«Prima si salva
poi si discute»
Sostieni le nostre missioni nel Mediterraneo.
Dal 19 al 21 maggio alla Corte Penale Internazionale si apre l'udienza preliminare contro Khaled Mohamed Ali El-Hishri: alto dirigente della milizia libica SDF/RADA, pari grado di Osama Almasri Njeem.
Dal 19 al 21 maggio, all'Aia, si decide qualcosa che ci riguarda da vicino. Alla Corte Penale Internazionale si apre l'udienza preliminare contro Khaled Mohamed Ali El-Hishri, conosciuto come Al-Buti: alto dirigente della milizia libica SDF/RADA, pari grado di Osama Almasri Njeem. El-Hishri è il primo indagato a comparire davanti alla CPI da quando la Corte ha aperto le indagini sulle violazioni dei diritti umani in Libia nel 2011 su mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Le accuse sono crimini di guerra e crimini contro l'umanità — tortura, detenzione arbitraria, stu*ro, omicidio, riduzione in schiavitù, persecuzione — commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 nella prigione di Mitiga, dentro il compound che la milizia SDF/RADA controlla a Tripoli: un'area che comprende aeroporto, infrastrutture militari e carcere. Secondo le accuse qui sono state arrestate, detenute e sistematicamente torturate almeno 5140 persone.
Il processo contro El-Hishri è possibile solo grazie al coraggio dei sopravvissuti della prigione di Mitiga che hanno deciso di rompere anni di silenzio per testimoniare. Un silenzio che non era oblio, ma il solo modo che hanno trovato per riuscire a sopravvivere al trauma subito.
La prigione di Mitiga non è un orrore lontano: è la conseguenza diretta delle politiche italiane ed europee di esternalizzazione delle frontiere.
Nel gennaio 2025 le autorità italiane hanno arrestato Osama Almasri Njeem in esecuzione di un mandato della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Due giorni dopo lo hanno rimesso in libertà e rispedito a Tripoli su un volo di Stato. Il governo Meloni si è trincerato dietro la "sicurezza nazionale" e il "segreto di Stato". La CPI ha formalmente accertato che l'Italia ha violato gli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma e ha deferito il caso all'Assemblea degli Stati Parte. A luglio 2025, mentre l'Italia copriva Almasri, la Germania ha arrestato El-Hishri all'aeroporto di Berlin Brandenburg sullo stesso tipo di mandato e lo ha consegnato alla CPI a dicembre 2025. Due governi europei, due risposte opposte di fronte allo stesso obbligo giuridico.
Ma la complicità italiana è più profonda di un singolo caso. Comincia con il Memorandum d'intesa Italia–Libia del febbraio 2017, sostenuto in sede europea dalla Dichiarazione di Malta. Da allora l'Unione Europea, attraverso il fondo EUTF for Africa, ha finanziato la cosiddetta Guardia Costiera libica con motovedette, addestramento e tecnologia di sorveglianza. Nel 2018 la Libia ha dichiarato una propria zona SAR all'International Maritime Organization (IMO) — su spinta di Italia e UE — che le consente di "coordinare" i salvataggi nelle acque internazionali e di riportare indietro chi fugge: i cosiddetti pullback.
Tra gennaio 2018 e settembre 2025, oltre 145.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Molte sono finite proprio in luoghi come Mitiga. Eppure l’Italia e l'UE continuano a rinnovare finanziamento e sostegno tecnico alle autorità libiche.
Per questo dobbiamo mobilitarci attorno all'udienza del 19–21 maggio 2026.
È il momento in cui la responsabilità per un sistema che il nostro governo e l'Unione Europea finanziano da quasi un decennio viene messa nero su bianco da una Corte Internazionale. Mobilitarsi significa dare visibilità ai sopravvissuti, costringere il dibattito pubblico italiano a fare i conti con il caso Almasri e rompere la copertura istituzionale che lega le nostre frontiere ai carcerieri libici.
Non è il processo a un singolo torturatore. È il processo a un sistema che riguarda anche noi.
• BERLINO
21 maggio, ore 17
European Haus,Unter den Linden 78
• PESARO
19 maggio, ore 18.30
Piazza del Popolo (davanti alla Prefettura)
• BERGAMO
20 maggio, ore 17.30
Piazza Giacomo Matteotti
• ROMA
20 maggio, ore 18.00
Largo Cairoli
• MILANO
20 maggio, ore 18.30
Via Flavio Baracchini 7