uno dopo l’altro, i molteplici tentativi degli operatori di Alarm Phone di far sì che le autorità si attivassero per raggiungere il gommone e salvare le persone. Segue una drammatica serie di telefonate tra le persone imbarcate e gli operatori, nell’ambito delle quali i migranti raccontano del rapido peggioramento delle condizioni del mare, del panico a bordo e dell’esaurimento della batteria del telefono satellitare.

Alarm Phone ha provato incessantemente a sollecitare il soccorso, ma le autorità Italiane e Maltesi non hanno intrapreso alcuna azione funzionale al salvataggio, né la cd. Guardia Costiera libica ha soccorso le persone. Alarm Phone ha provato anche a contattare l’armatore del mercantile M/N Bruna, che navigava non distante dal gommone, ma neanche l’imbarcazione privata è intervenuta in soccorso.

Con l’ulteriore peggioramento delle condizioni di navigazione, Alarm Phone ha provato a sollecitare l’intervento di Frontex, che con il suo aereo di base a Lampedusa avrebbe potuto facilitare l’individuazione del gommone, ma ancora una volta la richiesta degli attivisti non ha avuto riscontri.

L’esaurimento della batteria del telefono satellitare ha impedito ulteriori comunicazioni con le 130 persone. L’imbarcazione Ocean Viking, intervenuta per provare a prestare soccorso, si è imbattuta, il 22 aprile, nei corpi dispersi in mare.

È davvero difficile parlare di tragedia se l’atto finale – 130 persone perse in mare senza vita – è il puntuale effetto del mancato intervento di molteplici attori, pubblici e privati. L’autorità giudiziaria ha il compito di accertare le eventuali responsabilità penali delle autorità coinvolte. A noi tutti, invece, è consegnato l’ugualmente importante compito di prendere posizione davanti all’ennesima morte collettiva in mare.

Questo naufragio – come la lunga serie di eventi simili che lo precedono – non è il frutto del caso, non è politicamente neutro. È il puntuale prodotto delle azioni e delle politiche delle istituzioni italiane ed europee. Abbiamo la responsabilità storica di continuare a ripeterlo in ogni sede utile: è indispensabile ribaltare la logica che governa il Mediterraneo centrale e predisporre, in maniera rapida ed efficace, operazioni strutturali e pubbliche di soccorso in mare.

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MEDReport giugno 2021

di Eleana Elefante

Da inizio anno sono 20.359 le persone che hanno raggiunto le coste italiane provenienti dal Nord-Africa. Nel 2020 ne arrivarono 6.949. Nel mese di giugno appena concluso, gli approdi sono quadruplicati rispetto al precedente anno: 5.667 contro 1.831. Si riaprono altresì le rotte di attracco pugliesi, calabresi e sarde, mentre continuano copiosi i respingimenti per procura e aumenta il numero delle persone disperse in mare in Libia ed in Tunisia: 15.325 push-back (4.700 a Giugno) e oltre 715 decessi per annegamento da inizio anno. L’ultimo dei tre naufragi del mese è avvenuto la notte del 30 Giugno a 6 miglia da Lampedusa.

Da terra, giungono quotidiane le segnalazioni di violenze ed aggressioni nei centri di detenzione libici, ormai sempre più blindati all’accesso degli operatori umanitari. Medici Senza Frontiere è costretta a sospendere temporaneamente le proprie attività nei centri di Madani e di Abu Salim dopo i ripetuti atti di violenza contro rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente. In parallelo, dall’Europa nessun impegno concreto e la discussione del Nuovo Patto per l’Immigrazione e l’Asilo, durata solo 10 minuti, viene slittata in autunno. Di seguito la ricostruzione cronologica di quanto avvenuto durante il mese di giugno, in comparazione con i dati emessi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza aggiornati al 30/06/2021:

  • 1 Giugno. Alarm Phone dirama una richiesta di soccorso urgente per 78 persone al largo di Zuwara. Rischiano di ribaltarsi perché hanno il motore in avaria. Solo dopo diverse ore interverrà la motovedetta Ubari della “Guardia Costiera” libica, catturandoli e deportandoli nuuovamente a Tripoli. Fra loro 9 donne e 7 bambini. Nazionalità dei naufraghi: Mali 31, Costa d’Avorio 29, Niger 4, Camerun 4, Chad 1, Sudan 1.
  • 2 Giugno. Un terribile naufragio si consuma al largo di Sfax in Tunisia. Solo 2 i corpi recuperati a fronte di almeno 20 dispersi. Verranno salvati dai pescatori locali 70 persone, tutti maschi tra cui 10 minori. Nazionalità dei superstiti: Sudan 32, Eritrea 37, Egitto 1. In Calabria, nella località di Roccella Jonica, un peschereccio salva 232 persone su di una imbarcazione di 18 metri a 33 miglia dalla costa, colma d’acqua, in alto mare e con pessime condizioni meteo-marine. Tra loro ben 40 minori non accompagnati, per lo più di età inferiore ai 10 anni, molte donne e nuclei familiari. Nazionalità dei naufraghi: Afghanistan 154, Iran 49, Siria 15, Somalia 9, Pakistan 3, Turchia 2.
  • 5 Giugno. A Santa Maria di Leuca approdano 78 persone. In Libia, la motovedetta Ubari, intercetta, cattura e deporta a Tripoli 59 persone fra cui 15 donne ed 1 bambino. Nazionalità dei naufraghi: Nigeria 32, Sudan 17, Ghana 9, Camerun 1.
  • 8 Giugno. A Santa Maria di Leuca (LE), approda una imbarcazione con 43 persone, tutte siriane, intercettate dalla Guardia di Finanza nel Canale di Otranto. Fra loro 7 donne ed 11 bambini di età compresa fra i 6 ed i 7 anni. Tutti saranno trasferiti nel centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.
  • 9 Giugno. In mattinata, una barca a vela con a bordo 57 persone, tutti uomini, è stata notata da un pattugliatore del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza mentre si trovava al largo del Capo di Leuca. Fra loro, 46 iraniani, 9 iracheni e 2 presunti “scafisti” ucraini partiti dalle coste greche ed ora trattenuti dal pool interforze della Procura di Lecce dove rischiano l’imputazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’imbarcazione è stata scortata nel porto di Santa Maria di Leuca ed i nuovi arrivati sono stati trasferiti presso Masseria Ghemi.
  • 10 Giugno. Riprendono le partenze copiose dalle coste libiche. In poche ore, la cosiddetta Guardia Costiera libica, intercetta 452 persone, tutte di nazionalità sub-sahariana. Nella prima operazione, con la motovedetta Zawiya, verranno catturate e deportate nuovamente 13 persone, tra cui 2 donne e 6 minori; nella seconda operazione, con la motovedetta Ubari, verranno catturate e deportate 151 persone, tra cui 10 donne e 6 minori; nella terza operazione, con la motovedetta Ras Jadar, verranno ricatturate e deportate 288 persone, tra cui 3 donne e 3 minori. Riusciranno a raggiungere Lampedusa 2 imbarcazioni con a bordo 25 e 88 persone, ospitate presso il centro di Contrada Imbriacola dove erano rimaste 10 persone. La Geo Barents, nave umanitaria di Medici Senza Frontiera, unica presente nel Mediterraneo centrale, metterà in salvo 26 persone a rischio naufragio. Fra loro molti minori non accompagnati.
  • 11 Giugno. La Geo Barents effettua altri 2 salvataggi in acque internazionali al largo delle coste libiche. Il primo soccorso di 97 persone da una barca in legno ed il secondo di 21 persone da una imbarcazione in vetroresina. Nel mentre, in Libia proseguono i respingimenti: 200 persone catturate e deportate dalla motovedetta Zawiya e 358 persone dalla motovedetta Ras Jadar. A Lampedusa riprendono gli sbarchi. Sin dalle prime luci dell’alba, si susseguono 4 approdi con complessivamente 205 persone (80+15+8+102).
  • 12 Giugno. Nella notte Alarm Phone riceve richieste di aiuto da 4 imbarcazioni alla deriva in zona SAR Maltese. A bordo un totale di circa 300 persone. In Libia, la sedicente Guardia Costiera, con la motovedetta PB Rescued, intercetterà e respingerà a Tripoli altre 119 persone, tutte di nazionalità sub-sahariana. A Lampedusa proseguono massicci gli arrivi semi-autonomi: 645 persone partite da Zuwara e da Zawiya (11+80+24+73+88+32+113+100+124) alle quali si aggiungono altre 254 persone partite da Sfax in Tunisia. In Calabria sopraggiungeranno 73 persone ed in Sardegna 13 persone.
  • Una bella notizia giunge da Lampedusa: Vincenzo Partinico, pescatore lampedusano, salva 24 persone a rischio naufragio a 39 miglia dalla costa. Era in mare aperto per una battuta di pesca quando, intorno alle 4.45 del mattino ha sentito qualcosa urtare contro la sua imbarcazione. Li ha salvati tutti Vincenzo, senza esitazione, senza né remore, né pregiudizi e per questo per noi è un eroe, ma la sua valorosa azione gli è costata, paradossalmente, una denuncia alla Procura di Agrigento perché si trovava a 39 miglia dalla costa, violando così, il Codice della Navigazione. 
  • 13 Giugno. La motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, in 2 separate operazioni intercetta e cattura, deportandole in Libia 544 persone (338+206) incluse 37 donne e 8 minori. Nazionalità: Bangladesh 38, Benin 13 Algeria 1, Burkina Faso 1, Camerun 1, Chad 2, Egitto 39, Gambia 22, Ghana 16, Guinea 83, Costa d’Avorio 24, Mali 99, Marocco 8, Nigeria 23, Palestina 1, Senegal 18, Siria 21 e Tunisia 12.
  • 14 Giugno. 442 persone approdano su Lampedusa. Intanto la Vos Triton, battente bandiera di Gibilterra, soccorre 170 persone da una imbarcazione alla deriva da diverse ore a 6 miglia nautiche dalla zona SAR maltese. Poi inverte la rotta e si dirige verso la Libia. Fra loro 7 bambini sotto i 10 anni di nazionalità siriana richiedenti asilo. Il velivolo SeaBird di Sea Watch, documenterà dall’alto il trasbordo sulla motovedetta Zawiya della cosiddetta Guardia costiera libica, compiendo una gravissima violazione del diritto internazionale. Di seguito il comunicato congiunto di Oim e Unhcr che condannano il respingimento. Intanto, la motovedetta Ubari cattura e deporta altre 29 persone, incluse 5 donne e 6 minori. Nazionalità: Eritrea 27 e Sudan 2.
  • 15 Giugno. Altri 7 sbarchi, a partire dalla mezzanotte a Lampedusa per un totale di 250 persone. Fra loro vi è un neonato di 5 mesi. Le Fiamme Gialle e la Guardia Costiera hanno intercettato nella notte una imbarcazione con 85 persone a bordo. E’ poi sopraggiunto in porto, autonomamente un barchino con 13 persone di nazionalità tunisina, seguito da un’altra piccola imbarcazione con 12 persone a bordo di nazionalità sudanese e marocchina. Poco dopo, altre 4 barche con 20+53+54(tra cui il neonato di 5 mesi)+13 persone. In Libia, la motovedetta Fezzan respingerà 159 persone, incluse 17 donne e 11 minori. Nazionalità: Ghana 62, Guinea 24, Senegal 12, Sierra Leone 11, Mali 15, Costa d’Avorio 10, Nigeria 6, Niger 6, Sudan 1, Benin 1, Camerun 2 e Gambia 2.
  • 16 Giugno. Proseguono i respingimenti in Libia. La motovedetta Fezzan della “Guardia Costiera” libica intercetta e deporta a Tripoli altre 250 persone. Al momento dello sbarco, gran parte dei naufraghi sono riusciti a disperdersi, eludendo i controlli. Solo in 61 sono rimasti sotto il controllo delle guardie tra cui 15 donne e 6 minori. Nazionalità: Bangladesh 10, Burkina Fasu 1, Camerun 5, Chad 2, Gambia 1, Ghana 2, Guinea 1, Costa d’Avorio 14, Mali 5, Nigeria 7, Pakistan 4, Senegal 1, Somalia 3 e Sudan 5. La motovedetta Ubari intercetterà in mare altre 58 persone. Nazionalità: Sudan 41, Chad 12, Eritrea 3 e Bangladesh 2.
  • 20 Giugno. A Porto Selvaggio (LE), un’imbarcazione con a bordo 88 persone giunge in rada. Tutti giovanissimi e originari del Pakistan. Tra loro anche due donne.
  • 21 Giugno. Altro sbarco lungo le coste nel Salento. Questa volta 14 persone sono approdate nei pressi della Grotta della Zinzulusa, sul litorale di Castro. L’avvistamento della piccola imbarcazione di soli 5 metri è avvenuto a ridosso della scogliera intorno alle 13,30 e poco dopo motovedette della Guardia Costiera di Otranto e della Guardia di Finanza hanno raggiunto la zona per prestare soccorso. Fra i naufraghi, di nazionalità iraniana ed irachena, vi erano anche 3 donne, una bambina, sette uomini e tre minori maschi. A Lampedusa, 93 persone tra cui 2 donne ed 1 minore (88 tunisini, 4 egiziani ed 1 nigeriano), sono stati trasbordati sulle motovedette della Guardia Costiera da un barchino lasciato alla deriva a 20 miglia dalla costa. In serata, sono approdati autonomamente al Molo Favaloro altre 56 persone di nazionalità tunisina. In Libia, motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, intercetta e respinge a Tripoli 25 persone tra cui 5 donne ed 1 minore. Nazionalità dei naufraghi: Camerun 6, Sudan 5, Senegal 4, Burkina Faso 1, Chad 1, Gabon 1, Gambia 1 e Sierra Leone 1.
  • 22 Giugno. Nuovi arrivi nella notte sulla costa calabrese di Roccella Jonica: 89 persone, tutti uomini di origine egiziana ad eccezione di 1 palestinese. Fra loro 66 minori. A bordo anche 6 scafisti, anch’essi di nazionalità egiziana, partiti presumibilmente dalla Cirenaica. Viaggiavano su un grosso peschereccio intercettato dagli assetti aerei nazionali e raggiunto, con un mezzo veloce della Guardia di Finanza, prima che trafficanti riuscissero a far perdere le loro tracce. Nel pomeriggio, una piccola imbarcazione con 5 persone è stata intercettata dalla Guardia di Finanza a circa un miglio da Marina di Andreano (LE). A bordo vi erano 4 migranti di origine srilankese e 1 di nazionalità pachistana. Sono stati subito soccorsi e scortati fino al porticciolo di Santa Maria di Leuca, dove sono avvenute le operazioni di identificazione e le visite mediche. Nessuno sembra aver riportato gravi conseguenze fisiche dovute al viaggio, a parte una forte disidratazione. Al termine delle operazioni, sono stati tutti accompagnati presso il centro di prima accoglienza Masseria Ghermi di Lecce.
  • 23 Giugno. In Libia, la motovedetta PB P-301 della “Guardia Costiera” libica, cattura e deporta nuovamente a Tripoli 13 persone. Seguirà un secondo intervento della motovedetta Fezzan che catturerà altre 20 persone fra cui 3 bambine. Nazionalità dei naufraghi: Costa d’Avorio 10, Mali 4, Guinea 4 e Camerun 2.  Intanto, Medici Senza Frontiere (MSF) annuncia di essere costretta a sospendere temporaneamente le proprie attività in Libia nei centri di detenzione di Madani e di Abu Salim dopo i ripetuti atti di violenza contro rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente. Da febbraio infatti, i casi di maltrattamenti, abusi fisici e violenze contro le persone detenute in questi centri di detenzione sono progressivamente aumentati. In una sola settimana, il team di MSF ha assistito in prima persona e ricevuto segnalazioni di almeno tre eventi violenti che hanno causato gravi danni fisici e psicologici. Il 13 giugno, armi automatiche sono state sparate contro le persone detenute nel centro di detenzione di Abu Salim, causando diverse vittime. Nei sette giorni successivi all’incidente, è stato negato l’accesso degli operatori umanitari, sollevando preoccupazioni per via della mancanza di cure in supporto delle persone che soffrono di lesioni potenzialmente gravi e per i malati critici. L’aumento della violenza dall’inizio dell’anno è accompagnato da un aumento significativo del numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo intercettati in mare dalla “Guardia Costiera” libica. Ciò ha comportato un grave sovraffollamento dei centri e un deterioramento delle già deplorevoli condizioni di tali strutture. La maggior parte dei centri di detenzione manca di ventilazione e luce naturale; alcuni sono così sovraffollati che fino a quattro persone condividono un metro quadrato di spazio, costringendo a turno le persone a sdraiarsi e a dormire. Le persone rinchiuse nei centri non hanno accesso costante all’acqua pulita e alle strutture igieniche. Inoltre, migranti e rifugiati non ricevono cibo a sufficienza. Riescono a malapena a mangiare uno o due piccoli pasti al giorno, di solito un piccolo pezzo di pane e formaggio o un piatto di maccheroni che devono condividere tra tanti. Il personale sanitario di MSF ha osservato che in assenza di cibo, a volte le persone usano farmaci per controllare la fame. La mancanza di cibo nutriente a sufficienza ha fatto sì che alcune donne non siano in grado di produrre latte materno per nutrire i loro bambini. Una donna ha detto alle équipe di MSF che era così disperata di nutrire sufficientemente il suo bambino di soli cinque giorni che ha cercato di dargli la sua razione di cibo solido in modo che non morisse di fame. In queste condizioni disumane, le tensioni spesso innescano escalation di violenza tra le guardie e le persone detenute arbitrariamente nei centri. MSF chiede, pertanto, la fine delle violenze e il miglioramento delle condizioni dei rifugiati e dei migranti intrappolati nei centri di detenzione di Mabani e Abu Salim. Ribadisce, inoltre, la sua richiesta di porre fine alla pratica di lunga data di detenzione arbitraria in Libia e di evacuare immediatamente dal Paese rifugiati, richiedenti asilo e migranti esposti a rischi mortali.
  • 24 Giugno. La Guardia Nazionale tunisina intercetta al largo della costa di Ben Guerdane 267 persone su una barca sovraccarica e malridotta salpata da Zuwara in Libia la notte tra il 23 ed il 24 giugno. Nazionalità dei naufraghi: Bangladesh 264 e Egitto 3. La motovedetta Fezzan della sedicente Guardia Costiera libica, cattura e deporta nuovamente a Tripoli 27 persone tra cui 3 donne e 2 minori. Nazionalità dei naufraghi: Mali 9, Camerun 6, Guinea 4, Costa d’Avorio 3, Siria 3, Sudan 2.
  • 25 Giugno. In Etiopia uccisi in un attentato nel Tigray etiope tre giovani operatori umanitari di Medici Senza Frontiere. Maria Hernandez, cittadina spagnola di 35 anni, era una delle coordinatrici delle emergenze di MSF nel Tigray. Yohannes Halefom Reda e Tedros Gebremariam Gebremichael, entrambi etiopi e di 31 anni, erano assistente coordinatore e autista per l’ONG. “Erano lì per aiutare la popolazione ed è impensabile che abbiano pagato con la vita per questo”, ha dichiarato la ONG nel suo comunicato stampa. Il loro veicolo è stato ritrovato vuoto e i loro corpi senza vita a pochi metri di distanza. Nel Tigray continuano ad esserci numerosi abusi contro i civili. L’esercito federale etiope sta conducendo da novembre un’operazione nella regione che ha portato al rovesciamento delle autorità locali dissidenti del Fronte Popolare per la Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), dove da allora Addis Abeba ha installato un’amministrazione di transizione. Questa operazione militare si è trasformata in un conflitto di lunga durata, segnato da numerosi assalti e violenze contro i civili (massacri, stupri, sfollamenti di popolazione, ecc.). Martedì almeno 64 persone sono state uccise e altre 180 ferite in un mercato a Togoga, a nord-ovest di Mekele, la capitale della regione, in un attacco aereo dell’esercito etiope che afferma di aver preso di mira i combattenti ribelli. Il capo dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, lui stesso del Tigray, ha accusato venerdì le autorità di aver ucciso e ferito civili e di aver impedito alle ambulanze di accedere ai locali ed evacuare i feriti. Si stima che circa 900.000 persone stiano vivendo in condizioni di carestia e che altre milioni di persone sfollate siano ad alta vulnerabilità. Ad Augusta approdano 26 persone partite dalla Libia il 22 Giugno a bordo di una piccola imbarcazione. I soccorsi da parte di un pattugliatore della Guardia di Finanza e di una motovedetta della Capitaneria di Porto a 45 miglia dalla costa, hanno altresì portato alla identificazione di due probabili scafisti di nazionalità egiziana, ora in stato di fermo.
  • 26 Giugno. Alarm Phone lancia una richiesta di soccorso per un gruppo di 17 persone di differenti nazionalità in difficoltà nella zona SAR maltese. Fortunatamente, diverse ore dopo, si apprenderà che la Guardia Costiera italiana li ha soccorsi a 10 miglia dalla costa e scortati a Lampedusa. Nelle stesse ore a Crotone, l’ottavo sbarco dall’inizio del mese conduce 65 persone, tra le quali una donna incinta e diversi minori. Di questi, 51 migranti sono stati intercettati dalla Guardia di Finanza, mentre 14 sono stati bloccati dagli operatori della Questura nel mentre tentavano la fuga dalla imbarcazione madre. Sono in corso accertamenti da parte delle autorità su alcuni soggetti indicati dalle Forze dell’Ordine come scafisti dei due sbarchi. Nazionalità dei naufraghi: Siria, Iraq e Iran. In Libia, la motovedetta Fezzan, cattura e deporta nuovamente a Tripoli 201 persone, tra cui 12 donne e 5 minori. Nazionalità dei naufraghi: Mali 56, Sudan 46, Bangladesh 40, Somalia 22, Egitto 15, Etiopia 5, Costa d’Avorio 2, Pakistan 2, Gambia 1, Guinea 1, Nigeria 1. La motovedetta Ubari, cattura e deporta nuovamente a Tripoli altre 33 persone fra cui una donna. Nazionalità dei naufraghi: Siria 25, Camerun 4, Guinea Bissau 2, Costa d’Avorio 2.
  • 27 Giugno. La Guardia Nazionale tunisina, in 3 diverse operazioni di soccorso, rcattura e deporta nuovamente 178 persone e 2 corpi, tutti partiti dalla città costiera libica di Zuwara nella notte tra il 25 ed il 26 di giugno. Nella prima operazione hanno trasbordato, dal rimorchiatore tunisino Maridive 9 che li aveva soccorsi a nord est di Takarms, 102 persone fra i 15 ed i 45 anni (incluse 4 donne) e 2 corpi. Nazionalità dei naufraghi: Bangladesh 33, Etipia 32, Egitto 15, Mali 13, Costa d’Avorio 1, Siria 1 e Tunisia 1. Nella seconda operazione sono state soccorse 15 persone di età compresa fra i 21 ed i 40 anni, tutte provenienti dal Bangladesh. La barca su cui viaggiavano è stata soccorsa a 82 km a nord di Al-Kutf nel mentre imbarcava acqua. Nella terza operazione, sono stati soccorse 61 persone tra i 17 ed i 51 anni di diverse nazionalità: Bangladesh 35, Egitto 12, Eritrea 6, Somalia 1, Sudan 1, Etiopia 1, Mauritania 1 e Yemen 1. In Libia, la motovedetta Ubari della cosiddetta Guardia Costiera libica, ha catturato e deportato nuovamente a Tripoli 92 persone, fra cui 13 donne e 6 minori. Nazionalità dei naufraghi: Etiopia 68, Eritrea 12, Sudan 12. La motovedetta Fezzan ha catturato e deportato a Tripoli, in diverse operazioni di push-back, 271 persone tra cui 26 donne e 10 minori. Nazionalità dei naufraghi: Eritrea 90, Nigeria 57, Bangladesh 31, Sudan 28,  Sierra Leone 19,  Somalia 18, Marocco 15, Egitto 10, Mali 1, Gambia 1,  Senegal 1. A Lampedusa la Guardia Costiera ha soccorso 103 persone, tra cui 26 donne e 18 minori (5 non accompagnati) mentre  a Santa Maria di Leuca la Guardia di Finanza scorterà a terra due imbarcazioni: una con 55 persone fra cui 3 donne e 5 minori, per lo più di nazionalità iraniana, pakistana, irachena e siriana; l’altra con sole 6 persone a bordo di nazionalità siriana ed irachena. Fra loro anche un ragazzo di 16 anni accompagnato da suo nonno.
  • 28 Giugno. Un terribile naufragio si consuma al largo della località di El Aabed (Sfax) in Tunisia. Secondo le informazioni fornite da Ali Al-Ayari, portavoce della Guardia Marittima Nazionale tunisina, una motovedetta, supportata da una squadra di sommozzatori della Protezione Civile, hanno tratto in salvo 3 persone di origine sub-sahariana (2 uomini ed una donna), oltre ad aver recuperato i corpi di 9 donne. Non è al momento certo il numero delle persone a bordo dell’imbarcazione naufragata. Altre 39 persone sono state tratte in salvo nelle acque antistanti l’isola di Kerkennah. Fra loro 15 donne e 2 bambini. A Lampedusa arrivano 99 persone, 55 soccorse da una motovedetta della Guardia di Finanza e 44 da una motovedetta della Guardia Costiera. Tutti originari del Bangladesh. Fra loro, 7 persone sono state ricoverate presso il poliambulatorio dell’isola. In Libia si consuma un altro respingimento per procura: la motovedetta PB P-301 della “Guardia Costiera” libica, cattura e deporta nuovamente a Tripoli 33 persone fra cui donne e bambini di diverse nazionalità. Intanto, dopo quasi due mesi di stop tra quarantena e lavori di manutenzione, la Ocean Viking di SOS Mediterranee è ripartita dal porto di Marsiglia per raggiungere il Mediterraneo centrale. Nelle prossime settimane sarà l’unica nave umanitaria di ricerca e soccorso presente in area.
  • 29 Giugno. A Lampedusa approdano 118 persone su tre natanti. Il primo barchino con a bordo 12 persone di nazionalità tunisina è stato intercettato da una motovedetta della Guardia di Finanza e condotto nel primo pomeriggio al Molo Favaloro. Poco dopo, la Guardia Costiera ne intercetterà un altro con 65 persone di origine sub-sahariana, tra cui 32 donne e 5 minori non accompagnati. In serata, è stato intercettato un terzo barcone di 10 metri a 19 miglia dalla costa. A bordo 41 persone di nazionalità tunisina, trasbordati dagli operatori della Guardia di Finanza che ha poi lasciato alla deriva l’imbarcazione su cui viaggiavano. In Libia, la motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, cattura e deporta nuovamente 70 persone partite da Zliten, a 160 km da Tripoli.
  • 30 Giugno. Un terribile naufragio si consuma nella notte a 7 miglia da Lampedusa, dentro il confine delle acque territoriali italiane. Su un barchino di circa 8 metri, partito da Sidi Mansour, città portuale di Sfax, vi erano 63 persone. Recuperati 7 corpi, tutte donne, una delle quali in avanzato stato di gravidanza, almeno 10 dispersi e 46 superstiti. Il personale sanitario Cisom a bordo della motovedetta CP 312 della Guardia Costiera, ha dovuto rianimarne 5 di loro e stabilizzare 1 donna incinta. Un’altra donna, in condizioni parecchio critiche, è stata poi trasferita con urgenza al poliambulatorio dell’isola che però è sprovvisto di attrezzature per la rianimazione. La Capitaneria di Porto, in un comunicato, spiegherà che il natante si è capovolto prima dell’inizio delle operazioni di soccorso, probabilmente a causa dello spostamento improvviso delle persone stipate a bordo in pochissimo spazio. Tra i superstiti ci sono 29 uomini e 17 donne. Tra i dispersi molte donne ed un bambino. Da quanto sin qui ricostruito in queste concitate ore, i naufraghi sono originari del Burkina Faso, della Guinea Bissau, del Mali, della Costa d’Avorio e del Camerun. Intanto, la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo, per il momento a carico di ignoti, per il ribaltamento dell’imbarcazione naufragata ed il Procuratore Luigi Patronaggio sta valutando se disporre l’autopsia sui corpi delle vittime. Poco prima che si consumasse quest’ultimo naufragio, altre 256 persone (120+30+100+6), a partire dalle ore 3.30, raggiungevano Lampedusa a bordo di quattro imbarcazioni. Le prime 120 persone, di diverse nazionalità sub-sahariane, sono state intercettate a 14 miglia a sud dell’isola a bordo di una imbarcazione di 8 metri. I militari della Guardia di Finanza li ha trasbordati e lasciato alla deriva il natante. Le altre tre imbarcazioni hanno poi raggiunto autonomamente il Molo Favaloro. In serata, il veivolo SeaBird di Sea Watch, avvista dall’alto la “Guardia Costiera” libica sparare e cercare di bloccare il motore di un barchino con 50 persone a bordo.

Si conclude tristemente anche il mese di Giugno in uno psicodramma politico fatto di rinvii, omissioni e silenzi assordanti sulla pelle degli altri. Mentre si continua a non voler prendere coscienza di ciò che avviene nel Mediterraneo, nuove crisi stanno sorgendo e su di esso si riverseranno. Pensiamo al nord del Mozambico, dove la violenza dei gruppi armati, la povertà, i cambiamenti climatici e altri fattori hanno provocato lo sfollamento di 700.000 persone o ai paesi del Sahel centrale, tra cui Burkina Faso, Niger e Mali, dove le medesime instabilità hanno spinto oltre 750.000 persone a fuggire dalle proprie case. E poi, naturalmente, l’Etiopia, dove la crisi del Tigray ha provocato fino a 1 milione di sfollati interni e circa 60.000 persone che hanno attraversato il confine con il Sudan. Questo non è più il tempo per rimandare, occorre una risposta immediata per queste complesse emergenze che non si risolveranno voltandosi dall’altra parte.

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Chi ci paga? Il Bilancio 2020 di MEDITERRANEA Saving Humans

MEDITERRANEA Saving Humans vive di piccole donazioni, di tanti gesti di generosità e di resistenza di molte persone, gruppi, associazioni e realtà solidali che decidono di sostenere le nostre missioni e le nostre attività.
Ci sono tre modi per sostenerci: sul nostro sito attraverso una piattaforma digitale di crowdfunding, attraverso PayPal o tramite bonifico bancario sul nostro Conto Corrente bancario. Sul nostro sito si possono fare donazioni regolari o donazioni singole.
Nel 2020 le donazioni, in forma singola o associata, di enti pubblici, ecclesiastici, del terzo settore, privati profit hanno portato all’associazione MEDITERRANEA Saving Humans un’entrata istituzionale complessiva pari a 599.255,63 €. A questo dato vanno aggiunte le 247 persone che si sono unite a noi come sociə per il 2020 per un totale di 7.410 €. di quote associative.
Per il 2021, attraverso PayPal e bonifico al 31.12.20 abbiamo raccolto altre 585 quote associative, che per l’anno 2021 è di 10 € e non di 30€ come per l’anno precednete.
Abbiamo poi raccolto attraverso campagne di raccolta fondi online attraverso la piattaforma iRaiser 36.603,79 €, abbiamo ricevuto179.789,03€ da persone fisiche attraverso bonifici e 275.068,81 € da associazioni, realtà ecclesiastiche, enti del terzo settore e altri soggetti,1.800,00 € di contributi da Enti Pubblici e, grazie alla campagna per il 5x mille con ARCI, sono entrati nelle casse di Mediterranea 96.817,00 €. Nel 2020 hanno voluto sostenere Mediterranea Saving Humans oltre 1.500 persone fisiche, più di 100 tra associazioni di volontariato, APS ecooperative sociali, molti enti ecclesiastici ed anche una ventina di società profit.
A questi donatori si somma il contributo degli equipaggi di terra e anche le donazioni raccolte per celebrare, in maniera solidale, eventi privati come matrimoni, lauree, comunioni, e per ricordare persone care scomparse.
Il sostegno di tutt3 a MEDITERRANEA è oggi più importante che mai.
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