A cura di Ufficio Stampa | 21 / apr / 2026

Criminalizzare la solidarietà: 110 persone sotto accusa in Europa, il caso Mare Jonio simbolo della deriva autoritaria

Dalle operazioni di soccorso alle aule di tribunale: il report PICUM racconta come l’aiuto alle persone migranti venga sempre più criminalizzato, includendo il processo che riguarda sei nostri attivisti.

“Almeno 110 persone hanno affrontato procedimenti giudiziari per aver agito in solidarietà con i migranti nell’Unione Europea” nel corso del 2025. È il dato più significativo che emerge dal report sulla criminalizzazione della solidarietà pubblicato dall’autorevole organizzazione internazionale PICUM – Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants. 

Il documento evidenzia anche che “almeno 11 organizzazioni della società civile e altre entità sono state soggette a sanzioni amministrative” e che si sono registrati “almeno 33 casi di molestie non giudiziarie, come intimidazioni e campagne diffamatorie” durante lo scorso anno. Numeri che, come sottolineato nel report, rappresentano “molto probabilmente una sottostima”, dal momento che “molti casi non vengono segnalati per timore di ritorsioni” e “i dati statistici e ufficiali sono spesso carenti”.

Secondo il report, siamo di fronte a una tendenza strutturale: “le accuse di favoreggiamento e traffico – così come accuse più gravi come criminalità organizzata e terrorismo – sono spesso utilizzate in modo improprio per criminalizzare azioni con un chiaro scopo umanitario”. Allo stesso tempo, “nonostante procedimenti giudiziari numerosi e prolungati, la stragrande maggioranza delle persone viene infine assolta da tutte le accuse”.

Il caso Mare Jonio

Tra i casi studio principali analizzati dalle ricercatrici figura quello che coinvolge Mediterranea Saving Humans, indicato come emblematico di questa preoccupante deriva autoritaria. Il report ricostruisce la vicenda giudiziaria che riguarda sei membri dell’equipaggio della nostra organizzazione, accusati a seguito di un’operazione di soccorso effettuata dalla nostra nave Mare Jonio nel settembre 2020. Si tratta, si legge, di “una soglia giuridica senza precedenti per le ONG impegnate nelle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”, poiché “nessuna aveva mai visto il proprio personale formalmente incriminato”.

Al centro del caso vi è il salvataggio di 27 persone rimaste per 38 giorni bloccate sulla nave commerciale Maersk Etienne al largo delle coste maltesi, “in condizioni di grave sofferenza fisica e psicologica”. Nonostante “ripetute richieste, le autorità maltesi non hanno risposto”, e il nostro equipaggio ha deciso di intervenire trasferendo le persone sulla più attrezzata Mare Jonio, per poi sbarcarle in un porto sicuro in Italia.

Un passaggio chiave della vicenda giudiziaria riguarda la donazione ricevuta dopo l’operazione: tre mesi dopo il salvataggio, a Mediterranea sono stati versati 125.000 euro per sostenere le attività di soccorso. Tuttavia, “la Procura sostiene che questa donazione sia di per sé sufficiente a dimostrare un intento di profitto”, arrivando a “trattare il normale rimborso dei costi operativi come prova di intento criminale”. Ricordiamo che la prossima udienza del processo si svolgerà al Tribunale di Ragusa il 12 maggio.

Un trend allarmante in Europa

Giunto al suo quarto anno consecutivo, il monitoraggio di PICUM continua a rivelare un quadro preoccupante di criminalizzazione che colpisce centinaia di persone attive nella solidarietà in tutta Europa. La criminalizzazione delle azioni di solidarietà nei confronti dei migranti è emersa negli ultimi anni come una tendenza costante e sempre più visibile in tutta Europa. 

I dati 2025 infatti confermano una tendenza preoccupante e già osservata nei rapporti precedenti. Almeno 142 persone sono state criminalizzate nell’UE nel 2024, almeno 117 nel 2023, almeno 102 nel 2022 e almeno 89 tra gennaio 2021 e marzo 2022.

Il monitoraggio ha rilevato che la maggior parte delle persone sottoposte a procedimenti giudiziari si trova in Grecia (50), Polonia (20), Italia (19) e Francia (14). Altri casi sono stati individuati in Lettonia, Malta, Slovenia e Cipro. Tra questi, 41 persone sono state criminalizzate per aver soccorso o assistito migranti in difficoltà in mare. 17 persone sono state criminalizzate per aver partecipato a proteste e altre forme di disobbedienza civile. 12 persone per aver aiutato attraversamenti di frontiera, 10 per aver fornito assistenza legale e informazioni e 8 per aver offerto cibo, acqua e vestiti. Altre azioni criminalizzate includono il monitoraggio delle violazioni o la fornitura di alloggio ai migranti.

«In oltre il 60% dei casi, le persone sono state accusate di favoreggiamento dell’ingresso, soggiorno o transito irregolare o di traffico di migranti (a seconda di come il reato è definito nelle legislazioni nazionali). Altre accuse utilizzate per criminalizzare le persone includono l’appartenenza o la costituzione di un’organizzazione criminale, falsificazione e uso di documenti falsi, frode e atti di terrorismo. L’ampiezza e la gravità di queste accuse risultano fortemente sproporzionate rispetto alle azioni contestate»
Silvia Carta, advocacy Officer - Picum

La durata media dei procedimenti rilevati dal monitoraggio è di oltre tre anni. Nel 2025, i procedimenti giudiziari si sono conclusi per 41 delle 110 persone criminalizzate. Quasi tutte (38) sono state assolte o hanno visto cadere le accuse. Tre persone sono state condannate con pena sospesa. «Anche quando un caso si conclude con un’assoluzione, i processi comportano comunque gravi conseguenze sulle finanze, sulla vita personale e sul benessere psicologico delle persone coinvolte». 

Il report è stato realizzato da PICUM nell’ambito del progetto europeo WING, insieme ai partner Groupe d’information et de soutien des immigré·es (Gisti), Greek Council for Refugees (GCR), Hungarian Helsinki Committee (HHC), Oxfam Italia e Ocalenie Foundation.

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