Nasce Orange Vest Movement


NASCE ORANGE VEST MOVEMENT
il Movimento Salva Gente

 

Comunicato Stampa Orange Vest Movement

 

Roma, 21 marzo 2019 – In migliaia tra le migliaia che hanno partecipato alla manifestazione “People – Prima le persone” a Milano lo scorso 2 marzo, hanno indossato un giubbotto di salvataggio: l’Orange Vest. E questo è solo il primo passo di un nuovo movimento indipendente che sostiene e veste” tutti le donne e gli uomini che vogliono un modo senza discriminazioni, senza muri e senza barriere e che non ne possono più di vedere morire bambini, donne e uomini che cercano solo di avere una vita migliore.

 

ORANGE VEST MOVEMENT nasce dall’idea di trasformare il giubotto salva-gente da simbolo di salvataggio in mare a simbolo di umanitá e di lotta all’indifferenza, contro l’assurda campagna di criminalizzazione di chi salva vite umane nel Mediterraneo Centrale. Chi indossa l’ OrangeVest si fa carico dei sogni e delle speranze di chi ha attraversato il mare, ma anche di chi non ce l’ha fatta perché non c’era nessuno a soccorrerlo.  

 

Per fare in modo che tutti possano indossare simbolicamente il giubbotto arancione, l’espediente creativo su cui fa leva il movimento é  la viralizzazionedell’Orange Vest attraverso un filtro in Realtá Aumentata sviluppato appositamente su Facebook e disponibile al link: https://bit.ly/2OfHXEQ

 

LOrange Vest Movement vede tra i suoi primi ambassador artisti come Valeria Solarino, Corrado Fortuna, Lella Costa, Moni Ovadia e Caterina Guzzanti, le Iene Gaetano Pecoraro e Roberta Rei, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando,  CeciliaStrada e giornalisti come Vauro, Sandro Ruotolo, Lirio Abbate e Alessandro Gilioli.

 

A questi si accompagnano altre 200 persone comuni, immortalate mentre indossano il giubbotto salvavita tra Los Angeles, Honk Kong, Barcellona, Roma, Milano, Bruxelles e Palermo grazie al lavoro volontario di  fotografi professionisti provenienti dal mondo della moda, del cinema e del reportage di guerra. Tra questi Maki Galimberti, Claudio Iannone, Paola Schillaci, Riccardo Pareggiani, la brasiliana Mich Seixas e la catalana Irene Fernandez.

 

L’Orange Vest: un simbolo di umanità

 

L’Orange Vest, il giubbotto arancione salvavita, è il nuovo dress code per tutti quelli che vogliono lacerare la corazza dell’indifferenza e dell’ostilità e vogliono ricordare a tutti che i migranti sono le nostre sorelle, i nostri fratelli, i nostri figli.

Viene indossato dalle celebrities portavoce della campagna, e diventa simbolo accessibile, vistoso e riconoscibile di un movimento nuovo e spontaneo che sostiene tutte le iniziative presenti in mare e in terra che si attivano per proteggere i diritti umani e i diritti civili oggi in pericolo.

Il logo del movimento è una crasi tra il giubbotto salvavita e un cuore, simbolo grafico universale dell’umanità dimenticata ma da riconquistare.

 

 

Chi siamo: la nascita di un movimento

 

 

Orange Vest Movement non batte nessuna bandiera, né di uno stato né di una ONG ed è a disposizione di tutte quelle iniziative che contrastano la criminalizzazione della solidarietà.

Nasce da un’idea di una comunità creativa internazionale di professionisti della comunicazione che tra Honk Kong, Los Angeles, Palermo Barcellona e Roma hanno lavorato alla sua ideazione e realizzazione esclusivamente attraverso What’s Up e canali social.
Orange Vest Movement non è legato a nessuna organizzazione non profit nello specifico ma si prefigge di dare visibilità a iniziative già esistenti in mare e a terra, a raccolte fondi ai progetti che sostengono l’accoglienza e la solidarietà.

 

I canali social

 

Le fotografie delle celebrities e tutte le iniziative verranno diffuse sulle pagine ufficiali Facebook,

Twitter e Instagram di Orange Vest Movement e aggregate tramite l’hashtag: #orangevest

Facebook – https://www.facebook.com/Orangevestmovement-2275199172696037/

Twitter – https://twitter.com/theorangevests
Instagram –https://www.instagram.com/orangevestmovement/

Il filtro AR: tutti possono indossare Orange Vest

 

Per il lancio dell’iniziativa è stato realizzato un innovativo filtro in Augmented Reality, che funziona come gli “stickers” sui social media: chi vuole sostenere ed entrare a fare parte di Orange Vest Movement può accedere dal link https://www.facebook.com/fbcameraeffects/tryit/310744046300787/   e scattarsi una foto con mentre indossa un giubbotto di salvataggio virtuale.

La foto può essere pubblicata online con l’hashtag#OrangeVest e un messaggio.

Indossare l’Orange Vest nella propria foto profilo su Facebook Instagram o Twitter è un maniera immediata per esprimere la propria indignazione e il proprio sostegno a chi difende i diritti umani,  ogni giorno.

 

Il sostegno a Mediterranea, Mar Jonio

 

Il primo progetto a essere sostenuto da Orange Vest Movement sarà Mediterranea Saving Humans, unica nave battente bandiera italiana ad operare nel Mediterraneo Centrale, sequestrata il 20 marzo a seguito del salvataggio di 49 persone che stavano rischiando la vita.

La call to action principale durante i primi passi del movimento, consisterà nel richiedere una donazione al progetto Mediterranea – Saving humans per aiutare la nave a tornare a navigare nel Mediterraneo Centrale e svolgere la sua azione di monitoraggio, denuncia e salvataggio di vite umane nella frontiera di mare piúmortifera del mondo.

 

Parlano di muri da mettere in mare, parlano di invasione.

La realtà è che in 8 mesi 1.443 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste europee. Sono i numeri oggi forniti dall”Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più letale, con 1.104 vittime registrate dall’inizio del 2018, quasi quattro volte il numero di annegamenti notificati sulla rotta per la Spagna (294), benché i numeri degli arrivi nei due Paesi siano quasi identici.

Per questo Onge Vest Movement ha sentito l’urgenza di supportare il progetto

 

Last but not the least

 

Alì dagli Occhi Azzurri

uno dei tanti figli di figli,

scenderà da Algeri, su navi

a vela e a remi. Saranno

con lui migliaia di uomini

coi corpicini e gli occhi

di poveri cani dei padri

sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,

e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.

Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,

a milioni, vestiti di stracci

asiatici e di camicie americane»

(Pasolini, 1976: 97)

«Le coste del Mediterraneo si dividono in due,

di partenza e di arrivo, però senza pareggio:

più spiagge e più notti d’imbarco, di quelle di sbarco,

toccano Italia meno vite, di quante salirono a bordo.

A sparigliare il conto la sventura, e noi, parte di essa.

Eppure l’Italia è una parola aperta, piena d’aria»

(De Luca, 2005: 7).