26 / ago / 2026

Mediterranea batte bandiera tedesca. Accettiamo la sfida, conta solo salvare vite

L'intervista di Alessandra Ziniti a Luca Casarini per Repubblica

«E adesso come la mettiamo con la nostra nave italiana, che batte bandiera tedesca?». Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans, irrompe nella querelle tra Italia e Germania su dublinanti e navi umanitarie tedesche.

Casarini, vi sentite chiamati in causa dalla proposta del governo italiano di considerare di responsabilità tedesca i migranti su navi con bandiere straniere?

«Certo, accettiamo la sfida. La nostra nave Mediterranea, che partirà per la sua nuova missione tra poche settimane, batte bandiera tedesca. Vogliono portare le persone da noi soccorse in Germania?».

L'idea del governo è di conteggiarle per chiederne la compensazione con i cosiddetti dublinanti.

«A Tajani mi viene voglia di dire:"Bene, sediamoci ad un tavolo e parliamone". Noi non siamo affatto contrari, perché il punto centrale è fare il soccorso. In mare interessa solo salvare la vita alle persone, i giochetti politici tra gli Stati, Ceuta, Schengen, Dublino, vengono dopo».

Quindi l'idea che i migranti soccorsi da navi con bandiera straniera siano di responsabilità di quei Paesi la trova d'accordo?

«Se il governo italiano dice salendo su una nave con bandiera tedesca si è già in Germania, allora deve garantire che queste persone raggiungano la Germania. Però alle ong devono dare subito il porto sicuro e ce lo devono dare vicino, in Sicilia, non a cinque giorni di navigazione. La maggior parte dei migranti non vuole restare in Italia, a noi importa solo portarli in salvo in Europa. L'Italia è il porto sicuro più vicino, non quello dove devono rimanere le persone. I governi trattino su questo invece di fare la guerra alle persone».

Al momento si rimbalzano la responsabilità facendo leva sul nuovo Patto asilo e migrazione?

«Il regolamento di Dublino, questo assurdo trattato che assegna al Paese di primo ingresso l'onere dielle persone che arrivano, l'hanno resuscitato loro. Ed è la causa dei sovranismi di cui pagano il conto i più fragili. Lo hanno detto al Meeting di Rimini Papa Leone e il cardinale Zuppi: proteggere le persone e non i confini, prima salvare e poi discutere. Noi non facciamo il tifo per nessuno. È l'Europa che deve farsene carico, prima bisogna salvare le persone, se no arrivano morte».

Le ong continuano a documentare cadaveri che galleggiano e naufragi fantasma.

«L'altra faccia del calo degli sbarchi è l'aumento del 160 per cento dei morti in mare. L'altro giorno davanti alle coste tunisine ci sono stati tre naufragi. E l'obiettivo è far finta che sia colpa delle ong. Perché non discutiamo invece dei peggiori patti che l'Italia ha stretto nel Mediterraneo? È accettabile che Piantedosi, il ministro dell'Interno, istighi alla violazione dei diritti umani? Perché è questo che fa quando ferma, per ultima, la Sea Watch accusandola di non aver collaborato con la Libia. Lo dicono le Nazioni Unite, quando le persone vengono riportate in Libia finiscono nei lager come quello gestito da Almasri. Dice qualcosa questo nome a Piantedosi? E anzi al governo voglio dire un'altra cosa».

Prego.

«Le organizzazioni umanitarie stanno documentando migliaia di deportazioni nel deserto tra Libia, Tunisia e Algeria. E stiamo mandando tutto alla Corte Penale Internazionale. Il file lo hanno già aperto loro con il caso Almasri».

Insomma, quello di Mediterranea con la bandiera tedesca è un guanto di sfida?

«Diciamo che basta all'applicazione pretestuosa del decreto Piantedosi. Non siamo noi a lanciare la sfida, semmai la accettiamo. Noi che siamo italiano abbiamo una bandiera tedesca perché siamo europeisti. Io penso che l'esperienza del soccorso in mare sia una delle dimostrazioni più grandi della solidarietà europea. La nostra bandiera è universale ed è quella della solidarietà umana».

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