A cura di Federico Alagna | 11 / gen / 2026

Dal Chiapas al Mediterraneo: riflessioni dal Semillero Zapatista

A fine 2025, in Chiapas, si è tenuto il semillero “De Pirámides, de Historias, de Amores y, claro, Desamores”, convocato da EZLN, a cui ha partecipato anche Mediterranea.

Il semillero “De Pirámides, de Historias, de Amores y, claro, Desamores” è stato uno spazio di incontro, ascolto e costruzione collettiva che ha visto la partecipazione di oltre mille persone provenienti da tutto il mondo. È stato un momento politico denso, attraversato da storie di lotta, memoria e resistenza, in cui si sono intrecciate analisi critiche del presente e pratiche di autonomia. Anche Mediterranea era presente, insieme alle compagne e ai compagni di Terra Insumisa e della Global Sumud Flotilla, portando esperienze diverse ma unite dalla stessa urgenza: difendere la vita, opporsi alle frontiere, al colonialismo e alla guerra, e continuare a costruire legami internazionalisti dal basso, nel segno della dignità e della solidarietà tra i popoli.

Al centro degli incontri è stata posta la piramide: metafora e struttura concreta del potere da smantellare. Attorno a essa si sono sviluppate riflessioni profonde e radicali sul sistema economico dominante, sui governi, sulle leggi e sull’apparato giudiziario, sui movimenti di resistenza, sulle sinistre e sul progressismo istituzionale, sui diritti umani, sulla lotta femminista e sulle arti come terreno di conflitto e liberazione. Non è stato un esercizio di teoria astratta, ma un processo collettivo di pensiero critico, orientato a riconoscere e demolire la piramide del dominio.

È stata un’occasione preziosa di ascolto e confronto su temi centrali che toccano da vicino, in modo più o meno diretto, anche le nostre attività resistenti e disobbedienti: dal Mediterraneo Centrale alla Palestina, fino all’Ucraina. In questo tempo politico condiviso abbiamo potuto intrecciare analisi e pratiche, riconoscendo connessioni tra geografie diverse ma attraversate dagli stessi dispositivi di violenza e sfruttamento. È stata anche un’opportunità per stringere relazioni, raccontare l’esperienza di Mediterranea e partecipare attivamente a iniziative concrete dall’altro lato dell’Atlantico, come la mobilitazione per la realizzazione e la messa in esercizio di un blocco operatorio nella Selva Lacandona, tra le montagne del Chiapas.

Tra i molti temi affrontati, uno dei fili conduttori ha riguardato le insidie nascoste del sistema neoliberale in cui viviamo. Al suo interno, anche strumenti che talvolta possono apparire come nostri alleati rischiano di riprodurre e perpetuare logiche di sfruttamento e sopraffazione. Particolare attenzione è stata dedicata, in questa prospettiva, ai diritti umani e al modo in cui rischiano di essere mobilitati, in determinate circostanze, per interventi parziali e cosmetici, capaci di correggere singole storture senza però intaccare minimamente le dinamiche strutturalmente predatorie del sistema. In questo senso, se da un lato essi possono essere alleati in campagne specifiche ed essere utilizzati con successo come strumenti di resistenza e disobbedienza – dal Messico al Mediterraneo, come la nostra stessa esperienza ci insegna – dall’altro è necessario esercitare uno sguardo critico e una costante cautela, ricordando il contesto storico e socio-politico in cui sono nati e la loro sostanziale riconducibilità a dinamiche proprie del Nord globale. Un ragionamento analogo ha attraversato il dibattito sulla legge e sul sistema giuridico degli stati in cui viviamo, fino allo stesso diritto internazionale: anche questi, al pari dei diritti umani, possono talvolta arginare abusi e arbitri dei potenti, ma risultano fatalmente incapaci di mettere in discussione il sistema neoliberale nel suo insieme.

Questa critica radicale delle istituzioni neoliberali e degli strumenti che le accompagnano, oltre a offrirci spunti fondamentali di riflessione sulle nostre pratiche – tenendo sempre presente la diversità dei contesti, delle risorse e dei repertori di lotta a disposizione –, ci aiuta forse anche a comprendere l’estrema facilità con cui proprio questi strumenti, a partire dai diritti umani e dal diritto internazionale, si sono sgretolati negli ultimi anni sotto i nostri occhi. Dal genocidio in Palestina all'aggresione al Venezuela, dalle molteplici frontiere di morte disseminate per il mondo alla feroce repressione che imperversa negli Stati uniti, emerge con forza la loro fragilità strutturale, quale risultato coerente di dispositivi nati e pensati all’interno di un ordine globale in cui la violenza sistemica è funzionale alla riproduzione del potere e delle gerarchie esistenti.

Di fronte a tutto questo, la proposta della Comisión Sexta Zapatista, espressa dal Subcomandante Insurgente Moisés e dal Capitán Marcos, è chiara: mozzare la piramide, evitare di replicare gli errori del passato che hanno portato al fallimento delle rivoluzioni, e ripartire dal comune, praticando il rifiuto della proprietà privata e la riappropriazione collettiva di terra, educazione, salute e, in ultima analisi, delle nostre vite, mettendo al centro autonomia e democrazia comunitaria.

L’invito a una lotta rinnovata, accompagnato da una coraggiosa autocritica, ha attraversato non solo le sessioni del Semillero, ma anche le celebrazioni per il trentiquattresimo anniversario del sollevamento dell’EZLN, presso il caracol di Oventik, territorio zapatista nel cuore della Selva Lacandona. Lì, tra momenti di ascolto e riflessione collettiva, abbiamo potuto osservare, seppur in modo fugace, le pratiche di autorganizzazione e resistenza che, dopo decenni, permettono alle comunità zapatiste di continuare la loro lotta.

Di ritorno da questa esperienza straordinaria, accanto alle emozioni e alla gratitudine per gli incontri e gli scambi, portiamo con noi una rinnovata energia per proseguire nella nostra lotta, arricchita da nuove riflessioni da condividere e approfondire, consapevoli, come ci ha ricordato una delle compagne zapatiste, che “abbiamo ancora tanto amore da dare alla rivoluzione”.

Qui un approfondimento sulle varie sessioni del Semillero: https://globalproject.info/2026/1/oltre-la-piramide-cronache-di-una-tempesta-e-del-comune-che-nasce

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