A cura di Consiglio Direttivo di Mediterranea | 12 / feb / 2024

Complicità europee nelle catture in mare e nelle deportazioni in Libia: “Nuove prove inchiodano le responsabilità di Frontex”

Der Spiegel e Lighthouse Report scoprono migliaia di email con cui l’Agenzia Europea per le frontiere ha consegnato alle milizie libiche le persone in fuga.

L’autorevole settimanale tedesco Der Spiegel e il consorzio di giornalismo investigativo internazionale Lighthouse Report hanno ottenuto in esclusiva la conferma: a partire dal gennaio 2021 Frontex ha inviato oltre 2.200 email con le posizioni di barche di rifugiatə alla cosiddetta guardia costiera libica.

Per MEDITERRANEA Saving Humans sono le “nuove schiaccianti prove che inchiodano le Autorità europee alle loro responsabilità.” Gli aerei dell’Agenzia dell’Unione Europea per il controllo delle frontiere, mentre sorvolano il Mediterraneo centrale, inviano le coordinate delle imbarcazioni cariche di persone in pericolo, in fuga proprio dall’inferno della Libia, a quelle milizie che – come provato da innumerevoli fonti indipendenti - inseguono, speronano, sparano e picchiano le persone migranti in mare con l’obiettivo di catturarle e deportarle nuovamente in Libia.

Secondo il giornalista Steffen Lüdke, in una lettera al Parlamento Europe il direttore di Frontex, Hans Leijtens, ammette per la prima volta che "sono state inviate circa 2.200 email da Frontex al RCC Libia, trasmettendo coordinate e altre informazioni rilevanti riguardanti imbarcazioni in stato di emergenza". Nello stesso periodo, Frontex ha registrato diversi casi di violenza da parte della cosiddetta guardia costiera libica. I miliziani hanno più volte aggredito con violenza i migranti e, come provato anche dalle immagini diffuse da Refugees in Libya, il 29 novembre scorso hanno sparato e speronato imbarcazioni di rifugiatə per bloccarlə in mare e riportarlə illegalmente in Libia, dove saranno nuovamente vittime di abusi, torture ed estorsioni.

Lo stesso Responsabile per i Diritti Fondamentali di Frontex, Jonas Grimhegen, ha avvertito internamente i vertici delle possibili conseguenze legali per l'agenzia derivanti dalla sua collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica: "Sebbene l'Agenzia – scrive - non possa essere ritenuta responsabile nella decisione sul Place of Safety, gli avvistamenti condivisi direttamente con le autorità libiche di fatto consentono loro di individuare le barche di migranti e riportarle in Libia." E così continua in un documento interno: "(...) il contributo fornito attraverso la coordinazione e la condivisione di informazioni potrebbe potenzialmente essere considerato come coinvolgimento indiretto in pratiche di respingimento, con possibili conseguenze legali e rischi reputazionali elevati sia per gli Stati membri che per l'Agenzia."

Interessante una delle raccomandazioni conclusive del Responsabile Diritti Fondamentali di Frontex, per il quale l’Agenzia dovrebbe invece "potenziare la cooperazione con le navi di soccorso delle ONG avvertendole, insieme ai centri di coordinamento del soccorso pertinenti, per gli incidenti avvistati dagli asset aerei dell'Agenzia all'interno dell’area di Ricerca e Soccorso libica." Attività che dovrebbe già essere compiuta in base al diritto marittimo internazionale.

Per MEDITERRANEA Saving Humans, è tempo che la collaborazione tra Frontex (e altre Autorità europee e dei Paesi membri, tra cui l’Italia) con le milizie libiche finisca, perché si tratta di complicità con sistematiche e gravissime violazioni dei diritti umani; è tempo di una missione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo che garantisca lo sbarco delle persone in pericolo in porti sicuri; è tempo di canali umanitari di evacuazione che, in modo legale e sicuro, liberino tutte le donne, uomini e bambinə ancora detenuti nei campi di concentramento in Libia.

Bologna, 12/02/2024

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