Published by Mediterranea with Palestine | 26 / May / 2026

Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica

Il rapporto annuale 2025 realizzato dall’osservatorio internazionale di Mediterranea with Palestine

I numeri di un anno di Occupazione

Il progetto Mediterranea with Palestine si articola lungo due direttrici interconnesse. La prima è quella dell’interposizione nonviolenta in supporto alla popolazione palestinese, che vede come partner principale Youth of Sumud e si struttura a fianco di organizzazioni internazionali e israeliane, come Operazione Colomba e Ta’ayush, presenti in Masafer Yatta da oltre vent’anni. La seconda consiste nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani compiute dalle forze di Occupazione, attraverso l’osservazione diretta, la raccolta e l’analisi di documentazione e testimonianze.

I dati raccolti nel 2025 in Masafer Yatta evidenziano come la quotidianità della popolazione palestinese sia scandita da continue violenze da parte delle forze di Occupazione. Nei 343 giorni di monitoraggio a fianco delle comunità palestinesi, sono state registrate infatti 2999 violazioni, in un’area di soli 36 chilometri quadrati abitata da circa tremila persone, con una frequenza media di circa 9 violazioni al giorno e picchi che hanno superato le 40 violazioni in ventiquattro ore. Solamente in 21 giorni non è stata registrata alcuna violazione.

La violenza sulla popolazione della Masafer Yatta si manifesta in varie forme, a partire dalla distruzione fisica del suo spazio vitale: nel corso dell’anno, 62 case sono state demolite e altre 6 danneggiate, mentre il territorio circostante veniva trasformato da 59 operazioni di ampliamento o costruzione di avamposti illegali da parte dei coloni.

All’erosione dello spazio di vita si aggiunge ilsabotaggio dei mezzi di sussistenza: le strutture legate ad agricoltura e pastorizia sono state colpite 166 volte, in media una ogni due giorni. Il bilancio include la distruzione di decine tra coltivazioni, cisterne d’acqua, pozzi e stalle, oltre al danneggiamento di servizi igienici esterni, pannelli solari e generatori di energia. In 14 occasioni, il bestiame è stato oggetto di attacco o furto.

Il quadro si completa con la violenza diretta contro le persone palestinesi, che conta 150 aggressioni fisiche e 206 tra arresti e detenzioni.

Tutto questo, alla luce dei parametri di illegalità ed eccezionalità dei regimi di occupazione, costituisce una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. Il diritto dell’occupazione militare è infatti, in sé, un regime di sospensione temporanea della democrazia e dell’autodeterminazione; in ogni caso, un esecutivo e un esercito stranieri possono esercitare forme di autorità su territori e popoli che non hanno conferito loro alcun potere solamente entro limiti stringenti e tassativi. Il diritto internazionale delle occupazioni militari prescrive la temporaneità dell’occupazione, la non acquisizione di alcun potere sovrano da parte della potenza occupante e il dovere di quest’ultima di amministrare i territori occupati a beneficio della popolazione. L’ordine internazionale del secondo dopoguerra si fonda, infatti, sulla proibizione dell’uso della forza armata, sancita dall’articolo 2, co. 4 dello Statuto delle Nazioni Unite. Se si permettesse alle occupazioni militari di perdurare senza limiti temporali e trasgredire le inderogabili proibizioni richiamate, si ammetterebbe la trasformazione delle occupazioni stesse in annessioni armate sotto falso nome, legittimando surrettiziamente guerre di aggressione e di conquista, e regredendo in tal modo a un modello di comunità internazionale basato sulla legittimità e sovranità della guerra e sul ritorno ai verdetti delle armi, contro il diritto e i verdetti delle giurisdizioni.

Viceversa, le violazioni sopra richiamate siconsumano in un regime di impunità: i dati mostrano che l’intervento della polizia è, nella maggior parte dei casi, direttamente penalizzante per la popolazione palestinese o volontariamente inefficace nel fermare le violazioni.

Nell’insieme, i dati presentati nel rapporto rivelano un uso sistematico della violenza, volto a colpire ogni dimensione della vita palestinese: dalla sussistenza economica al diritto alla residenza, dalla libertà di movimento all’integrità fisica e psicologica. Il disegno del colonialismo di insediamento, che mira all’espulsione dell’Altro per appropriarsi della sua terra, emerge con nitidezza. Con questo rapporto presentiamo dunque prove che integrano un’azione di pulizia etnica ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma, in linea con il Parere Consultivo del luglio 2024 della Corte Internazionale di Giustizia, che ha stabilito che le politiche e le prati-che israeliane nei Territori Palestinesi Occupati violano il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, il divieto di acquisizione territoriale mediante uso della forza e il diritto internazionale umanitario, rilevando che l’occupazione è una forma illegale di annessione segregazione sistematica.

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