A cura di Ufficio Stampa | 16 / lug / 2026

La CPI conferma tutte le accuse contro El Hishri, socio di Almasri

Un passo storico per la giustizia sulle atrocità di Mitiga

Oggi la Corte Penale Internazionale ha compiuto un passo storico. La Camera Preliminare dell'ICC ha confermato all'unanimità tutte le accuse di crimini contro l'umanità e crimini di guerra nei confronti di Khaled Mohamed Ali El Hishri, ex alto dirigente delle milizie SDF/RADA, socio di Almasri e tra i principali responsabili del carcere di Mitiga, a Tripoli.

Per la prima volta, le atrocità commesse all'interno di uno dei luoghi simbolo dell'orrore in Libia vengono riconosciute con la forza del diritto internazionale. Tortura, stupri, schiavitù, omicidi, persecuzioni, trattamenti inumani: diciassette capi d'accusa che raccontano anni di violenze sistematiche inflitte a migliaia di persone rinchiuse arbitrariamente tra il 2014 e il 2020.

Per chi, come Mediterranea Saving Humans, ha raccolto in questi anni le testimonianze delle sopravvissute e dei sopravvissuti, ha denunciato instancabilmente gli abusi nei centri di detenzione libici e ha contrastato la narrazione di una Libia "porto sicuro", questa decisione rappresenta molto più di un passaggio processuale.

È il riconoscimento della verità che migliaia di persone hanno raccontato sulla propria pelle. È il riconoscimento del coraggio di chi ha testimoniato, spesso mettendo a rischio la propria vita. È un primo, fondamentale passo verso la giustizia. Mitiga non è stata un'eccezione. È stata uno degli ingranaggi di un sistema di detenzione, violenza e sfruttamento che per anni è stato alimentato anche dalle politiche europee di esternalizzazione delle frontiere, attraverso il sostegno economico, logistico e politico agli apparati libici incaricati di intercettare e rinchiudere le persone migranti.

El Hishri e Almasri sono stati tra i protagonisti di questo sistema di violenza e impunità che ha avuto nel carcere di Mitiga uno dei suoi principali epicentri. Le responsabilità individuali dovranno essere definitivamente accertate nei tribunali. Ma esistono anche responsabilità politiche che non possono continuare a essere ignorate.

Questa decisione della Corte Penale Internazionale restituisce dignità alle vittime e rafforza una verità che da anni le organizzazioni della società civile, i giornalisti, le Nazioni Unite e gli stessi sopravvissuti continuano a denunciare: in Libia migliaia di persone sono state sequestrate, torturate, violentate, ridotte in schiavitù e uccise.

Oggi quella verità entra ancora più chiaramente nelle aule della giustizia internazionale. Mediterranea Saving Humans continuerà a stare dalla parte delle vittime, a chiedere verità, giustizia e riparazione, e a denunciare ogni complicità con un sistema criminale che ha trasformato il Mediterraneo e la Libia in una frontiera di violenza e impunità.

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