FAQ

  •      Da chi e come nasce Mediterranea?
Mediterranea nasce da tante persone diverse che non sono più riuscite a restare a guardare altre persone come loro morire, a migliaia, nell’’indifferenza. Nasce dal bisogno di giustizia e di fare qualcosa di buono. Nasce dal coraggio di pensare che chiunque può farlo. Nasce da un desiderio. Ed è forse normale che questo desiderio sia stato condiviso per primi da operatori e operatrici del sociale, persone impegnate nell’attivismo per i diritti, ricercatori e ricercatrici che hanno dedicato la loro vita allo studio delle società contro ogni demagogia e strumentalizzazione.  Tutte queste persone, insieme, hanno deciso di creare una rete, di dare concretezza a un’idea enorme e piccolissima: possiamo e dobbiamo continuare a desiderare e agire per dire che il rispetto della vita umana viene sopra ogni cosa. Così hanno cominciato, semplicemente, a farlo: con telefonate, incontri, riunioni sempre più frequenti. Tutte le realtà del nucleo promotore hanno dato il loro contributo per far nascere questa operazione e molte singole personalità culturali e politiche, interpellate, si sono messe generosamente a disposizione, si sono mobilitate e hanno reso possibile raggiungere questo primo traguardo. Ora tocca a tutti e tutte fare in modo che Mediterranea cresca: con le donazioni ma anche e soprattutto con la partecipazione al progetto che è e resterà sempre aperto a tutti e tutte.
  •      Perché avete comprato una nave?
Dopo l’allontanamento delle navi delle Ong dal Mediterraneo, una persona ogni sei che si mettono in mare fuggendo dalla Libia muore nel silenzio. Nessuno può più testimoniare, ed eventualmente portare aiuto a chi si trova in pericolo di vita. è  intollerabile sapere che tante tragedie si consumano nell’invisibilità e senza che vi sia alcun soccorso. Mediterranea adesso è lì per monitorare, chiamare i soccorsi, aiutare se necessario. Per farlo, per essere nel Mediterraneo centrale, non c’era altra alternativa che acquistare una nave e salpare.
  •      Cosa fate nel Mediterraneo centrale?
La nostra è una missione di monitoraggio. Saremo in mare per testimoniare e denunciare ciò che accade, nel rispetto delle leggi internazionali e del mare, comprese quelle che impongono, ove necessario, il salvataggio della vita umana.
  •      Mediterranea è una ONG?
Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile che collaborano per testimoniare e denunciare cosa sta accadendo nel Mediterraneo centrale dopo che le Ong, criminalizzate da una retorica politica costruita intorno ad inchieste che non hanno portato a nessuna condanna, sono state costrette ad abbandonarlo. Non è una Organizzazione Non Governativa, ma un’Azione Non Governativa progettata e realizzata da organizzazioni di natura differente e singole persone. Per questo Mediterranea è aperta a tutte le voci – laiche, religiose, culturali e sociali – e a tutti i contributi di chi vorrà sostenerla e farne parte. Il lavoro del nucleo promotore è solo un primo passo: tanti incontri con nuove realtà sono in corso e si faranno sempre più fitti nelle prossime settimane. Mediterranea è una nave di tutti e tutte.
  •      Chi finanzia Mediterranea?
Mediterranea crede nell’importanza di agire e di farlo insieme. Per questo stiamo scommettendo sulla partecipazione dal basso e contiamo di reperire le risorse necessarie a questa prima missione grazie all’aiuto di tante persone, associazioni e gruppi che trovano inaccettabile che ogni mese muoiano centinaia di persone vicino alle coste italiane. Attraverso il crowfounding –  con le modalità indicate sul sito internet www.mediterranearescue.org, tutti possono donare ciò che è nelle proprie possibilità. Inoltre tutti i promotori e i sostenitori si impegneranno per realizzare sul territorio iniziative di solidarietà, supporto e foundraising aperte a tutti i cittadini. L’avvio del progetto è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione con Banca Etica che ha concesso un prestito per far fronte a tutte le necessità operative, supervisiona le attività di raccolta fondi e offre consulenza e tutoraggio economico
  •      Come pensate di accogliere le persone che salverete?
Il diritto internazionale prescrive non solamente che in caso di situazioni di naufragio e in condizioni di pericolo in mare si debba intervenire per portare rapidamente soccorso, ma anche che gli uomini e le donne aiutate siano portate in porti sicuri. I  naufraghi, una volta raggiunta la costa italiana o di altra nazione europea, saranno accolti secondo quanto previsto dalla legge italiana ed europea.
  •      Cos’è un “porto sicuro”?
Un porto sicuro è il porto di un paese che rispetta le convenzioni internazionali, il diritto dei diritti umani e quindi garantisce nel concreto il rispetto della dignità e dei diritti delle persone che accoglie, compreso l’accesso effettivo alla possibilità di chiedere asilo. La Libia, ad esempio, non ha nessuno di questi requisiti.
  •      Perché i naufragi nel Mediterraneo sono così frequenti?
La ragione strutturale è la chiusura degli ingressi legali e quindi la costrizione, per molte delle persone che lasciano il proprio paese e non vogliono (ma spesso non riescono a) fermarsi nei paesi di transito, di arrivare fino in Libia. Da lì, il Mediterraneo diventa una tappa obbligata. Una volta pagata la traversata, si viene messi in mare (negli ultimi tempi, sempre più di frequente, con i fucili puntati contro) su barche il più delle volte malferme e destinate ad affondare. Questo accadeva prima della presenza delle Ong nel Mediterraneo e continua ad accadere adesso che sono state allontanate. Certamente, l’allontanamento delle navi umanitarie e di ogni mezzo governativo deputato al salvataggio ha contribuito all’aumento dei naufragi, ma sono le condizioni della partenza dalla Libia e la chiusura di tutti gli altri canali di ingresso le principali cause. Infine, il nuovo ruolo attribuito dall’Italia alla cosiddetta guardia costiera libica ha fatto sì che le persone che si imbarcano dalle coste libiche vengano intercettate dai libici in mare e  riportate indietro alle torture e alle violenze e poi rimesse sulle barche anche 2 o 3 volte. Questo ha moltiplicato, per ciascuna di esse, oltre che la quantità di sofferenza e abusi, anche le possibilità di naufragio. Oggi, una persona su 6 che parte muore. Immaginate cosa significhi allora, per chi lo fa, partire, e chiedetevi se è moralmente accettabile che le persone vengano messe nella condizione di compiere questa scelta.
  •      Perché non li aiutiamo a casa loro?
Di chi stiamo parlando? Questo “loro” è composto da una miriade di condizioni e provenienze differenti, e ogni riposta, anche quella che stiamo per dare, è riduttiva e semplificante di una realtà molto più complessa. Se ci si riferisce a chi in questo momento sta cercando di fuggire dalle bombe o dalle violenze di guerre crudelissime l’unico imperativo ora è offrire un posto sicuro dove rifugiarsi, oltre che smettere di fornire immediatamente gli armamenti. Se parliamo in generale di chi parte per costruire un futuro migliore, in luoghi più democratici e liberi, allora aiutarli in casa “loro” significherebbe innanzitutto smettere di sostenere governi repressivi, cosa che l’Italia e l’Europa non hanno mai smesso di fare, smettere di estrarre ricchezze da paesi che non traggono alcun profitto dalle nostre speculazioni, anche quando sono fatte in loco, come accade col turismo non solidale e rispettoso delle comunità locali, riscrivere gli accordi economici che legano ad esempio le due sponde del Mediterraneo e che vanno sempre a discapito dei più poveri, dall’una e dall’altra parte. Gli interventi umanitari sono importanti nell’emergenza, ma per superarla occorrono misure razionali, serie, non dettate dall’egoismo e dal mercato, o dal rapporto di forza tra i governanti dei paesi del mondo, che ovunque, anche in Italia, hanno spesso troppo poco a cuore il bene reale delle popolazioni. In generale, però, dovremmo chiedere anche all’Inghilterra, allora, perché non aiuta a casa loro i tantissimi italiani (spesso giovani e competenti come tanti ragazzi e ragazze che dall’Asia e dall’Africa cercano di raggiungere l’Europa) che adesso vivono a Londra o in altre città inglesi.
  •      Perché è l’Italia che deve pensare ad accogliere migranti?
L’Italia, con le sue politiche di chiusura delle frontiere, in accordo con le politiche dell’UE, ha reso il Mediterraneo l’unica strada percorribile. Questo l’ha messa nella posizione geografica di essere, insieme a Malta e alla Grecia, il primo paese di ingresso. Se esistessero canali di ingresso legale in Europa le migrazioni si redistribuirebbero dal basso. Questa sarebbe l’unica battaglia di senso da condurre in Europa sul tema, ma l’Italia dovrebbe iniziare dando il buon esempio.
  •      State facendo un’operazione legale o illegale?
Tutto ciò che Mediterranea fa  è completamente legale. Rispetta e rispetterà sempre le leggi italiane, internazionali, e quelle del mare: Mediterranea è un’azione di obbedienza civile.
  •      Cosa pensate delle politiche europee sull’immigrazione?
In tutta Europa, a vari livelli, ormai da anni, si è scelto di trasformare il tema delle migrazioni in uno strumento di propaganda politica. la conseguenza sono state politiche migratorie irrazionali, inefficaci anche rispetto agli scopi che dichiaravano di voler raggiungere, oltre che ingiuste e sempre più inumane e pericolose anche per la tenuta stessa degli assetti democratici dei paesi europei. I cosiddetti paesi progressisti ed europeisti hanno scelto anch’essi la via della strumentalizzazione politica, pensando fino ad oggi di potere governare le derive razziste e di delegittimazione del diritto e dei diritti umani che sempre ne derivano. Oggi si ritrovano ad affrontare una situazione in cui la guerra alle migrazioni è diventata il collante per le forze neofasciste e neonaziste europee, ma anche per l’asse di stati Ue i cui governi sono fortemente orientati al sovranismo antieuropeista e al nazionalismo identitario, e che in comune hanno soprattutto la xenofobia e una certa nostalgia per regimi autoritari che speravamo non tornassero più dopo le sofferenze e gli stermini di cui sono stati responsabili. Le politiche europee sulle migrazioni non hanno mai puntato davvero a gestire in maniera razionale un fenomeno che esiste. Sono diventate il terreno di lotta politica per guadagnare consenso. Per questo non hanno funzionato.
  •      Da dove vengono i migranti?
Essendo ormai il Mediterraneo l’ultima rotta ancora percorribile verso l’Europa, seppure in maniera sempre più residuale e sempre più pericolosa, le provenienze dei migranti che lo attraversano sono le più eterogenee: dai paesi del corno d’Africa, afflitti da regimi repressivi, insicurezza e guerre civili, a quelli sub-sahariani che presentano a vari livelli le stesse caratteristiche, a quelli del Magreb raccontati come stati pacificati ma che in realtà non garantiscono spesso la tutela dei diritti e delle libertà delle persone (rispetto all’Egitto basti pensare alla terribile uccisione di Giulio Regeni), ricordando sempre che la grande povertà si accompagna spesso alla mancanza di effettive tutele democratiche. A questi migranti Africani si aggiungono anche i pochi profughi che ancor riescono a fuggire dalle guerre del Medio Oriente e da contesti di insicurezza politica e ambientale che caratterizzano tanti stati asiatici.
  •      Dove vanno i migranti?
Chi parte dalla Libia, molto spesso, cerca semplicemente di arrivare il più  lontano possibile da quell’infermo dove dove ogni giorno è scandito da torture, stupri, violenze e riduzione in schiavitù. Ricordiamo che il fatto che la Libia sia diventata un enorme campo di concentramento a cielo aperto dipende dalla chiusura di tutti i canali di ingresso legali e che quando si parte dal proprio paese si è sempre costretti a mettersi nelle mani dei trafficanti, molto spesso perdendo il controllo sul proprio percorso migratorio, e che quando si arriva in Libia si può andare solo avanti ed è impossibile tornare indietro. Le persone che partono da paesi come la Tunisia o l’Egitto solitamente inseguono il sogno di vivere in uno stato democratico dove potere costruire un futuro più libero e sereno. Molto spesso le persone che partono desiderano raggiungere i propri congiunti che già si trovano in Europa e che potrebbero ospitarle e aiutarle nell’affrontare le difficoltà del primo arrivo. Le leggi dell’Unione europea e degli stati nazionali che la compongono, però, rendono quasi sempre questo desiderio irrealizzabile, opponendosi a quella che sarebbe una sorta naturale redistribuzione dal basso delle persone che arrivano in Europa.
  •      C’è un’invasione in atto?
L’ansia da “invasione” è il prodotto di strumentalizzazioni e falsificazioni della realtà, perché le migrazioni verso l’Europa e l’Italia non sono aumentate, ma decresciute negli ultimi dieci anni: nel 2006 sono entrate via terra legalmente 550.000 persone, quasi tre volte quelle arrivate dal mare nel 2016. Nessuno ha lucrato sul loro viaggio, nessuno ha urlato all’invasione. Ma la chiusura di ogni canale di ingresso legale ha reso il Mediterraneo l’unica via percorribile, arricchendo le mafie dei trafficanti di esseri umani. Così si è costruita l’emergenza ideale per far dimenticare alla popolazione europea chi sono i veri responsabili della crisi economica, delle diseguaglianze, della precarietà delle nostre esistenze: non certo le persone che migrano e che da sempre portano nei paesi dove arrivano prevalentemente risorse e benefici. Si è tornati a legittimare il razzismo, la legge del più forte sopra la garanzia del diritto, il rancore come collante sociale, rischiando di farci regredire ai decenni peggiori della recente storia europea, quelli degli stermini e del terrore. L’Italia, e in generale l’Europa, hanno accolto una parte minima delle decine di milioni di persone, 68,5 nel mondo, costrette ad abbandonare il proprio paese: oltre 3 milioni e mezzo sono rifugiati in Turchia, 992mila in Libano, e 662mila in Giordania (questi ultimi due paesi sono molto più piccoli e più poveri del nostro). Da quando sono entrati a regime gli accordi tra l’Italia e il governo libico di Al Serraj, inoltre, gli arrivi sono diminuiti dell’80%. Non bisogna mai portare questo dato come una vittoria, ma ricordarsi che le persone che non arrivano più sono detenute in Libia in centri governativi e informali dove oggi giorno, anche e soprattutto donne e bambini, subiscono ogni sorta di violenza, oppure sono morte nel mare. A fronte di questa diminuzione di arrivi, però, la recrudescenza delle politiche migratorie, in nome di una necessità e urgenza di intervenire,  è veramente del tutto insensata, oggi più che mai.

 

ENGLISH VERSION

 

  • Who is Mediterranea and how did it start?
Mediterranea was founded by many different people who couldn’t stand watching thousands of other people die in general indifference. It is the need for justice and doing something good. It was founded with the courage of thinking that everyone is able to do it. And maybe it is normal that this desire has been shared at first by people socially active, people who stand up for the rights, researchers who have dedicated their life to studying society without demagogism or instrumentalization. All those people, together, have decided to create a network, to realize an idea which is great and small at the same time: we can and we must continue to wish and act to put the respect of human beings above everything else. So they chose to do it: by more and more frequent phone calls and meetings all participants have given their share to the creation of this operation, and many individual persons from culture and politics have contributed their part and made this first step possible. Now it is everyone’s turn to let Mediterranea grow: by donations but mainly by participation in this project which will always be open to everyone.
  • Why did you buy a ship?
After all NGO ships have been blocked from the Mediterranean, one out of six people that flee from Libya dies in silence. Nobody will witness and bring help to those in danger. It is not acceptable that such an enormous tragedy is happening without any rescue. Mediterranea will now be there for monitoring, call for rescue and help if necessary. In order to do this, to be in the central Mediterranean, there is no alternative to buying a ship and sail.
  • What are you doing in the central Mediterranean?
Our mission is monitoring. We will be on the sea to witness and report what is happening, in respect of international laws and those of the sea, including, whenever necessary, to save human life.
  • Is Mediterranea an NGO?
Mediterranea is a platform of different initiatives of the civil society coming to the central Mediterranean after the NGOs have been forced to leave in consequence of being criminalized by political rhetoric, even though no inquiry has ever come to any conviction.
It is not a non governmental organization, but a non governmental action designed by organization of different nature and individuals. That’s why Mediterranea is open to all voices – religious, secular, cultural and social – and to all the contributions of whoever wants to be part of it and support it. The work of the promoting core is just a first step. Many meetings with new supporters are underway and will be intensified during the next weeks. Mediterranea is a ship for everyone.
  • Who finances Mediterranea?
Mediterranea believes in the importance of acting and acting together. This is why we are counting on grassroots participation, and we are sure to retrieve the necessary resources for this first mission thanks to the help of many people, associations and groups finding it unacceptable that hundreds of humans die near the italian coast. Everyone can give his part in this crowdfunding campaign by visiting www.mediterranearescue.org. All the promoters and supporters are working in their local areas starting solidarity and support initiatives as also fundraisers open to all citizens. This project has been started also thanks to the partnership with Banca Etica, giving the necessary loan for this operation, supervising the fundraising and tutoring all economical aspects of it.
  • How do you plan to receive all the people you’ll save?
International laws do not only prescribe to intervene in case of a shipwreck situation or dangerous situations on sea, but also that the rescued people will be brought to a safe harbour. The people, once brought to the italian coast, will be treated as the Italian and European law prescribes.
  • What is a safe harbour?
A safe harbour is a country which respects international laws, human rights and the dignity of the people it welcomes, including the possibility to request asylum. Libya for example doesn’t fulfill those standards.
  • Why are shipwrecks so common in the Mediterranean sea?
The structural reason is the closure of legal entrance ways for refugees, and because of that the constraint to stop, even if they don’t want to, in transit countries and to arrive to Libya. From there, crossing the Mediterranean is obligatory. Once the crossing has been paid, people are put on boats (very often with guns pointed to their heads) which are in a very bad shape and will mostly sink. This happened before the NGOs where in the Mediterranean sea and continues to happen after they are gone. For sure, not having any humanitarian or government ship in the area, has caused the number of shipwrecks to rise, but the main cause are the conditions in Libya and the closure of any other possibility of legal entrance. Lasty, the role given to the so-called Libyan Coastguard by Italy means that people who start from the Libyan coast are getting intercepted by those Libyans and brought back into torture and violence, and will be put back again on the boats even for 2-3 times. This has multiplied not only the suffering and abuse, but also the possibility to die in a shipwreck. Nowadays one in six persons who go on a boat dies. Imagine what that means for those who make this decision to start and think if it is morally acceptable to put the people in the condition of having to make this choice.
  • Why don’t we help them at their home?
Who are we talking about? “Them” is made up of a bunch of conditions and different origins, and every answer we give, even this one, is reductive and simplifying of a much more complex reality. If we are referring to who is fleeing from the bombs or the cruel violence of different wars, the only thing we can do for now is to offer a safe place where they can find shelter, other than stopping to deliver arms to those countries. If we talk generally about who is leaving in order to build a better future, in more democratic and free countries, helping them at their homes should imply to stop supporting repressive governments, which neither Italy nor Europe has done yet, stop exporting assets from countries where they are extracted, but which don’t see any economic return from our speculations, stop practicing non-respectful tourism, rewrite the economic contracts between both shores of the Mediterranean sea and which are always in favor of the already rich people. Humanitarian missions are important during emergencies, but to overcome those we need serious measures which are not dictated by markets or the relationship between different world leaders, who often don’t care about their own population. Generally speaking we should also ask the UK why it doesn’t help all the migranting Italians (often young and very well educated, just as many young people from Asia and Africa, which try to reach Europe) who now live in London or other English cities.
  • Why must Italy care about receiving the migrants?
Italy, with its politics of closing the borders, in accordance with European politics, has left the Mediterranean sea as the last possible route. This has left Italy, together with Malta and Greece, to be the first country of entrance into the European Union. If legal ways of entrance into Europe would exist, migration would be redistributed. This is the only battle to fight for in Europe, but Italy should start by setting a good example.
  • Is Mediterranea acting legally or illegally?
Everything done by Mediterranea is completely legal. We respect italian and international laws, and those of the sea: Mediterranea is civil obedience.
  • What do you think about European policies on immigration?
In Europe, on different levels and for many years now, migration has been chosen as an instrument of political propaganda. Irrational migratory policies are the result of this, not efficient even by the goals they declared to want to reach, other than being inhumane and dangerous for the democratic order of European nations. The progressive and europeist countries have also embraced the way of exploiting for politics, thinking that they could stop the racist drift and delegitimization of human rights resulting from this. Now they are in front of a situation in which the war on migration is common ground for different neofascist and neonazi forces in Europe, but also for the axis of those nations whose governments are strongly against Europe, and for identitarian nationalism, and those who share xenophobia and nostalgy for authoritarian regimes that we hoped would never come back. European policy on migration has never tried to manage a phenomenon which actually exists. It has only been a showcase for political struggle in order to get votes. That is the reason it hasn’t worked.
  • Where do the migrants come from?
The Mediterranean sea is the last possible way to get to Europe, and it is becoming more dangerous. The people which are trying this route are coming from different countries of origin: ranging from people coming from the horn of Africa afflicted by repressive regimes and civil wars, to those from Sub-Saharan Africa, from the Maghreb area which is officially peaceful but actually won’t guarantee basic human rights and freedom (just think about the terrible killing of Giulio Regeni in egypt). Keep in mind that poverty comes along with the lack of basic democratic protection.
And in addition to those african migrants those few refugees who still manage to flee from the wars in the middle east and the political instabilities in many asian states.
  • Where do the migrants go?
Whoever leaves Libya usually just wants to go as far as possible from that hell, where people are tortured, raped, abused and enslaved every day. Libya has become an openair concentration camp because of the closure of all legal ways of entrance into Europe, and so people must put their fate into the hands of criminal people traffickers, losing control of their way, and knowing that once you come to Libya there is no way back.People leaving from nations like Tunisia or Egypt usually dream of living in a democratic nation where they can build a free and happy future. Very often the people who are leaving want to reach their relatives that are already in Europe and which could host them and help them with the first difficulties upon arrival. The laws of the European Union and the individual nations unfortunately do not allow this, and oppose to a natural redistribution of the people arriving to Europe.
  • Do we talk about an “invasion”?
The fear of invasion is the product of manipulation and distorting of reality, because migration to Europe and Italy has not increased, but decreased in the last ten years: in 2006 550.000 people have entered legally, 3 times more than those who arrived in 2016 by the sea. Nobody has made profit of this, and nobody was calling for an invasion. But the closure of every legal way of entrance has left the Mediterranean as the only possible route, creating large profits for the mafia of human traffickers. In this way an emergency has been constructed, letting the European people forget who are really responsible for the economic crisis, the inequality and insecurity of our lives: for sure not the people that are migrating, and have always brought mainly resources and benefits. We are going back to legitimizing racism, the law of the strongest over guaranteeing universal rights, hate as social glue, risking to go back to the worst decades of the recent European history, those of terror and extermination. Italy, and in general Europe have received a very small part of the migrants who urge to leave their countries at the moment, 68,5 million in the world, of which 3.5 million have fled to Turkey, 992.000 to Lebanon, 662.000 to Jordan (those two countries are much smaller and poorer than our country). Since the agreement between Italy and the Libyan government of Al Serraj has been made, 80% less people have arrived. We must never use this data as a victory, as the people who do not arrive anymore are being detained in governmental and informal prisons in Libya, where people and especially women and children are tortured, raped and abused every day, or they have drowned. With this decrease in arrivals, any political policy calling for an urgent need to intervene in migratory matters is completely senseless, now more than ever.