A cura di Mediterranea per Echoes | 30 / mar / 2024

Italia: la maledizione dell'annuncio e l'acqua che scorre, la campagna elettorale permanente e la violenza della frontiera

È disponibile online in lingua inglese il numero 11 di ECHOES, il bollettino del Civil MRCC.

Anticipiamo volentieri qui la versione del testo sulla situazione politica italiana.

Qualche esperto di comunicazione dovrebbe consigliare al Governo italiano di evitare annunci trionfalistici sulla "riduzione degli sbarchi": come era già avvenuto infatti nel 2022 e nel 2023 puntualmente ogni volta che un ministro del Governo Meloni rivendica pubblicamente un numero minore di arrivi di persone in movimento in Italia, i fatti lo smentiscono nel giro di pochi giorni.

È accaduto così anche alla metà di marzo 2024: dopo che il ministro dell'Interno Piantedosi aveva rivendicato il successo della politica governativa di collaborazione con le milizie libiche e il regime tunisino con il risultato di "meno 70% di sbarchi nei primi due mesi del 2024", sono subito riprese le partenze dalle coste di Libia e Tunisia e, dal 14 al 26 marzo, più di 5.400 persone risultavano essere arrivate in Italia (fonte Viminale), un dato cioè in linea con le statistiche del 2023. Molti degli sbarchi sono avvenuti a Lampedusa, sia come arrivi spontanei, sia come soccorsi effettuati dalla Guardia costiera e dalla Guardia di Finanza italiane, ma più significativo in percentuale rispetto al 2023 è stato anche il contributo delle navi della Flotta Civile. Sembra plausibile perciò attribuire la contrazione dei casi di attraversamento del Mediterraneo Centrale in gennaio e febbraio 2024 soprattutto alle condizioni meteorologiche e di conseguenza del mare: era da diversi anni che in inverno non si registrava un periodo così lungo di cattivo tempo e mare in burrasca.

Non si vuole qui sottovalutare i notevoli sforzi compiuti dal Governo italiano nel rafforzare i meccanismi di “respingimento per procura”: sembra che vecchi e nuovi finanziamenti siano arrivati al regime di Kaїs Saied e alle milizie libiche, le capacità operative della Garde Nazionale di Tunisi e delle motovedette libiche (tra cui le ultime nuove donate da Italia e UE risultano particolarmente aggressive) appaiono sicuramente accresciute, lo scambio di informazioni con Frontex e le Autorità europee è stato reso più efficiente e non si contano i viaggi di esponenti governativi e dirigenti dei servizi di intelligence italiani a Bengasi e a Tripoli.

Ma ancora una volta l'intelligenza collettiva delle persone in movimento risulta capace di escogitare nuove modalità per sfidare il regime europeo di controllo delle frontiere, come risulta dalle recenti evoluzioni nelle rotte e nelle modalità di viaggio. Come dice un antico proverbio veneziano: "l'acqua non la puoi fermare, troverà sempre le strade in cui scorrere."

Intanto il Governo italiano ha disperatamente bisogno di argomenti per la "campagna elettorale permanente" italiana ed europea: ci sono tante elezioni regionali e locali in vista e a giugno si vota per Bruxelles e Strasburgo. C'è anche la competizione per "chi è il più cattivo" all'interno della coalizione di destra. C'è la guerra nel mondo, tanti problemi economici e sociali interni e allora bisogna far ripartire il "teatro della paura": l'invasione dei migranti è un tema un po' usurato, e secondo i sondaggi la stessa opinione pubblica italiana ci crede sempre meno, ma si può sempre provare a utilizzarlo.

Ma questo non significa che l'azione del governo Meloni sia solo pura propaganda. Anzi. E purtroppo tutto questo si traduce in misure concrete. Leggi e pratiche. Che inaspriscono la violenza dei confini. Che producono più deportazioni e più morti in mare: nei primi due mesi di quest’anno quasi 400 vite perdute tra morti accertati e dispersi (secondo i dati IOM) nella maggior parte dei casi per non-assistenza. Più sofferenza quindi per donne, uomini e bambinǝ in movimento.

Prendiamo un primo esempio: il memorandum Italia-Albania per la creazione di campi di detenzione extraterritoriali in un paese non membro EU. I parlamenti dei due Stati hanno approvato e sono state affrontare tutte le eccezioni costituzionali. Sono state recentemente approvate, in grande fretta, le gare d'appalto per centinaia di milioni di euro al fine di realizzare i campi. Sicuramente questi dispositivi potranno riguardare poche centinaia di persone ogni anno e non rappresentano "la" soluzione dei problemi dei governi. Ma al tempo stesso, come già avvenuto dal 2016/2017 con gli accordi con i paesi terzi, rappresentano un nuovo "fatto che crea diritto", un nuovo passo nella direzione dello smantellamento dell'architettura del diritto internazionale e di quello d'asilo in particolare, un nuovo passo nella disumanizzazione delle persone in movimento, nella loro gestione come "oggetto passivo" nelle politiche migratorie europee.

Prendiamo un secondo esempio: l'obiettivo governativo di creare almeno un centro di detenzione amministrativa (CPR) in ciascuna delle venti regioni italiane, con l'intenzione di velocizzare e intensificare le deportazioni verso i paesi cosiddetti "sicuri". Certo questo malsano proposito sta incontrando molti ostacoli, soprattutto per la resistenza delle istituzioni locali (Comuni e Regioni) interessate. Ma, al tempo stesso, anche il solo orientarsi in questa direzione ha comportato un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita per le persone lì detenute, con un aumento delle violenze di polizia per contrastare la loro resistenza. E, dall'altro lato, un costante disinvestimento invece sulle strutture e sui percorsi di un’accoglienza dignitosa.

Tanti se ne potrebbero fare, ma prendiamo un terzo e ultimo esempio: dal mese di ottobre 2023 a oggi il Decreto legge Piantedosi è stato applicato sempre più frequentemente per colpire con sanzioni pecuniarie e detenzioni amministrative dai 20 ai 60 giorni di blocco le navi della Flotta Civile. È diventata ormai quasi un'abitudine e a marzo si è arrivati alla detenzione in quasi contemporanea di ben quattro navi: Humanity 1, Sea-Watch 5, Sea-Eye 4 e Geo Barents. Ma quello che colpisce è la motivazione: in tutti i casi la colpa è di "non aver collaborato" o addirittura di "aver ostacolato" le attività criminali di intercettazione e cattura della cosiddetta guardia costiera libica, durante operazioni di soccorso che hanno salvato la vita a centinaia di persone. E, allo stesso modo, il governo ha intensificato i suoi sforzi nella criminalizzazione delle persone appena sbarcate in un ossessivo tentativo di incrementare le statistiche sugli "scafisti" arrestati. È il mondo al contrario!

A fronte di tutto ciò ci sono altrettanti segnali che vanno in direzione opposta, che parlano di solidarietà e di rispetto, di continuità nella resistenza, da parte innanzitutto delle persone in movimento. Ma anche da parte della Flotta Civile, e di movimenti e iniziative sociali diffuse. E anche sul terreno del rispetto dello stato di diritto. E del diritto stesso come terreno di un conflitto. Tra gennaio e marzo 2024 sono state diverse le sentenze di Tribunali civili e penali fino alla Suprema corte di Cassazione che hanno dichiarato apertamente illegittime le norme e le conseguenti pratiche del Governo italiano: dalla richiesta di proscioglimento per Iuventa Crew da parte della stessa Procura della Repubblica di Trapani alla decisione definitiva sul caso Asso 28 affermando che in ogni caso "la Libia non è un porto sicuro", fino ai provvedimenti dei giudici di Brindisi e Crotone che hanno rispettivamente liberato Ocean Viking e Humanity 1 dagli effetti del Decreto legge Piantedosi. E ancora la messa in discussione davanti alle Corti europee delle procedure accelerate e onerose per la detenzione e deportazione forzata delle persone. Allo stesso tempo, prosegue l'udienza preliminare a Ragusa contro 7 membri di Mediterranea per "favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina" nel caso Mare Jonio-Maerk Etienne, ma la stessa nave continua, nonostante tutto, a persistere nel dispiegare le sue missioni di soccorso.

Forse la brutalità del Governo italiano, e tutte le sue contraddizioni, può anche essere spiegata come risposta a questa lunga serie di sconfitte pratiche e giudiziarie delle sue politiche.Di certo però possiamo dire che il 2024 è appena iniziato e la lotta, su ogni fronte, è tutta aperta nei suoi modi e nei suoi possibili esiti.

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