Mediterraneo #14

13 / ott / 2023 17 / ott / 2023

Venerdì 13 ottobre, MARE JONIO, la nave di MEDITERRANEA Saving Humans, è salpata dal porto di Trapani, dirigendosi verso il Mediterraneo centrale per la quattordicesima missione di monitoraggio e osservazione in mare. Si tratta dell’unica nave della Flotta Civile battente bandiera italiana.

Dopo settimane di controlli continui da parte delle Autorità italiane (l'ultima ispezione a bordo è avvenuta due ore prima della partenza), nonostante siano state minacciate conseguenze penali fino all'arresto nel caso in cui non fossero state scaricate tutte "le attrezzature e gli equipaggiamenti di soccorso" dalla nave, abbiamo finalmente preso il largo.

La partenza della Missione 14 dal porto di Trapani

Dopo la partenza da Trapani, verso le 15 di sabato 14 ottobre MARE JONIO si trovava già a sud ovest dell'isola di Lampedusa. In questo omento, l’equipaggio di Mediterranea ha ricevuto da parte di Alarm Phone e dell'aereo Seabird di Sea-Watch diverse segnalazioni di imbarcazioni in pericolo nella zona SAR attribuita alla Libia. Mentre MARE JONIO faceva rotta verso sud in direzione delle ultime posizioni conosciute di questi casi, durante i turni di osservazione coi binocoli, a circa 40 miglia nautiche da Lampedusa, l’equipaggio ha individuato questa imbarcazione in ferro stracarica di persone.

Una volta avvicinatisi, il rescue team ha verificato le condizioni della barca in ferro, che stava già imbarcando acqua e rischiava di capovolgersi. La capomissione a bordo di MARE JONIO Sheila Melosu ha immediatamente contattato il nostro Centro di coordinamento dei soccorsi l'MRCC di Roma e le Autorità maltesi competenti per l'area, chiedendo loro istruzioni. Di fronte al silenzio di Malta e al concreto rischio che la barca affondasse, si è dovuto procedere con le operazioni di soccorso. Le persone in movimento sono state trasferite a bordo di MARE JONIO, dove hanno ricevuto le prime cure. A tarda sera MRCC di Roma ha comunicato l'assegnazione del porto di Lampedusa come POS per lo sbarco. Le operazioni sul molo dell'isola si sono tranquillamente concluse alle 3 di notte.

La prima operazione di soccorso

Le persone soccorse, tra cui 7 donne, una bambina di sette anni e 16 minori non accompagnatǝ avevano preso il mare da Sfax, in Tunisia, in fuga dalle violente campagne razziste e dalle conseguenti difficili condizioni di vita provocate dal regime autoritario di Kaïs Saïed verso le persone provenienti dall'Africa subsahariana. I Paesi di provenienza delle persone soccorse sono infatti: Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Mali, Senegal Sudan e Sud Sudan. Nonostante un caso di ipotermia, ferite causate dalle lamiere della barca in ferro su cui si trovavano e ustioni provocate dal contatto con la benzina, dopo il soccorso, lə naufraghə erano in buone condizioni di salute. 

"Anche questo caso dimostra come sia fondamentale la presenza delle navi della Flotta Civile nel Mediterraneo centrale. - prosegue Melosu - Senza il nostro intervento, questa barca, che non era stata segnalata da nessuno, poteva affondare da un momento all'altro con conseguenze tragiche per le 47 persone a bordo. Aggiungendosi a uno stillicidio di naufragi invisibili, soprattutto lungo la rotta tunisina, decine di 'piccole' Cutro e Pylos che hanno portato ad oltre 2.300 il numero delle vite perse negli ultimi nove mesi nel Mediterraneo centrale." 

All’alba del 16 ottobre, MARE JONIO è ripartita da Lampedusa per proseguire la sua missione in mare, dirigendosi a sud.

La ripartenza di MARE JONIO da Lampedusa

Nel pomeriggio, l’equipaggio di MARE JONIO ha ricevuto dall'aereo civile di ricognizione SEABIRD la segnalazione di due gommoni in pericolo in zona SAR libica. Subito MARE JONIO si è diretta verso le coordinate più vicine indicate dal velivolo di Sea-Watch e con le ultime luci del giorno ha individuato la prima delle imbarcazioni segnalate. La capomissione ha immediatamente contattato l’MRCC di Roma, che ha ordinato a Melosu di mettersi agli ordini del cosiddetto “centro di coordinamento marittimo libico”. MARE JONIO si è rifiutata di obbedire a un ordine illegittimo dato che le sedicenti autorità libiche non sono un attore affidabile e continuano a macchiarsi di crimini contro l’umanità e chiare violazioni dei diritti fondamentali, come più volte denunciato anche dalle Nazioni Unite.

Nonostante le difficoltà dovute alla scarsità di luce e la necessità di soccorrere anche alcune persone dall’acqua, il rescue team di Mediterranea ha portato a termine le operazioni di soccorso e portato in salvo a bordo di MARE JONIO lǝ 69 naufraghǝ, tra cui una famiglia con tre bambine di 7 e 5 anni e 2 mesi di vita. Tutte le persone a bordo erano di nazionalità sudanese.

La seconda operazione di soccorso

Terminate le operazioni di soccorso e imbarcatə tuttə lə 69 naufraghə, MARE JONIO ha fatto rotta verso la posizione della seconda imbarcazione in pericolo segnalata da SEABIRD. Nel frattempo un aereo di Frontex rilanciava l'SOS via radio, fornendo coordinate aggiornate. Si trattava di un gommone con bordo circa un centinaio di persone ad alcune ore di distanza dal primo soccorso. L’MRCC di Roma ha indicato a MARE JONIO di andare a verificare le condizioni di questa seconda imbarcazione, assumendo il coordinamento dell’operazione e ordinando di riferire alle autorità italiane e maltesi.

Per tutta la notte, l’equipaggio di MARE JONIO ha cercato l’imbarcazione segnalata senza riuscire a individuarla. Alle prime luci dell’alba, l’aereo di Sea-Watch ha avvistato nella zona un gommone privo di motore. Probabilmente era quello segnalato da Frontex ed è plausibile pensare che le persone a bordo siano state vittime di un respingimento illegale da parte della cosiddetta guardia costiera libica. A questo punto l'equipaggio della MARE JONIO ha dovuto a malincuore sospendere le ricerche e fare rotta verso Trapani, porto assegnato dalle autorità italiane per lo sbarco delle 69 persone soccorse la sera precedente.

La mattina di mercoledì 18 ottobre, MARE JONIO ha sbarcato nel porto di Trapani le 69 persone soccorse nel Mediterraneo Centrale. 

Lo sbarco di MARE JONIO nel porto di Trapani

Subito dopo lo sbarco Comandante e armatore sono stati convocati in Capitaneria di Porto dove, con Guardia di Finanza e Questura di Trapani, è stato notificato il doppio provvedimento di applicazione del Decreto Legge "Piantedosi" del 2 gennaio 2023: sanzione fino a 10mila euro e fermo amministrativo della nave per 20 giorni a partire da oggi per la sua violazione. 

Alla MARE JONIO vengono contestati due fatti: innanzitutto di non aver ottemperato alle istruzioni dell'MRCC di Roma che, dopo la prima segnalazione dell'imbarcazione in pericolo, aveva indicato di contattare e metterci agli ordini del cosiddetto "centro di coordinamento del soccorso marittimo libico"; in secondo luogo, di non aver richiesto alle stesse Autorità Libiche l'assegnazione di un porto di sbarco. In pratica la MARE JONIO viene pesantemente sanzionata per essersi rifiutata di consegnare 69 tra donne, uomini e bambinə, appena strappatə al rischio della morte per annegamento in mare, a quelle milizie che li avrebbero riportati nei campi di detenzione da cui fuggivano. 

"Che cosa avremmo dovuto fare per il Governo italiano che ci colpisce con fermo e multa? - si chiede Sheila Melosu - Forse rimettere queste persone nelle mani dei loro aguzzini e torturatori? Commettere un crimine contro l'umanità in violazione del diritto internazionale? Ricordo che per aver obbedito all'ordine di riportare in Libia persone soccorse in mare comandanti di navi italiane sono stati condannati dalla giustizia italiana, come nel caso dell'Asso Ventotto davanti al Tribunale di Napoli." 

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