#SafePassage

MISSIONE #SAFEPASSAGE 3 A KIEV: “NEGLI OCCHI L’ORRORE DELLA GUERRA, A FIANCO DELLA SOCIETÀ CIVILE UCRAINA.”

A Kiev due giorni di incontri della Missione Safe Passage con il mondo associativo, religioso e diplomatico.

“Sarà impossibile cancellare dalla nostra memoria quello che abbiamo visto e sentito negli ultimi due giorni qui a Kiev.” Così racconta Sara Alawia, portavoce della Missione di MEDITERRANEA Saving Humans, la permanenza nella capitale dell’Ucraina del convoglio Safe Passage.

Arrivati sabato sera per traferire alla città di Kharkiv gli aiuti umanitari raccolti dal Comune di Bologna, ieri – domenica – e stamattina le attiviste e gli attivisti di Mediterranea hanno alternato la consegna di altre tre tonnellate di farmaci e cibo con una serie di importanti incontri.

Ieri con i movimenti pacifisti ucraini del Non Violence International Network: “Ci hanno detto che, in questo momento, sono sotto attacco e dunque costretti a resistere – spiega Sara Alawia – Ma che, per il futuro, bisogna impegnarsi per costruire culture e pratiche di risoluzione non armata dei conflitti.”

Poi l’appuntamento con Nunzio Apostolico in Ucraina, Monsignor Visvaldas Kulbokas che, impegnato nel portare avanti l’iniziativa di pace di papa Francesco, non ha mai abbandonato Kiev. “Il Nunzio – spiega Denny Castiglione, capomissione di MEDITERRANEA – ci ha raccontato della sua visita a Bucha e dell’orrore delle fosse comuni, ci ha mostrato la Bibbia recuperata dalle mani di un civile che era stato giustiziato, dei corpi di persone seviziate che ha visto con i suoi occhi. Un racconto straziante che, insieme alle immagini dei quartieri periferici distrutti dalle bombe, che abbiamo attraversato per entrare in città, non potremo mai dimenticare.”

“In centro invece – prosegue Sara Alawia – la situazione è surreale, a tratti un silenzio spettrale, chi è rimasto a Kiev preferisce restare in casa, difficile è pensare a una vita normale.”

Dalla Nunziatura la carovana di sei van si è spostata al Centro All Ukranian Youth, uno dei novanta centri culturali giovanili del paese che si è rapidamente riconvertito in un punto di raccolta e distribuzione degli aiuti, alimentari in particolare, da far giungere alle comunità più vicine alla linea del fronte. “Ci hanno ringraziato per la solidarietà dal basso che abbiamo portato – racconta la portavoce di Safe Passage – Alcuni ragazzi dormono nel centro da settimane e ci hanno confermato la loro volontà di resistere a una aggressione ingiustificata, pur temendo che nei prossimi giorni possa esserci un’ulteriore escalation del conflitto.”

Nella mattinata di oggi – lunedì – la visita all’Ambasciatore d’Italia Pier Francesco Zazo, che ha manifestato tutta la disponibilità della diplomazia italiana a facilitare le missioni umanitarie di MEDITERRANEA in Ucraina, anche nella prospettiva di un intervento più continuativo.

La presenza a Kiev si è conclusa con un incontro ad altissima valenza simbolica: Safe Passage è stata la prima carovana umanitaria italiana a essere ricevuta dal Metropolita Epifanio, a capo della Chiesa Ortodossa ucraina: “il Metropolita – riferisce Denny Castiglione – ha denunciato con forza il ruolo criminale del tiranno Putin nell’aggressione al popolo ucraino, ma ha anche insistito su come il dialogo interreligioso e l’iniziativa della società civile possano aprire spiragli per la conquista di una pace giusta.”

Il convoglio sta adesso affrontando il difficile viaggio di ritorno verso Leopoli, dove si organizzerà il trasferimento di alcune famiglie di profughi più vulnerabili verso l’accoglienza in Italia.

#SafePassage

MISSIONE #SAFEPASSAGE 3 ARRIVATA A KIEV: È LA PRIMA CAROVANA DI AIUTI UMANITARI DOPO I MISSILI

È appena arrivata a Kiev la Missione Safe Passage di MEDITERRANEA Saving Humans. Si tratta del primo convoglio della società civile italiana, con aiuti umanitari per la popolazione ucraina, a riuscire ad arrivare nella Capitale dopo l’attacco missilistico di giovedì sera.
I volontari dell’organizzazione di soccorso, attiva in mare come in terra a salvaguardia della vita umana e dei diritti delle persone, hanno subito iniziato le operazioni di scarico di oltre 5 tonnellate e mezzo di farmaci essenziali, cibo e altri generi di prima necessità che sono stati raccolti dal Comune di Bologna per la città gemellata di Kharkiv.

Con i 6 van del convoglio (quattro partiti da Roma, uno da Milano e uno dal Veneto) “abbiamo attraversato i sobborghi di Bucha e Iprin, martoriati dall’aggressione russa. Entrando a Kiev abbiamo trovato un’atmosfera surreale: i segni dei bombardamenti su diversi edifici, ma anche la ferma volontà di resistere, cercando di ripristinare una vita urbana normale. – racconta Sara Alawia, portavoce della Missione di MEDITERRANEA – Il viaggio è stato difficile: siamo partiti all’alba da Leopoli, seguendo un percorso di strade secondarie, tra cavalcavia bombardati e tratti sterrati nei boschi, senza comunicare all’esterno il nostro itinerario per evitare che la carovana potesse diventare un obiettivo sensibile.”

“Speriamo che gli aiuti raccolti dalla Città di Bologna, – continua Sara Alawia – che stiamo consegnando nelle mani dell’Amministrazione di Kharkiv, possano essere un piccolo contributo al sollievo delle sofferenze di quella metropoli ormai semidistrutta dai bombardamenti che si sono ripetuti anche oggi.”

“Nei prossimi giorni incontreremo qui Autorità civili e religiose e associazioni ucraine impegnate per i diritti umani e civili. E, soprattutto – conclude la portavoce della Missione di MEDITERRANEA – porteremo con noi verso l’Italia profughi, le persone più vulnerabili, senza alcuna discriminazione. Perché il nostro messaggio di pace è la solidarietà concreta con la popolazione aggredita.”

News

UCRAINA – PARTITA LA TERZA MISSIONE #SAFEPASSAGE DI MEDITERRANEA: “CONSEGNEREMO A KHARKIV GLI AIUTI RACCOLTI DALLA CITTÀ DI BOLOGNA”

Partita ieri sera dalle Caserme Rosse di Bologna la carovana verso l’Ucraina, con cui MEDITERRANEA Saving Humans consegnerà alla città di Kharkiv gli aiuti umanitari raccolti dal Comune di Bologna.

Si tratta di 262 contenitori di farmaci e dispositivi medico-sanitari, 171 contenitori di cibo, oltre duecento contenitori di altri generi di prima necessità (destinati in particolare alle necessità dei bambini e all’igiene personale), per un peso complessivo di 5 tonnellate e mezzo.

Gli aiuti sono trasportati da un convoglio di sette van che, nella giornata di oggi varcherà la frontiera polacca entrando nel territorio dell’Ucraina.

Kharkiv, seconda città ucraina dopo la capitale Kiev, si trova nella zona orientale in prossimità del confine con la Russia. E, con il suo milione e mezzo di abitanti (metà dei quali oggi sfollati), si trova da oltre due mesi nel mirino dell’aggressione militare russa, sottoposta a continui bombardamenti aerei e missilistici che hanno colpito edifici pubblici, tra cui le sue università, e quartieri residenziali. Kharkiv è gemellata con la Città di Bologna e, fin dall’inizio della guerra, l’Amministrazione comunale si è attivata per farle giungere tutto il suo sostegno materiale e politico.

Per MEDITERRANEA, piattaforma della società civile italiana attiva nel soccorso in mare e nella protezione della vita umana in contesti di crisi umanitaria, si tratta della terza missione Safe Passage in Ucraina dall’inizio della guerra. Anche in questa occasione, oltre al trasporto e alla consegna degli aiuti, si rafforzeranno le relazioni e i legami con associazioni laiche e religiose locali e si garantirà al ritorno un “passaggio sicuro” verso l’Italia per decine di profughi, offrendo tutela, anche con un Team Medico-sanitario presente nella carovana, alle persone più vulnerabili, senza alcuna discriminazione sulla base della loro provenienza.

“Proprio nel momento in cui i missili colpiscono di nuovo anche Kiev e la guerra è entrata in una fase di ulteriore recrudescenza – dichiara Sara Alawia, portavoce della Missione Safe Passage 3 – è necessario affermare con forza la nostra volontà di pace con atti di concreta solidarietà per la popolazione civile ucraina, là dove più sta soffrendo”.

 

News

Lampedusa isola di pace

Sicurezza e soccorso, sì! Hot-spot e militarizzazione, no!

Accogliamo con favore l’iniziativa del Comune di Lampedusa e Linosa, che vuole portare le isole in un “percorso per la Pace” – un processo visionario per l’umanità, invitando e coinvolgendo anche tutti gli attori civili del soccorso in mare.

Noi riconosciamo Lampedusa come “isola che salva”, come approdo naturale per migliaia di donne, uomini e bambini che attraversano il mare, mentre migrano o fuggono da condizioni disumane. Ma dobbiamo distinguere e separare due questioni importanti: salvare le persone non significa tenere gli esseri umani in campi o “hot-spot”. Come possiamo vedere di fronte all’arrivo dei profughi dall’Ucraina, consentire che le persone si muovano liberamente in tutta Europa, dove hanno parenti e amici o altri contatti che permettono loro di essere accolti e di vivere nel modo migliore, è una decisione politica possibile. Vediamo invece come possa essere terribile la situazione opposta, nelle isole greche come Lesbo o Samos, dove le persone in movimento sono bloccate o addirittura detenute in enormi campi per mesi o anni, e dove viene creata, politicamente e artificiosamente, una situazione di crisi permanente. Il sistema degli “hot-spot” – con la trasformazione delle isole di confine in zone militarizzate di emergenza – non potrà mai essere accettabile. E a Lampedusa dovrebbe essere superato dalla proposta del “percorso per la Pace”.

Come passo concreto in questa direzione, sosteniamo la richiesta del Sindaco di sostituire le “navi quarantena” con un sistema rapido e permanente per trasferire le persone arrivate a Lampedusa verso la terraferma. Il Governo italiano ha prorogato l’uso delle “navi quarantena” fino al prossimo 30 aprile. Queste navi non hanno mai avuto alcuna motivazione sanitaria valida per contrastare la pandemia. Piuttosto, sono state usate come “hot-spot galleggianti”. Incentivano la discriminazione di trattamento, anche in relazione al Covid, per i migranti soccorsi in mare o arrivati sulle coste italiane dopo lunghe e pericolose traversate. La proposta del Sindaco di sostituirle con traghetti per facilitare il rapido trasferimento delle persone in Sicilia, ed evitare il riprodursi di situazioni di emergenza permanente sull’isola, è fondamentale per coniugare il diritto al soccorso con il diritto a una rapida ricollocazione e a un’accoglienza dignitosa, anche in presenza di grandi numeri.

Abbiamo bisogno di una Lampedusa accogliente e non di un’isola militarizzata con campi chiusi. Abbiamo bisogno e chiediamo un punto di approdo e di collegamento pacifico in mezzo al Mediterraneo centrale. Chiamiamo quindi tutte le organizzazioni per i diritti umani e tutte le associazioni per i diritti dei migranti a sostenere la manifestazione del 28 aprile e ad amplificare con sirene reali e digitali l’inizio del “percorso per la Pace” da parte del Comune di Lampedusa e Linosa e del suo Sindaco.

 

Firmatari:

Alarm Phone

MEDITERRANEA Saving Humans

Borderline Europe

EMERGENCY ong onlus

IUVENTA Crew

Louise Michel

Medici Senza Frontiere

Mission LIFELINE

R24sailtraining

RESQSHIP

Salvamento Maritimo Humanitario

SARAH Seenotrettung

SEA EYE e.V.

SEEBRÜCKE

SOS Humanity

United4Rescue

Le Veglie Contro le Morti in Mare

Civil Fleet

Lasciati morire quattro volte: ancora nessuna giustizia per le 130 persone abbandonate in mare il 21 aprile 2021

Volentieri pubblichiamo un comunicato di Alarm Phone a un anno di distanza dalla strage in mare del 21 aprile 2021:

 

Un anno fa, il 21 aprile 2021, circa 130 persone a bordo di un’imbarcazione nel Mediterraneo centrale sono state abbandonate (link al report), mentre le condizioni metereologiche peggioravano. Ciò è accaduto nonostante le loro ripetute richieste di aiuto. Il giorno seguente, la nave dell’ONG Ocean Viking ha potuto solo individuare il relitto dell’imbarcazione e alcuni corpi galleggianti, dopo aver navigato durante la notte a tutta velocità verso la loro ultima posizione conosciuta .
Avendo mantenuto il contatto con le 130 persone in difficoltà durante tutta la giornata del 21 aprile, e avendo cercato di mobilitare tutti coloro che avrebbero potuto potenzialmente prestare soccorso, l’Alarm Phone ha potuto testimoniare come le persone a bordo di questa barca siano state lasciate morire quattro volte (link all’articolo)La prima volta, le 130 persone sono state lasciate morire dagli aerei operati da Frontex (e forse anche da quelli di altre autorità europee) che hanno avvistato la barca già nel pomeriggio del 21 aprile, ma hanno abbandonato la scena prima che si potesse operare il salvataggio. Le 130 persone sono state lasciate morire la seconda volta dalla cosiddetta guardia costiera libica, la cui nave Ubari è tornata in porto dopo aver intercettato un’altro gommone a poche miglia nautiche di distanza, ma ha rifiutato di continuare la ricerca di questa seconda imbarcazione “a causa delle condizioni meteorologiche”. Le 130 persone sono state lasciate morire la terza volta da tutte le autorità che si sono rifiutate di impegnare il mercantile Bruna, che transitava a meno di 23 miglia nautiche dal gommone in pericolo, e che non ha risposto alla richiesta di intervento di Alarm Phone, sostenendo che avrebbe atteso gli ordini delle autorità. Infine una quarta volta, le 130 persone sono state lasciate morire dalla Guardia Costiera italiana, che ha rifiutato il coordinamento delle operazioni di soccorso fino alla sera del 21 aprile, nonostante fosse stata informata del pericolo diverse ore prima. La ricostruzione degli eventi prodotta da Alarm Phone e Border Forensics rivela tragicamente come tutte le possibilità di soccorso siano state consapevolmente ignorate, e come la barca sia stata consapevolmente abbandonata al suo destino.
Nell’anniversario di questo evento straziante, vogliamo ricordare i dispersi, la cui assenza continua a perseguitare le comunità a cui appartenevano. Chiediamo alle autorità di rivelare tutte le informazioni in loro possesso, perché solo allora si potranno stabilire le responsabilità di tutti gli attori coinvolti.
Da allora, nonostante il clamore dell’opinione pubblica per gli eventi, nulla è cambiato nel Mediterraneo centrale. Abbiamo continuato ad divenire testimoni a decine di naufragi visibili e invisibili, abbiamo continuato a ricevere richieste da parte di famiglie sui loro cari scomparsi in mare, e abbiamo continuato a denunciare le responsabilità delle autorità nel creare questo violento regime di frontiera. 
Chiediamo la fine di questa violenza, che può essere raggiunta solo attraverso l’abolizione delle frontiere e la libertà di movimento per tutti.
Comunicato Stampa

Criminalizzazione dei rifugiati: il lato oscuro delle politiche dell’UE e dell’UNHCR in Tunisia

Comunicato congiunto

Agenzia delle Nazioni Unite per la protezione o apparato per la negazione dei diritti?

Giovedì 14 aprile, 18 profughi sono stati arrestati dalle forze dell’ordine nella capitale di Tunisi. Gli arresti sono avvenuti dopo che un gruppo di 210 persone hanno espresso le loro rivendicazioni per la mancanza di risposte da parte dell’UNHCR e hanno deciso di trasferire la loro protesta nella sede dell’agenzia situata a Tunisi.

La decisione di spostare la protesta è arrivata dopo che il gruppo ha tenuto un sit-in per oltre due mesi davanti all’ufficio dell’UNHCR a Zarzis, a seguito delle misure recentemente adottate dall’agenzia ONU di chiudere molti dormitori che ospitano rifugiati e richiedenti asilo e ridurre il numero di residenti a causa dell’”assenza di sostegno finanziario”, come ha dichiarato l’agenzia all’inizio di quest’anno. Ciò ha spinto di fatto molti di loro ad andarsene in mancanza di alternative che rispettassero gli standard di vita minimi e le aspettative delle persone in movimento.

 

Mentre il gruppo di 18 profughi arrestati è stato successivamente rilasciato il 15 aprile, a molte donne, uomini e bambini viene ancora negato il diritto di movimento e impedito di recarsi alla stazione di Zarzis per partire. Questa situazione rappresenta l’ennesima prova dell’inadeguatezza dell’agenzia, la cui unica risposta ai migranti rimasti per mesi in condizioni poco dignitose è stata la sospensione dei servizi, rispondendo alle loro richieste in modo disumano e sprezzante e affermando: “non siamo un’agenzia di viaggi”.

L’Agenzia delle Nazioni Unite ha annunciato la sospensione dei suoi servizi a rifugiati e richiedenti asilo per il 18 e 19 aprile 2022 in risposta alla loro protesta.

Rifugiati e richiedenti asilo desiderano un ambiente favorevole in cui i loro diritti siano rispettati. Indipendentemente dal merito delle loro richieste, la politica delle porte chiuse di fronte al calvario di uomini, bambini e donne che cercano rifugio e sono lasciati a vivere all’aperto per lunghi periodi non compie con lo scopo di “sensibilizzare alle sofferenze dei rifugiati, difendere i loro diritti e coordinare gli sforzi per sostenerli”.

I firmatari:

  • sono solidali con i rifugiati che lottano e protestano per i loro diritti e la loro dignità
  • ritengono l’UNHCR responsabile dell’aggravamento della situazione causata dall’assenza di dialogo con rifugiati e richiedenti asilo e esacerbata dalla politica delle “porte chiuse”, nonché al ricorso a dichiarazioni provocatorie
  • ritengono che le prestazioni dell’UNHCR in Tunisia, e in particolare nel governatorato di Medenine – come la mancanza di un’adeguata fornitura di assistenza a rifugiati e richiedenti asilo, il lento trattamento delle domande di richiesta d’asilo e altre carenze relative all’accesso ai servizi di base come l’assistenza sanitaria, l’istruzione, il supporto legale, il supporto finanziario, psicologico e sociale – hanno contribuito ad aggravare la situazione precaria dei rifugiati e dei richiedenti asilo, in particolare quella di donne e bambini.
  • condannano fermamente le politiche di esternalizzazione con cui l’UE cerca di tenere i rifugiati lontani dai suoi confini rendendo l’UNHCR sempre più dedito alla protezione degli interessi dell’UE piuttosto che dei diritti dei rifugiati

 

Watch The Med – Alarm Phone
Mission Lifeline
Iuventa Crew
Sea Watch e.V.
Refugee Rescue
Salvamento Maritimo Humanitario
Carovane Migranti
Melting Pot Europa
Rete Antirazzista Catanese
LasciateCIEntrare
Mediterranea Saving Humans
ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione
Progetto 20k
Sorcio Rosso
Seebrücke – Schafft sichere Häfen
MigrEurope
Sea-Eye e.V.

الرابطة التونسية للدفاع عن حقوق الإنسان
المنتدى التونسي للحقوق الاقتصادية والاجتماعية
الجمعية التونسية للنساء الديمقراطيات
الجمعية التونسية للدفاع عن الحريات الفردية
مبادرة موجودين
اتحاد التونسيين من اجل العمل المواطني
فيدرالية التونسيين للمواطنة بين الضفتين
جمعية وشم
جمعية تفعيل الحق في الاختلاف
لا سلام دون عدالة
جمعية يقظة من أجل الديمقراطية والدولة المدنية
اللجنة من اجل الحريات واحترام حقوق الانسان بتونس
دمج الجمعية التونسية للعدالة و المساواة
الجمعية التونسية من أجل الحقوق و الحريات
جمعية ابصار
المنظمة التونسية لمناهضة التعذيب
جمعية تقاطع من أجل الحقوق والحريات
جمعية By Le7wem
الجمعية التونسية للانصاف والعدالة الاجتماعية والكرامة الإنسانية “باسطا”
الجمعية التونسية لمساندة الأقليات
جمعية المواطنة والتنمية والثقافات والهجرة بالضفتين
جمعية رؤية حرة
لجنة اليقظة من أجل الديمقراطية في تونس ببلجيكا
الجمعية التونسية للدفاع عن الحق في الصحة

(traduzione a cura di Alarm Phone -  Watch the MED)
MEDreport

MEDreport marzo 2022

a cura della redazione del MEDreport

Nel mese di marzo il numero di persone che si sono ritrovate costrette a fuggire, ad attraversare il Mediterraneo e che sono riusciti ad arrivare in Italia è pari a 1.296. Un numero, questo, più basso se comparato con gli arrivi del mese precedente: ne erano arrivati 2.439. Tra le persone arrivate in questo secondo mese dell’anno vi sono 348 minori non accompagnati.

Il mar Mediterraneo continua a essere un luogo dove sempre più persone, in fuga da guerre e persecuzioni, incontrano la morte. Nei primi quattordici giorni di marzo, oltre settanta persone sono annegate al largo della Libia. “Sono sconvolta – ha affermato Sara Msehli, portavoce dell’agenzia Onu per le migrazioni – dalla continua perdita di vite umane nel Mediterraneo centrale e dalla mancanza di azione per affrontare questa tragedia in corso. Continui bollettini quotidiani di morte: il 12 marzo una fragile imbarcazione con a bordo 25 persone si è capovolta nei pressi della costa libica di Tobruk. L’Oim continua a chiedere “un’azione concreta per ridurre la perdita di vite umane nella rotta del Mediterraneo centrale attraverso attività di ricerca e soccorso e un meccanismo di sbarco sicuro in conformità con il diritto internazionale”. Più della metà dei decessi di quest’anno sono stati registrati vicino alla costa libica. “Ogni denuncia – spiega Federico Soda, capo missione Oim Libia – di migranti scomparsi rappresenta una famiglia in lutto alla ricerca di risposte sui propri cari”.

 

Qui il report completo del mese di marzo 2022 (link per il download):
Questi dati sono elaborati sulla base delle informazioni fornite dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. I dati si riferiscono agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8.00 del giorno di riferimento.
Comunicato Stampa

#MISSIONE11. SALVAGUARDARE LA VITA UMANA, PROTEGGERE E ACCOGLIERE CHI FUGGE: LA MARE JONIO PARTITA DA MAZARA DEL VALLO

È salpata oggi alle ore 13:40 dal porto siciliano di Mazara del Vallo la nave MARE JONIO per l’undicesima missione di osservazione e monitoraggio, ricerca e soccorso di MEDITERRANEA Saving Humans.

Nelle prossime 24 ore la nave raggiungerà la zona SAR assegnata alla Libia nel Mediterraneo Centrale, dove già si trova da alcuni giorni la Sea Watch 3. In questo tratto di mare, nei soli primi tre mesi del 2022, trecentodiciotto persone hanno già perso la vita, secondo i dati ufficiali forniti dall’IOM, organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite. Per esperienza e per i casi di “naufragi fantasma” denunciati dall’inizio dell’anno, sappiamo purtroppo che morti e dispersi sono molti di più. Soltanto una settimana fa Alarm Phone, il centralino funzionante 24 ore al giorno animato da una rete di attiviste e attivisti africani ed europei, ha denunciato l’ennesima sparizione di un gommone con oltre un centinaio di persone a bordo partito dalle coste libiche ad est di Tripoli. Solo quattro sarebbero i superstiti di questo naufragio, la cui dinamica non è stata ancora chiarita, anche perché i sopravvissuti, recuperati in mare dalla nave mercantile Alegra 1, battente bandiera panamense, sono stati consegnati a motovedette libiche e deportati di nuovo in quel Paese da cui cercavano di fuggire.

Non sono stati purtroppo l’unico caso: dall’inizio dell’anno sono state almeno 3.456 le donne, gli uomini e i bambini catturati in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica e da altre milizie, finanziate e sostenute dallo Stato italiano e da altri Paesi membri dell’Unione Europea, e spesso informate e coordinate dalle stesse istituzioni di questi Paesi. La sistematica violazione dei diritti fondamentali delle persone alle frontiere continentali è stata, da ultimo, documentata proprio ieri dal Consiglio d’Europa, con un rapporto di 64 pagine redatto dalla Commissaria Dunja Mijatovic. Il Consiglio d’Europa denuncia come “la risposta calorosa e accogliente data a 4 milioni di ucraini in fuga faccia da contraltare alle violazioni commesse contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti provenienti da altre parti del mondo.” Riportando i dati raccolti dal Danish Refugee Council, Mijatovic conta “30.309 incidenti di respingimento tra dicembre 2019 e settembre 2021, spesso con uso eccessivo della forza” lungo i confini di terra e di mare dell’Unione Europea.

Proprio di fronte a queste inumane politiche, MEDITERRANEA Saving Humans – le cui attiviste e attivisti sono appena tornati dalla seconda missione #SafePassage in Ucraina, accompagnando verso l’Italia oltre 200 profughi particolarmente vulnerabili senza alcuna discriminazione sulla base di nazionalità e provenienza – torna di nuovo in mare a salvaguardia della vita umana e per l’accoglienza in Europa di quanti fuggono ugualmente, attraverso la Libia, da guerre, disastri ecologici, fame e miseria, persecuzioni e violenze. La missione numero 11 della nave MARE JONIO, unica unità della “flotta civile” europea che batte bandiera italiana, è la seconda partenza del 2022: lo scorso gennaio abbiamo già soccorso 214 donne, uomini e bambini che si trovavano a bordo di due imbarcazioni in pericolo. A guidare la missione in mare, che si dovrà confrontare con condizioni meteorologiche particolarmente instabili, sono il capomissione Luca Casarini, il comandante Massimiliano Napolitano, il primo ufficiale Davide Dinicola e un team che comprende i soccorritori Iason Apostolopoulos e Matteo Fogli e il medico di bordo Giovanni Dal Vecchio per un equipaggio complessivo di undici membri.

#SafePassage

RISOLTO IL CASO DEL VOLONTARIO ITALO-UCRAINO. SI CONCLUDE LA SECONDA MISSIONE #SAFEPASSAGE DI MEDITERRANEA.

Alle 14 di oggi ha messo finalmente piede in territorio polacco Volodymyr Grygorovych Znameroskyy, il volontario di Mediterranea Saving Humans, che era stato bloccato da domenica mattina alla frontiera ucraina di Korczowa.

Volodymyr, residente da trent’anni in Veneto e dal 1997 anche cittadino italiano, si era recato pochi giorni prima dell’inizio dell’aggressione russa, a Leopoli per i funerali del padre. Rimasto bloccato lì, si era da subito dedicato all’assistenza a donne e bambini in fuga dalle città bombardate e all’organizzazione delle missioni umanitarie. Ieri mattina stava facendo ritorno verso l’Italia sui van di Mediterranea, accompagnando una ventina di profughi diretti nel nostro Paese, quando le Guardie di Frontiera lo hanno bloccato in quanto maschio adulto di origine ucraina, oggetto di divieto d’espatrio per la mobilitazione generale.

Dopo ventiquattro di incertezze e tensioni la sua situazione, simile a quella di molti altri, è stata definitivamente chiarita.Vogliamo pubblicamente ringraziare – scrive Mediterranea Saving Humans – la diplomazia italiana, a partire in particolare dall’Ambasciata d’Italia a Leopoli, che ha seguito passo dopo passo il caso giocando un ruolo determinante nella sua positiva soluzione, fino all’Unità di Crisi e ai vertici della Farnesina a Roma. Ma anche le Autorità Ucraine che, ad ogni livello, a Roma, Kiev, Leopoli e in frontiera hanno collaborato fattivamente.”

“Mentre guardiamo sgomenti all’atroce e vigliacco massacro operato dalle forze armate russe a Bucha e raccogliamo le drammatiche testimonianze di donne e bambini in fuga da città come Mariupol e Kharkiv, che sono adesso in salvo con noi – prosegue l’organizzazione di soccorso della società civile italiana – torniamo consapevoli del piccolo contributo dato negli ultimi giorni alla necessaria lotta contro la guerra. Grazie alla coraggiosa iniziativa assunta da decine di associazioni cattoliche e laiche, a partire dalla Papa Giovanni XXIII, abbiamo potuto portare la nostra testimonianza di pace nelle strade di Leopoli, consegnando aiuti umanitari sempre più necessari alla popolazione civile ucraina e mettendo in salvo altre decine di profughi dalla guerra.”

“Siamo consapevoli della sproporzione delle forze di fronte alla mostruosità di quanto sta accadendo, – conclude Mediterranea- ma non ci fermeremo e non ci arrenderemo: non vogliamo lasciare indietro nessuno, in terra come in mare. Quel Mediterraneo dove altri profughi continuano a perdere la vita, e verso il quale la nostra nave Mare Jonio salperà nei prossimi giorni.”

MEDITERRANEA Saving Humans

 

Per sostenere le nostre future missioni:

https://www.produzionidalbasso.com/project/missione-safe-passage-in-ucraina/

#SafePassage

UCRAINA, CONVOGLIO BLOCCATO AL CONFINE: “NON VOGLIONO FAR PASSARE UN CITTADINO ITALO-UCRAINO”

Il convoglio di Mediterranea Saving Humans, di ritorno da Leopoli nell’ambito della carovana per la pace “Stop the war” che ha manifestato contro la guerra e portato aiuti umanitari in zona di guerra, è bloccato al confine ucraino-polacco dalle autorità militari ucraine. I van trasportano cittadini in fuga dalla guerra che vengono da diverse città dell’Ucraina, per trasportarli in un luogo sicuro. Tra i volontari anche un cittadino con doppio passaporto italiano e ucraino, residente in Italia da oltre 30 anni. “Le autorità ucraine si rifiutano di far passare la frontiera al nostro volontario – spiega Elena Fusar Poli, capomissione di Mediterranea Saving Humans – si tratta di una persona che ha doppio passaporto ed un documento ufficiale dell’Ambasciata Italiana in Ucraina certifica la sua doppia nazionalità e la sua residenza nel nostro paese da oltre 30 anni. Si tratta di un atteggiamento inammissibile da parte delle autorità ucraine, innanzitutto perché rivolta a chi da diverse settimane sta portando aiuti alla popolazione civile ucraina, ed inoltre perché si rifiutano di riconoscere un documento ufficiale del governo italiano. Il trattamento riservato al nostro volontario è molto diverso da quello che hanno avuto i cittadini israeliani con doppio passaporto, che sono sempre stati fatti passare semza problemi”.

Il convoglio è attualmente bloccato al varco di Korczowa tra Ucraina e Polonia, sul caso sta lavorando l’unità di crisi della Farnesina che immediatamente ha iniziato a seguire il caso insieme all’ambasciatore italiano a Leopoli. Il convoglio complessivamente trasporta 24 profughi di guerra diretti in Italia provenienti da diverse città sotto assedio, tra cui Mariupol e Donetsk, e sono diretti a Milano, Napoli ed in Veneto.

Mediterranea Saving Humans

Per sostenere le nostre missioni:
https://www.produzionidalbasso.com/project/missione-safe-passage-in-ucraina/