«Prima si salva
poi si discute»
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Il ministro dell’interno celebra la “proficua collaborazione” con gli assassini di Giulio Regeni, accogliendo con tutti gli onori chi ha sempre rifiutato di collaborare con la giustizia italiana.
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato ieri al Viminale il suo omologo egiziano Mahmoud Tawfik. Le dichiarazioni rese alla stampa da Piantedosi, a pochi giorni dal decennale dell’omicidio di Giulio Regeni per mano degli agenti torturatori del ministero degli interni egiziano, sono una vergogna per il nostro Paese.
«Il dialogo tra i nostri Paesi ha un valore strategico perché si inserisce in una visione condivisa di stabilità, sicurezza e responsabilità nel Mediterraneo» ha l’impudenza di dichiarare il Ministro. «Stabilità e sicurezza del Mediterraneo garantiti diventando complici di assassini e torturatori, che hanno nelle loro galere migliaia di innocenti - sottolinea Mediterranea Saving Humans - Gli stessi che hanno tenuto in carcere perché oppositore politico Patrick Zaki. È questo il Mediterraneo che vuole Piantedosi: quello dei lager in Libia, dei migranti fatti morire in mare come a Cutro, quello dei dittatori come Al - Sisi».
Piantedosi ha espresso «soddisfazione per l’ottima cooperazione tra le Forze di Polizia che hanno sviluppato una collaborazione molto proficua».
«Ma un briciolo di vergogna non riesce a coglierlo? Se mai ci sarà una Norimberga per i crimini contro l’umanità commessi nel Mediterraneo, questo Ministro dovrebbe essere sul banco degli imputati - conclude Mediterranea -. Comunque è processato dalla Storia: dichiarazioni così inqualificabili ed immorali non passeranno inosservate».